Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Viaggio in Russia con il Manifesto

    Ho scoperto questo interessante blog di due giornalisti del manifesto

    http://mir.it/servizi/ilmanifesto/viaggioinrussia/

    Questo è il primo loro intervento

    Il “manifesto” nel rifugio di Lenin

    Cari lettori, da oggi su questo blog inizierà una cronaca di viaggio: due maturi inviati del “manifesto” in marcia (con vari veicoli, s’intende) per un po’ di settimane attraverso gli immensi spazi della Russia, per raccontare - Astrit Dakli con le parole, Mario Dondero con le fotografie - quel che ancora non è del tutto morto della Rivoluzione d’Ottobre nel paese dove essa ha avuto luogo novanta anni fa. Luoghi, simboli, ma soprattutto persone: con le loro opinioni, i loro sentimenti, i loro comportamenti quotidiani, il loro modo di vivere. Non è vero che tutto si è omologato, che tutto è capitalismo, liberismo, dollari McDonald’s e Mercedes: una Russia rimasta legata alla propria storia, una Russia con tracce di comunismo, nel bene e nel male, c’è ancora - o perlomeno si cercherà di trovarla e raccontarla. Lenin è sceso molto tempo fa dalle tribune dove era stato immortalato, ma sotto molti aspetti la Russia non lo ha ripudiato: è rimasta anzi il suo rifugio privilegiato.
    Il frutto vero di questa ricerca sarà un libro, testi e foto, che verrà messo in edicola in ottobre; sul sito web troverete invece una quotidiana (nei limiti del possibile) cronaca - accompagnata da qualche immagine “dietro le quinte” - di quel che fanno e di quel che accade ai nostri viaggiatori: avventure, situazioni, problemi e successi incontrati lungo il viaggio. Anche prima che esso inizi, peraltro: infatti il diario incomincerà da Roma, con i preparativi - tutt’altro che semplici - per la partenza. Quindi ci si trasferirà a Mosca, inizio obbligato (anche per motivi pratici e burocratici, come vedremo). Da lì in poi staremo a vedere che succederà.

  2. #2
    Skinhead Reggae
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    Più che dal simbolo del lavoro, dobbiamo ricominciare dai luoghi di lavoro.
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    Si prosteppa un viaggio molto interessante. Grazie per avercerlo segnalato.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da LeoGanja Visualizza Messaggio
    Si prosteppa un viaggio molto interessante. Grazie per avercerlo segnalato.

    Ci sono già otto puntate.

    Se vi piacciono, posso postarle quando escono.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Ci sono già otto puntate.

    Se vi piacciono, posso postarle quando escono.
    Perche' no?


    Con me (sono un viaggiatore) sfondi una porta aperta...

  5. #5
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    La prima roulette russa, il visto

    Recarsi nella Russia dei Soviet non era facilissimo, lo sanno tutti quelli che ci hanno provato: ottenere un visto d’ingresso per turismo (e non parliamo di altri motivi - lavoro, studio) richiedeva una procedura complicata e strettamente sorvegliata dalle autorità moscovite. E’ la diffidenza dei comunisti verso il libero movimento delle persone, dicevano allora i liberali e gli anticomunisti. Quel che molti oggi non sanno è che più o meno tutto è rimasto tale e quale, anche nella nuova Russia “democratica” e liberista; la differenza principale è che oggi si spende molto di più. Per poter girare liberamente per il paese, fare interviste e fotografie senza violare nessuna legge (in teoria i turisti possono stare solo nei luoghi indicati prima di partire, e fotografare solo poche cose) è necessario un visto giornalistico, accompagnato da una tessera di accreditamento. “Nessun problema, vi prepariamo tutto in cinque giorni”, ci dicono per telefono dall’ufficio competente (il Dipartimento informazione e stampa) del Ministero degli esteri russo. Peccato che vogliano avere lì a Mosca, in originale, i documenti richiesti (foto, lettera del giornale, fotocopie autentiche dei passaporti, ecc.). Dunque bisogna spedire il plico a Mosca con un corriere internazionale. E se il corriere non trova il destinatario (come succede al nostro)? Il plico torna indietro. E si ricomincia con un nuovo corriere. Intanto i giorni passano, arrivano le feste (12 giugno, tre giorni di “festa dell’indipendenza”) in cui si blocca tutto, i giorni di lavoro del corriere non coincidono con quelli del Ministero, l’ansia comincia a crescere: noi abbiamo avviato le pratiche con molto anticipo perché non ci fidavamo dei “cinque giorni” promessi, ma l’ok da Mosca arriva, alla fine, quando mancano solo tre giorni alla partenza. Una corsa al consolato di Roma coi passaporti e i biglietti in mano: la coda è lunghissima, il primo giorno, arrivati un po’ tardi, non si riesce nemmeno a entrare; il secondo, ammaestrati, le cose vanno meglio, ma si scopre che manca una cosa; il terzo, col cuore in gola, si riesce fra preghiere e raccomandazioni a tornare a casa col sospirato visto sul passaporto. Si può partire.

