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  1. #1
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    Predefinito 31 luglio: Sant'Ignazio di Loyola, Confessore, fondatore della Compagnia di Ges

    CARI AMICI,

    ECCOVI IL CALENDARIO LITURGICO A TUTT'OGGI IN VIGORE NELLA CHIESA CATTOLICA, DATA L'INVALIDIT DELLE RIFORME MONTINIANE E RONCALLIANE DEL CALENDARIO, RIFORME DI PRETTA MATRICE GIANSENISTICO-POSITIVISTA.
    VI AUGURO DI TUTTO CUORE UN BEL MESE DI LUGLIO, PIENO DI BUONE OPERE, DI TANTE PREGHIERE E CONSOLAZIONI, DI PICCOLE E GRANDI BATTAGLIE CONTRO IL MODERNISMO ED I SUOI GREGARI.

    SANCTA MARIA ET OMNES SANCTI INTERCEDANT PRO NOBIS UT MEREAMUR AB EO ADIUVARI ET SALVARI. PER CHRISTUM DOMINUM NOSTRUM. AMEN

    GUELFO NERO



    1 FESTA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GES CRISTO
    Ottava di San Giovanni Battista
    2 VISITAZIONE DELLA B. V. MARIA
    Santi Processo e Martiniano, Martiri
    3 San Leone II, Papa e Confessore.
    4 QUINTA DOMENICA DOPO LA PENTECOSTE
    (Commemorazione di tutti i Ss. Sommi Pontefici)
    5 Sant'Antonio Maria Zaccaria, Confessore.
    6 Ottava di San Pietro e Paolo
    7 Santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi, Vescovi e Confessori.
    (San Lorenzo di Brindisi, Confessore)
    8 Sant'Elisabetta, regina del Portogallo, vedova.
    9 De Ea
    (Santa Veronica Giuliani, Vergine)
    (Santa Maria Goretti, Vergine e Martire)
    10 Santi Sette Fratelli Martiri e Sante Rufina e Seconda, Vergini e Martiri.
    11 SESTA DOMENICA DOPO LA PENTECOSTE
    San Pio I, Papa e Martire
    12 San Giovanni Gualberto, Abate.
    Santi Nabore e Felice, Martiri
    13 Sant' Anacleto Papa e Martire
    14 San Bonaventura, Vescovo, Confessore e Dottore della Chiesa
    15 Sant'Enrico II, Imperatore di Germania e Confessore.
    16 Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.
    17 Sant'Alessio, Confessore
    (Umilt della B.V. Maria)
    18 SETTIMA DOMENICA DOPO LA PENTECOSTE
    San Camillo de Lellis, Confessore.
    Santa Sinforosa e dei suoi sette figli Martiri
    19 San Vincenzo de' Paoli, Confessore, fondatore dei Lazzaristi e delle Figlie della Carit.
    20 San Gerolamo Emiliani, Confessore.
    Santa Margherita, Vergine e Martire
    21 Santa Prassede, Vergine
    22 Santa Maria Maddalena, Penitente.
    23 Sant'Apollinare di Ravenna, Vescovo e Martire.
    San Liborio di Mans, Vescovo e Confessore
    24 Santa Cristina, Vergine e Martire
    25 SAN GIACOMO MAGGIORE APOSTOLO.
    (Ottava domenica dopo la Pentecoste)
    San Cristoforo, Martire
    26 SANT'ANNA, MADRE DELLA BEATA VERGINE MARIA.
    27 San Pantaleone di Nicomedia, Martire
    28 Santi Nazario e Celso, Martiri
    San Vittore I, Papa e Martire
    Sant'Innocenzo I, Papa e Confessore.
    29 Santa Marta, Vergine.
    Santi Felice II Papa, Simplicio, Faustino e Beatrice, Martiri
    30 Santi Abdon e Sennen, Martiri
    31 Sant'Ignazio di Loyola, Confessore, fondatore della Compagnia di Ges.



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  2. #2
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    Predefinito 2 luglio: VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

    Dopo l'annuncio dell'Angelo, Maria si mette in viaggio frettolosamente" dice S. Luca) per far visita alla cugina Elisabetta e prestarle servizio. Aggregandosi probabilmente ad una carovana di pellegrini che si recano a Gerusalemme, attraversa la Samaria e raggiunge Ain-Karim, in Giudea, dove abita la famiglia di Zaccaria. E facile immaginare quali sentimenti pervadano il suo animo alla meditazione del mistero annunciatole dall'angelo. Sono sentimenti di umile riconoscenza verso la grandezza e la bont di Dio, che Maria esprimer alla presenza della cugina con l'inno del Magnificat, l'espressione "dell'amore gioioso che canta e loda l'amato" (S. Bernardino da Siena): "La mia anima esalta il Signore, e trasale di gioia il mio spirito...".
    La presenza del Verbo incarnato in Maria causa di grazia per Elisabetta che, ispirata, avverte i grandi misteri operanti nella giovane cugina, la sua dignit di Madre di Dio, la sua fede nella parola divina e la santificazione del precursore, che esulta di gioia nel seno della madre. Maria rimane presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista, attendendo probabilmente altri otto giorni per il rito dell'imposizione del nome. Accettando questo computo del periodo trascorso presso la cugina Elisabetta, la festa della Visitazione, di origine francescana (i frati minori la celebravano gi nel 1263), veniva celebrata il 2 luglio, cio al termine della visita di Maria. La festa venne poi estesa a,tutta la Chiesa latina da papa Urbano VI per propiziare con la intercessione di Maria la pace e l'unit dei cristiani divisi dal grande scisma di Occidente. Il sinodo di Basilea, nella sessione del 10 luglio 1441, conferm la festivit della Visitazione, dapprima non accettata dagli Stati che parteggiavano per l'antipapa.
    "Nell'Incarnazione - commentava S. Francesco di Sales - Maria si umilia confessando di essere la serva del Signore... Ma Maria non si indugia ad umiliarsi davanti a Dio perch sa che carit e umilt non sono perfette se non passano da Dio al prossimo. Non possibile amare Dio che non vediamo, se non amiamo gli uomini che vediamo. Questa parte si compie nella Visitazione".


