Dal Manifesto
La dote indiana della Coop: il bilancio sociale è in attivo
Roberto Tesi
C'è in India una cooperativa (di donne) che produce camicie poi vendute in Italia dalla Coop: a parte il prezzo (equo) pagato per la produzione, a quelle donne vengono versati 50 centesimi di euro per ogni capo vendute e parte di quei soldi vanno a costituire un fondo per la dote che le donne indiane debbono portare al momento del matrimonio. E' questo una delle tante «curiosità» che è possibile trovare nel «bilancio sociale» dell'Ancc-Coop presentato ieri.
Certo, le Coop operano nel mercato (in un settore - la grande distribuzione - dove la concorrenza è forte - tanto che l'avventura nella Standa di Berlusconi - non abituato a misurarsi con il mercato concorrenziale - è durata pochissimo) e quindi più di tanto è difficile fare. Pena l'uscita dal mercato. Però la Coop cerca di svolgere al meglio il suo ruolo che è diverso. Non a caso nelle altre imprese l'attenzione è tutta rivolta agli stockhoders, cioè agli interessi degli azionisti, mentre la Coop è attenta al più vasto mondo degli stakeholder, cioè ai portatori di interessi in senso lato. Che sono solo i 6,5 milioni di soci, ma anche i consumatori che contano su prezzi adeguati (nel settore dei prodotti alimentari anche nel 2006 i prezzi Coop sono aumentati della metà rispetto a quanto rilevato dall'Istat).
Ma c'è di più: che si rivolge alla Coop vuole la certezza di prodotti di qualità, di controlli adeguati su tutta la filiera prima della fase distributiva. Altri portatori di interesse sono i lavoratori (l'occupazione anche lo scorso anno è cresciuta molto) per i quali in Coop vige il principio di una formazione permanete. Portatore d'interesse è il territorio: per la valorizzazione dei prodotti locali e delle piccole e medie imprese. Ma c'è di più: portatori d'interesse siamo un po' tutti quando chiediamo alle imprese di non inquinare, di recuperare, di riciclare, di utilizzare energie rinnovabili. E la Coop cerca di farlo: con la raccolta differenziata, installando pannelli fotovoltaici sui tetti dei supermeracti.
In queste condizioni distinguere il bilancio sociale dal conto economico è impossibile: è tutta l'attività che è improntata ai valori sociali, anche qualcuno storce la bocca. Ma non il Forum permanente del terzo settore che ha siglato un «accordo quadro» con l'obiettivo di varare progetti sociali condivisi.


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