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    Predefinito mercenario inglese, negriero, massone...chi è?

    Pirata, mercenario, negriero, massone e... Chi è?


    Dopo le varie cerimonie di commemorazione – il 4 luglio ricorreva il bicentenario della nascita - e gli sperticati elogi provenienti dal mondo politico, culturale e dalle più alte cariche dello Stato, è bene ricordare chi sia stato veramente Giuseppe Garibaldi, il tanto acclamato “padre della patria”…
    1) GIUSEPPE GARIBALDI Padre della patria

    2) Gli omaggi delle più alte cariche dello Stato


    1)
    GIUSEPPE GARIBALDI Padre della patria
    Giuseppe Garibaldi ci è stato presentato come l'eroe dagli occhi azzurri, biondo, alto, coraggioso, romantico, idealista; colui il quale metteva a repentaglio la propria vita per la libertà altrui. Non esiste città d'Italia che non gli abbia dedicato una piazza o una strada. Garibaldi non era alto, era biondiccio e pieno di reumatismi, camminava quasi curvo e dovevano alzarlo in due sul suo cavallo. Portava i capelli lunghi, si dice nel sud, perché violentando una ragazza questa gli staccò un orecchio. Questo signore non era un eroe; oggi lo si chiamerebbe delinquente, terrorista, mercenario. Era alto 1,65, aveva le gambe arcuate e curava molto la sua persona. Fra il 1825 ed il 1832 fu quasi sempre imbarcato intraprendendo viaggi nel Mediterraneo. Nel 1833, durante un viaggio a Taganrog ebbe modo di conoscere dei rivoluzionari che lo affascinarono all'idea della fratellanza umana ed universale e all'abolizione delle classi, idee che si rifacevano al Saint Simon. Cominciò, pertanto, a pensare all'idea dell'unificazione italiana da realizzare con l'abbattimento di tutte le monarchie allora dominanti e la fondazione di una repubblica. Accrebbe codesta convinzione quando incontrò Giuseppe Mazzini nei sobborghi di Marsiglia e, affascinato dalle idee del genovese, si iscrisse alla setta segreta "Giovine Italia". Nel dicembre del 1833 si arruolò nella marina piemontese per sobillare e per praticare la propaganda della setta tra i marinai savoiardi. Nel 1834 tentò un'insurrezione a Genova contro il Piemonte; scoperto riuscì a fuggire in Francia. Processato in contumacia a Genova, fu condannato a morte per alto tradimento dal governo piemontese. Nel 1835 fuggì in Brasile, considerato una specie d'Eldorado dagli emigranti piemontesi che in patria non trovavano lavoro, ed erano tantissimi; da lì e dalle altre province del nord, ogni anno un milione di emigranti raggiungevano le terre Sudamericane. Fra i 28 e 40 anni Garibaldi visse come un corsaro ed imitò i grandi pirati del passato assaltando navi, saccheggiando e, come dice Denis Mack Smith a pag. 14 (1) "...si abituò a vedere nei grandi proprietari delle pampas un tipo ideale di persona delle pampas". Al diavolo la lotta di classe! il danaro era più importante - diciamo noi. A Rio de Janeiro si iscrisse alla sezione locale della Giovine Italia. Nel 1836 chiese a Mazzini se poteva cominciare la lotta di liberazione affondando navi piemontesi ed austriache che stazionavano a Rio. Il rappresentante piemontese nella capitale brasiliana rapportò al governo sabaudo che nelle case di quei rivoluzionari sventolava la bandiera tricolore, simbolo di rivoluzione e sovversivismo. Nel maggio del 1837, con i soldi della carboneria, Garibaldi mise in mare una barca di 20 tonnellate per predare navi brasiliane; non a caso fu battezzata Mazzini. Quest'uomo, condannato a morte per alto tradimento e poi pirata e corsaro nel fiume Rio Grande, è il nostro eroe nazionale; anzi, non lo è più! Ora è eroe della nazione Nord. In Uruguay si batteva per assicurare il monopolio commerciale all'Impero Britannico contrastando l'egemonia cattolico-ispanica. Nel 1844, a Montevideo iniziò la sua vera carriera di massone dopo l'iniziazione avuta con l'iscrizione alla Giovine Italia del Mazzini. In Italia i pennivendoli di regime continuano ad osannare le imprese banditesche del pirata nizzardo offendendo la storia e la dignità delle nazioni Sudamericane. L'indignazione della gente è racchiusa in un articolo di un giornale, il Pais che vende 300.000 copie giornaliere e che così si è espresso il 27-7-1995 a pag. 6: "... Garibaldi. Il presidente d'Italia è stato nostro illustre visitante...... Disgraziatamente, in un momento della sua visita, il presidente italiano si è riferito alla presenza di Garibaldi nel Rio della Plata, in un momento molto speciale della storia delle nazioni di questa parte del mondo. E, senza animo di riaprire vecchie polemiche e aspre discussioni, diciamo al dott. Scalfaro che il suo compatriota (ndr, Giuseppe