  6. #6
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    E magari, se qualcuno di voi è stato in Russia, può descrivere qui i suoi ricordi del viaggio.

    Facciamo come Chatwin, sulla Via dei Canti.

  7. #7
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    io lo faccio sulla via del Chianti *_*

    ok era orribile

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    E magari, se qualcuno di voi è stato in Russia, può descrivere qui i suoi ricordi del viaggio.

    Facciamo come Chatwin, sulla Via dei Canti.
    Io in URSS feci tre soggiorni. 1968 23 giorni Fiera a Mosca e Leningrado, 1975 7 giorni Mosca, Fiera 1988 6 giorni a Sumy ( Ucraina - cantiere Danieli di Udine )

    Troppi anni fa ? Nel 1988 assistetti ad una specie ammutinamento di operaie di una fabbrica che davano del cretino ed incompetente ai dirigenti della fabbrica stessa in mia presenza ed intanto la pierievocka alias interprete mi
    traduceva tutto come se niente fosse.Capii che il regime era alla fine ed infatti l'anno dopo..........................ma gia' all'areoporto di Mosca.........

    Nel 1968 invece Mosca ....................... nel 1975 qualche miglioramento lo si coglieva.......................................

  9. #9
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    Secondo giorno. I fantasmi di pietra

    Luglio 3rd, 2007 Mattinata splendida a Mosca: temperatura ideale, cielo sereno, fiumi di gente in giro dappertutto. I nostri inviati imparano subito che un cappuccino nella capitale russa non è come a Roma (infatti costa quasi 4 euro), e che i problemi derivanti dalla burocrazia non finiscono mai: la sospirata consegna della tessera di accreditamento del MID (ministero degli esteri) slitterà di “qualche giorno” perché, racconta il peraltro gentilissimo funzionario, “il capufficio sta lasciando il posto e quello nuovo deve ancora insediarsi”. Insomma, tocca aspettare. Nell’attesa, incontriamo il vecchio amico Kolja Bogdanov, che ci accompagnerà per tutto il viaggio e che è il nostro manager, press agent, organizzatore nonché baby sitter (insomma, baby…). Dopo aver prestato un doveroso omaggio a Carlo Marx effigiato davanti al teatro Bolshoj, tentiamo una (prima) visita a un dirigente del Partito comunista russo, che si occupa di politiche agricole e che per telefono ci ha promesso un aiuto per visitare delle fattorie rimaste “collettive”. La visita avviene nel suo ufficio alla Duma (è deputato e vicepresidente di una commissione), dopo severissimi controlli di sicurezza; ma è una visita assai deludente: pochi minuti in tutto, iniziati con un poco incoraggiante “sono occupato facciamo in fretta”, proseguiti con un “abbiamo scritto tutto quel che vi può interessare sulla Pravda di ieri” e terminati con un “allora ok, abbiamo finito, per la visita alla fattoria chiamatemi domani”. Grazie e arrivederci. Il suo assistente è più gentile e cerca perlomeno di scambiare qualche battuta, ma insomma è chiaro che la disponibilità è alquanto limitata - almeno per quanto riguarda il contatto diretto. Niente di diverso dai tempi dell’Urss, da questo punto di vista: il dirigente politico “medio” odiava e odia la discussione, l’esposizione del proprio pensiero; amava e ama il doklad, il rapporto formale fatto di cifre e tabelle, assoluto e indiscutibile, “oggettivo” per definizione anche se magari inventato dall’inizio alla fine. L’incontro merita di essere seguito da una visita al “cimitero delle statue”, cioè il nuovo Museo all’aperto della scultura, dove sono state collocate, tra le altre, molte statue e monumenti dell’epoca sovietica, rimossi negli anni Novanta dalle collocazioni originarie. Primeggia, anche per dimensioni, la gigantesca statua di Felix Edmundovic Dzerzhinskij: il creatore della CeKa, antesignana dei servizi segreti (evolutasi poi in NKVD, GPU, KGB, fino all’attuale FSB) dominava la piazza della Lubjanka - dove appunto sorge la tenebrosa sede della polizia politica - fino all’agosto ‘91; fallito il putsch antigorbacioviano, venne rimossa e portata qui. Poco distanti si trovano le figure del primo capo del governo sovietico Sverdlov, un marmo rosso di Stalin, vari Breznev marmorei, vari bronzei operai muscolosi con grossi martelli e via dicendo. Mario ne è affascinato quasi quanto dalla folla nella metropolitana, e scatta miriadi di foto.