  3. #3
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    Predefinito 9 luglio: Santa Maria Goretti, vergine e martire

    Santa Maria Goretti, santa della castit, pregate per noi

    Marietta ha fatto una scelta che gli costata la vita. Non volle
    essere complice di un uomo, che di nascosto mirava a soddisfare la propria concupiscenza sensuale spinto dall'esempio di altri giovani, da letture assidue di libri immorali, e da immagini oscene che esponeva nella propria cameretta. Ma, ad Alessandro, di otto anni pi grande di lei, Maria Goretti, giovane appena sbocciata (quasi 12 anni), ha saputo opporre coraggiosamente, ripetutamente e con fermezza, un chiaro rifiuto. Sostenuta dalla preghiera, il suo spirito rimasto saldo in Dio, mentre vacillava il suo corpo martire
    sotto le percosse. E nel dolore Santa Maria Goretti ha perdonato perfettamente, dicendo: "Si, per amore di Ges, gli perdono e voglio che venga in paradiso con me".
    Ora il suo trionfo completo, come lo era il suo perdono. Infatti,
    le sue parole si sono avverate perch anche Alessandro si convertito
    davvero e si spera fondatamente che si sia salvato. Veramente grande questo amore che riesce a perdonare ed a dimenticare tutto il male sofferto, fino a desiderare il paradiso per l' uccisore, cio la pienezza di ogni bene!
    Santa Maria Goretti ha guadagnato la corona del martirio, vero; ma la grande sorpresa della sua storia Alessandro. Egli si pente. Accetta la pena di trent' anni di reclusione per il delitto passionale commesso. Espia la sua colpa, e viene rilasciato tre anni prima per buona condotta. E' addolorato per il male che ha fatto, ne inorridisce al solo pensiero. Sopporta con pazienza e rassegnazione la vergogna del suo gesto, ed accetta tutte le umiliazioni che ne derivano. Viene accolto in un convento di frati francescani, che lo prendono come giardiniere e lo trattano come un fratello. Dal male compiuto egli stesso ricava un insegnamento per i giovani, ai quali lascia questo testamento: "fuggite il male, seguite il bene sempre, la religione con i suoi precetti non una cosa di cui si pu fare a meno, ma il vero conforto, l'unica via sicura in tutte le circostanze anche le pi dolorose della vita." Ma Alessandro per tutta la vita ha tenuto gli occhi fissi sulla santa martire. Santa Maria Goretti stata la sua luce e la sua salvezza.
    La storia non cambiata perch ancora oggi si uccide a migliaia,
    innocenti martiri con l'aborto, per le stesse ragioni di allora: il
    soddisfacimento sessuale senza la responsabilit dell'accoglienza dei
    figli, e molti sono i complici che acconsentono. Ma ci rende ancor pi luminoso l'esempio del perdono datoci da Maria e l'esempio dell'espiazione datoci da Alessandro Serenelli.



  4. #4
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    Predefinito 12. luglio, santi Ermacora Vescovo e Fortunato Diacono, Patroni di Udine



    ERMAGORA, vescovo di AQUILEIA, e FORTUNATO, diacono, santi, martiri.
    Ermagora il vescovo col quale comincia il catalogo episcopale di Aquileia e non c' ragione di dubitare di questa testimonianza. Egli sarebbe vissuto forse verso la met del sec. III e dopo di lui quel catalogo continua senza interruzione, nonostante qualche incertezza.
    Oltre a questo, nulla sappiamo di sicuro a proposito del protovescovo. A tale mancanza intese supplire una diffusa leggenda che, formatasi gi durante il sec. VIII, raggiunse la sua maturit durante il secolo seguente, non senza subire aggiunte e varianti nell'et posteriore. Essa sorse e si svilupp nell'intento di dare un'origine apostolica alla Chiesa di Aquileia e narra che l'evangelista s. Marco, inviato da s. Pietro ad evangelizzare l'Italia superiore, giunto ad Aquileia, vi incontr un cittadino di nome Ermagora e, convertitolo al Cristianesimo, lo consacr vescovo della citt; anzi, secondo una variante, lo condusse a Roma, dove s. Pietro in persona lo consacr. Mentre s. Marco sarebbe stato inviato ad evangelizzare Alessandria, s. Ermagora sarebbe stato inviato ad Aquileia ed avrebbe evangelizzata quella citt e le regioni circonvicine. Egli vi avrebbe conclusa la sua missione con il martirio durante la persecuzione suscitata da Nerone e compagno gli sarebbe stato il suo diacono Fortunato. La loro memoria fu celebrata al 12 luglio, data nella quale sono ricordati anche nel Martirologio Romano, nella Chiesa di Aquileia ed in altre Chiese. Nelle diverse redazioni nelle quali ci fu tramandato il Martirologio Geronimiano, i due martiri sono notati sempre sotto quella stessa data; ma assai notevole che al primo posto sia ricordato S. Fortunato, anzi, in qualche esemplare dello stesso Martirologio si legge soltanto il suo nome. Ci sorprende inoltre che Venanzio Fortunato nel sec. VI ricordi due volte s. Fortunato in Aquileia: una volta nella Vita di s. Martino: "Ac Fortunati benedictam urnam", un'altra volta in Miscellanea : "Et Fortunatum fert Aquileiam suum".
    Doveva essere perci un martire assai celebrato; invece Venanzio non fa cenno di Ermagora. Finalmente, nel Martirologio citato, accanto a Fortunato, ricordato il secondo martire col come cos deformato: Armageri, Armagri, Armigeri, secondo i diversi codd. Che questo martire, che non per qualificato col titolo di vescovo, sia il nostro Ermagora, non pare sia da dubitare, e che il suo nome, tutt'altro che comune, possa essere stato storpiato dai copisti, non sorprende coloro che hanno qualche familiarit col Geronimiano; sorprende invece che sia messo nel secondo posto. Ma la spiegazione di questa anomalia potrebbe aversi nel fatto che l'estensore del Martirologio trov in un antico elenco di martiri (o forse nello stesso Venanzio Fortunato) il nome dell'aquileiese Fortunato e vi aggiunse quello del primo vescovo aquileiese, che doveva essergli assai meno noto. Ma c' dell'altro: nello stesso Geronimiano troviamo, sotto il 22 o 23 agosto, ricordati per Aquileia: "sanctorum Fortunati Hermogenis", questo secondo nome deformato anche in Hermogerati, Ermodori. Pare per evidente che questo Ermogene non che una ripetizione di Ermagora; infatti gi gli antichi Bollandisti avevano pensato ad una identificazione dei due gruppi. Va pure notato che il 14 agosto si festeggiavano i martiri Felice e Fortunato (il secondo sempre aquilese) ai quali basti qui accennare.

    Pio Paschini

    Cfr.: Mar. 964; P. Zampa, I santi del Friuli, Pradamano 1930 (pp. 33-39); E.Marcon, SantE. protovescovo e martire di Aquileia, Gorizia 1958;I patriarchi della Chiesa aquileiese, VC 12.7.1964; R. Bratoz, Il Cristianesimo aquileiese prima di Costantino, Udine-Gorizia 1999.

