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    Post Botta micidiale indiretta al "ddl Mastella" sulle intercettazioni

    ANSA/CASSAZIONE: I GIORNALI SONO CANI DA GUARDIA DELLA DEMOCRAZIA
    Roma, 2 luglio 2007. I giornali sono i 'cani da guardia' della democrazia e pertanto gli articoli che attaccano l'operato della magistratura rientrano nell'esercizio di critica proprio della liberta' di stampa. Per questo motivo la Cassazione ha assolto Vittorio Feltri denunciato per diffamazione dall'ex Pm Gherardo Colombo. La Corte d'appello di Brescia nel dicembre 2003 aveva condannato il giornalista a sei mesi (poi commutati in multa) per un editoriale pubblicato sul quotidiano ''Il Giorno'' nel 1999, nel quale Feltri accusava il pool di Mani pulite di aver, ad un certo punto, svolto indagini solo su Silvio Berlusconi e non aver fatto la stessa cosa nei confronti degli ex comunisti. Accanto all'articolo compariva una foto di Colombo, circostanza che aveva fatto scattare la querela da parte del magistrato. La Cassazione (con la sentenza n. 25138) ha annullato la decisione dei giudici bresciani non solo perché, non si ravvisa nessuna accusa esplicita nei confronti di Colombo (semmai le critiche erano mosse all'intero pool di magistrati) ma anche perché, Feltri non è punibile in quanto ha agito secondo il diritto di critica garantito dall'art. 21 della Costituzione. ''Il ruolo fondamentale nel dibattito democratico svolto dalla liberta' di stampa (dicono gli 'ermellini') non consente, in altri termini, di escludere che essa si esplichi in attacchi al potere giudiziario, perché, i giornali sono i 'cani da guardia' della democrazia e delle istituzioni, anche giudiziarie''. (ANSA). Y84-NM/REN 02-LUG-07 17:12

    ADNKRONOS/CASSAZIONE: FELTRI NON DIFFAMO' POOL MANI PULITE = ANNULLATA SENZA RINVIO CONDANNA A SEI MESI del DIRETTORE di 'LIBERO'.
    Roma, 2 luglio 2007. Vittorio Feltri' non diffamò il pool Mani pulite e in particolare il magistrato Gherardo Colombo. Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Corte di Cassazione che ha annullato senza rinvio, con la sentenza n. 25138 depositata oggi, la condanna a sei mesi di reclusione inflitta al direttore di ''Libero'' dalla Corte d'Appello di Brescia. Secondo la Suprema Corte, "il ruolo fondamentale nel dibattito democratico svolto dalla libertà di stampa non consente di escludere che esso si esplichi in attacchi al potere giudiziario", perché ''i giornali sono i cani da guardia della democrazia e delle istituzioni, anche giudiziarie''. In particolare, la Corte di Cassazione sottolinea: ''Non puo' negarsi che la critica sia legittima anche quando ha ad oggetto l'attività giudiziaria. La libertà di manifestazione del (proprio) pensiero garantito dall'art. 21 Cost., come dall'art. 10 della Convenzione Edu, include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee o critiche su temi d'interesse pubblico, dunque soprattutto sui modi d'esercizio del potere qualunque esso sia, senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche". Insomma, per quanto aspra, la critica sull'imparzialità della magistratura è espressione della libertà d'opinione tutelata dalla Costituzione e in questo senso l'affermazione contestata, "a un certo punto la macchina si ferma o meglio va avanti solo per incastrare Berlusconi", non è diffamatoria. (Zla/Pe/Adnkronos) 02-LUG-07 16:11 NNNN

