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  1. #1
    Brotherhood of Heliopolis
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    L'uomo saggio è colui che interpreta la realtà in rapporto all'assoluto e non al contingente.
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    Predefinito Guzzanti Prodi Mitrokhin: Prodi spia del KGB?

    In questa intervista Guzzanti dichiara che Prodi conosceva tante, troppe cose sul sequestro Moro, e che il nome Gradoli era un messaggio che inviò alle BR per metterli in fuga.



    Quindi l'interpellanza di Gerald Batten presso il parlamento europeo nella quale Prodi viene accusato di essere stato una spia del KGB acquista assoluta credibilità.


  2. #2
    Repubblica
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    Thumbs down Mitrokhin: Sospettato il consulente di Guzzanti per traffico d'armi..

    ROMA - Mario Scaramella è sospettato di traffico d'armi. All'inizio di quest'anno, la Procura di Napoli lo ha iscritto per questo reato al registro degli indagati e, subito dopo, ha dovuto interrompere l'inchiesta. Il fascicolo del pirotecnico consulente della commissione parlamentare Mitrokhin è stato consegnato alla Capitale per competenza.

    Nella sua poliedrica attività, infatti, Mario Scaramella ("esperto in materia di Diritto e Sicurezza, incaricato al Research Institute di San Josè, California; autore di un progetto di ricerca presso la Nasa, con incarichi di docenza presso l'università di Stanford, California, il Centro di cooperazione internazionale nello spazio, l'università dell'Arizona, l'università di Greenwich, l'università del Rosario, Colombia, l'università statale di Tamilnadu, India; contrattista presso la Scuola superiore di amministrazione del ministero dell'Interno, presso la II Università di Napoli e l'università di Salerno; già direttore dell'Unità di Criminologia ambientale del Dipartimento di Scienze internazionalistiche, del Centro di Politica spaziale del Dipartimento Scienza e Ingegneria dello Spazio) è anche giudice onorario del Tribunale di Napoli. Ora di Scaramella si occupa il pubblico ministero di Roma.

    La notizia sollecita nuovi interrogativi su questo personaggio molto volenteroso che sta ricevendo un'attenzione internazionale. Il primo novembre era a pranzo con Aleksandr Litvinenko, in possesso - dice lui - di informazioni riservate su un piano di eliminazione dei nemici di Putin (Anna Politkovskaja, Boris Berezovskij, lo stesso Litvinenko, Vladimir Bukovskij, Paolo Guzzanti).

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    Scaramella appare al crocevia di informazioni che egli raccoglie non si sa per conto di chi. Ha rapporti con l'intelligence americana. E' introdotto con qualche infiltrato nella comunità ucraina in Italia. Incontra con costanza transfughi dell'intelligence sovietica (Kgb, Fsb, Svr) riparati in Europa. Può contare su cospicue risorse finanziarie sotto l'ombrello di una misteriosa ECPP (Enviromental crime protection program) che egli dice essere "organismo sussidiario dell'organizzazione marittima internazionale dell'Onu".

    Soprattutto, riceve da Paolo Guzzanti - come egli stesso racconta a verbale il 14 ottobre 2005 alla sezione investigativa del commissariato "Dante" di Napoli - un incarico di "delegato alle indagini sulle modalità operative dell'esplorazione estera e dei collegamenti con il terrorismo italiano dei servizi segreti russi (...) In tale qualità, ho avuto rapporti con ufficiali ed ex ufficiali di Kgb e Svr".

    Bene. Autorizzato da questa missione parlamentare, quali sono e devono essere le corrette iniziative di Scaramella? E' la domanda che anche i pubblici ministeri di Napoli si pongono quando se lo vedono davanti per denunciare rischi nucleari, l'imminente arrivo in Italia di barre d'uranio, la possibilità che un'antenna collocata sul Vesuvio possa innescare quattro missili atomici tattici sistemati in un sottomarino nucleare classe "Novembre" della V Squadra della marina sovietica e affondato nel Golfo di Napoli il 10 gennaio 1970. Già detta così sembra una balla. Eppure è la frottola che Scaramella riferisce, senza essere messo alla porta, al direttore della protezione civile Guido Bertolaso, al Sismi, alla prefettura e, con altri dettagli, a tutti i giornalisti che hanno voglia di bersela.



    D'altronde, Scaramella si dà da fare per apparire un uomo in prima linea, costantemente in pericolo, sempre minacciato dal fuoco nemico, sempre a un passo dall'essere liquidato da killer venuti dal freddo. Per rendere credibile questa fanfaluca, il nostro uomo ipotizza che, una mattina all'alba, sul Vesuvio, sia stato bersagliato da una banda di camorristi che proteggeva, per conto degli ucraini cattivi, l'antenna capace di attivare i missili atomici-tattici in fondo al mare del Golfo. Racconta di averla fatta franca per un pelo, anche se l'unico ferito, nella furiosa sparatoria, è un malcapitato guaglione della camorra di Ercolano di nome Vincenzo Spagnolo. Proprio ficcando il naso in questa avventura, i pubblici ministeri di Napoli cominciano a sentire una gran puzza di bruciato.