  5. #5
    Operam non perdit
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    Predicje te fieste di S. Ermacure e Furtunt a Aquile
    pre Checo Placeren, 1977

    Lassjmi d doi, tre pinsrs par comemor cheste fieste che ogni an o fasn in onor dai nestris sanz fondators Ermacure e Furtunt.
    O vis di lassmi fevel cun tune certe scletece, ancje parceche nol tinp di cjacaris, e nol tinp di d robis che stan masse par ajar, cence vign al pont des robis.
    Prime di dut la fieste cho fasn vu e j la fieste dai fondadors de nestre Glesie e cjalit che la peraule nestre Glesie, al l d chel chi: che la nestre e j la Glesie di Diu in tal nestri pas.
    Chi che fevelin de Glesie di Diu cence d in ce pas che son e j int che fevele pal ajar, parceche la glesie di Diu, se j in chest mont, no p jessi dapardut cence jessi in cualchi puest,
    e la Glesie di Diu che j chi di n e j la nestre Glesie Furlane.
    E cjalit che nol dome un mt di d, chel chi; j une robe unevore profonde, parceche la fede e p jessi conpagne a Alessandrie, a Costantinopoli e a Rome, come a Londre, ma per in dutes les bandes la peraule di Diu, la sapienze di Diu, il pont di viste di Diu si lu caps seont il mt di cap, il mt di jessi di che tjere dul che rive a col la peraule di Diu.
    N furlans o capn la peraule di Diu, disinle in curt, par furlan.
    I fradis slovenos a le capssin par sloveno, dul che no j dome cuistion di lenghe, e j cuistion di mt di sint , di mt di esprimisi, di mt di cap.
    I nestris fradis todescs e talians le capssin par todesc e par talian; Ogni glesie locl Diu le volude.
    Nond volt une sole in chest mont par che duc e podessin rifletilu seont il lor spieli, il spieli dal lor cjf.
    E al sars teribilmenti inicuo che si vols pretindi di f dopr il propri spieli a altris popui che no son de nestre gjernassie e de nestre cjoce, come chal suct.
    La nestre e j une glesie locl; e cjalit che cheste glesie, che par altri e j la mari di dutis ches glesiis che van dal Adriatic fin al Danu, al Danubio e da Como fintremai a Zagabrie e son restz come che e n crodt, secont il lor mt di cap e di viodi, i slovenos par sloven, i todescs par todesc e i talians par talian e i furlans par furlan.
    E cheste Glesie no mett il pt sul cuel a dinissun.
    Come cho cjantavin tal cjant di entrade: chi lom furlan, il sloven, il todesc e il talian a jerin ams.
    Cheste glesie no cirt di f devent un sol popul i siei diferenz popui.
    Ju volz f crodi lassanju duc cemt che son.
    E chi al covente d: al inpuartant, dul che j une crosere di popui, d che robe chi.
    La Glesie e lasse la int come che j.
    La Glesie no ven a f un sol popul, ma e j un levan in duc i popui seont la lor patrie.
    Al covente d che robe chi.
    Al inpuartant che in cheste tjere, dul che, une vore di voltes i popui si son fronts, ancje cirint di jessi meti il pt sul cuel un cul altri.
    Che robe chi e glesie e j tocje dle.
    E al propit su chest pont cul cho vui clamus latenzion, par, come seont pont.
    Cjalit chal un secul, e salacor di plui, a un cert pont e dsin, a un cert punt a predcjin, cence pensj masse sore, che la Glesie no di inpasi in tes robes di chest mont.
    Se no di inpasi in tes robis di chest mont jo no caps parceche e vars di jessi in chest mont!
    La Glesie se di inpasi in tes robis di chest mont, no di inpasi come chealtris.
    No di inpasi pal stes tinp, parceche dai afrs di chealtris, ma che vedi di inpasi in non dal spirit, in non dal Spirtu Sant tes robis di chest mont e j une dutrine vecjissime in te glesie,
    La Glesie catoliche, par secui e secui si insegnt che la Glesie e di interessasi des robis dal popul come che a disevin par latin: ratione peccati
    La Glesie no di vignmi a dmi a mi che si fs pecjt dome in che robe o in ta ch altre;
    e di l a d ancje ai potenz cha fasin pecjt, in che robe o in ta chealtre.
    E n di l a d ancje ai granc potenz di chest mont chal pecjt trat la int cuss, o tratle cul!
    Parc ae di vign a dmi dome a mi dome par vie dal sest comandament chal pecjt chest o chelaltri!
    E par vie, par cas, dal setim, e par vie, par cas, dal cuint no se interessade la pulitiche des grandis nazions?
    No se interessade, par cs, la politiche des grandes conpagnies economiches?
    A di chs c si e di f? Di tas?
    Jo o crt veramentri, che chi al vadi dite che robe ach.
    La Glesie e di interesssi di dut par vie de justizie e de verett e de peraule di Crist.
    No di vign a sostitu il Stt, o soi dacordo.
    Il Stt in chest mont, nol a servissi nestri par fnus devent bogn, un chal vf secont il codi dal Stt al sar un om legl, un om che nol va in pereson, un om chal bon di vivi cun chealtris, ma par chel nol bon.
    Al un legl, al un bon citadin, nol di buine condote.
    Par jessi bogn al covente vivi seont virtt,
    e jo no i mi capt che il codi al insegni la virtt!
    Il codi al insegne a oserv un conpuartament esterno chal rindi pussibil la vite cun chei altris.
    La Glesie e pratint che tu tu sedis bon tal cr;
    che tu vedis lanime buine,
    e su chest pont e di intervign pardut.
    Pa la cul al natural tal cors de storie passade e presint, une Glesie che va masse dacordo cul Stt no p jessi une glesie buine, parceche a cjate masse virtz in tal codi dal stt.
    mentri jessi bogn nol l d dome jessi legi.
    E il dov di d, no dome il dirit, e il dov di d il pont di viste di Crist su dut.
    No il dirt di sotitu il Stt,
    No il dirit di f un codi penl parceche no si conpuartin ben cun chealtris,
    ma e il dov e il dirit e il dov di d che no tu ss bon se tu fasis cuss,
    che tu ss ingjust, se tu fasis cuss.
    Se tu metis il pt sul cuel a di chealtris, par grant che tu sdis,
    no tu ss a puest,
    Al clr che une Glesie vedude in cheste maniere e secje lanime a tanc.
    Al clr che in tun clime come il nestri, dul chal seme che il Stt e la pulitiche e pretindin sinpri plui di jessi dut!
    Dul che, adiriture, no nus tocje lot sl pe libertt de religjon, ma adiriture pe libertt de culture,
    Parceche al secje che un al pensi liberamentri;
    Inmagjinisi in ce maniere chal p secj un chal fs une religjon di chest gjenar liberamentri.
    Ma a la Glesie no di inpuart par nuje ce chal fs, no j di inpuatri nuje
    e di v il coragjo di sunles, o disars cun preference cuant chal coste di plui.
    E no mostrsi esigjente dome cui piui, dome cun chi che no son bogn di reagj! Cui granc
    E di ols cui granc
    E tant par no rest par ajar
    A une glesie e interesse d se la nestre int e p jessi buine, se la nestre int e p tir su ben i fruz, fasint su las cjases, dopo il taramot, in tune maniere o in tunaltre.
    E di v il coragjo di d che fasint i pas in tune forme o ta chealtre e si met il pt sul cuel ae puare int! O no?
    E dvi dlu!
    E che robe chi, la Glesie, e no p permetisi di delegle a dinissun.
    E nissun nol di vign , in non de politiche a d chal la deleghe de Glesie.
    La Glesie no p deleg!
    No cha vedi il dirit di fevel a non de Glesie, ma adiriture no p
    E j une robe che dvi flu j. Cun libertt asolude e asolude
    Jo o caps che je une robe che une robe dal gjenar a vedi problemas, a vedi problemas
    cuant che l dar de Glesie cuant cha cjape pusizion concrete di chest gjenar

