Sulla Stampa è uscito un articolo inosservato in cui un sociologo, Luca Ricolfi,(tra l'altro di area non di destra, anzi) dimostra come i livelli di criminalità che stavano calando da dieci anni ora grazie all'indulto voluto dalla sinistra sono tornati disastrosamente ai livelli alti di dieci anni fa e l'immigrazione è in primo piano nell'aumento della criminalità
Dalla Stampa
ia è giustificato l'allarme dell'opinione pubblica? Mi sono posto questa domanda perché troppe volte, negli ultimi dieci anni, l'opinione pubblica si è mossa - per così dire - in controtendenza rispetto ai fatti. Nell'estate del 2006 - appena insediato il governo Prodi - il ministro dell'Interno Giuliano Amato potè constatare compiaciuto: «I reati sono diminuiti, ma non chiedetemi perché». Era il giorno di Ferragosto del 2006, data in cui tradizionalmente il ministero dell'Interno presenta gli ultimi dati sull'andamento dei delitti. Che da qualche mese i reati stessero finalmente diminuendo non avrebbe dovuto stupire più di tanto, perché allora si era da poco manifestata una certa ripresa economica, e in Italia l'andamento dei delitti segue (inversamente) il ciclo economico: alcuni importanti tipi di delitti aumentano quando l'economia ristagna, calano quando l'economia cresce. E a metà del 2006, da circa un anno, l'economia italiana era finalmente tornata a crescere.
Ma che cosa è successo dopo, ossia dall'estate scorsa a oggi? Qui è più difficile fare affermazioni perentorie, perché i dati ufficiali sono pochi, molto frammentari e scarsamente aggiornati. Però qualcosa si può dire, grazie a diversi tipi di fonti. I delitti totali, secondo i dati provvisori del ministero dell'Interno, erano in diminuzione nel primo semestre del 2006, sono aumentati nel secondo, in un periodo cioè che include interamente i mesi delle scarcerazioni post-indulto (29 luglio 2006). Furti e rapine, in particolare, erano in diminuzione nel primo semestre del 2006 (furti: -5,1%; rapine: -6,9%), ma tornano a crescere nel secondo semestre (furti: +5,7%; rapine: +15,2%). Ancora più netti i dati dell'Associazione bancaria italiana, che presenta oggi a Roma un accuratissimo rapporto sulle rapine in banca, a cura dell'Ossif (Osservatorio Sicurezza Fisica). Elaborandone i dati si può notare che nei 7 mesi pre-indulto, ossia nel periodo gennaio-dicembre 2006, le rapine in banca erano decisamente calanti (-17%), mentre nei 5 mesi post-indulto, ossia nel periodo agosto-dicembre 2006, la tendenza si inverte e si registra un vertiginoso aumento delle rapine (+30,5%). Certo, il ministro della Giustizia Mastella prova a rassicurarci facendo notare che gli indultati recidivi sono «solo» il 12%, senza però rendersi conto dell'autogol. Il 12% di rientri significa anche che l'88% è ancora in libertà, e proprio il fatto che nel giro di pochi mesi ne sia già rientrato ben il 12% indica che il ritmo di rientro è molto alto. L'88% di non rientrati sarebbe un dato confortante se fosse registrato a sette anni dell'indulto, non a sette mesi: a questi ritmi di rientro, quell'88% non segnala la presenza di un esercito di reinseriti nella società, ma l'esistenza - accanto a una quota di redenti - di una imponente riserva di criminalità.
Altrettanto preoccupanti i dati provenienti da fonti ancora più aggiornate, come l'amministrazione penitenziaria e la Polizia di Stato. Nei primi 8 mesi dopo l'indulto il ritmo di crescita della popolazione carceraria è triplicato (sestuplicato nel caso degli stranieri). Analogamente, le persone denunciate all'autorità giudiziaria in operazioni anti-droga stavano diminuendo prima dell'indulto (-11.5%), mentre nei primi 8 mesi post-indulto sono di nuovo in crescita, sia nella componente italiana (+1,4%) sia - soprattutto - nella componente straniera (+10,4%). In breve tutti i dati che via via divengono disponibili disegnano un quadro abbastanza coerente, fatto essenzialmente di tre tasselli. Primo: dopo anni di crescita della criminalità (2001-2005), la ripresa dell'economia (2005-6) aveva innescato un trend di riduzione dei delitti. Secondo: l'indulto ha interrotto e invertito quel trend, favorendo una ripresa della criminalità. Terzo: tale ripresa coinvolge più gli stranieri che gli italiani. Quest'ultimo aspetto è particolarmente triste, perché fino a un anno fa il trend era esattamente quello opposto: la pericolosità relativa degli immigrati, pur restando inaccettabilmente alta (almeno 5 volte quella degli italiani), era comunque in costante diminuzione da un decennio. Ora il rischio è che la crescita dei reati commessi da stranieri finisca per rendere la vita più difficile innanzitutto agli immigrati regolari, che lavorano onestamente, rispettano le leggi, e sono la maggioranza degli immigrati.
Sembra dunque, per una volta, che quotidiani e opinione pubblica ci abbiano preso, e che sia la politica - semmai - che dovrebbe deporre i propri pregiudizi. Già, perché alle volte si dimentica che i pregiudizi non sono solo quelli negativi, o «cattivisti». Esistono anche i pregiudizi positivi, o buonisti. Ad esempio l'idea del ministro della Giustizia, che si rifiuta di riconoscere gli effetti dell'indulto sul tasso di criminalità. O quella del ministro Ferrero, che si ostina ad affermare che gli immigrati non sono più pericolosi degli italiani. Tutti pregiudizi dettati dall'amore, beninteso, ma pur sempre pregiudizi.




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l'indulto voluto dal centrosinistra (con l'eccezione dell'Italia dei valori) che essendo maggioranza di governo se ne assume la responsabilità politica e appoggiato vergognosamente dalla finta opposizione di forza italia e dell'UDC