    Accertano che il piccolo malvivente se ne stava pigramente seduto in macchina a guardia dell'arsenale del clan, nascosto in un capannone abusivo. Come in un'improvvisa folata di vento, si sente investito da una trentina di proiettili. I due guardaspalle di Scaramella, agenti penitenziari fuori servizio, gli scaricano contro due interi caricatori da 16 colpi. Il malcapitato delinquente avvia la sua Peugeot e prova a mettersi in salvo. L'auto viene crivellata di colpi, all'altezza del posto di guida, nel lunotto posteriore. Un proiettile lo ferisce e, ricoverato al "Maresca" di Torre del Greco, il pregiudicato è accusato di tentato omicidio plurimo. Al processo è assolto e si riesce a dimostrare che quel diavolo avrà sulla coscienza tanti peccati, ma non quello di aver voluto uccidere Scaramella. Al contrario, furono le body guard di Scaramella a tentare di eliminarlo dalla faccia della terra e dio solo sa perché.

    La Procura di Napoli è molto incuriosita dalla laboriosità del nostro eroe. Soprattutto dopo il 14 ottobre 2005. Alle 12,30, il professore Mario Scaramella si presenta alla sezione investigativa del commissariato "Dante" della questura di Napoli. Dice: "Sono in rapporti con Aleksandr Litvinenko, colonnello Fsb attualmente a Londra, con Euvgenij Limarev, del Svr, attualmente in Francia, e con ex personale dell'ambasciata ucraina a Roma (...) Sono venuto a conoscenza che un ex ufficiale del Kgb, Aleksandr Talik, unitamente a tale Krok Sena, sono coinvolti in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio ufficio e impiegherebbe armi non convenzionali, in arrivo in queste ore sul territorio italiano provenienti dall'Ucraina. Nell'impossibilità di poter verificare personalmente i fatti, ho informato riservatamente il presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti, che ritengo potenzialmente minacciato. Specifico che le stesse fonti hanno già riferito ai carabinieri di Avellino, un anno fa, della concreta minaccia per la mia persona e le persone con cui lavoro collegata a un'operazione di intelligence dei servizi speciali russi ed ucraini. Minaccia di cui mi parlò Euvgenij Limarev".

    Nello stesso giorno, Scaramella ritorna al commissariato per integrare la sua denuncia. Dice: "L'armamento di guerra in arrivo in Italia serve a un attentato voluto dai servizi di sicurezza russi ed ucraini per minacciare il presidente della commissione Mitrokhin e il sottoscritto. Il colonnello Litvinenko mi ha specificato che gli esecutori sarebbero "mafiosi ucraini legati ai servizi di quei Paesi e tramite questi collegati al terrorismo islamico in Italia, facente capo al movimento Al Qaida"".

    Il giorno dopo, 15 ottobre, Scaramella entra direttamente in questura e, all'ufficio denunce, precisa che le armi, "un lanciagranate Rpg e il relativo munizionamento", sono in arrivo a Napoli "per le ore 7 del giorno successivo, 16 ottobre". E che "allo stato attuale, uno dei due mezzi di trasporto delle armi si troverebbe fermo nella città di Udine". Scaramella deve essere davvero uno stregone delle investigazioni perché, poche ore prima, il furgone ucraino che, settimanalmente, da Leopoli rifornisce gli ambulanti ucraini dei mercati di Teramo, Pescara e Napoli è in panne davanti a una autofficina di Udine. Nella notte il carico viene trasferito su un altro furgone bloccato dalla polizia a Teramo e qui - quale sorpresa - tra le centinaia di colli con indicazioni in cirillico, c'è un unico pacco con caratteri latini e, dentro quel pacco - ohibò - ci sono due granate Rpg, inutilizzabili a meno di non avere un lanciagranate. Curiosamente confezionate con un detonatore inutile a farle esplodere.

    Ora voi penserete che questa bugia dalle gambe cortissime faccia poca strada. Errore. A Teramo è in corso un processo per importazione e detenzione di munizionamento da guerra contro quattro poveri cristi ucraini (tre autisti e uno sfortunato viaggiatore). Come non crederete che nessuno cerca il destinatario delle granate che abita, per nulla impensierito, il suo appartamento di via Nuova Poggioreale, a Napoli (non era il primo a dover finire in prigione?). Come, infine, farete fatica a credere che, mentre a Teramo si processano i poveracci ucraini, a Napoli cominciano indagini contro chi quel traffico d'armi ha svelato. Magari inventandoselo di sana pianta o magari organizzandolo in proprio.