Garibaldi) non ha lottato per la libertà di queste nazioni come (Scalfaro) afferma. Piuttosto il contrario". La carriera massonica di Garibaldi culminò col 33°gr. ricevuto a Torino nel 1862, la suprema carica di Gran Hierofante del Rito Egiziano del Menphis-Misraim nel 1881. Il Grande Oriente di Palermo gli conferì tutti i gradi dal 4° al 33° e a condurre il rito fu mandato Francesco Crispi accompagnato da altri cinque fra massoni. Il mito di Garibaldi finisce quando si apprende che la spedizione dei Mille fu finanziata dalla massoneria inglese con una somma spaventosa di piastre turche equivalenti a milioni di dollari in moneta attuale (2). Con tale montagna di denaro poté corrompere generali, alti funzionari e ministri borbonici, tra i quali non pochi erano massoni. Come poteva vincere Francesco II, se il suo primo ministro, Don Liborio Romano era massone d'alto grado? (3). Appena arrivato a Palermo, Garibaldi saccheggiò il Banco di Sicilia di ben cinque milioni di ducati come fece saccheggiare tutte le chiese e tutto ciò che trovava sulla sua strada. In una lettera Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del pirata nizzardo (4): "…Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene - siatene certo - questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge, e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui, che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa". Ma erano mille i garibaldini? Certamente. Ma ogni giorno sbarcavano sulla costa siciliana migliaia di soldati piemontesi congedati dall'esercito sabaudo per l'occasione dall'altro massone Cavour ed arruolati in quello del generale nizzardo. Una spedizione ben congegnata, raffinata, scientifica, appoggiata dalla flotta inglese ed assistita da valenti esperti internazionali. La massoneria siciliana, da anni, stava preparando la sollevazione e mise a disposizione di Garibaldi tutto l'apparato mafioso della Trinacria. A Bronte (5) fece fucilare per mano di Nino Bixio i contadini che avevano osato "usurpare" le terre concesse agli inglesi dai Borbone. Ecco chi era il vero Garibaldi! Amico e servo dei figli d'Albione, assassino e criminale di guerra per aver fatto fucilare cittadini italiani a Bronte. Il socialismo, l'uguaglianza, la libertà potevano anche andare a farsi benedire di fronte allo sporco danaro e al suo servilismo massonico. Suo fine non era dare libertà alle genti del Sud ma togliere loro anche la vita. Scopo della sua missione fu quello di distruggere la chiesa cattolica e sostituirla con quella massonica guidata da Londra. Garibaldi, questo avventuriero, definiva Pio IX "...un metro cubo di letame" (6) in quanto lo riteneva - acerrimo nemico dell'Italia e dell'unità"(7). Considerava il papa "...la più nociva di tutte le creature, perché egli, più di nessun altro, è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza degli uomini e dei popoli"(8), inoltre affermò che: "...Se sorgesse una società del demonio, che combattesse dispotismo e preti, mi arruolerei nelle sue file" (9). Era chiaro l'obiettivo della massoneria: colpire il potere della chiesa e con esso scardinare le monarchie cattoliche per asservirle ad uno stato laico per potere finalmente mettere le mani sui nuovi mercati, sulle loro immense ricchezze umane, sulle loro ricche industrie, sui loro demani pubblici, sui beni ecclesiastici, sulle riserve auree del Regno delle Due Sicilie, sulle banche. Con la breccia di Porta Pia finì il potere temporale dei papi con grande esultanza dei fra massoni. Roma divenne così capitale d'Italia e della massoneria, come aveva stabilito Albert Pike, designando come suo successore Adriano Lemmi, massimo esponente del Rito Palladio.
    (1) DENIS MACK SMITH: Garibaldi, una grande vita in breve, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1993.
    (2) Intervento di Giulio di Vita, pp. 379-80-81 atti di convegno "La liberazione d'italia nell'opera della massoneria" svoltasi a Torino il 24-25 settembre 1988, Edizioni Bastogi, Foggia, 1990. .
    (3) Bollettino del Grande Oriente del 1867, II, pag. 190.
    (4) DENIS MACK SMITH - Garibaldi, una grande vita in breve, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1993, pag. 285.
    (5) L'eccidio di Bronte così come è raccontato dal garibaldino Cesare Abba nel libro
    (6) G. GARIBALDI - Scritti politici e militari, Ricordi e pensieri inediti, Voghera, Roma, 1907, a cura di Domenico Ciampoli, pp. 523-525.
    (7) G. GARIBALDI - Scritti e discorsi politici e militari, Ed. Cappelli 1935, vol. II, pag. 397. (8) Ivi, Vol. III, Ed. Cappelli, Bologna, 1937, pag. 334.
    (9) opera citata, pag. 664.

