Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    antimperialista
    Data Registrazione
    11 Oct 2006
    Messaggi
    801
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Hamas e la sfida ai regimi arabi filo-occidentali

    AUTORE: Alberto CRUZ
    Tradotto da Gianluca Bifolchi


    Il controllo di Gaza da parte di Hamas ha fatto scorrere fiumi di inchiostro e, con essi, analisi per tutti i gusti dal punto di vista ideologico di ognuno: da quelli che hanno visto l'inizio di un califfato islamico a quelli che credono, in maniera assai più concreta, che il governo di Abbas è l'inizio di un periodo equivalente al regime di Vichy durante l'occupazione nazista della Francia. Tuttavia pochi hanno rilevato ciò che questo significa per i regimi arabi filo-occidentali. Come nei terremoti, l'epicentro ora è a Gaza, ma le repliche non tarderanno a prodursi in altre parti del mondo arabo e, specialmente, nei vicini Egitto e Giordania. Così occorre interpretare la decisione adottata il giorno 18 Luglio dalla sempre inefficace ed inoperante Lega Araba di inviare a Tel Aviv due rappresentanti, proprio di questi paesi che hanno relazioni diplomatiche con Israele, perché "gestiscano il processo di pace" con i palestinesi nella cornice del piano del 2002.

    Durante la guerra della scorsa estate in Libano, e in proporzione al rivelarsi dell'incapacità dell'esercito israeliano di sconfiggere Hezbollah, di fronte alla resistenza dei combattenti di questo movimento politico-militare libanese, le piazze arabe furono lo scenario di massicce manifestazioni in cui gli islamisti si mischiavano senza complessi con i marxisti, e dove le insegne con le fattezze di Hassan Nasrallah facevano da protagoniste insieme a quelle di Che Guevara. In Egitto i Fratelli Musulmani sfilavano insieme alla sinistra del movimento Kefaya; in Giordania il Fronte di Azione Islamica andava gomito a gomito con il Partito Comunista dei Lavoratori. Manifestazioni somiglianti si produssero in tutto il mondo arabo con un solo grido: "Non c'è pace senza giustizia". E con una sola aspirazione: la ritirata di Israele dai territori palestinesi che occupa dal 1967.

    Successivamente sono rimasti i tentativi dei regimi arabi filo-occidentali di guadagnarsi il favore dei propri popoli spolverando risoluzioni (come quella del 2002 che prevedeva il riconoscimento dello stato di Israele in cambio del ritiro totale dai territori occupati) o suggerendo una nuova conferenza internazionale simile a quella che ebbe luogo a Madrid nel 1991 alla fine dell aprima guerra contro l'Iraq dopo l'invasione del Kuwait, e con la quale, di nuovo, si pretendeva di risolvere tutti i problemi del Medio oriente. Dopo di che si è assistito alle timide pressioni di questi regimi sull'ONU perché lavorasse sul problema "dato il livello di risentimento e rabbia [della piazza araba] contro Israele e Stati Uniti", sostenendo che se non si arrivava ad un accordo "l'alternativa era il caos" (1).

    Il caos al quale si riferivano questi regimi non era lo stesso che si augura Condoleeza Rice quando parla di "caos costruttivo" in questo Medio Oriente, secondo i sogni degli imperialisti dai tempi dell'invasione e dell'occupazione neocoloniale dell'Irak del 2003. E' piuttosto il caos a cui si riferiza Mao Tse Tung quando diceva che "al crescere del caos, tanto più ci si avvicina alla soluzione". Una soluzione che i popoli stanno prendendo nelle proprie mani. Questo si va rendendo manifesto in Libano e in Palestina, senza andare troppo lontano. Persino in Iraq, con tutte le sue sfumature quando ci si avvicina alla sua situazione, che non è tanto omogenea come si vuole far credere.