    APCOM/CASSAZIONE: STAMPA CANE DA GUARDIA DEMOCRAZIA. NO alla condanna di FELTRI. Non diffamò pm Colombo. Libertà di opinione anche per critiche alle "toghe".
    Roma, 2 luglio 2007. La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la condanna a sei mesi di reclusione inflitta dalla Corte d'Appello di Brescia a Vittorio Feltri per diffamazione a mezzo stampa. Nell'articolo "incriminato" veniva commentato in modo polemico l'operato del pool Mani pulite e, fra gli altri, del magistrato Gherardo Colombo. In particolare, era stata contestata l'affermazione: "a un certo punto la macchina si ferma o meglio va avanti solo per incastrare Berlusconi". Per quanto aspra, la critica sull'imparzialità della magistratura è espressione della libertà d'opinione, tutelata dalla Costituzione: ha affermato la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 25138 depositata oggi, ha accolto il ricorso di Feltri e annullato, senza rinvio, la condanna pronunciata nel dicembre 2003 dal Tribunale di Brescia e poi confermata, due anni più tardi, dalla Corte territoriale. "Innanzitutto - si legge in uno dei passaggi chiave della sentenza della Suprema Corte - in linea teorica non può negarsi che la critica sia legittima anche quando ha ad oggetto l'attività giudiziaria. La libertà di manifestazione del (proprio) pensiero garantito dall'art. 21 Cost. come dall'art. 10 della Convenzione EDU, include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee o critiche su temi d'interesse pubblico, dunque soprattutto sui modi d'esercizio del potere qualunque esso sia, senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche". Non è tutto. "Il ruolo fondamentale nel dibattito democratico - continua il collegio - svolto dalla libertà di stampa non consente in altri termini di escludere che esso si esplichi in attacchi al potere giudiziario". Insomma, "i giornali sono i cani da guardia della democrazia e delle istituzioni, anche giudiziarie". (Apcom, Ald 02-LUG-07 15:48).

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  2. #2
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    Lo sciopero dei giornalisti di qualche giorno fa era proprio contro il ddl bavaglio mastella, oltre ovviamente per rimarcare lo scandaloso mancato rinnovo contrattuale.



    Al Cittadino non far Sapere
    di Marco Travaglio

    Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.

    Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano “conoscibili dall’indagato”. Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.

    Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.

    La nuova legge,infatti,da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia). Dall’altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.

    È pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, “la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. Le intercettazioni che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave sono sempre top secret. Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel vecchio Sudamerica o nella Russia e nell’Iraq di oggi). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, eccetto “le parti che riproducono il contenuto di intercettazioni”. Troppo chiare per farle sapere alla gente.

    E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d’anni da quando sono state raccolte: alla fine dell’appello. Non è meraviglioso?

    L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.

    A parte «Il Giornale», nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L’Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del “carcere per i giornalisti”, che è un’ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l’azienda. Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione». Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l’Unione, che nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’ opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini.

  3. #3
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    Predefinito Attenti a sentenza della Corte europea.

    Roma, 3 luglio 2007. ''Abbiamo ripreso l'esame del ddl sulle intercettazioni telefoniche, ma intanto c'è una novità: una recente sentenza della Corte Europea, nella quale in materia di intercettazioni si condanna la Francia per una violazione della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo''. Il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi, dopo il varo della riforma della giustizia, che approda domani in Aula spiega, spiega qual è il nuovo impegnativo calendario dei lavori della commissione che affronta un altro delicato tema. Salvi vede delle affinità, in tema di intercettazioni, tra la Francia, incappata nelle sanzioni europee, e il nostro Paese. E intende sollevare il problema in commissione. ''Questa sentenza sulla libertà di stampa e informazione - spiega Salvi - non puo' non essere tenuta in considerazione anche dal Parlamento. Vero è che il Parlamento è sovrano, ma la convenzione sui diritti dell'uomo è vincolante anche per l'Italia e dovremo tenerne conto. La Francia è stata condannata per violazione dell' articolo 10 della Convenzione per una vicenda legata ad un collaboratore di Mitterand. In materia di pubblicazione di intercettazioni, la Francia ha una normativa molto simile a quella che il disegno di legge Mastella vuol introdurre in Italia e, quindi, non possiamo non tenere conto di questa sentenza''. Salvi, inoltre, ricorda che sul ddl sulle intercettazioni ci sono già stati scioperi dei giornalisti e degli avvocati che verranno ascoltati in commissione. Si sta mettendo a punto, infatti, il calendario della audizioni della prossima settimana che interessa la Fnsi, l'Unione Cronisti e le Camere Penali.. (ANSA). SES 03-LUG-07 17:41

  4. #4
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Predefinito

    su POL panta rei

    usiamo il blog FedLab per archiviare tutti queste informazioni. Un giorno non lontano potremo scrivere un libro denuncia. basta che mi inviate qualunque documento interessante a [email protected]

 

 

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