
Originariamente Scritto da
iL Cane SciOlt0
Ti dico solo una cosa... causa crisi monnezza, dalla Campania sono in arrivo 50.000 tonnellate di rifiuti "trattati" (eufemismo per dire che si tratta delle vostre ecoballe tarocche) ke verranno smaltite negli inceneritori del nord, precisamente in Emilia Romagna. Ancora una volta le regioni settentrionali si accollano l'onere di cavarvi d'impaccio dalla situazione critica nella quale i VOSTRI AMMINISTRATORI vi hanno scaricato.
La mia pia illusione stava nel fatto che, per una volta tanto, le istituzioni e i cittadini del sud si assumessero le loro responsabilità senza correre come bambini sotto la sottana dello stato capitale... ma ovviamente non è andata così.
Quanto alla stagnazione (che è prima di tutto culturale), leggiti un pò questo articolo, in cui un tuo concittadino campano illustra la situazione di Napoli:
NAPOLI - «Guardi che quella dei rifiuti a Napoli non è un’emergenza. È una situazione che dura da cinquant’anni». Pasquale Squitieri, con la schiettezza e l’ironia che lo contraddistinguono, disegna un quadro singolare di quello che sta succedendo in questi giorni a Napoli, sommersa da tonnellate di pattumiera che per essere smaltite prendono la strada della Padania.
«La gestione dei rifiuti, come delle fognature, è un problema che Napoli si porta avanti dal dopoguerra, quando è passata da 350.000 abitanti a 1.100.000 - afferma il regista -. Ed è un problema che non è mai stato affrontato un po’ per la nostra indolenza (che immensi guai ha procurato il nostro carattere!) e un po’ per il disinteresse degli amministratori. Come per la camorra o gli scippi, quella dei rifiuti è una ferita mai operata, sulla quale ogni tanto si mette un cerotto».
Squitieri ha questo di bello: gli poni una domanda e lui parte a raccontarti tutto quello che vorresti sentirgli dire. «Faccio una premessa: quello dei rifiuti è un problema nazionale, del quale ci si dovrebbe occupare a livello ministeriale. Detto questo, a Napoli esplode in maniera più devastante che altrove perché è una città fuori dalla legge: per rendersene conto, basta guardare il traffico, o l’ordine pubblico. Napoli ormai scoppia. Non è una metropoli, è una megalopoli: vive nel caos più totale e nelle contraddizioni più spettacolari. Speravo che Bassolino avesse il polso per gestire una situazione così difficile. Invece lui pensa solo alla direzione del suo partito, come la Jervolino pensa solo alle elezioni europee dell’anno prossimo. Il sindaco è un fantasma, la città è abbandonata a se stessa».
Com’è che i suoi concittadini non la pensano come lei?
«Io ho avuto una fortuna nella vita, avere una madre austriaca. Ho abolito dal vocabolario le parole “speriamo” e “mi raccomando”. Noi dobbiamo p-r-o-g-a-m-m-a-r-e. La vita pubblica, come quella privata, è fatta di programmazione, altrimenti non si ottiene nulla. Che pena leggere che il 70% dei giovani puntano sulla raccomandazione per essere assunti dove vogliono loro, anche se non se lo meritano. Sono morti prima di nascere, sono carne morta all’interno di una società viva. Bisogna cancellare “mi raccomando” e sostituire con “programmo”. A Napoli bisogna programmare come sviluppare il porto, le vie di accesso al mare, il turismo... fissando budget, chi e quanti devono lavorarci. Mandare mille poliziotti che poi stanno tutti intorno a piazza Plebiscito non serve a nulla. Vedo una città in metastasi, invece ognuno deve difendere le sue posizioni politiche o culturali cercando di fare il meglio. Sono disperato per la mancanza di programmazione, che per la verità è un male un po’ di tutta l’Italia. La sinistra? La sinistra crolla perché anch’essa non ha programmi, “spera” e “si raccomanda” ora a D’Alema, ora a Moretti».
E la camorra?
«È un’invenzione, è un contropotere che prende spazio a causa della latitanza dello Stato. Qualsiasi altro ne prenderebbe il posto in queste condizioni. Nel Sud vedo un pullulare di sette, di lobby economiche, di nuove logge massoniche: tutti fenomeni che sfuggono ad ogni controllo».
Tornando al punto di partenza, alla fine a rimetterci sono ancora una volta le regioni del Nord.
«Mi dispiace moltissimo per chi deve subire una sorta di violenza civile, ma purtroppo è così. Come ho mostrato nei miei film, neanche il fascismo è riuscito a gestire bene l’ordine pubblico nel Mezzogiorno. Oggi come allora ci sono isole di talenti, ma sono eccezioni. I pochi perbene hanno paura, non escono più di casa. Pensi che mia sorella, che fa il giudice di pace, è stata scippata 18 volte».