C'è una dinamica, prospettata da tempo e ormai sempre più concretamente esperita, che riguarda l'aumento degli allogeni e il loro ruolo all'interno delle nazioni europei ed euro-americane: ossia, la possibilità di un orientamento elettorale contrario agli interessi identitari europei.
L'abbiamo visto in Belgio nelle elezioni dell'ottobre 2006, dove si è notata una polarizzazione etnica, ma anche una sorta di impedimento alla piena vittoria del Vlaams Belang.
Adesso, dopo le elezioni provinciali in Québec nel marzo 2007, tale prospettiva si ripresenta. Se nel 1995 il referendum per l'indipendenza della regione fu perso per pochi voti, adesso il partito indipendentista (le Parti Québecois) si ritrova non solo fuori dal governo, ma anche come sola terza forza politica. Un arretramento notevole, spiegabile anche con la maggiore presenza di elettori allogeni. Gli stranieri sono aumentati, infatti, del doppio rispetto alla metà dello scorso decennio ed ora essi rappresentano circa il 10% dell'elettorato.
Si tratta di un numero ormai molto alto di presenze, le quali reputano l'indipendenza delle terre francofone come inutile, contraria agli interessi economici o... poco interessante. Di conseguenza a vincere, grazie agli stranieri, sono proprio quelle dinamiche globaliste, che porteranno, ad esempio, alla costituzione dell'Unione del Nord America, alla fine delle forme di mercato locali e delle relative culture ed etnie, al perpetuarsi del dominio élitario mondializzato.




Rispondi Citando