    da: "I SAVOIA e il massacro del Sud" di Antonio Ciano, Grandmelò, Roma, 1996.
    Tratto da http://www.brigantaggio.net/briganta...aribaldi01.htm

    2)
    Gli omaggi delle più alte cariche dello Stato
    NAPOLITANO: L'EROE ESPRIME IDEALITÀ ANCORA VIVE Il Parlamento ha celebrato Garibaldi: il 4 di luglio, giorno della nascita, duecento anni fa, dell'eroe dei due mondi, a Roma, prima una solenne cerimonia si è tenuta al Gianicolo. Alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stata deposta deposta una corona presso il monumento dedicato all'Eroe dei Due Mondi, proprio mentre le Frecce Tricolore dell'Aeronautica hanno sorvolato la capitale. Quindi, le celebrazioni sono proseguite al Senato: nell'Aula di Palazzo Madama, sempre alla presenza del Capo dello Stato, si è svolta la solenne cerimonia di commemorazione, introdotta dai saluti del Presidente del Senato, Franco Marini, e del Presidente della Camera, Fausto Bertinotti; hanno preso poi la parola il Sottosegretario Andrea Marcucci, Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni della nascita di Giuseppe Garibaldi e il senatore Valerio Zanone che ha svolto il discorso commemorativo. Giorgio Napolitano ha reso anche omaggio al busto di Giuseppe Garibaldi "restituito" al luogo solenne del Salone Italia di Palazzo Madama e ha detto che la sua figura di Garibaldi non è tanto "una figura del passato storico ma a una espressione di idealità ancora vive della democrazia italiana. Sono molto contento di questa cerimonia e della restituzione del busto di Garibaldi al luogo piu' solenne del Senato". In serata, in 3 diverse piazze della Città, il concerto delle bande centrali dell'Esercito, della Marina Militare e dei Carabinieri. Inoltre, per tutta la giornata del 4 luglio, per iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, i musei e i siti statali sono accessibili gratuitamente. A cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le attività culturali, è stato pubblicato a tutta pagina sui principali quotidiani italiani l'ordine del giorno che l'eroe dei due mondi diffuse da Calatafimi, all'indomani della vittoriosa battaglia. "Soldati della libertà Italiana! - comincia il testo datato 16 maggio 1860 - Con compagni come voi, io posso tentare ogni cosa, e ve l'ho provato ieri portandovi ad una impresa ben ardua, pel numero dei nemici, e per le loro forti posizioni. Io contavo nelle vostre fatali bajonette, e credete che non mi sono ingannato".
    MARINI: ERA UN RIVOLUZIONARIO ENTUSIASTA E DISCIPLINATO
    Il presidente del Senato, Franco Marini, nell'aprire la commemorazione di Giuseppe Garibaldi, in occasione del 200/mo anniversario della nascita, ha parlato di una "straordinaria figura che ha percorso tutto il nostro Risorgimento, fino all'unita' dell'Italia, e che proprio nel lavoro parlamentare ha concluso la sua vita, prima del definitivo ritiro nell'isola di Caprera. La personalità di Garibaldi - ha osservato Marini - è multiforme, come i suoi interessi in molteplici campi, e, soprattutto, come le sue azioni in molte regioni del mondo a sostegno dell'emancipazione e della libertà dei popoli. Forse nessun'altra figura riassume come lui le passioni, gli entusiasmi, le speranze, le idee del primo Ottocento. Garibaldi - ricorda il presidente del Senato - è stato definito, da un autorevole