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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Post Braccia rubate all'agricoltura

    “Promettere il nulla”

    Rodolfo Roselli, intervento su Radio Gamma 5 del 24/08/2005



    Si avvicinano le elezioni politiche, e comincia il fuoco d’artificio delle trovate, da distribuire a piene mani, a quelle migliaia di utili idioti ,generosamente portatori di voti. Una trovata non nuova ! “Sarà ridotto il carico fiscale delle retribuzioni lorde del 5 o 10 %”. Nel 2001, era la storiella prediletta di Silvio Berlusconi, mai diventata realtà, oggi è la storiella prediletta di Romano Prodi ma, senza spiegare nei dettagli da dove salteranno fuori questi soldi. Quindi, “invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia”. Il bilancio dello Stato è in una situazione di crescente disastro, e di disperata ricerca di altri soldi. Non è un mistero che il debito pubblico cresce, non è un mistero che, pur di rastrellare nuovi soldi, si arriva ad aumentare il numero di giornate utili per giocare al lotto, non è un mistero che ,se la benzina cresce di un euro, 30 centesimi vanno alla produzione, e 70 li incassa in più lo Stato con le tasse, e non può restituirne nemmeno un centesimo ,perché prima d’incassarli, se li è già mangiati. E con questo quadro, sarebbe in grado di rinunciare tranquillamente al 5 o 10 % delle tasse sui salari?

    (…)

    Vi sono casi nei quali, al riparo delle leggi e della mafia burocratica di specifiche consorterie, “privilegi pensionistici”, di ben altre dimensioni, affondano i conti pubblici, anche con la connivenza dei sindacati. Ad esempio, dalla Finanziaria del 2000, con grande enfasi, era stata annunciata la decisione di tagliare le pensioni d’oro dei funzionari delle autorità indipendenti, cioè le Authorities. Ebbene non era vero niente, perché fino ad oggi, nulla è stato fatto per attuare questa decisione, a carico di personaggi titolari di pensioni di circa 27.000 euro lordi al mese. Avete letto bene, circa 54 milioni di lire ogni mese. Ci sono voluti cinque anni, e una delibera del Consiglio di Stato, per vincere la resistenza del Governo ad applicare tale norma, perché questi si era sempre rifiutato di stilare il previsto elenco delle autorità, al quale la disposizione doveva essere applicata. Ora il Consiglio di Stato, dopo cinque anni, ha detto che questo elenco non è necessario e non pregiudica l’applicazione. Però! Ovviamente non mi giocherei nulla, sulla certezza che, oggi, questa norma sarà subito rigorosamente applicata dall’INPDAP.

    Ma queste sono delle bazzecole, rispetto a quello che accade per le pensioni e indennità nel campo agricolo. Secondo l’ISTAT ci sono 393 mila lavoratori dipendenti, nel settore agricolo, però l’INPS paga ogni anno le indennità di disoccupazione agricola a 650 mila lavoratori, dei quali circa 500 mila in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Cioè ogni anno, secondo l’ISTAT, tutti i lavoratori agricoli, sarebbero disoccupati, e in più, ce ne sarebbero altri 250 mila, considerati fantasmi.

    Abbiamo superato il miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci. Ma la spiegazione è molto più scoraggiante, perché dimostra sia come l’ISTAT fa le sue famigerate statistiche, sia come l’INPS distribuisce le risorse della nazione, non certo a vantaggio della produttività, e in che modo, due istituzioni pubbliche, siano coerenti tra loro. Infatti l’ISTAT considera, come dipendente agricolo, una persona che abbia lavorato almeno 48 giorni/anno nel settore, l’INPS invece, considera lavoratore agricolo una persona che ha lavorato anche solo un giorno. Di conseguenza per l’ISTAT i lavoratori agricoli sono 393 mila, ma per l’INPS 816 mila.

    Ma non è solo una questione di numeri ma, purtroppo, di soldi. Per avere l’indennità ordinaria di disoccupazione, pari al 30% della retribuzione, basta aver versato contributi per 51 giorni di lavoro. Questa categoria è costituita da circa 250 mila persone ogni anno. La stessa indennità, pari al 40% della retribuzione, si ottiene dopo 101 giorni di contribuzione, e sale al 60% della retribuzione, dopo 151 giorni /anno di contribuzione.