    Cjalit mo, in te glesie nol mica dut di fede te stesse maniere
    Te Glesie e son i comandamenz principi
    e son altris che son mancul principi
    E son i precz fondamenti de Glesie! E son i misteris principi de fede! E son i Sacramenz!
    A son altres robes che la Glesie e p cjap in tun determint moment.
    O podarn ancje no jessi dacordo cualchi volte cence jessi, par chel, fr de Glesie.
    Ma che la Glesie, che pretint di jessi gjerarchiche,
    che pratint di jessi organisade e di v il coragjo di riscj ancje a costo di sbalgj.
    ancje a costo di torn indar;
    ma pal ben de int, par che la int in chest mont e puedi cjat
    in tune maniere o ta che altre la vie de justissie
    la vie de verett,
    la vie de libertt, e devi fevel
    Il conproms al p l ben fra doi Stz
    Pa la Glesie cun nissun altri il conpromes nol just
    E n, une glesie che ciri i conproms, no nus pls
    parceche o sin abituz a Crist che nol fat conproms cun nissun.
    Al devi jessi dret di che bande
    A devi v il coragjo di d ce che nissun ds
    e alore j corin dar;
    e alore no podn f di mancul di j
    e alore o savin che no j une prepotence, ma e j che servs
    c che di plui intim e di plui profont o vin in te nestre vite
    Jo o crt di jessimi spiegt avonde
    O crt di v clart il gno pinsr
    Mi auguri di vjus dit
    c che mi semje chal seti propit in tal Vanzeli.
    c che al covente d cum
    La Glesie e j par n
    Nol un toc di n sot dal Stt e chelaltri toc sot de Glesie
    O sin duc intrs sot un aspiet o sot chelaltri sot de glesie.
    Ta nestre storie e j che il Stt al ricf il judissi de Glesie
    cun chel dal stt o sarn legi
    cun chel de Glesie o varssin jessi o bogn o trisc
    E cjalit che le nestre civiltt europe e j une robe che stente a invecj, ancje in dutis lis
    al parcheche, o vin dite sinpri,
    che altri al c chal il Stt e altri al c che j la Glesie
    al come d: altri al c cho sin
    altri al c cho dovarssin di jessi.
    E cuant che si fs un conproms fra c che si e c che si vars di jessi a rive, prest o tart, la muart.
    Si smams dut.
    Al piert savr dut.
    Se no j une dose di religjon tes nestris robis
    no si cunbine e no si conclt nuje.
    E j une robe di dlu, cence nissune pore
    ancje par sfat certes cjacares cha corin ator ancje pal Fril.
    Il tier pinsir a
    no sars une robe sigure

    No podn dismentesi in te situazion che n o si ciatn
    Alore o i di dus une robe a chi cha son tal taramot e a di chi cha son fr dal taramot, sinpri in tal Fril;
    A chi cha son fr dal taramot ur ds: dit
    une man a puare int che di torn a fsi s une cjase par tirur s il coragjo cha scomencin.
    Che no stdin a spet che ur fasi su la cjase il Comun o la Regjon o il Stt
    Sburtju par cha scomencin.
    se no, o pierdn ancje chs virtz cho vin ereditadis dai nestris vecjos
    se no nissun no nus gjave di jessi come tanc altris cha si sentin, a metin in conserte las mans par spet cha fsin chealtris
    O vin di scomen a f, ancje parceche la nestre tjere a seti
    cemt cho voln n, no ce maniere cha vuelis chealtris.
    E o vs bisugne di sburtju, di judju.
    Cjalit: j podis d mancul rosaris,
    j podis pre di mancul, ma se no vs la conpassion par chi che n dibisugne,
    se no vs il coragjo amancul di sburtju a ols, a ols, in tune situazion dal gjenar, cjalit che davant di Diu i vis falt, e no meriz

    E a di chi che n vt il taramot o us ds une robe: che no stedin a cuejetus
    che no stdin a tas
    Cha fsin.
    E j ore di scomen
    Jo o rispieti ...
    Ma la Glesie in Fril e scomence a d alc.
    O speti che,
    e dvi d che chi si sta tardant masse.
    che chi, dint in bon furlan si sta
    che si sta cirint cantins che no son de nestre int
    ma di altre che no j la nestre int
    Bisugne spesse
    Chel chal vl veramentri f, nol
    cjati un cantn di c e un cantn di l par inderedsi e par pierdisi par strade
    E la Glesie, come che us i dite prin,
    e j proprit ch che no di v nissune pore a metisi de bande dal cjalcjt de bande dal disgracit,
    de bande dal puar, de bande di chel che no j slungje nuje
    parceche e j chi pe bontt, pe verett, pe justissie
    no par just, in cualchi maniere,
    la pussibilitt di vivi insieme, ma e j pe verett
    e cuss o le capn ancje unaltre conclusion:
    al clr, cuindi, che un popul piul come il furlan
    in mie di altris granc popui, al p sper dome in tune glesie; pa la cul, capso
    al ds il Spirt di Crist,e che no nissune pore a metisi de bande dal piul de bande dal puar, de bande di chel chal cjalcjt
    E dome cuss o podarssin viodi in te Glesie il spieli di Crist;
    Ch che nus al lasse viodi a traviars un veri linpit e clr
    dome cuss, n furlans, o riscjn di viodi e torn
    a crodi in Gjes e in ce chal fondt.
    Chisc a jerin i miei pinsrs.
    Jo mi auguri che mi vdi fat ben a mi e che us sedi stt ancje a vualtris peraules di confuart e di consolazion.
    E o crt di v fevelt ben de Glesie
    e o crt di v fevelt ben de Glesie e dai popui che nus stan intor par che, o cr,t che ancje lr a cjatin cun chistis considerazions, plui
    plui sincers plui fradis, plui ams fra lr

  6. #6
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    O Diu, che i sants martars Ermacure e Furtunt tu ju s fats prins testemonis de Fede te nestre tjere, fasinus la gracie che, tignz-s dal lor coragjo, no vin mai di mol di crodi in Gjes Crist chal vf e chal regne dutune cun T e cul Spirtu Sant par ducj i secui dai secui. Amen.

