100 giorni contava Francesco. Ed era Aprile. 100 giorni in attesa che il presidente presidentone acconsentisse a un congresso, cinque anni dopo l’ultimo; e che sarebbe stato? Un gesto di liberalità, una galanteria verso un partito che aveva abbozzato anche quando le idee del suo leader parevano poco… fini e un tantino grossolane, onde avvelenate di disarmante modernità: il voto agli immigrati, la fecondazione assistita, l’ingresso nel Ppe.
100 giorni contò Francesco. E poi altri 100, e 100 ancora, mentre il silenzio assordante dei generalini lo convinceva, poco a poco, dell’inutilità di una battaglia interna.
Psico-digressione: La pazienza di Storace verso Fini è una malattia contratta nella giovinezza, il suo più grosso errore, un vizio capace di fargli fare la cosa giusta nel momento sbagliato. Ahimè, leggo che Storace non è più iscritto a un partito che vede ormai tristemente derivare verso il centro: il grande centro, il panta-panta-pantacentro; leggo e penso che avrebbe dovuto dirlo prima quest’addio, magari mentre il suo capo si genufletteva all’idea che il fascismo, e dunque Mussolini, era stato il male, il male assoluto, robaccia da far impallidire il diavolo, il demonio, Stalin, Pol Pot, o qualunque nome gli avevamo finora attribuito. Allora c’era un popolo convinto che Fini era diventato troppo padrone di sé e di An, e dentro al cuore della destra un presidente di tal fatta era ormai un corpo estraneo che lentamente corrodeva.
Ma oggi che la nascita del partito democratico sembra costringere a un’analoga formazione di centro-destra, mi chiedo a che serve aggiungere altre sedie a un tavolo già troppo affollato.
Storace dichiara di voler “restituire una speranza a tantissimi militanti che da tutta Italia la rivendicano spaesati, disorientati, stanchi di svolte continue che ormai non fanno nemmeno più notizia”.
Bene, gli rispondo: sono un figlio ribelle della stagnazione democristiana, dell’ipocrisia della Balena, per di più siculo, focoso, e questa è un aggravante. I miei desideri sono drastici, essenziali, estremi: chiedo a Storace di non occuparsi almeno per un po’, delle tribolazioni dei prodi litiganti. Altre sono le priorità: svuotare il serbatoio di An, ridestare gli accidiosi e gli scontenti, vincere i torpori, far rinascere la Destra.