Sembra dunque essersi creata un'insanabile frattura tra le variegate "forze" che compongono il governo sul tema dell'età pensionabile. Tra scaloni e scalini quà si rischia di inciampare e ruzzolatre malamente a terra...
PENSIONI, BONINO CON D'ALEMA «DOBBIAMO TENERCI LO SCALONE»
di Olivia Posani
Unica cosa certa è che la trattativa governo sindacati sul cosiddetto scalone Maroni non riprenderà oggi. Lo ha fatto chiaramente intendere il ministro del lavoro Cesare Damiano puntualizzando però che un incontro dovrebbe esserci in settimana. In attesa della convocazione ufficiale, riprenderanno di sicuro i contatti informali. Qualcuno ipotizza vertici segreti, qualcun altro sostiene che si andrà avanti con incontri bilaterali, lontani da occhi indiscreti, come quelli tenuti dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta nei giorni scorsi. «Per quanto ci riguarda— spiega un sindacalista — torneremo a palazzo Chigi solo quando, grazie a tutto questo lavorio, l'accordo sarà già stato praticamente raggiunto». Dopo la drammatica rottura dello scorso martedì, il lavoro riparte in salita. E non aiuta la feroce polemica provocata dalle dichiarazioni di Massimo D'Alema. Il vice premier non solo ha detto chiaro e tondo che i soldi per abolire lo scalone non ci sono, ha anche sottolineato che non sarebbe comunque giusto utilizzarli per questo fine.
La sinistra-sinistra è insorta. E a creare un solco ancora più profondo tra l'ala radicale e l'ala riformista dell'Unione, ci ha pensato Emma bonino. «Ci dobbiamo tenere lo scalone». Altrimenti, ha sottolineato il ministro, «rischiamo di arrivare al 29 settembre a dire che si aumentano le tasse». E questo perché, spiega, la finanziaria ha già preso impegni per circa 10 miliardi senza considerare lo scalone: «Ma se si aumentano le tasse si comprime la crescita». Resta il fatto che il governo continua a ragionare su un'ipotesi già portata al tavolo di trattativa, ma poi bocciata dalla Ragioneria perché ritenuta troppo onerosa. Ovvero, scalino a 58 anni dal 2008 per l'età minima di pensionamento (contro i 60 previsti dalla riforma Maroni e i 57 attuali), incentivi (si è parlato dell'1 %) a chi rinvia il momento della pensione e poi verifica tra due o tre anni per capire se il meccanismo ha prodotto i risultati sperati o se l'innalzamento dell'età va fatto per legge.
Uno schema del genere otterrebbe anche il via libera della Cgil. Non a caso il numero due della Cisl Pier Paolo Baretta ieri sosteneva che «quella con gli incentivi è l'ipotesi che sta in piedi». Anche perché su questo c'è stata un'apertura di Prodi (in cambio la sinistra radicale è intenzionata ad accettare il gradino dei 58 anni, purché per gli operai si resti a 57). Ma, ricorda Morena Piccinini, segretario confederale della Cgil, la Ragioneria dello Stato e lo stesso ministro Padoa-Schioppa, hanno sbarrato la strada agli incentivi: «Pretendono che diano gli stessi risparmi dello scalone, il che è impossibile». Tuttavia, concorda il segretario confederale della Uil Domenico Proietti, «l'unica via è quella di innalzare l'età su base volontaria nel giro di tre anni: se ciò non dovesse verificarsi subentrerebbe la clausola di salvaguardia che aumenta l'età automaticamente per tutti». Padoa-Schioppa è ovviamente preoccupato perché tocca a lui andare a spiegare a Bruxelles il tipo di operazione che l'Italia intende fare sulle pensioni, sapendo tra l'altro che a marzo la commissione Ue deciderà se chiudere o meno il procedimenti di infrazione contro il nostro Paese per deficit eccessivo. In ogni caso, avvertono i sindacati, se non si trova l’intesa entro un paio di settimane, slitta tutto a settembre perché non si fanno accordi con le fabbriche chiuse.
http://www.radicalimilano.it/public/...ua.asp?id=3614
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