    O Dio, che hai fatto i santi Ermacora e Fortunato primi testimoni della Fede della nostra terra, facci la grazia, sostenuti dal loro coraggio, di non tradire mai Ges Cristo, che vive con Te e collo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

  7. #7
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    E la traduzione del primo brano per i non friulani (io ho mia moglie e mia suocera, ma gli altri?)?

  8. #8
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    Predefinito 14 luglio: San Bonaventura da Bagnoregio, vescovo, confessore e dottore della Chiesa

    San Bonaventura (nato nel 1218 a Bagnorea, l'attuale Bagnoregio) disse di aver dato le sue preferenze all'Ordine fondato da S. Francesco per aver riscontrato una mirabile somiglianza tra la crescita della Chiesa e quella della famiglia francescana: entrambe annoveravano agli inizi uomini semplici, pescatori e contadini, e pi avanti uomini di scienza. Quando Bonaventura entr nell'Ordine, i figli di S. Francesco, al pari di quelli di S. Domenico, si erano spinti fino a Parigi, a Oxford, a Cambridge, a Strasburgo e in altre universit europee. L'evoluzione non era stata indolore. Parecchi della "vecchia" generazione guardavano con perplessit all'allentata disciplina religiosa e alla nuova apertura culturale dei giovani frati. Ma Bonaventura sapeva dire una parola tranquillizzante e stimolatrice per gli uni e per gli altri.
    A frate Egidio che nella sua semplicit gli chiedeva come avrebbe potuto salvarsi lui, privo di ogni scienza teologica, fra Bonaventura rispose: "Se Dio d all'uomo soltanto la grazia di poterlo amare, questo basta... Una vecchierella pu amare Dio anche pi di un maestro di teologia". Dotato di buon senso, pratico e speculativo al tempo stesso, Bonaventura aveva saputo applicare al solido tronco francescano gli innesti delle giovani generazioni con le accresciute esigenze, anche culturali, smentendo quanti paventavano, come Jacopone da Todi, che la scienza portasse detrimento alla semplicit della regola francescana.
    Bonaventura, discepolo di Alessandro di Hales a Parigi, come S. Tommaso era rimasto in questa citt dapprima come maestro di teologia, poi come generale dei frati Minori, carica alla quale venne eletto a soli trentasei anni. Creato cardinale, dovette accettare anche la consacrazione episcopale, precedentemente rifiutata per umilt, ed ebbe la sede suburbicaria di Albano Laziale. Da papa Gregorio X ebbe l'incarico di preparare il secondo concilio di Lione, al quale era stato invitato pure Tommaso d'Aquino, morto due mesi prima dell'apertura avvenuta il 7 maggio 1274. Il 15 luglio dello stesso anno moriva anche fra Bonaventura, assistito personalmente dal papa.
    Alla base della dottrina teologica insegnata da fra Bonaventura con la parola e con gli scritti (tra i suoi libri pi noti Itinerario della mente in Dio) l'amore o carit. "Non basta - egli scrive - la lettura senza l'unzione; non basta la speculazione senza la devozione; non basta l'indagine senza la meraviglia; non basta la circospezione senza l'esultanza; l'industria senza la piet; la scienza senza la carit; l'intelligenza senza l'umilt; lo studio senza la grazia".



    Sancte Bonaventura, ora pro nobis

  9. #9
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    Predefinito 15 luglio: Sant'Enrico II, confessore ed imperatore di Germania

    Sant'Enrico, figlio del duca di Baviera, nacque in un castello sulle rive del Danubio nel 973. Suo padre, dapprima denominato "il rissoso", fece tali progressi nell'addolcire il carattere alla scuola di una mite consorte che fin per essere chiamato "il pacifico".
    Enrico ebbe un fratello, Bruno, che rinunci agli agi della vita di corte per diventare pastore d'anime, come vescovo di Augusta. Delle due sorelle, Brigida si fece monaca e Gisella and sposa a un santo, re Stefano di Ungheria. Il principe Enrico venne affidato dalla madre ai canonici di Hildesheim e pi tardi al vescovo di Ratisbona, S. Wolfgang, alla cui scuola si form culturalmente e spiritualmente.
    Un episodio singolare contribu a mantenerlo sul retto sentiero negli anni giovanili. Aveva ventitr anni, quando in sogno gli apparve il suo precettore S. Wolfgang, morto da poco, che tracci sul muro della camera due brevi parole: "Fra sei". Enrico pens di dover morire sei giorni dopo e trascorse l'attesa in pii esercizi. Passati i sei giorni senza che nulla succedesse, interpret il presagio per sei mesi e continu a disporsi a ben morire. Dopo sei mesi Enrico era ancora in vita e ringrazi Dio di aver davanti a s ancora sei anni per accumulare meriti. Trascorsi sei anni, Enrico si trov sul trono di Germania, ben corazzato spiritualmente per non cedere alle facili tentazioni del potere e della mondanit.
    Non gli mancarono le occasioni di dar prova di quanto aveva imparato alla scuola di S. Wolfgang. Port avanti grandi iniziative con fermezza e al tempo stesso con moderazione. Il primo a beneficiarne fu il duca di Svevia, Hermann. Due anni dopo la sua elezione a re di Germania, il papa Benedetto VIII pose sul suo capo e su quello della pia consorte Cunegonda la corona del Sacro Romano Impero. Poco prima i feudatari italiani, stanchi del dispotismo di Arduino, marchese di Ivrea, lo avevano incoronato a Pavia re d'Italia. Enrico, consigliato da S. Odilone, abate di Cluny e riformatore dello spirito monastico, promosse la riforma del clero e dei monasteri. Raro esempio di correttezza civile e di onest morale nel governo delle cose terrene, merit anche l'altra corona, pi prestigiosa, della santit. Mor il 13 luglio 1024 e fu sepolto a Bamberga. Il Beato Eugenio III lo incluse infallibilmente nell'elenco dei santi nel 1146.