storico 'un rivoluzionario disciplinato'. Mi sembra un'espressione efficace che riassume il suo movimentismo, la sua fede nell'azione, nel fare, con il suo senso radicato delle istituzioni. Lui, repubblicano, che consegna l'Italia meridionale al re Vittorio Emanuele II. Lui che pronuncia il celebre 'Obbedisco' frenando il suo impeto per la liberazione di Roma prima del tempo". Secondo Marini, la figura e l'impegno dell'eroe del Risorgimento "dovrebbero essere riletti, senza pregiudizi ideologici, senza occhiali interessati a parziali verità storiche. Comprendere a fondo Garibaldi - ha sottolineato Marini - vuol dire, infatti, comprendere e amare il nostro straordinario e multiforme Paese, le nostre tante identità locali di Paese non centralista, le nostre diversità culturali, le nostre tradizioni".
    BERTINOTTI: UN EROE PER LA DIGNITÀ DEGLI OPPRESSI
    "L'opera di Giuseppe Garibaldi resta consegnata alla memoria nazionale da un dato di valore: l'aver vissuto l'unità d'Italia non come idea letteraria ma come condizione per l'esistenza di un popolo, per l'affermazione della sua dignità, per la costruzione delle basi materiali del suo sviluppo e del miglioramento delle sue condizioni'". E' quanto ha sostenuto il presidente della Camera Fausto Bertinotti nel suo intervento nell'aula del Senato per le celebrazioni del bicentenario della nascita dell'eroe risorgimentale, insieme al presidente del Senato Franco Marini e alla presenza del Capo dello Stato e di rappresentanti del governo. "La lotta per la causa nazionale – ha sottolineato Bertinotti - è stata per Garibaldi soprattutto lotta per la liberazione dall'oppressione politica e sociale. Per Garibaldi - ha aggiunto il presidente della Camera - il riscatto del popolo e dei lavoratori avrebbe dovuto essere il naturale corollario della condizione di indipendenza. Ha aderito a tutte le battaglie progressiste del suo tempo nell'ottica di un socialismo umanitario alimentato, piuttosto che dagli schemi dell'ideologia, dall'immediata consapevolezza dell'uguaglianza e della pari dignità di tutti gli esseri umani". Secondo Bertinotti, "non è un caso che Garibaldi sia stato in prima fila nelle iniziative per la pace universale, la federazione europea, l'abolizione della pena di morte, l'antischiavismo, il libero pensiero, l'emancipazione femminile". Dopo aver dipinto Garibaldi come "eroe degli oppressi", Bertinotti annuncia che la Camera renderà il "dovuto riconoscimento ospitando una giornata di studio, da promuoversi d'intesa con il comitato nazionale, che potrà concludere l'anno garibaldino. Sarà l'occasione per ricordare come Garibaldi abbia arricchito l'esperienza del Risorgimento italiano di valori etici e politici di portata universale, che hanno unito gli italiani tra loro e il popolo italiano agli altri popoli oppressi del suo tempo e che lo hanno condotto a valicare più volte l'Atlantico per combattere a fianco dei popoli dell'America latina, anch'essi allora impegnati per la democrazia e l'indipendenza. Un messaggio di libertà, giustizia e solidarietà – ha concluso Bertinotti - iscritto nella coscienza nazionale grazie alla testimonianza dello stesso Garibaldi, ma anche di tutti gli italiani che dal suo esempio sono stati guidati perché ne hanno condiviso i sentimenti e le aspirazioni".
    www.garibaldi200.it