    Mario Scaramella finisce così intercettato (il traffico d'armi è un reato molto grave e lo consente). Le intercettazioni svelano il suo cospicuo ruolo nei lavori della commissione Mitrokhin e la trama dei suoi giochi di prestigio. Nelle carte trasferite a Roma, si può leggere chiaramente qual è la convinzione dei pubblici ministeri di Napoli. Ben collegato con tipacci ucraini, Scaramella organizza le informazioni che raccoglie o sollecita a Litvinenko e Limarev per arrivare a scoprire armi (anche pesanti) che poi fa ritrovare. La scoperta degli arsenali è decisiva per confermare il pericolo che incombe sulla sua vita e su quella del senatore Guzzanti e la minaccia della presenza del Kgb/Fsb in Italia. La manovra gli permette di incassare due crediti: dagli apparati della sicurezza, che vanteranno "brillanti operazioni" e dalla commissione parlamentare, che scoprirà di avere al suo servizio un eroe indomito e quindi di essere sulla buona strada. A questo punto, la procura di Napoli chiede ai nostri due servizi di intelligence: ma questo Scaramella è uno che lavora per voi?

    La risposta del Sisde di Mario Mori è netta: "No". Il Sismi di Nicolò Pollari è, come di consueto, più ambiguo. "Mario Scaramella - scrive Forte Braschi - non è nella pianta organica di questo Servizio, ma non è escluso che in qualche circostanza il Servizio se ne sia avvalso". Fonti molto accreditate della Procura ricordano che tra gli investigatori si formò il sospetto che Scaramella fosse in realtà in rapporti stretti, se non di dipendenza, anche con la Cia e che la sua ECPP potesse essere una società di copertura dell'agenzia di Langley. Comunque sia, dalle conversazioni telefoniche, si comprende che Scaramella è molto attivo nel costruire i dossier "esplosivi" della commissione Mitrokhin. L'uomo concorda i suoi passi con il più autorevole consulente giuridico della commissione, Agostino Cordova, e con il presidente della commissione Paolo Guzzanti. D'altronde, il senatore di Forza Italia non ne fa mistero. Ascoltato al processo di Teramo contro quei disgraziati ucraini, il 9 ottobre scorso, Guzzanti dice: "Confermo che [le informazioni sul progetto di attentato] mi sono state date da Scaramella, Litvinenko e Limarev" (Povero Limarev, a distanza di sole cinque settimane, diventa - per il senatore - da fonte che gli salva la vita, addirittura "un mercenario, architetto di ignobili fabbricazioni"). "Ricordo - aggiunge Guzzanti - che informai il questore e il prefetto di Roma, il comandante generale della Guardia di Finanza, il Sismi (...)". Il senatore si stupisce che "Scaramella sapesse alla perfezione ogni spostamento degli ucraini". Rivela: "Scaramella ha redatto un rapporto segretato che costituisce il quadro politico e pure criminale, se vogliamo, di questa e di altre vicende. Questo rapporto è custodito in una cassaforte del Parlamento ed è stato redatto, insieme, dal dottor Agostino Cordova e dal professor Scaramella. E' esplosivo. Non è stato divulgato perché ci avvicinavamo al periodo della campagna elettorale e non volevo che la commissione Mitrokhin agisse per fini propagandistici. Questo rapporto contiene informazioni compromettenti per un personaggio politico circa il possibile attentato". Se questo dossier è segreto (e segreto è il nome del personaggio politico mandante del progetto di omicidio di Guzzanti e Scaramella), un secondo documento non lo è perché è stato consegnato al procuratore di Roma nel dicembre 2005, ampiamente raccontato dal Giornale di Paolo Berlusconi. Il dossier di 80 pagine sostiene che gli ex presidenti del Consiglio Romano Prodi, Lamberto Dini e Massimo D'Alema, i direttori del Sismi Sergio Siracusa e Gianfranco Battelli hanno "sterilizzato" il dossier Mitrokhin per "vanificarne il contenuto" al fine di coprire "altrui responsabilità politiche" e "non danneggiare una serie di personaggi coinvolti". "A titolo personale" Guzzanti chiede che si verifichino le ipotesi di "omissioni di atti di ufficio", "spionaggio", "procacciamento di notizie riservate", "rivelazione di segreto di Stato". In poco più di un mese, la Procura di Roma liquida l'affare con un'archiviazione.

    E' dal Seicento che raccontiamo le nostre italiche tragedie in giro per il mondo nella forma della commedia. Scaramella non ha voluto interrompere la tradizione. Oggi è in scena al teatro di Londra, protetto in un "turrito castello" addirittura da Scotland Yard che non esclude, per lo sventurato fabricator, un avvelenamento da "polonio 210". Mario Scaramella, si può dire, è l'ultima delle figure comiche che la legislatura berlusconiana ci lascia in eredità.

    L'academic, come lo ha definito ieri la prestigiosa "Reuters", è in buona compagnia di Igor Marini, un facchino dell'ortofrutta di Brescia diventato finanziere internazionale e teste d'eccezione per il Parlamento italiano. Di Pio Pompa, impiegato della Sip diventato alto funzionario dell'intelligence militare esperto in signal intelligence e open sources. Di Rocco Martino, spiantato "carabiniere a cavallo" diventato forse l'artefice, certamente il postino, del dossier farlocco sul riarmo nucleare di Saddam Hussein. Personaggi, comunque, che sono apparsi affidabili - incredibilmente - per il presidente della commissione Telekom Srbija, Enzo Trantino; per il direttore dei servizi segreti Nicolò Pollari; per il presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti, per un accreditatissimo procuratore della Repubblica come Agostino Cordova.