    Sancte Henrice, confessor et imperator, ora pro nobis

  10. #10
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    Predefinito 18 LUGLIO: SAN CAMILLO DE LELLIS, CONFESSORE

    Su una collina del verde Abruzzo, a undici chilometri da Chieti, a Bucchianico il 25 maggio dellAnno santo 1550, festa di Pentecoste, nasce Camillo de Lellis.
    Una nascita che suscita meraviglia, perch la madre Camilla de Compellis, quasi sessagenaria, partorisce nella stalla sotto casa, come nacque Ges e San Francesco dAssisi e nel momento della consacrazione liturgica della Messa solenne del Patrono del paese, SantUrbano.
    Che cosa sar di questo bambino? Si chiedono meravigliati i parenti e gli amici. Se lo chiede anche mamma Camilla, poich prima del parto sogn il figlio Camillo con una croce rossa sul petto che precedeva una schiera di altri ragazzi con lo stesso segno.
    Diventer un capo banditi? E questo il presagio che trova quasi conferma di fronte alla vivacit e alla indocilit di Camillo fanciullo e adolescente, che preferisce marinare la scuola per i giochi e per seguire i coetanei
    Mamma Camilla ce la mette tutta per educarlo alla piet e alla rettitudine. Tutto inutile, anche perch manca lazione educatrice di pap Giovanni, capitano militare, che quasi sempre assente da casa e impegnato nelle armi; non gli resta tempo per il figlio. Cos Camillo cresce ribelle e sbandato.
    Mamma Camilla muore a 73 anni con la spina nel cuore del sogno della croce rossa sul petto del figlio, che ha allora 13 anni; ma aveva pregato tanto per lui. Quante corone del Rosario ha sgranato per quel figlio!
    Morta la mamma, Camillo prosegue la sua vita di sfaccendato; si d al gioco delle carte e dei dadi, alle diversioni con i coetanei. E un vero giovane irrequieto e sbandato.

    LAVVENTURA DELLE ARMI

    A 17 anni decide di seguire il padre nel mestiere delle armi, perch gli piace e pu guadagnare soldi per poi divertirsi. Con pap Giovanni, rimasto senza ingaggio, si dirigono a Venezia per arruolarsi nellesercito della Repubblica Veneta contro i Turchi.
    Durante il viaggio il padre si ammala gravemente e muore a SantElpidio a Mare, vicino a Loreto. Camillo rimane solo al mondo e con una molesta piaga al piede destro. Consigliato ad Aquila da uno zio materno, Fra Paolo, si dirige a Roma allospedale di San Giacomo, rifugio dei malati pi poveri e incurabili.
    L lo accolgono come un povero diavolo e in cambio della cura gli offrono un posto di inserviente. Il lavoro e le fatiche dellospedale non gli piacciono e spesso fugge dal servizio per recarsi al vicino porticciolo di Ripetta a giocare a carte con i barcaioli del Tevere.
    I dirigenti lo ammoniscono, lo minacciano, ma inutilmente. Alla fine, anche se non completamente guarito, lo buttano fuori perch incorreggibile e inadatto allufficio di inserviente ospedaliero.
    Che fare? Con il desiderio di guadagnare danaro per la ostinata passione del gioco torna allavventura e si arruola nella seconda Lega Veneta contro i Turchi. E trasferito a Zara, poi a Cefal dove si ammala di tifo, ma guarisce, per miracolo secondo lui.
    Si arruola poi a Napoli nellesercito di Spagna per la spedizione di Tunisi in Africa, dove non prende parte agli assalti del forte. Nel ritorno a Napoli scampa da un terribile naufragio, durante il quale promette di farsi frate; promessa da marinaio. La sua passione il gioco delle carte e a Napoli gioca quanto ha guadagnato e perde sempre; gioca la spada, la cappa, larchibugio, perfino un giorno la camicia. (A Napoli in via San Bartolomeo esisteva tempo addietro un archetto con un dipinto della scena del gioco e di Camillo in gloria e la scritta: "Qui di Camillo sua camicia per gioco ed or si adora nel medesimo loco"). E ridotto nella pi nera miseria. Ma le preghiere di mamma Camilla non andranno a vuoto.

    DA AVVENTURIERO A "FRATE UMILE"

    O rubare o mendicare lalternativa del ventiquattrenne Camillo. Preferisce stendere la mano e chiedere lelemosina alla porta della chiesa di Manfredonia, lui ben piantato e alto due metri. Un certo Antonio Nicastro gli si avvicina e gli offre il lavoro di manovale nella ristrutturazione e ampliamento del vicino convento dei Cappuccini. Dopo un po di incertezza, costretto dalla fame, Camillo accetta, ma con il proposito di tornare, passato linverno, alla vita militare e al gioco.
    Gli vengono affidati due asinelli con il compito di fornire pietre, calce e acqua ai muratori. Il duro lavoro quanto gli pesa! Gli viene anche la tentazione di scannare i due somarelli e fuggire, ma lo trattengono la stima e la benevolenza dei frati, che lo apprezzano per la sua onest e precisione. Anzi egli comincia a riflettere sulla sua vita senza ideali, insulsa e futile.
    Nella vita di ogni uomo vi sono momenti del Signore che possono cambiare radicalmente il suo cammino. Limportante accoglierli. Il 1 febbraio 1575, Camillo inviato al convento di San Giovanni Rotondo con un asinello per un fraterno scambio di generi alimentari.
    L alla sera il guardiano del convento, P. Angelo, passeggiando sotto il pergolato, parla a Camillo di Dio e della salvezza dellanima. In sintesi gli dice: "Dio tutto, il resto nulla. Salvare lanima lunico impegno della vita che breve". Camillo ascolta silenzioso e colpito da queste verit.
    Il giorno seguente 2 febbraio, festa allora della Purificazione di Maria Vergine, dopo la santa Messa riprende la via del ritorno. Durante il viaggio gli martellano sempre pi forte nella mente le parole di P. Angelo: Dio tutto, il resto nulla. A un certo momento, soggiogato da sentimenti di pentimento, scende dalla cavalcatura e, come San Paolo sulla via di Damasco, si mette in ginocchio e piange dirottamente, dicendo: "Signore, perdona a questo grande peccatore. Dammi tempo di fare penitenza. Non pi mondo, non pi peccati!"
    La grazia di Dio vince. Si alza come un novello Paolo, trasformato dentro. Appena rientrato a Manfredonia chiede con insistenza ai frati il saio cappuccino. Poco dopo entra in noviziato con grande fervore ed soprannominato "Frate umile". Ora ha trovato la pace e la gioia del suo spirito.