    Però non basta, perché questo vale solo per il primo anno, nel secondo anno, bastano solo 5 giorni di attività in un Comune colpito da calamità naturale, per ricevere la stessa indennità dell’anno precedente. Questo in base alla legge 223 del 1991. Ogni anno circa 100 mila persone ne beneficiano. E questo spiega perché, ogni anno, con decreto ministeriale, migliaia di Comuni e Province, sono considerate soggette a calamità naturali, vere o false che siano. Ora sappiamo perché l’Italia è perennemente un disastro agricolo!
    Nell’ultimo elenco, allegato alla circolare INPS numero 47 del 10 marzo 2004, erano indicati 3000 comuni. Per ambire a tale stato, un Comune deve sperare in alcuni giorni di pioggia torrenziale.

    A tutto questo si aggiungono gli assegni familiari, 400 mila persone con circa 200 euro al mese, l’indennità di malattia, 240 mila persone con circa 700 euro all’anno. Ma non basta, perché con l’indennità di maternità ,ne hanno diritto le lavoratrici con 51 giorni di contributi accumulati tra l’anno d’inizio della maternità e quello precedente. Indennità di circa 4700 euro. Il presidente dell’INPS, Gian Paolo Sassi, ha dichiarato che numerosi rapporti di lavoro in agricoltura, come conseguenza, iniziano solo in previsione di maternità.

    Inoltre questa legge infernale e concepita in modo dissennato dal nostro esimio Parlamento, sembra fatta apposta per incitare azienda e lavoratore a dichiararsi disoccupato in modo che, il dipendente incassa il sussidio, l’azienda non paga i contributi e fa lavorare in nero il lavoratore, e così questo può accumulare salario e indennità. In questo modo l’INPS va in rosso, perché da una parte incassa circa 970 milioni di euro all’anno di contributi, e dall’altra ne versa per la varie indennità sopra indicate non meno di 2177 milioni per anno. In aggiunta versa mediamente agli agricoltori 2,6 miliardi di euro per pensioni le quali, ovviamente, con questo sistema, non possono mai derivare dalle loro contribuzioni, ma da quelle di altri lavoratori.

    Non è in discussione una forma accettabile di solidarietà tra le varie categorie di lavoratori, ma quando i conti non quadrano così vistosamente, questo è uno spreco che compromette tutta l’occupazione di tutte le categorie. Ma è uno spreco pluriennale, ben noto da anni a tutti i governi, di destra e di sinistra. E’ ben noto anche alla Corte dei Conti che non solo ha rilevato questa incongruenza economica, ma ha segnalato anche l’elevata evasione contributiva esistente da tempo, e mai da nessuno combattuta.

    Nel 2003 si dovevano incassare 1,5 miliardi di euro di contributi, ne sono stati incassati 971. Ma che non si voglia punire l’evasione, lo dimostra la Finanziaria del 2004 e la circolare INPS 140, emanata nell’Ottobre 2004 che concede una sanatoria, altro condono, a buon mercato, senza multe e senza interessi da pagare, estesa anche agli anni precedenti, e attuabile con una rateazione fino a 5 anni, del dovuto.

    Non si contano poi le truffe accertate dalla magistratura. Nel 1997, 20 mila persone messe sotto accusa d’imbroglio, dalla Procura di Palmi in Calabria, finte aziende dichiaravano finti lavoratori. In ottobre 2004, altri 24 mila falsi braccianti pizzicati sempre in Calabria, analoghe truffe rilevate in Puglia, Campania e Sicilia. Una commissione d’inchiesta, sollecitata dal ministro Maroni, è stata boicottata dai sindacati e dagli imprenditori agricoli, e dal Ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno. Esistono piani e proposte dell’INPS per ridurre lo sfacelo, ma tutti i politici si oppongono, tergiversano, insabbiano, insomma fanno di tutto, diciamolo chiaramente, a chiacchiere si impegnano a ridurre gli sprechi, ma nella realtà se ne guardano bene, perché nessuno metterebbe in discussione qualche milione di votanti nullafacenti. E allora cari signori Romano Prodi e Silvio Berlusconi, con queste premesse e con questo solo esempio, come potete promettere di ridurre le tasse sugli stipendi dal 5 al 10 %? Queste sono le basi di credibilità, per le prossime promesse elettorali.