    Ora che sono apparsi i satirici, come sempre quando non si sa di che cosa ridere, s'avanza il dubbio che non si possa ridere di Pompa, Scaramella, Marini, Martino senza ridere di noi stessi.

    Per anni, queste maschere buffe sono state accreditate autorevolmente da istituzioni dello Stato. Le loro gesta sono state tollerate o non smascherate dalle burocrazie della sicurezza (poliziesca e spionistica). I media, senza verificare una sola delle loro "esplosive" informazioni, li hanno ritenute "fonti" solide per scoop di cartapesta. La magistratura le ha avuto sotto gli occhi per anni senza decidersi a dare un taglio alle loro iniziative accertando magari da dove venissero le risorse che quegli sgraziati attori hanno utilizzato a piene mani. Per non parlare dell'opposizione del centro-sinistra, gatto cieco incapace in cinque anni di ricostruire la scena in cui uno spregiudicato centro-destra voleva ingabbiarlo per distruggerne la reputazione. Ridere di Scaramella?


    di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO
    http://www.repubblica.it/2006/11/sez...ella-armi.html

  3. #3
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    Predefinito

    Guzzanti chi? Quello che ha usato come consulente un indagato per traffico d'armi?

    Mi sta bene non fidarsi di Deaglio ma fidarsi di Guzzanti...

  4. #4
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    Predefinito Indagato l'informatore di Guzzanti per la Mitrokin: diffondeva bufale

    Indagato dalla Procura di Napoli, Mario Scaramella. Il fascicolo già spostato a Roma
    Nelle intercettazioni il suo attivismo nel fabbricare i dossier sulle presunte "spie" del Kgb
    Mitrokhin, spunta il traffico d'armi
    Sospettato il consulente di Guzzanti
    Tra gli investigatori si è fatto largo il sospetto che la sua Ecpp
    possa essere una copertura degli stretti rapporti con la Cia




    di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO

    ROMA - Mario Scaramella è sospettato di traffico d'armi. All'inizio di quest'anno, la Procura di Napoli lo ha iscritto per questo reato al registro degli indagati e, subito dopo, ha dovuto interrompere l'inchiesta. Il fascicolo del pirotecnico consulente della commissione parlamentare Mitrokhin è stato consegnato alla Capitale per competenza.

    Nella sua poliedrica attività, infatti, Mario Scaramella ("esperto in materia di Diritto e Sicurezza, incaricato al Research Institute di San Josè, California; autore di un progetto di ricerca presso la Nasa, con incarichi di docenza presso l'università di Stanford, California, il Centro di cooperazione internazionale nello spazio, l'università dell'Arizona, l'università di Greenwich, l'università del Rosario, Colombia, l'università statale di Tamilnadu, India; contrattista presso la Scuola superiore di amministrazione del ministero dell'Interno, presso la II Università di Napoli e l'università di Salerno; già direttore dell'Unità di Criminologia ambientale del Dipartimento di Scienze internazionalistiche, del Centro di Politica spaziale del Dipartimento Scienza e Ingegneria dello Spazio) è anche giudice onorario del Tribunale di Napoli. Ora di Scaramella si occupa il pubblico ministero di Roma.

    La notizia sollecita nuovi interrogativi su questo personaggio molto volenteroso che sta ricevendo un'attenzione internazionale. Il primo novembre era a pranzo con Aleksandr Litvinenko, in possesso - dice lui - di informazioni riservate su un piano di eliminazione dei nemici di Putin (Anna Politkovskaja, Boris Berezovskij, lo stesso Litvinenko, Vladimir Bukovskij, Paolo Guzzanti).

    Scaramella appare al crocevia di informazioni che egli raccoglie non si sa per conto di chi. Ha rapporti con l'intelligence americana. E' introdotto con qualche infiltrato nella comunità ucraina in Italia. Incontra con costanza transfughi dell'intelligence sovietica (Kgb, Fsb, Svr) riparati in Europa. Può contare su cospicue risorse finanziarie sotto l'ombrello di una misteriosa ECPP (Enviromental crime protection program) che egli dice essere "organismo sussidiario dell'organizzazione marittima internazionale dell'Onu".

    Soprattutto, riceve da Paolo Guzzanti - come egli stesso racconta a verbale il 14 ottobre 2005 alla sezione investigativa del commissariato "Dante" di Napoli - un incarico di "delegato alle indagini sulle modalità operative dell'esplorazione estera e dei collegamenti con il terrorismo italiano dei servizi segreti russi (...) In tale qualità, ho avuto rapporti con ufficiali ed ex ufficiali di Kgb e Svr".