    INFERMO PER GLI INFERMI

    Ma il Signore non lo vuole cappuccino. Il ruvido saio francescano sfrega il collo del piede destro e ben presto si riapre la piaga del passato, purulenta e misteriosa. A malincuore i superiori sono costretti a dimetterlo, perch vada a curarsi.
    Va unaltra volta a Roma, allospedale San Giacomo degli Incurabili, ma diverso da prima. Questa volta vede i malati con altri occhi e li serve in altro modo: con grande dedizione. Il suo cuore per presso il convento: Infatti dopo quattro anni, guarito perfettamente al piede, ritorna dai cappuccini, che lo riammettono in noviziato. Ora lo chiamano FraCristoforo per la sua alta statura.
    E contento e fiducioso. Ma bastano pochi mesi ed ecco la piaga del piede si riapre, si inasprisce e sanguina come non mai. Allora dimesso definitivamente, e ritorna, dopo quattro mesi, allospedale di San Giacomo, dove lo accolgono con festa.
    Camillo riflette e riconosce in quella piaga misteriosa un disegno di Dio e afferma: "Giacch Dio non mi vuole cappuccino, segno che mi vuole qui a servire i suoi poveri infermi". E decide di darsi totalmente al servizio dei malati con amore, come volontario, poich rifiuta il salario dellospedale.
    I dirigenti dopo un po di tempo, visto il suo impegno e diligenza, lo nominano "Maestro di Casa" e gli affidano lapprovvigionamento dellospedale e la direzione di tutto il personale di servizio. Camillo si tuffa a capofitto a servire gli ammalati e a migliorare la loro assistenza. La passione del gioco sostituita ora da unaltra passione pi travolgente, quella del servizio agli infermi.
    In quei tempi i poveri degenti erano spesso accuditi da persone che erano avanzo di galera o mercenarie; gente irresponsabile e priva di umanit, che lasciavano i malati sommersi nel loro sudiciume, a volte talmente assetati da bere la propria urina.
    Camillo, animato da grande carit, si dedica tutto a riformare lassistenza. Lo fa con il suo mirabile esempio e con istruzioni sul modo di accostare e di trattare i sofferenti, che sono "pupilla e cuore di Dio", asserisce. Ottiene qualcosa, ma non basta..

    I SERVI DEGLI INFERMI

    Migliorare lassistenza corporale e spirituale dei malati diventa loccasione di Camillo. Ma cosa pu ottenere lui da solo? Pensa e prega.
    La notte di Ferragosto, vigilia dellAssunta del 1582, Camillo sta vegliando nella corsia dellospedale e mentre pensa come trovare una soluzione, gli viene unidea: "Perch non organizzare una compagnia di uomini pii e dabbene, che non per mercede, ma volontariamente e per amore di Dio servano gli infermi con quella carit e amorevolezza che sogliono fare le madri per i loro propri figlioli infermi?".
    Lidea lo entusiasma, la comunica al cappellano e a quattro buoni inservienti, che accettano di unirsi a lui e servire i malati per puro amor di Dio. Si forma cos un Crocefisso, che Camillo aveva ricevuto in dono, e si infiammano al generoso dono di s ai sofferenti, suscitando sorpresa e anche invidia in alcuni. E un nuovo carisma che si manifesta nella Chiesa di Dio.
    Le opere di Dio subiscono sempre delle prove. Invidiosi e sospettosi alcuni dipendenti dellospedale accusano Camillo di oscure manovre per impossessarsi di esso. Per questo proibito a Camillo di riunirsi con gli altri e viene disfatto il locale-oratorio. Allora Camillo pensa di formare un gruppo di consacrati e per realizzare questo progetto consigliato di farsi sacerdote.
    Camillo a 32 anni frequenta la scuola del Collegio Romano, seduto tra giovincelli che a volte si burlano di lui: Tarde venisti! . Studia con impegno ed ordinato sacerdote due anni dopo, il 26 maggio 1584. Ritorna dopo 14 anni, a Bucchianico sacerdote con sorpresa e gaudio di tutti.
    Lopposizione alla sua idea di fondazione persiste pi pervicace allospedale. Si aggiunto anche il suo confessore, San Filippo Neri. Due volte Camillo esperimenta la tentazione di abbandonare limpresa; per due volte Ges crocefisso (una volta in sogno e laltra sveglio) lo anima e tranquillizza, staccando le braccia dalla croce e dicendogli: "Non temere, o pusillanime. Continua, che io ti aiuter, poich questa opera mia, non tua".
    Camillo prosegue; nessuno pi lo fermer. Prende residenza alla chiesa della Madonnina dei Miracoli, lascia con i suoi compagni lostile ospedale di San Giacomo per servire i malati del grande ospedale di Santo Spirito, vicino al Vaticano. Lotto settembre 1584 veste dellabito religioso i primi compagni e scrive una Regola per la piccola Compagnia dei Servi degli Infermi, come egli la denomina. La Regola originale e anche attuale nella seconda parte, poich sono 25 Ordini (modi) da tenersi negli ospedali al servizio dei malati "con la maggiore diligenza possibile, con laffetto di una madre verso il suo unico figlio infermo e guardando il povero come la persona di Cristo". C tutto il carisma della carit verso i malati, che da allora e nei secoli qualifica Camillo de Lellis un riformatore del servizio agli infermi.

    LA CROCE ROSSA SUL PETTO

    Nel 1586 Camillo ottiene dal Papa Sisto V lapprovazione della sua Compagnia con il nome di Ministri (servitori) degli Infermi e il privilegio di portare una croce rossa sul petto, segno di amore e di sacrificio per gli infermi e non di perdizione e di infamia come aveva interpretato questo segno sua madre.
    E stimolo a una vocazione di generosit che attrae giovani italiani e anche esteri, perch giovent significa grandezza di ideali e capacit di donazione.
    Il numero dei religiosi cresce. Con tanta fede Camillo provvede un convento e la chiesa di Santa Maria Maddalena, vicino al Pantheon.
    Con i suoi figli egli si lancia ad alleviare ogni sofferenza umana allinsegna della misericordia e della tenerezza di Dio. Nel 1590 una carestia e una pestilenza colpiscono Roma e Camillo con otto suoi religiosi si aggirano notte e giorno per le case, i tuguri e le caverne del Colosseo per allontanare lo spettro della morte.
    Questo eroismo commuove il Papa, che nel 1591 erige la Compagnia in Ordine religioso di voti solenni e con un voto speciale: "Servire gli infermi, anche appestati, con rischio della vita". Lotto dicembre 1591, festa di Maria Immacolata, Camillo con i numerosi suoi figli, emettono i voti religiosi ed egli nominato superiore generale.