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Falsi braccianti a Catania, danni all'Inps per tre milioni di euro


    Non li hanno fermati nemmeno gli arresti di massa di qualche anno fa. I finti braccianti agricoli ci hanno riprovato: si facevano assumere da aziende fantasma per lavorare solo sulla carta, allo scopo di percepire le indennità di disoccupazione Inps. A Catania, l’ennesima truffa, ai danni dell’Istituto Nazionale di Previdenza, ammonta 3 milioni di euro. La Guardia di Finanza etnea sta, infatti, eseguendo il sequestro di beni mobili ed immobili intestati ad individui che avrebbero truffato l’Inps mettendo in piedi aziende agricole fantasma disseminate in vari comuni della provincia. Il valore dei beni sequestrati ammonterebbe a tre milioni di euro che sarebbero, secondo gli investigatori, i contributi che l’INPS avrebbe versato ai falsi braccianti agricoli assunti dalle aziende virtuali. Con vari trucchetti ed escamotage contabili, i finti agricoltori sarebbero riusciti a percepire dall’Inps, indennità di disoccupazione, assegni familiari e indennità varie, senza averne diritto.

    Dopo attenti controlli è emerso che la maggior parte dei braccanti agricoli a libro paga nelle aziende ispezionate, non avrebbe mai prestato lavoro presso le stesse. L’operazione chiamata “Braccia rubate all’agricoltura” è stata condotta in collaborazione con l’Ufficio di controllo Inps di Palermo e segna l’ennesima tappa siciliana del recupero di denaro indebitamente sottratto alla previdenza nazionale. A Catania e Messina nel 2003, venero effettuati gli arresti di 2000 falsi braccianti agricoli per lo stesso motivo. Il fatto ancora più grave è che le aziende agricole fantasma erano state persino costituite sfruttando i fondi europei di Agenda 2000.

    Ecco dove arriva nel Sud la furbizia: il fenomeno dei finti assunti che poi vengono licenziati al fine di percepire l’indennità di disoccupazione e dei firmatari di finte buste paga, viene dettagliatamente rivelato dal rapporto Sinergie Sviluppo Interno ed Emersione finanziato dalla provincia dell’Aquila nel 2004, che, elogiando le politiche di emersione del lavoro nero ed irregolare, dettate dalla legge 30, fa notare che esistono casi del tipo: imprese agricole ed edili intestate a mogli con marito finto stagionale, o imprese fittizie come quelle denunciate o dipendenti che hanno regolare busta paga ma prendono meno di quanto dichiarato. “Nonostante il potenziamento della vigilanza- fa notare il rapporto- il problema dell’irregolarità del lavoro è un dato, piuttosto consistente, della vita economica e sociale italiana, con il quale si convive nella quotidianità”.

    Marzo 2007

  3. #3
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Foggia: 13 milioni di euro truffati all'INPS


    13 milioni di euro truffati all'INPS. Con la nuova operazione denominata "Locus" e condotta dalle Fiamme Gialle si torna a parlare di un fenomeno che negli ultimi tempi ha prosciugato le casse dell'istituto nazionale di previdenza sociale di Capitanata. Sono tre le ordinanze di custodia cautelare (due ai domiciliari ed una in carcere) emesse dal GIP del Tribunale di Foggia Enrico Di Dedda su richiesta del PM Lidia Giorgio. Si tratta di Anna Maria Romano, responsabile di un patronato, Egidio Merlicco commercialista e Rosario Cellammaro funzionario del settore legale dell'INPS di Foggia, già dipendente del comune di Cerignola. Ma nell'operazione risulta essere coinvolta una quarta persona, tuttora latitante: un imprenditore cerignolano, titolare di quattro aziende agricole fantasma. Attraverso la creazione delle ditte fittizie in questione, i quattro indagati erano riusciti ad inserire negli elenchi anagrafici dell'istituto centinaia di braccianti agricoli aventi diritto ad indennità di disoccupazione, malattia, maternità nonchè alla inclusione per "automatismo" nel sistema generale pensionistico. Questa attività fraudolenta, sviluppatasi tra il 1996 e il 2006 aveva permesso di far intascare loro oltre 13 milioni di euro tra erogazioni di prestazioni previdenziali e omesso versamento di contributi previdenziali. Il tutto avveniva attraverso una serie di false dichiarazioni di attività, documenti contabili e fiscali fittizi, falsi contratti di fitto terreni in alcuni casi anche con persone decedute da diverso tempo e false attestazioni di firme in atti notori.