    Bene. Autorizzato da questa missione parlamentare, quali sono e devono essere le corrette iniziative di Scaramella? E' la domanda che anche i pubblici ministeri di Napoli si pongono quando se lo vedono davanti per denunciare rischi nucleari, l'imminente arrivo in Italia di barre d'uranio, la possibilità che un'antenna collocata sul Vesuvio possa innescare quattro missili atomici tattici sistemati in un sottomarino nucleare classe "Novembre" della V Squadra della marina sovietica e affondato nel Golfo di Napoli il 10 gennaio 1970.( ) Già detta così sembra una balla. Eppure è la frottola che Scaramella riferisce, senza essere messo alla porta, al direttore della protezione civile Guido Bertolaso, al Sismi, alla prefettura e, con altri dettagli, a tutti i giornalisti che hanno voglia di bersela.



    D'altronde, Scaramella si dà da fare per apparire un uomo in prima linea, costantemente in pericolo, sempre minacciato dal fuoco nemico, sempre a un passo dall'essere liquidato da killer venuti dal freddo. Per rendere credibile questa fanfaluca, il nostro uomo ipotizza che, una mattina all'alba, sul Vesuvio, sia stato bersagliato da una banda di camorristi che proteggeva, per conto degli ucraini cattivi, l'antenna capace di attivare i missili atomici-tattici in fondo al mare del Golfo. Racconta di averla fatta franca per un pelo, anche se l'unico ferito, nella furiosa sparatoria, è un malcapitato guaglione della camorra di Ercolano di nome Vincenzo Spagnolo. Proprio ficcando il naso in questa avventura, i pubblici ministeri di Napoli cominciano a sentire una gran puzza di bruciato.

    Accertano che il piccolo malvivente se ne stava pigramente seduto in macchina a guardia dell'arsenale del clan, nascosto in un capannone abusivo. Come in un'improvvisa folata di vento, si sente investito da una trentina di proiettili. I due guardaspalle di Scaramella, agenti penitenziari fuori servizio, gli scaricano contro due interi caricatori da 16 colpi. Il malcapitato delinquente avvia la sua Peugeot e prova a mettersi in salvo. L'auto viene crivellata di colpi, all'altezza del posto di guida, nel lunotto posteriore. Un proiettile lo ferisce e, ricoverato al "Maresca" di Torre del Greco, il pregiudicato è accusato di tentato omicidio plurimo. Al processo è assolto e si riesce a dimostrare che quel diavolo avrà sulla coscienza tanti peccati, ma non quello di aver voluto uccidere Scaramella. Al contrario, furono le body guard di Scaramella a tentare di eliminarlo dalla faccia della terra e dio solo sa perché.

    La Procura di Napoli è molto incuriosita dalla laboriosità del nostro eroe. Soprattutto dopo il 14 ottobre 2005. Alle 12,30, il professore Mario Scaramella si presenta alla sezione investigativa del commissariato "Dante" della questura di Napoli. Dice: "Sono in rapporti con Aleksandr Litvinenko, colonnello Fsb attualmente a Londra, con Euvgenij Limarev, del Svr, attualmente in Francia, e con ex personale dell'ambasciata ucraina a Roma (...) Sono venuto a conoscenza che un ex ufficiale del Kgb, Aleksandr Talik, unitamente a tale Krok Sena, sono coinvolti in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio ufficio e impiegherebbe armi non convenzionali, in arrivo in queste ore sul territorio italiano provenienti dall'Ucraina. Nell'impossibilità di poter verificare personalmente i fatti, ho informato riservatamente il presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti, che ritengo potenzialmente minacciato. Specifico che le stesse fonti hanno già riferito ai carabinieri di Avellino, un anno fa, della concreta minaccia per la mia persona e le persone con cui lavoro collegata a un'operazione di intelligence dei servizi speciali russi ed ucraini. Minaccia di cui mi parlò Euvgenij Limarev".

    Nello stesso giorno, Scaramella ritorna al commissariato per integrare la sua denuncia. Dice: "L'armamento di guerra in arrivo in Italia serve a un attentato voluto dai servizi di sicurezza russi ed ucraini per minacciare il presidente della commissione Mitrokhin e il sottoscritto. Il colonnello Litvinenko mi ha specificato che gli esecutori sarebbero "mafiosi ucraini legati ai servizi di quei Paesi e tramite questi collegati al terrorismo islamico in Italia, facente capo al movimento Al Qaida"".

    Il giorno dopo, 15 ottobre, Scaramella entra direttamente in questura e, all'ufficio denunce, precisa che le armi, "un lanciagranate Rpg e il relativo munizionamento", sono in arrivo a Napoli "per le ore 7 del giorno successivo, 16 ottobre". E che "allo stato attuale, uno dei due mezzi di trasporto delle armi si troverebbe fermo nella città di Udine". Scaramella deve essere davvero uno stregone delle investigazioni perché, poche ore prima, il furgone ucraino che, settimanalmente, da Leopoli rifornisce gli ambulanti ucraini dei mercati di Teramo, Pescara e Napoli è in panne davanti a una autofficina di Udine. Nella notte il carico viene trasferito su un altro furgone bloccato dalla polizia a Teramo e qui - quale sorpresa - tra le centinaia di colli con indicazioni in cirillico, c'è un unico pacco con caratteri latini e, dentro quel pacco - ohibò - ci sono due granate Rpg, inutilizzabili a meno di non avere un lanciagranate. Curiosamente confezionate con un detonatore inutile a farle esplodere.