    TUTTO CUORE PER I MALATI

    Camillo precede tutti nellinstancabile dedizione ai sofferenti. Il suo ospedale preferito quello di Santo Spirito di Roma, quale laboratorio della sua carit. Si lamenta che il vicino orologio di Castel SantAngelo corra troppo veloce e non gli lasci tempo per sovvenire ai bisogni dei degenti.
    La piaga del piede destro causa molti dolori. A volte per i bruciori pare che mandi fuoco, ma lui non si d vinto e continua nel servizio dei malati. Neppure alcuni calcoli renali, che a tratti lo molestano, lo trattengono dal donarsi agli altri.
    La sua carit trabocca, tanto che abbraccia anche lassistenza degli ammalati a domicilio, che chiama il mare grande, loceano senza fondo della carit, poich a quei tempi gli infermi erano curati in famiglia; soltanto i pi poveri e gli emarginati ricorrevano o erano portati allospedale.
    Con i suoi religiosi Camillo offre a tutti i malati nelle case unassistenza premurosa per il loro recupero o per prepararli a una buona morte.
    Organizza anche una spedizione di padri e fratelli al seguito dellesercito in Ungheria e Croazia per assistere i feriti nelle battaglie contro i Turchi (1595). E il precursore della Croce Rossa Internazionale.
    Al sentire notizie di scoppio di pestilenze qua e l in Italia egli esclama: "Questa la nostra ora, la sagra della carit" e corre o manda i suoi religiosi ad assistere gli appestati a Nola, a Milano, a Napoli.
    Molti suoi figli moriranno martiri della carit nellassistenza agli infetti. La piccola pianta di Camillo va crescendo sempre pi nellamore e nella sua offerta ai sofferenti.
    Tutti chiamano i Ministri (servitori) degli Infermi. Li invitano ad assumere il servizio corporale e spirituale negli ospedali a Napoli, a Milano, a Genova, a Bologna, a Palermo, a Ferrara, a Firenze, a Messina, a Mantova. Dove pu, Camillo apre una comunit per rendere presente la carit misericordiosa di Cristo verso chi soffre. E si fa pellegrino e messaggero dellassistenza ai malati su e gi per lItalia con frequenti e faticosi viaggi a cavallo o in diligenza.

    "NUOVA SCUOLA DI CARITA VERSO GLI INFERMI"

    Negli ospedali dellepoca non si praticava bene la pulizia e ligiene delle persone e degli ambienti. Anzi si consideravano dannosi alla salute luso dellacqua per lavarsi e il cambio dellaria dei locali. Anche lassistenza diretta dei degenti lasciava molto a desiderare.
    Camillo non pu permettere questo, poich per lui lospedale il luogo sacro della liturgia della carit cristiana. Con ardore prescrive e promuove delle innovazioni, che costituiscono una rivoluzione sanitaria. Lo qualificano "intollerabile, insopportabile" per le sue esigenze esagerate nella pulizia e nellassistenza.
    E lintelligenza, la scienza e lo spirito della carit che lo muovono a riformare lassistenza ai malati, ad essere, come lo qualific poi il Papa Benedetto XIV, "liniziatore di una nuova scuola di carit verso gli infermi".
    Organizza nella casa religiosa una palestra infermieristica e insegna come assistere e trattare con maestria e umanit ogni infermo. Riscrive nel 1613 le Regole per servire gli inermi con ogni perfezione, un testo di pedagogia infermieristica di grande attualit anche oggi, poich pone linfermo al centro dellospedale e da servire con rispetto, "con la maggiore diligenza possibile e con il cuore nelle mani". Pio XI scrive: "Camillo apparve come luomo inviato da Dio per servire i malati e per insegnare il modo di servirli".

    LA SPIRITUALITA DEL SERVIZIO AI MALATI

    Camillo, al principio della sua dedizione agli infermi per svolgere un servizio carico di umanit, poneva come esempio laffetto di una madre verso il suo unico figlio infermo. In seguito egli medita la parabola evangelica del buon samaritano e soprattutto le parole di Ges nella descrizione del giudizio universale: "Ero infermo e mi avete visitato Ci che avete fatto al pi piccolo di questi miei fratelli, lavete fatto a me" (Mt 25, 30-40) E le fa sue, le vive con fede, e si fa maestro del carisma della carit verso i sofferenti.
    Afferma: "Gli infermi sono pupilla e cuore di Dio e quello che fate a questi poverelli infermi, fatto a Dio stesso. Chi serve gli infermi, serve assiste Cristo nostro redentore". Egli attende ai malati molte volte in ginocchio. A volte lo vedono con il volto estasiato, pensando di servire il suo amato Signore Ges.
    Con insistenza ricorda ai suoi religiosi: "Padri e fratelli miei, miriamo nei malati la persona stessa di Cristo. Questi malati cui serviamo ci faranno vedere un giorno il volto di Dio"
    Senza tregua Camillo impegna tempo, forze e spirito per motivare e promuovere un servizio pi umano e santo verso i sofferenti. Per lui nessuna professione o vocazione pu essere pi sublime di quella del servizio ai malati.
    "Nessuna tra le opere di carit piace pi a Dio di quella del servizio ai poveri malati. Chi serve gli infermi, ha un segno palese di predestinazione".
    C sempre tanta gioia nel cuore di chi si dona e testimonia lamore di Cristo verso i sofferenti. Ecco perch sgorgano dal cuore di Camillo le Beatitudini del servizio ai malati;
    Beato e felice chi serve gli infermi e consuma la sua vita in questo santo servizio con le mani dentro la pasta della carit!
    Beati voi che avete una cos buona occasione di servire Dio al letto dei malati!
    Beati voi e ringraziate Dio che vi toccata la pietanza grossa del servizio agli infermi, per la quale cosa siete sicuri di guadagnare il paradiso!
    Beati voi se potrete essere accompagnati al tribunale di Dio da una lagrima, da un sospiro, da una benedizione di questi poverelli infermi!.

    CAMILLO UNA LAMPADA CHE NON SI SPEGNE

    Quante lagrime asciuga Camillo! Quante benedizioni riceve dai malati nei quarantanni che spende accanto a loro! Le fatiche e le varie infermit, che lui chiamava misericordie di Dio, lo conducono alla morte a Roma il 14 luglio 1614, allet di 64 anni.
    Il Papa Benedetto XIV lo proclama Beato nel 1742 e Santo nel 1746. Pi di un secolo dopo nel 1886, il Papa Leone XIII lo dichiara Patrono degli ospedali e degli infermi e Papa Pio XI nel 1930 lo propone Patrono e Modello di tutti gli operatori sanitari.







    SANCTE CAMILLE, ORA PRO NOBIS

 

 
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