    Giugno 2007

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Già nel 1998...


    I finti braccianti agricoli

    Troppo spesso e volentieri ci si dimentica che le cariolate... ma che dico, le vagonate di falsi invalidi civili (a proposito, quanti milioni: 3, 5 o 7? Abbiamo perso il conto!), vanno sommate al sommerso dell'evasione contributiva nel mondo rurale. Non a caso lo Scau, il Servizio di contributi agricoli unificati è fallito. Ma il fenomeno dell'evasione viaggia di pari passo con quello dei falsi braccianti. Le facce della stessa medaglia. Da quando l'Inps è subentrato alla gestione Scau, a qualche funzionario più diligente di qualche altro deve essere saltato il grillo di controllare se tutte quella braccia agricole fossero vere e non, magari, rubate all'agricoltura da qualche diversa occupazione. Il bingo è stato scontato. Da una ricerca nelle terre del Sud è emerso che su 22mila agricoltori, 17mila non avevano mai preso in mano vanga e badile. Il 77 per cento dei braccianti era, per così dire, in altre faccende affaccendato. Addirittura gli ispettori si sono dovuti arrendere anche alla potenza dei numeri: le soglie massime di resistenza al lavoro hanno toccato l'81 per cento. Roba da risparmiare 200 miliardi l'anno. Per non dimenticare poi le 1.800 false mamme braccianti, con nomi anche eccellenti: mogli di medici di Catanzaro e Reggio Calabria sono risultate iscritte negli elenchi della disoccupazione agricola. Che si fosse messo il dito nella piaga lo si sapeva, ma forse è risultata inaspettata la bomba fatta scoppiare a Locri all'ingresso della locale sede Inps. Ma la Calabria non smette di sorprendere: se gli occupati del settore calano ovunque, in questa regione addirittura aumentano del 35 per cento. D'altra parte l'agricoltura... rende: per godere della previdenza servono 100 giornate lavorative continuative l'anno. Ma la stagionalità abbassa la media a 85. Ergo: si ricorre alla cassa di previdenza e assistenza. Insomma, non si lavora, ma si è pagati.

    Stefania Piazzo

  5. #5
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    Al via la nuova sanatoria per la revisione dei debiti Inps...


    Parte la campagna di ristrutturazione dei debiti Inps. Dopo intralci e problemi(pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche e in alcuni casi vendite all'asta di immobili) ai quali le aziende hanno dovuto far fronte, si è arrivati alla stretta finale dell'operazione (partita con l'intesa sottoscritta a ottobre scorso). Da questo mese all'8 ottobre le imprese agricole interessate (circa 600 mila) hanno la possibilità di sanare la propria posizione debitoria e chiudere tutte le procedure di recupero.

    L'operazione si svolge in virtù di accordi privati fra la Scci (Società di cartolarizzazione dei crediti Inps), le banche acquirenti (Deutsche Bank e Unicredit Group), mentre l'Inps è collegato all'operazione come soggetto terzo, in quanto titolare originario dei crediti cartolarizzati. Possono essere ristrutturati tutti i crediti ceduti alla Scci maturati fino 31 dicembre 2004 con esclusione di quelli riferibili a periodi precedenti derivanti da denunce di iscrizione variazione, o da accertamenti ispettivi messi a ruolo dal primo gennaio 2005 in poi. Esclusi i crediti oggetto di sospensione per calamità e quelli per impiegati agricoli.

    Inoltre, sono ammessi a ristrutturare i debiti previdenziali i titolari di aziende agricole singole o associate che versano per sè o per i propri dipendenti, contributi previdenziali e assicurativi alla gestione agricoltura. L'adesione può essere definita dal debitore, presso le sedi delle organizzazioni professionali agricole con le seguenti modalità: l'operatore dell'associazione, dopo aver acquisito il Car (Codice assistenza ristrutturazione) da ritirare all'Inps, con delega specifica, verifica le partite debitorie che risultano nella banca dati e procede all'adesione o, in alternativa, chiede la rettifica delle posizioni stesse presso la sede Inps competente, prima di definire l'adesione.