    Ora voi penserete che questa bugia dalle gambe cortissime faccia poca strada. Errore. A Teramo è in corso un processo per importazione e detenzione di munizionamento da guerra contro quattro poveri cristi ucraini (tre autisti e uno sfortunato viaggiatore). Come non crederete che nessuno cerca il destinatario delle granate che abita, per nulla impensierito, il suo appartamento di via Nuova Poggioreale, a Napoli (non era il primo a dover finire in prigione?). Come, infine, farete fatica a credere che, mentre a Teramo si processano i poveracci ucraini, a Napoli cominciano indagini contro chi quel traffico d'armi ha svelato. Magari inventandoselo di sana pianta o magari organizzandolo in proprio.

    Mario Scaramella finisce così intercettato (il traffico d'armi è un reato molto grave e lo consente). Le intercettazioni svelano il suo cospicuo ruolo nei lavori della commissione Mitrokhin e la trama dei suoi giochi di prestigio. Nelle carte trasferite a Roma, si può leggere chiaramente qual è la convinzione dei pubblici ministeri di Napoli. Ben collegato con tipacci ucraini, Scaramella organizza le informazioni che raccoglie o sollecita a Litvinenko e Limarev per arrivare a scoprire armi (anche pesanti) che poi fa ritrovare. La scoperta degli arsenali è decisiva per confermare il pericolo che incombe sulla sua vita e su quella del senatore Guzzanti e la minaccia della presenza del Kgb/Fsb in Italia. La manovra gli permette di incassare due crediti: dagli apparati della sicurezza, che vanteranno "brillanti operazioni" e dalla commissione parlamentare, che scoprirà di avere al suo servizio un eroe indomito e quindi di essere sulla buona strada. A questo punto, la procura di Napoli chiede ai nostri due servizi di intelligence: ma questo Scaramella è uno che lavora per voi?

    La risposta del Sisde di Mario Mori è netta: "No". Il Sismi di Nicolò Pollari è, come di consueto, più ambiguo. "Mario Scaramella - scrive Forte Braschi - non è nella pianta organica di questo Servizio, ma non è escluso che in qualche circostanza il Servizio se ne sia avvalso". Fonti molto accreditate della Procura ricordano che tra gli investigatori si formò il sospetto che Scaramella fosse in realtà in rapporti stretti, se non di dipendenza, anche con la Cia e che la sua ECPP potesse essere una società di copertura dell'agenzia di Langley. Comunque sia, dalle conversazioni telefoniche, si comprende che Scaramella è molto attivo nel costruire i dossier "esplosivi" della commissione Mitrokhin. L'uomo concorda i suoi passi con il più autorevole consulente giuridico della commissione, Agostino Cordova, e con il presidente della commissione Paolo Guzzanti. D'altronde, il senatore di Forza Italia non ne fa mistero. Ascoltato al processo di Teramo contro quei disgraziati ucraini, il 9 ottobre scorso, Guzzanti dice: "Confermo che [le informazioni sul progetto di attentato] mi sono state date da Scaramella, Litvinenko e Limarev" (Povero Limarev, a distanza di sole cinque settimane, diventa - per il senatore - da fonte che gli salva la vita, addirittura "un mercenario, architetto di ignobili fabbricazioni"). "Ricordo - aggiunge Guzzanti - che informai il questore e il prefetto di Roma, il comandante generale della Guardia di Finanza, il Sismi (...)". Il senatore si stupisce che "Scaramella sapesse alla perfezione ogni spostamento degli ucraini". Rivela: "Scaramella ha redatto un rapporto segretato che costituisce il quadro politico e pure criminale, se vogliamo, di questa e di altre vicende. Questo rapporto è custodito in una cassaforte del Parlamento ed è stato redatto, insieme, dal dottor Agostino Cordova e dal professor Scaramella. E' esplosivo. Non è stato divulgato perché ci avvicinavamo al periodo della campagna elettorale e non volevo che la commissione Mitrokhin agisse per fini propagandistici. Questo rapporto contiene informazioni compromettenti per un personaggio politico circa il possibile attentato". Se questo dossier è segreto (e segreto è il nome del personaggio politico mandante del progetto di omicidio di Guzzanti e Scaramella), un secondo documento non lo è perché è stato consegnato al procuratore di Roma nel dicembre 2005, ampiamente raccontato dal Giornale di Paolo Berlusconi. Il dossier di 80 pagine sostiene che gli ex presidenti del Consiglio Romano Prodi, Lamberto Dini e Massimo D'Alema, i direttori del Sismi Sergio Siracusa e Gianfranco Battelli hanno "sterilizzato" il dossier Mitrokhin per "vanificarne il contenuto" al fine di coprire "altrui responsabilità politiche" e "non danneggiare una serie di personaggi coinvolti" . "A titolo personale" Guzzanti chiede che si verifichino le ipotesi di "omissioni di atti di ufficio", "spionaggio", "procacciamento di notizie riservate", "rivelazione di segreto di Stato". In poco più di un mese, la Procura di Roma liquida l'affare con un'archiviazione.