  10. #10
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    Terzo giorno. Intellettuali senza potere

    Luglio 4th, 2007 Una giornata tutta di appuntamenti in giro per la città: un piccolo assaggio del mondo intellettuale moscovita, chiamato con presunzione dal manifesto a pronunciarsi nientemeno che sui legami tra la società russa odierna, stretta fra un capitalismo rampante e uno stato autoritario e paternalista, e gli ideali innovativi della Rivoluzione d’Ottobre, novant’anni più tardi. Il primo incontro è con il critico d’arte Victor Misiano, che proprio di questo tema si sta occupando attraverso una serie di mostre di nuovi artisti. Misiano ci accoglie nel suo studio-negozio in uno dei quartieri più chic della capitale e ci traccia un ritratto folgorante della nuova gioventù russa, accomunata paradossalmente al pionerismo volontarista dei bolscevichi dall’amore per il lavoro, per la produzione - anche se oggi mirata al benessere individuale e non al progresso sociale, il che fa una bella differenza. A poca distanza, dall’altro lato della famosissima piazza Pushkin, la redazione della rivista Novyi Mir, un tempo portabandiera del dissenso intellettuale con Pasternak e Tvardovskij, offre un panorama di gravi difficoltà: mobili cadenti, scale vecchie e fetide, un senso di tristezza. Il suo direttore Andrej Vasilevskij ci spiega come il trait d’union tra vecchia e nuova Russia sia costituito dal “bisogno di giustizia”, intesa come giustizia sociale. Una corsa poi fin davanti alla terrificante nuova cattedrale del Cristo Salvatore (costruita alla fine dell’800, abbattuta da Stalin, ricostruita da Eltsin nel ‘93), dove ha sede l’Istituto di Filosofia dell’Accademia delle scienze e dove il professor Valery Podoroga vede l’eredità del passato soprattutto nell’assenza, nei russi, di una piena comprensione del senso della proprietà individuale (teoria assai interessante). E infine, insieme alla redattrice della rivista letteraria Znamja Larissa Spiridonova, un viaggio fino alla dacia del poeta Andrej Vosnesensky, nei boschi del “villaggio degli scrittori” di Peredelkino. Vosnesensky è uno dei vati della Russia postbellica, insieme a Evtushenko; nonostante i guai fisici che lo affliggono dopo un grave incidente d’auto, pubblica ancora potenti raccolte di poesie e di opere poetico-grafiche, e non risparmia frecciate al potere, ai suoi metodi e ai suoi obiettivi.

 

 

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