    Per approfondire leggi anche: Garibaldi? Un romantico negriero di Angela Pellicciari
    http://www.kattoliko.it/leggendanera...rticle&sid=361 Garibaldi, primo mito radical-chic
    http://www.fattisentire.net/modules....ticle&sid=2087





  2. #2
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    ancora con sto garibaldi?

  3. #3
    Bibidibobidibù
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    basta garibaldi!

    MAZZINI BOIA!

  4. #4
    Vittima del kali yuga
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    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
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    minchia manco le zecche sono così accanite contro chi nel bene e nel male, creò il paese in cui viviamo e da cui partì fra la'ltro la riv. fascista.
    Oppure pensate che il piemonte da solo poteva combinare qualcosa? o la lombardia? ma ve la immaginate al posto della marcia su Roma, la marcia su Gorgonzola? o la marcia su Lodi?

  5. #5
    INSORGERE E' GIUSTO!
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    Lettera di “Peppino” ai meridionali

    Festeggiano me, ma la festa l’hanno fatta a voi.
    Vi scrivo, non per scusarmi con voi, cari italiani del sud, ma per dirvi che oggi sarei con voi. Lo so, questo vi sembrerà strano, ma qui da dove vi scrivo, le cose si vedono più chiare. Mi sembra assurdo, che dopo i danni che vi feci, e quelli ancor più grave che vi fecero in mio nome, oggi dobbiate pagare con le vostre tasse la commemorazione della mia nascita. Sono sempre stato uno spirito ribelle è il fatto di essere nato in una cittadina francese, ma di sentirmi italiano, mi ha un poco confuso le idee, sin da bambino. Forse se fossi nato a Bologna, quindi nato già italiano, con lingua italiana e con cultura italiana, questa fissazione dell’unità statale italiana non mi sarebbe venuta. Ma con i se e con i ma, non si cambiano le cose.
    Certo avrei dovuto riflettere, che uno stato “italiano” non significa automaticamente, il rispetto dell’italianità di tutti i popoli italiani. Ma all’epoca mia, certe cose non si sapevano. Basta solo dirvi che l’italiano mi fu insegnato da un militare napoleonico, e che quindi concepì l’Italia sono in termini giacobini. Uno stato, un popolo, una cultura e vaffanculo 3000 anni di storia, identità, diversità e civiltà, che sono alla base dell’italianità. Una cazzata tremenda, che distruggerà non solo il vostro sud, da quell’epoca per colpa mia, ma con l’avvento dei liberisti e delle loro banche, sta distruggendo tutto il mondo di oggi, ed io, come vi sarà chiaro, non centro. Io fui diverso da tutti quelli che “scesero” nel vostro sud, chi mi precedette volle solo le vostre ricchezze, con me, e dopo di me, vollero anche la vostra anima.
    La mia vita è un romanzo, ma ad ogni capitolo, ve ne renderete conto, c’è la farsa e la tragedia.
    Fui socialista, ma alla fine vi consegnai alla peggiore monarchia, io figlio del popolo vi “vendetti” ad un re figlio di un beccaio[1], (a proposito; perché non fanno l’analisi del DNA è fugano ogni dubbio?) fui anticlericale, ma offrì la mia spada al Papa[2], feci l’unica “unità nazionale” conosciuta, condotta a fil di spada, contro la religione nazionale, ed alla fine mi volevano fare anche santo[3].
    Lottai per darvi terra[4] e giustizia, ma vi consegnai disoccupazione ed emigrazione[5]. Vergogna su di me, che non compresi, vergogna su di me che distrussi la vostra vita per un sogno. Gli italiani non si potevano fare, perché erano già lì, l’Italia non si poteva “creare”, esisteva da sempre. Che vergogna, come uno stupido “leone” confusi lo stato con la nazione, l’identità che esisteva, con una creata a tavolino, distrussi gli antichi valori, costruì i nuovi sfruttamenti. Sapeste ora come mi prendono in giro qui. “Senza italiani che senso ha l’Italia?” Continuano a chiedermi, e sapete una cosa? Me lo chiedo anch’io.
    Prendono in giro me, l’eroe dei due mondi e delle tre tavolette[6], così come mi chiamate voi. Ma soprattutto mi ricordano che l’unico eroe dei due mondi per voi napulitani, è e sarà sempre, solo Maradona.