    E' dal Seicento che raccontiamo le nostre italiche tragedie in giro per il mondo nella forma della commedia. Scaramella non ha voluto interrompere la tradizione. Oggi è in scena al teatro di Londra, protetto in un "turrito castello" addirittura da Scotland Yard che non esclude, per lo sventurato fabricator, un avvelenamento da "polonio 210". Mario Scaramella, si può dire, è l'ultima delle figure comiche che la legislatura berlusconiana ci lascia in eredità.

    L'academic, come lo ha definito ieri la prestigiosa "Reuters", è in buona compagnia di Igor Marini, un facchino dell'ortofrutta di Brescia diventato finanziere internazionale e teste d'eccezione per il Parlamento italiano. Di Pio Pompa, impiegato della Sip diventato alto funzionario dell'intelligence militare esperto in signal intelligence e open sources. Di Rocco Martino, spiantato "carabiniere a cavallo" diventato forse l'artefice, certamente il postino, del dossier farlocco sul riarmo nucleare di Saddam Hussein. Personaggi, comunque, che sono apparsi affidabili - incredibilmente - per il presidente della commissione Telekom Srbija, Enzo Trantino; per il direttore dei servizi segreti Nicolò Pollari; per il presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti, per un accreditatissimo procuratore della Repubblica come Agostino Cordova.

    Ora che sono apparsi i satirici, come sempre quando non si sa di che cosa ridere, s'avanza il dubbio che non si possa ridere di Pompa, Scaramella, Marini, Martino senza ridere di noi stessi.

    Per anni, queste maschere buffe sono state accreditate autorevolmente da istituzioni dello Stato. Le loro gesta sono state tollerate o non smascherate dalle burocrazie della sicurezza (poliziesca e spionistica). I media[banana], senza verificare una sola delle loro "esplosive" informazioni, li hanno ritenute "fonti" solide per scoop di cartapesta. La magistratura le ha avuto sotto gli occhi per anni senza decidersi a dare un taglio alle loro iniziative accertando magari da dove venissero le risorse che quegli sgraziati attori hanno utilizzato a piene mani. Per non parlare dell'opposizione del centro-sinistra, gatto cieco incapace in cinque anni di ricostruire la scena in cui uno spregiudicato centro-destra voleva ingabbiarlo per distruggerne la reputazione. Ridere di Scaramella?

    (29 novembre 2006)

  5. #5
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    In questa intervista Guzzanti dichiara che Prodi conosceva tante, troppe cose sul sequestro Moro, e che il nome Gradoli era un messaggio che inviò alle BR per metterli in fuga.



    Quindi l'interpellanza di Gerald Batten presso il parlamento europeo nella quale Prodi viene accusato di essere stato una spia del KGB acquista assoluta credibilità.

    quindi le tue fonti sono guzzanti e batten. ma lo sai chi è batten? informarsi prima di postare stupidaggini.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Nostradamus Visualizza Messaggio
    In questa intervista Guzzanti dichiara che Prodi conosceva tante, troppe cose sul sequestro Moro, e che il nome Gradoli era un messaggio che inviò alle BR per metterli in fuga.



    Quindi l'interpellanza di Gerald Batten presso il parlamento europeo nella quale Prodi viene accusato di essere stato una spia del KGB acquista assoluta credibilità.

    Sì, sì, le "fonti" di Guzzanti sono proprio "credibili"

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=305369

  7. #7
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    Prodi spiegasse agli italiani i rapporti che intercorrevano tra la sede moscovita di Nomisma e il prestigioso istituto Plechanov di Mosca.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Nostradamus Visualizza Messaggio
    Prodi spiegasse agli italiani i rapporti che intercorrevano tra la sede moscovita di Nomisma e il prestigioso istituto Plechanov di Mosca.
    Ma secondo voi ha letto qualcosa di quello che si è postato? Io propendo per il no...Guzzanti usasse gli stessi metri di giudizio anche per il suo capetto, sarebbe mooolto più credibile (visto che fin'ora solo panzane ha tirato in ballo)

  9. #9
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    Prodi spiegasse agli italiani i rapporti che intercorrevano tra la sede moscovita di Nomisma e il prestigioso istituto Plechanov di Mosca.
    E insisti pure?
    Vatti a leggere quali sono le "fonti" del tuo eroe...

