Approfitto del post di un altro utente per (parzialmente, per carità...) rispondere a quanti si offendono a sentire che i Siciliani (incolpevolmente, forse) e la Sicilia vivono alle spalle del Nord (non solo, ma in buona parte: i quattrini, del resto, si prendono dove ci sono). Forse, fossi in voi, ci penserei meglio ad invocare la secessione (che, appunto, invocate e basta, senza attivarvi mai sul serio...)


Sicilia, sanità fuori controllo e un esercito di dipendenti


PALERMO - La sanità, che costa tanto, e il numero troppo elevato dei dipendenti regionali sono i due punti critici che emergono dal rendiconto finanziario della Regione siciliana per l'esercizio finanziario del 2006. Il giudizio di parificazione si è svolto oggi davanti alle sezioni riunite, presidente Maurizio Meloni, relatore Ignazio Faso.

Per la sanità la Sicilia spende circa sette miliardi e mezzo di euro, cioè il 54 per cento dell'intera spesa regionale: una cifra enorme che rivela i caratteri di una gestione quasi fuori controllo. E' il parere espresso con toni severi dal vice procuratore generale Giovanni Coppola nella sua requisitoria. In rapporto con il numero dei residenti, ha sottolineato Coppola, "si arriva all'incredibile conclusione che a ciascun siciliano, neonati compresi, l'assistenza sanitaria costa 1.514 euro all'anno". Per una famiglia normale di quattro persone si impegnano dunque oltre seimila euro.

Perché si spende tanto? Dalla requisitoria emerge che le risorse vengono impiegate in primo luogo per pagare 51.347 dipendenti delle Asl (36 mila e 167 del ruolo sanitario, 9.150 del ruolo tecnico, 107 del ruolo professionale e 5.923 del ruolo amministrativo). E da questo conto sono esclusi i dipendenti dei Policlinici universitari. Ma vanno aggiunti 3.009 autisti per 270 ambulanze (undici per ambulanza), gestiti dalla Croce Rossa ma pagati dalla Regione. E perciò va calcolata una spesa ulteriore di 68 milioni per il personale e di cinque milioni circa per il parco mezzi.

La lievitazione abnorme dei costi è stata ricondotta in linea generale dal vice procuratore generale a quello che ha definito il "proliferare di convenzionamenti esterni. Interessano laboratori, case di cura ed emodialisi e hanno raggiunto la cifra di 1.536, ossia trenta per ogni centomila abitanti (sono appena sei in Lomardia). In questo modo la spesa è arrivata a 124 milioni di euro a cui si aggiungono "spese non sempre giustificate per consulenti esterni ed esperti": sono 212 e costano quattro milioni e 300 mila euro. E sempre in tema di sanità va considerata anche l'enorme spesa farmaceutica: un miliardo e 300 milioni, che costituisce il 17,6 per cento dell'intero fondo sanitario.

La Regione siciliana, inoltre, ha un numero elevato di dipendenti. Alla fine del 2006 i dipendenti erano 14.245 dei quali ben 2.150 sono dirigenti (otto di prima fascia, 119 di seconda e 2.023 di terza). Ma, come se non bastasse, la Regione si è fatta carico di molti altri "esterni". Il numero più alto - 4.715 - è quello che comprende istruttori, collaboratori e operatori. Poi ci sono altre 1.775 unità che vengono utilizzate in vari ambiti, dalla catalogazione alla protezione civile, alla Resais, una società che gestisce il personale di enti e aziende in esubero. E infine vanno considerati quattro dirigenti generali e 42 dirigenti. In tal modo il personale dipendente, interno ed esterno, della Regione sfiora la cifra record di 20 mila unità. La Regione diventa così il principale e più ambito datore di lavoro della Sicilia.

In più, sottolinea sempre la Corte, tra le regioni del Mezzogiorno comprese nell'obiettivo 1 la Sicilia è quella che ha una maggiore dotazione di fondi europei ma è anche quella che spende di meno. Il Por (piano operativo regionale) 2000-2006 ha ottenuto quasi 8 milioni e 460 mila euro per iniziative di sviluppo economico. Ma, osserva il relatore Ignazio Faso, lo stato della spesa presenta "una forte criticità per ciò che attiene la percentuale degli impegni e dei pagamenti".

Ma mentre per gli impegni la Sicilia si allinea alla media delle regioni dell'obiettivo 1, sul fronte della spesa la percentuale è del 50,9 mentre la media è del 56,6.

"La circostanza - sostiene la Corte - che in prossimità della scadenza del Por 2000-2006 la Sicilia abbia effettuato pagamenti pari alla metà del contributo totale del programma induce ad avanzare alcuni dubbi sulla reale possibilità che la stessa Regione riesca a portare a termine il programma senza che si verifichino notevoli disimpegni automatici".

Un altro rilievo critico si legge nel passaggio dedicato al fenomeno di frodi e irregolarità per oltre 49 milioni di euro riscontrate nell'attuazione del programma. E questo richiede, a giudizio della Corte, un livello di controllo più alto e il recupero delle somme indebitamente percepite.

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