    Proprio io, proprio io che il fato, mi portò esule nell’altro capo del mondo, vi regalai l’emigrazione, ed oggi che mi rinfacciate la mia giovinezza di corsaro, mercenario e ladro di bestiame, cosa dovrei rispondervi? Avreste voluto che mi fossi aperto un bistrò di banane sulle spiagge brasiliane? Avreste voluto che mi trasformassi in un rivoluzionario da salotto o da internet, come fanno molti di voi?
    Mi dite che sono un ladro di donne, che per vivere trafficai in schiavi[7]? Cosa vi devo rispondere? In guerra ed in amore tutte è permesso ed a me piacquero sia l’avventura che le donne. In questo fui italiano fin nel midollo, ma a me almeno, piacquero le donne, oggi è ancora così per i vostri governanti? Presi e feci, quello che andava preso e fatto, ma pagai anche questo in molti modi, non ultimo, saldai il conto con un orecchio[8].
    Mi accusate di essere un massone? Non lo nego e come potrei, ma non tramai mai nell’ombra, le squadre ed i merletti mi interessarono solo in vecchiaia, ma ai tempi che riguardano voi, erano solo un mezzo per fare la rivoluzione. La mia “squadra” erano i compagni rivoluzionari, i “compassi” li usai solo in funzione dei cannoni. E poi, come direste voi, era di moda.
    Non ero consapevole che quando parlavano dei “migliori dei mondi possibili”, non parlavano per TUTTI, ma solo per loro.
    Cari amici su molte cose sono d’accordo con voi, la storia va riscritta, quei pennivendoli di regime, mi hanno descritto “senza paura e senza macchia”, per farsi belli con la mia storia, perché mangiavano della mia storia, perché quella “storia” faceva comodo ai nostri nemici di sempre, che li pagavano. Dico nostri, perché non potete negare, che nonostante tutto e nonostante i miei errori, il Savoia ed i liberali, non erano miei amici. I piemontesi mi chiamavano sovversivo, i Savoia mi condannarono a morte, i bersaglieri mi spararono[9]….
    Senza paura un corno! Tanta era la paura di fare la stessa fine di Pisacane e dei Bandiera, tanta la paura che quelle navi borboniche ci facessero fuori lì, sul bagnasciuga di Marsala[10], tanta la paura, per come vi difendeste sul Volturno e ancora tanta la paura nel vedere che non potevate essere tutti corrotti dall’oro dei turchi e dell’Inghilterra[11].
    Ma per mia fortuna, l’attacco dei liberisti alle vostre libere e sovrane istituzioni, non iniziò con me e anche i vostri governanti fecero i loro errori. Addirittura il fratello del vostro Re si era venduto.
    Li ingannarono certo[12], ma ingannarono pure me. Io non mentivo quando volevo dare la terra ai contadini, ma i banchieri fecero bene i loro conti, e se da un lato mi diedero armi e logistica per farvi la guerra, dall’altro mi descrissero al mondo come il solito pericoloso socialista e sovversivo, amico del terrorista Bil-Mazzini. Mi usarono, come, usarono tanti altri. Tanti altri, che più di me erano in buona fede e questo non lo potete negare. Ed oggi? Conoscete qualche politicante in buona fede? Avete la libertà di parola, basta che tenete la bocca chiusa. Avete la possibilità di scegliere i vostri rappresentati, basta che li scegliete fra gli eleggibili pre-scelti dai banchieri. Avete l’automobile, ma l’aria irrespirabile.
    Ma, perché c’è sempre un ma, se non avessi “regalato” la vostra patria al Savoia lì a Taverna Catena, e non a Teano[13], Cosa sarebbe successo? Orde di “barbari” senza pensioni e con la pena di morte facile, vi sarebbero venuti a “liberare” dal sottoscritto terrorista antelitteran. Vi risparmiai un’altra guerra, un’altra con cui non avreste neppure conservato l’illusione di essere italiani. Voi mi potreste dire: “potevi lasciar decidere noi?” E come? Cari Napulitani, la democrazia non esiste, è una pia illusione, buona per darvi una scusa atta a sopportare le umiliazioni e i soprusi di chi comanda. Senza la quale dovreste dire a voi stessi che siete uomini senza palle, dei sudditi, degli schiavi. Basta solo ricordarvi quella supercazzola mondiale che fu il pebbliscito d’annessione e quella dittatura trentennale che voi chiamate democrazia bassoliniana.
