Giordano: «No allo scioglimento Nessuna sommatoria d'identità»
di Romina Velchi
su Liberazione del 06/07/2007
In quel di Segni, vicino a Roma, una due giorni di discussione a "porte chiuse" della maggioranza di Rifondazione «Per costruire una prospettiva politica, un impianto da proporre a tutto il partito». In vista del Cpn e del congresso
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. E così ecco Rifondazione capitare in quel di Segni, ex feudo andreottiano alle porte di Roma, per una due giorni a porte chiuse. Lontano, appunto, dai rumori del Palazzo, dagli occhi indiscreti (e cattivi) della stampa, dai guai del governo per una discussione pacata nei toni (l'hotel, dopotutto, si chiama "La pace"), ma certamente non facile. E probabilmente nemmeno definitiva. Se non altro perché il "conclave" si tiene in quella che è ormai una vigilia congressuale, al quale la maggioranza del partito vuole arrivare avendo trovato una dimensione unitaria. E perché la piega che ha preso il dibattito sulle prospettive dell'unità a sinistra richiede un di più di approfondimento, di confronto, di franca discussione.
A Segni ci sono i membri della segreteria, della direzione, dell'esecutivo nazionale, i parlamentari, i segretari regionali e la delegazione di governo. «E' una riunione che facciamo ogni anno - si schermisce il segretario Franco Giordano in una pausa dei lavori - e ci serve per costruire una prospettiva politica, un impianto che poi potremo proporre a tutto il partito» (per la cronaca, la prossima settimana si svolge il Comitato politico nazionale, il "parlamento" di Rifondazione). Ma che sia un appuntamento non facile lo testimonia qualche faccia un po' tesa e qualche battutaccia: «Ma chi l'ha scelto questo posto? E' l'esempio di come siamo noi: disorientati». C'è bisogno di confrontarsi e così praticamente tutti i "convitati" si sono iscritti a parlare.
Si comincia alle quattro del pomeriggio con la relazione del segretario. Giordano traccia un'analisi della situazione del governo. Cita il Dpef come «passo avanti», ma sottolinea che questo esecutivo non ce la fa a fare cose di sinistra. Il compito del Prc può essere, dunque, quello di determinare un «mutamento di paradigma», cioè spingere a sinistra un esecutivo che invece mette sempre l'accento sulla voce risanamento. Ma servono gli strumenti adatti. Perciò, dice Giordano, Rifondazione ha il problema dell'innovazione politico-culturale e dei soggetti coi quali provare a mettere in pratica l'impianto teorico scelto. Da questo punto di vista, la Sinistra europea è un modello che funziona ed è tutt'altro che un ostacolo sulla strada dell'unità a sinistra. Il problema, ribadisce il segretario del Prc, non è sciogliere Rifondazione; né fare una sommatoria di identità. Il problema è creare una rete per dare spazio a nuove forme di rappresentanza. In questa rete, Giordano ci vede, come elementi determinanti i partiti, i movimenti e la «democrazia del pubblico». Tutti e tre devono concorrere a creare la nuova forma di rappresentanza. Lo ribadirà più tardi Ferrero: al governo si possono portare dei risultati se siamo capaci di creare un'interlocuzione positiva con la base, quella che Bertinotti ha chiamato «massa critica». In altre parole, è l'avvertimento, non si può pensare di risolvere le difficoltà dello stare al governo solo lavorando a livello istituzionale.
Siamo d'accordo, dice Giordano, che bisogna accelerare; il processo dell'unità a sinistra è condiviso da tutto il partito. Ma è nello sbocco finale che le posizioni divergono. Per il segretario del Prc (posizione condivisa, per esempio, dal presidente dei senatori Giovanni Russo Spena e da Paolo Ferrero), resta valida l'ipotesi della confederazione (modello Flm); il tutto accompagnato da una «mobilitazione di popolo» e da un rilancio teorico (politico e culturale) per una alternativa di società. Un'ipotesi che resta insufficiente, invece, per Alfonso Gianni (e per Gennaro Migliore), il quale boccia qualsiasi cosa assomigli ad una confederazione, ad un Ulivo di sinistra o ad un aggregato di soggetti autonomi. Per lui ha da essere un soggetto («parlare di partito è prematuro») unitario. Unitario e plurale, culturalmente e anche nella prassi ideale («Mussi non sarà mai uguale a me e te»). Superamento, in quest'ottica, significa che «Rifondazione comunista resta fino a quando nasce il nuovo soggetto».
Discussione pacata e franca. Ma alla fine una decisione andrà presa. Perché «non si può fare finta che il problema non esista: qualcuno ha parlato o no di andare oltre il Prc?». Peppe De Cristofaro preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno: «Stiamo tutti ragionando per trovare una sintesi». E anche Giordano preferisce sottolineare il clima costruttivo e tranquillo, anche se, ironizza, «non so se è giornalisticamente efficace».




Rispondi Citando