  10. #10
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    E insisti pure?
    Vatti a leggere quali sono le "fonti" del tuo eroe...
    Quella ‘linea rossa' tra Prodi e Mosca
    Tratto da Il Resto del Carlino - di Lorenzo Sani

    BOLOGNA — Una ‘linea rossa' Bologna-Mosca? Suggestivo, visti i tempi, ma vero. Le suggestioni, però, si fermano qui, alla scoperta di quel canale preferenziale elevato a nobiltà di ‘must' in tonnellate di film sulla Guerra fredda e, più comunemente, del genere spy-story. L'aspetto curioso, ma prendiamolo per carità solo come tale, è casomai un altro: dieci anni fa dal cuore di Bologna si parlava con Mosca, semplicemente alzando la cornetta, non dalla sede del Pci, ma da quella di Nomisma, il centro di ricerche economiche di cui Romano Prodi presiedeva il comitato scientifico. Non è un mistero, anzi, è tutto alla luce del sole. Maggio 1989: l'attuale presidente della Commissione europea, all'epoca numero uno dell'Iri con Enrico Micheli non ancora direttore generale, ma alto dirigente, costituisce, in accordo con l'istituto moscovita di economia Plekhanov, la Mirbis, società mista italo-sovietica che opera sul fronte della formazione e della consulenza, migliorando in questo modo, da una parte l'aspetto didattico e dall'altro la possibilità di creare joint-venture per lo sviluppo di un Paese che guardava ad Occidente sospinto dal vento fresco della Perestrojka. Tanti cavalcarono la stessa onda: un progetto molto simile venne stipulato tra la Bocconi e l'Università di San Pietroburgo, anzi, quello fu anche il primo accordo in tutta l'Unione Sovietica tra due istituti accademici. Ci fu pure un tentativo animato dalla Lega delle Coop, che nel dicembre 1989 diede vita a Sinerghia, altra società a capitale misto in cui figurava l'Edilter, la cooperativa edile bolognese, in seguito finita in liquidazione. Ma anche questa avventura finì presto. Guardando alla contrastata storia sovietica che stava uscendo da settant'anni di gestione pianificata, la fine degli anni Ottanta ha rappresentato una stagione dalle aperture molto più significative di quelle che poi si sono rivelate le reali prospettive. In questo clima e in un panorama che vedeva quotidianamente moltiplicarsi gli accordi commerciali con il mondo occidentale, va inquadrata la vita, tutto sommato breve, dell'esperienza Mirbis. A distanza di due lustri la società esiste ancora — anche se da almeno un biennio non si hanno notizie concrete sulla sua attività — ma dopo innumerevoli passaggi di mano del pacchetto azionario, è ora quasi esclusivamente locale e la partecipazione di Nomisma è veramente irrilevante, così come sono di fatto svanite quelle intuizioni che il 15 maggio 1989 tennero a battesimo il primo corso di formazione destinato a una ventita di alti dirigenti di imprese sovietiche. Mirbis (che è l'acronimo di Moscow International Business School), nel cui capitale Nomisma partecipava al 45 per cento contando però su una rappresentanza paritetica in consiglio d'amministrazione, aveva la sede a Mosca e quella dei corsi a Bologna, in strada Maggiore. Quattro le aree di studio (organizzazione economica comparata, economia industriale, diritto comparato e internazionale, strategie politiche industriali) sulla base di un disegno innovativo, che ha fatto del centro emiliano un riferimento importante per la Russia di Gorbaciov. E il particolare della linea telefonica preferenziale è solo un dettaglio che conferma quanto fosse concreta, per entrambi i partner, l'intenzione di sviluppare le linee di un progetto per l'epoca davvero all'avanguardia. Un piano articolato, seguito con estremo interesse dal Cremlino che il 25 gennaio '90, per un'occasione che altrimenti sarebbe sfuggita all'attenzione della diplomazia, inviò a Bologna la delegazione più importante e rappresentativa tra quelle inviate in Occidente dall'avvento della Glasnost e dal viaggio di Gorbaciov del dicembre '89. Per l'inaugurazione delle due sale convegni di Nomisma Incontri, insieme col vice sindaco di Mosca Evgen Bistrov, docenti universitari, economisti e dirigenti, sbarcò all'aeroporto Marconi, dopo un volo Mosca-Monaco, anche Valentin Pavlov, nemico giurato della Perestrojka, all'epoca ministro delle Finanze e poi primo ministro dal gennaio '91 fino all'agosto dello stesso anno, quando venne arrestato e rinchiuso nel carcere della Matrosskaja Tishinà, perché ritenuto tra gli otto responsabili del fallito colpo di stato contro Gorbaciov. Tra gli aspetti singolari del viaggio, ma soprattutto delle contraddizioni del personaggio Pavlov, c'è la pervicacia con cui l'ex capo del governo caduto in disgrazia aveva sempre osteggiato il cambiamento, arrivando a denunciare un vero e proprio tentativo di golpe economico quando accusò gli imprenditori occidentali di voler portare l'economia sovietica alla rovina. Per sottolineare il concetto un mese prima dell'arresto si oppose all'iniziativa di Gorbaciov volta a ottenere aiuti dai paesi dell'allora G7. Con questo biglietto da visita, allora, che venne a fare Pavlov a Bologna, accompagnato fra l'altro anche Vladimir Sherbakov, ministro del Lavoro e poi vice premier?

    http://ilrestodelcarlino.quotidiano.....2:/1999/10/11

 

 
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