    Sono previste due modalità di pagamento: in un'unica soluzione con versamento del 30% del debito, qualora l'interessato decida di definire immediatamente la sua posizione; dilazionato, con versamento di un anticipo pari al 5% del 39,8% del debito, qualora l'interessato decida di rateizzare l'importo dovuto, previa presentazione di una fideiussione bancaria, con successive 40 rate trimestrali (10 anni). I pagamenti sono effettuati in via provvisoria su un conto vincolato. Alla fine del percorso saranno individuate le percentuali in relazione all'ammontare complessivo dei debiti ristrutturati e saranno effettuati gli eventuali conguagli.

    Per i debiti fino a 3000 euro, i debitori clienti delle banche di riferimento o che lo diventano al momento dell'adesione e che versano in un'unica soluzione, possono definire l'intero processo di adesione presso l'associazione di riferimento. Per i debiti superiori a 3000 euro, di qualsiasi importo, per debitori che versano in forma dilazionata o in un'unica soluzione presso qualsiasi banca, non clienti delle banche di riferimento, lo svolgimento della prima fase (informazione e adesione) avviene presso l'associazione di riferimento e la seconda fase (certificazione firma, raccolte documenti e invio del fascicolo) è svolta dal notaio. Per la raccolta di adesioni sarà in funzione un call center che analizzerà i quesiti posti dalle organizzazioni professionali o dai debitori.

    Sole24Ore, 20/06/07

  6. #6
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    ma l'inps ci sta.

  7. #7
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    Grazie Berghem per questa nuova documentata chicca.
    Abbiamo ancora una volta una indicazione di dove vengono impiegati i soldi del Nord.

    Uno dei mille rivoli in cui si incanalano i 70 miliardi di euro che i cittadini del Nord potrebbero avere nel proprio portafoglio con l’indipendenza della Padania.

    E poi dicono che mancano i soldi per le pensioni!!!!!!

    No mancano le galere per mettere dentro i politici che ci rubano i soldi.
    Si potrebbe ovviare alle galere usandoli a migliorare la situazione dei fossi lungo le strade.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Jotsecondo Visualizza Messaggio
    E poi dicono che mancano i soldi per le pensioni!!!!!!
    Per pagare - tra le altre cose - le truffe dell'agricoltura mediterronea i cittadini lombardi hanno dato pro capite circa 20 mila euro in più di quello hanno effettivamente poi ricevuto in pensione; 9 mila i veneti, 3.5 mila i piemontesi, 1.5 in emilia-romagna. Questo per i buchi procapite di calabria, basilicata (20 mila per entrambe), sicilia (15 mila), ecc.. Il tutto per quello schifo ben spiegato nel primo post (gli effetti negli altri post).

  9. #9
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    che paghiamo da 50 anni almeno, i disservizi e le truffe organizzate soprattutto al sud, ma anche alcuni imprenditori rampanti del nord non scherzano, è chiaro a tutti. Ci eravamo illusi che la lega sistemasse la situazione e l'abbiamo delegata a questo compito. Purtroppo in queste cose, la delega non paga, tutti in prima persona a lottare contro ingiustizie e suprusi o non cambierà niente, assolutamente niente.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da francodisassoni Visualizza Messaggio
    che paghiamo da 50 anni almeno, i disservizi e le truffe organizzate soprattutto al sud, ma anche alcuni imprenditori rampanti del nord non scherzano, è chiaro a tutti. Ci eravamo illusi che la lega sistemasse la situazione e l'abbiamo delegata a questo compito. Purtroppo in queste cose, la delega non paga, tutti in prima persona a lottare contro ingiustizie e suprusi o non cambierà niente, assolutamente niente.
    Bisogna rassegnarsi :
    La lega è un partito meridionale che prende i voti al Nord.

    Pertanto forse non è il caso di delegare.

    Lo scandalo pensionistico dell’agricoltura al Sud è enorme ma la setta non ne parla.

 

 
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