    Io lottai al di sopra di ogni cosa per la libertà di tutti gli italiani, immaginate come mi debbo sentire oggi, oggi che liberandovi da voi stessi vi consegnai, insieme a tutti gli altri italiani, nelle grinfie degli stranieri. Gli stranieri peggiori, gli stranieri di ogni patria, gli stranieri da ogni legame naturale, di tutti i popoli, i banchieri[14].
    Certo vi debbo ancora i soldi che “presi in prestito” dal Banco di Napoli[15], ma anche se volessi restituirveli, e come è evidente non posso, siete sicuri che quei soldi tornerebbero a voi? Siete sicuri che quei soldi non sarebbero investiti in partitocrazia per dominarvi e sfruttarvi meglio? Non esiste neppure più, il Banco di Napoli. A proposito vi debbo i miei complimenti per aver resistito 140 anni a questo stato di cose. Io non avrei resistito, alla propaganda sistematica sin da bambini, agli otto milioni di spot all’anno, alle ferie, alle comodità, ai vincoli sociali e familiari, alla messa televisiva della domenica. Di nuovo complimenti. Da come i Savoia avevano iniziato e continuato e da come è finita la seconda guerra civile europea, sarebbe stato normale, che vi foste trasformati tutti in “automi consumatori”, ed invece no! Se non eravate quel che siete, se non eravate quegli splendidi italiani che siete, per quel che vi fecero e continuano a fare, a quest’ora la camorra dovrebbe essere, un gioco per bambini. Io me li ricordo i mafiosi ed i camorristi, ci aprirono le porte e ci aiutarono[16], ed in cambio mi chiesero solo di presentargli i nuovi padroni e di avere un poco più di “piccioli”. Brava gente i camorristi, conservatori ed individualisti seri, gente che non cambia facilmente, credetemi le stesse parole che mi disse “tore e crescenzo” a me, le disse Luky Luciano 80 anni dopo agli americani.
    Ma torniamo a noi, vi trovo ancora con tanta energia e voglia di cambiare. Se molti di voi hanno perso la forza dell’indignazione, ancora tanti, ricordano di essere stati un grande popolo, con grande ingegno e civiltà. Civiltà Italiana, di stampo napulitano.
    Ai miei tempi vi direi di fare, preciso preciso, come facemmo noi, assaltate Poggioreale, liberate tutti i criminali, promettetegli la grazia e tanti soldi. Non preoccupatevi delle divise pure noi avevamo solo 130 camice rosse. Se fra di voi ci sarà anche la futura moglie di un primo ministro, ancora meglio[17]. Fatevi dare un paio di aerei da scentology, corrompete i politici milanesi, dite alle banche che non cambierà nulla e partite all’assalto. Appena arrivate a Milano alleatevi con un Don Rodrigo[18] qualsiasi e fatelo sindaco[19], prendete Lapo e fatelo ministro dell’educazione, chiudete le scuole per 5 anni e riapritele con professori vostri, cancellate la Fiat[20] e cospargete sale sulla borsa di Milano. Depredate le loro fabbriche e le loro chiese. Alle loro banche abolite il signoraggio, alle loro industrie vietate il commercio estero, togliete le forniture statali a tutti i loro opifici. Con un poco di coraggio anche Roma sarà vostra, rifate Napoli[21] capitale d’Italia e Roma Caput Mundi e fra 60 anni, le frasi che ascolterete saranno , “le auto come le fanno a Melfi, non le fa nessuno”, “I meridionali? Quelli si che sanno come si lavora”, “la pulizia e la civiltà che c’è a Napoli non c’è da nessuna parte d’Italia”.
    Ma è questo quello che volete? Essere come noi? Ripetere i nostri errori? Usare i vostri fratelli di cultura italiana, come carne di macello dei banchieri? Mentre voi vi togliete gli “schiaffi da faccia”, sappiate che qualcuno a Wall Street si starebbe sbellicando dalle risate. Volete che i “fratelli d’italia” siano figli unici o peggio, figli di…. una Savoia qualsiasi.
    Questi non sono i miei tempi, ed io non so darvi consigli, ma una cosa sola mi preme dirvi, fu anche colpa mia, ma io oggi sarei con voi, con voi perché OGGI non c’è nessun italiano libero e sovrano, con voi perché avete resistito, con voi per una nuova avventura.
    Ed è per questo che sono con voi, perché sognate come me, di cambiare le cose.
    Ed è per questo che sono con voi, perché il vostro sogno non è legato all’ideologia, ma alla vostra terra, alle vostre tradizioni, alla vostra storia e queste cose non si possono ingannare.
    E da lì, dove la fine mi ricongiunse all’inizio, ora so che sono le uniche cose reali.

