
Originariamente Scritto da
Myrddin-Merlino
Bertinotti in minoranza. Rifondazione più a sinistra
di Fabio Martini
su La Stampa del 21/06/2007
Spiazzato dall’ala dura
Franco Giordano, che sul campo si è oramai guadagnato la piena guida di Rifondazione comunista, lo ha spiegato una volta per tutte a Enrico Letta, che di Prodi è il braccio destro: «Caro Enrico, per noi l’abolizione dello scalone è una questione dirimente, è una questione che si è caricata di un valore simbolico e non possiamo rompere con la nostra gente». Giordano non lo ha detto, ma lo ha fatto capire: se lo scalone prende la forma di tanti scalini, Rifondazione potrebbe essere costretta a trarne le conseguenze. Una posizione netta, ma leggermente diversa da quella concordata il 7 giugno dallo stesso Giordano e dai leader di Verdi, Pdci e Sinistra democratica in un incontro con i segretari di Cgil, Cisl e Uil. In quella occasione Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti - scottati all’indimenticabile “scavalco” subito nel 1998 sulla questione delle 35 ore da parte di Rifondazione - avevano ottenuto dai leader della sinistra radicale una solenne promessa: un’eventuale intesa sulle pensioni tra sindacati e governo non verrà contestato da sinistra. Era il 7 giugno, ma poi è arrivato il 9 giugno, il giorno del flop del sit-in contro Bush organizzato da Rifondazione, in parallelo al corteo dagli ultras che invece ha visto sfilare 20-25.000 persone. Da quel giorno Rifondazione è cambiata, si è radicalizzata e per la prima volta ha cominciato ad emergere una dialettica interna che per mesi era rimasta soffocata.
Una dialettica - che non è ancora scontro - ma che oramai vede il leader carismatico di Rifondazione, Fausto Bertinotti, sostenere una linea strategica diversa da quella di Franco Giordano, che al momento sembra essere maggioritaria nel partito. Ovviamente, dentro il Prc nessuno osa chiamare in causa Fausto Bertinotti, ma la linea divisoria oramai è venuta allo scoperto. Il presidente della Camera - che da un anno ormai non si occupa più della “cucina” di partito - da almeno due mesi si è convinto che Rifondazione da sola non ce la fa più, che per rilanciarla non bastano più i nobili “compagni di strada” della Sinistra europea (i Folena, Tortorella, Fava, Occhetto che domenica scorsa si sono federati col Prc) e che bisogna aver il coraggio di imboccare la strada del «partito unico» della sinistra alternativa. Cominciando a sposarsi subito con la Sinistra democratica di Fabio Mussi, una forza che si richiama al socialismo europeo.
Per Franco Giordano e per gran parte della maggioranza che lo ha eletto segretario (significativamente c’è anche una parte degli ex cossuttiani dell’Ernesto) la strada da seguire un’altra ed è quella della Sinistra europea, la famiglia dei partiti anticapitalisti che oramai ha il suo partito-simbolo nella neonata Linke formata dagli ex comunisti della Ddr di Gregor Gysi e dagli scissionisti della Spd guidati da Oskar Lafontaine, che hanno rotto con la famiglia del socialismo europeo. Soffocata e negata, la dialettica tra le due anime è esplosa in modo plateale sulle colonne di “Liberazione”, il quotidiano del partito.
Per scoprirla basta incrociare le interviste parallele di Alfonso Gianni, vicinissimo a Bertinotti e Walter De Cesaris, vicinissimo a Giordano. Dice Gianni: «Non c’è dubbio che bisogna andare oltre la Sinistra europea, senza un vero rinnovamento rischia di sparire e di non contare nulla». Dice De Cesaris: «Andare oltre la Sinistra europea? Un’idea da contestare in breccia», «se ci piegassimo alle convenienze dell’oggi, faremmo un’operazione opportunistica». Deve restare in campo una forza comunista? Dice Gianni: «Io credo che il tema non sia più quello della rifondazione comunista, ma quello della rifondazione della sinistra».
Dice De Cesaris: «Si vuole fare il funerale del Prc, che invece si dimostra vivo e vegeto».
E oramai la dialettica tra il segretario Giordano e i bertinottiani “puri” del presidente dei deputati Gennaro Migliore sta venendo alla luce del sole, al punto che ieri “Liberazione” doveva pubblicare in prima pagina una polemica lettera di Francesco Ferrara indirizzata - a nome della segreteria - a Piero Sansonetti, in sintonia con Bertinotti: «Il titolo col quale Liberazione apriva il giornale è, secondo noi, sbagliato e fuorviante». Il titolo contestato era “Oltre Rifondazione?” e per la segreteria del Prc «se il giornale non può dare l’orientamento, neanche può dare disorientamento sulla linea».