    Vostro Giuseppe Maria Garibaldi,
    cittadino francese, di cultura social-illuminista multilingue, nazionalità italiana, generale pentito di una rivoluzione infame.

    [1] Si sospetta che il vero re, fosse morto in un incendio quando era ancora in fasce e che venne sostituito con il figlio di un macellaio. Riportato anche da Lorenzo del Boca in “Indietro Savoia”.

    [2] Episodio riportato per ultimo anche dalla rivista Focus, monotematica su Garibaldi.

    [3] Ben diffuse le icone di “Garibaldi Santo” in quel periodo storico. Immagini iconoclastiche riportate anche al museo dell’emigrazione meridionale in america del nord.

    [4] Terra che con l’invasione savoiarda i liberisti dell’epoca “vendettero” agli stessi meridionali, sottraendo capitali a quel nuovo modello economico che seguì l’invasione. Cioè il capitalismo industriale di stampo ideologico liberista. Da notare che il procedimento di vendere agli sconfitti quello che era loro prima di essere sconfitti è un procedimento che si è susseguito ad ogni “liberazione” liberal democratica. Far pagare ai “liberati” i costi della “liberazione”.

    [5] Con l’invasione piemontese del nostro regno, i meridionali per la prima volta nella storia conoscono l’emigrazione. Innanzi alla repressione dei moti popolari anti-liberali la scelta che fu data ai meridionali dell’epoca (ed anche di oggi) è : Briganti o emigranti?

    [6] Tale definizione “delle tre tavolette” venne coniata su Garibaldi dall’On Angelo Manna. Giornalista e storico meridionalista. Riferendosi al parallelo fra il gioco delle “tre carte” (in napoletano le tre tavolette) e l’abilità del Garibaldi a “giocare” su tre tavoli. La massoneria, Il socialismo, e i poteri economici..

    [7] Noti sono i traffici di schiavi condotti da alcuni “mille” nel Mar Giallo.

    [8] Garibaldi tornò dall’america del sud senza un orecchio, come si evince dalle foto riportate nel libro “il saccheggio del sud” del prof Gulì. Il taglio dell’orecchio era nelle americhe del sud, la punizione per gli stupratori o i ladri di cavallo.

    [9] Riferendosi al famoso motivetto: Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba……

    [10] La seconda nave si incaglio e i garibaldini dovettero scaricarla a nuoto.. Le navi meridionali, non poterono fare fuoco in quanto a proteggere lo sbarco dei “mille” c’erano due navi da guerre inglesi (in cerca di una pear Harbur qualsiasi) che si interposero al fuoco.. Marsala come luogo di sbarco venne scelta in quanto era considerata come “protettorato inglese” in quanto per la questione degli Zolfi Marsala era piena di aziende inglesi.

    [11] La spedizione dei mille fu finanziata dall’Inghilterra in piastre d’oro turche.

    [12] Basti ricordare che l’invasione del sud fu effettuata senza nessun rispetto del diritto internazionale, e neppure senza una dichiarazione di guerra. Sino all’ultimo il cugino savoiardo dichiarava la sua “amicizia” al re di Napoli.

    [13] La storiografia risorgimentale dell’italietta savoiarda , considero poco “letterario” l’incontro di Taverna Catena e lo sostituì di un poco di chilometri con Teano.

    [14] Il credito dei banchieri nei confronti dei “pezzentosi” Savoia, da parte dei banchieri, dopo l’invasione del sud, aumentò del 2000%.

    [15] Presi in prestito per il figlio e mai restituiti. Anche Garibaldi “teneva famiglia

    [16] Furono i camorristi con cui i garibaldini ed i liberali si accordarono a fermare i cannoni di Castel Sant’Elmo, pronti a sparare per mandare Garibaldi all’altro mondo, mentre teneva il suo primo discorso ai napoletani “liberati”.

    [17] Fra i Garibaldini c’era la futura moglie di Francesco Crispi.

    [18] Da notare che la “camorra” primo dell’avvento dei Savoia al sud, era semplicemente criminalità locale, così come esisteva in tutt’Europa e che il Manzoni ben ci descrive. Fu il legame fra criminalità e “politica per conto terzi” a determinare la camorra che conosciamo oggi.

    [19] Le prime funzioni di “sindaco” di Napoli non più capitale, ma semplice città di uno stato Savoiardo, fu Liborio Romano. Responsabile anche della polizia e noto camorrista e massone.

    [20] Se si volesse fare un paragone fra le industrie del nord e i poli industriali di Pietrarsa, San Leucio, Castellammare ci sarebbero da fare molte risate “storiche”e cambiare molti libri scolastici.

    [21] La città di Napoli era l’unica in Italia per numero di abitanti, strutture sociali, regie, musei, teatri, università, luoghi di cultura e di culto a poter essere paragonata a qualche capitale Europea. Demograficamente basti ricordare che Napoli era almeno il doppio di Torino e Milano messe insieme.

  6. #6
    OLTRE LA MORTE
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    Per non dimenticare: MAZZINI BOIA

  7. #7
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    sentivamo la mancanza di un altro tread del genere.....

  8. #8
    OLTRE LA MORTE
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    Citazione Originariamente Scritto da Falco Nero Visualizza Messaggio
    sentivamo la mancanza di un altro tread del genere.....

    In effetti ero tentato di aprirne un'altro...

  9. #9
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    In effetti ero tentato di aprirne un'altro...

  10. #10
    OLTRE LA MORTE
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    Citazione Originariamente Scritto da Falco Nero Visualizza Messaggio
    Aspetta che non ho ancora rivelato la sorpresa per i fanz di Mazzini

    MAZZINI STRABOIA!

 

 
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