    Nei territori occupati l'occupazione nazistoide di Israele ha convinto i Palestinesi che non ci sono alternative alla resistenza, dopo che tutte le concessioni che hanno fatto agli Israeliani dagli accordi di Oslo non sono servite a niente. Che la mal definita comunità internazionale, cioè gli USA e i loro accoliti europei insieme alla patetica ONU, e la allora inattiva Russia (i componenti del Quartetto), ha sottomesso il popolo palestinese a un assedio per rovesciare il governo legittimo di Hamas che aveva vinto democraticamente le elezioni, e annientando il mito della possibilità di un futuro migliore per la sua gente accettando le regole democratiche e, soprattutto, annientando qualsiasi speranza in un futuro stato indipendente.

    Uno stato indipendente e non servile alle pretese degli imperialisti. Uno stato indipendente e, naturalmente, realizzabile perché attualmente le colonie continuano a crescere e i Palestinesi sono sempre più rinchiusi in riserve di tipo bantustan, e non possono muoversi (non diciamo controllare) che con grande difficoltà nel 55% del territorio della West Bank. Qualcuno riesce a ricordare oggi che tre anni fa la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aya, organo giuridico dell'ONU, emetteva una sentenza che dichiarava la illegalità della costruzione del Muro israeliano su terre palestinesi, ingiungendo al governo israeliano di fermare immediatamente i lavori, esigendo la demolizione delle parti già costruite, la restituzione delle proprietà espropriate ai Palestinesi ed una compensazione appropriata a chi era stato danneggiato?

    No. Tutti hanno rapidamente messo da parte la sentenza. Israele per primo, ma anche la patetica UE che dalla guerra contro la Yugoslavia nel 1999 non ha una politica estera autonoma, ed esercita solo un'ipocrita sottomissione ai progetti dell'imperialismo statunitense. Nessuno ha tirato le briglie ad Israele nelle sue attività storiche in violazione delle risoluzioni ONU (194, 242, 338,...) mentre si esigeva tutto dai Palestinesi. Nessuno ha tirato le briglie ad Israele per le distruzioni, gli omicidi, e l'assedio ad un popolo nella offensiva sviluppata contro Gaza nella pretesa di liberare il soldato Shalit. Ma era questo il vero obiettivo di Israele o si trattava solo di una scusa per un nuovo castigo collettivo contro i Palestinesi, in violazione, come è suo costume, di tutte le norme del diritto internazionale?

    Nessuno ha tirato le briglie al presidente palestinese Abbas mentre ritardava l'implementazione del governo di unità nazionale concordato tra Hamas e Fatah alla Mecca, sotto il patrocinio dell'Arabia Saudita, ufficialmente un accordo, ma in pratica un colpo di stato patrocinato dagli stranieri (i sauditi in questo caso) che forzarono il vincitore a dividere il potere con lo sconfitto alle elezioni.

    Solo un'organizzazione ha cercato di dare un colpo di freno in tutta fretta: la Lega Araba. Ma non a Israele, bensì ai Palestinesi. A Hamas. Lo scorso 16 Giugno, in una riunione urgente dei ministri degli Affari Esteri, aveva detto che non voleva immischiarsi e che non avrebbe optato a favore di alcuna parte, Hamas o Fatah. Ora lo fa chiaramente per Fatah. I regimi reazionari arabi non possono lasciare che Hamas trionfi. Il regime di Mubarak ritiene che l'inflessibile resistenza di Hamas a riconoscere Israele pone una seria ipoteca sulla sua legittimità come leader del mondo arabo, e non bisogna dimenticare che Hamas ha stretti vincoli con i Fratelli Musulmani che, nonostante siano dichiarati illegali e che su di loro si accentua la repressione che ha portato in galera decine dei suoi dirigenti, e a centinaia dei suoi militanti, controllano quasi un quinto del parlamento egiziano. L'Egitto non può accettare un governo di Hamas alle sue frontiere, con l'influenza che esso avrebbe sui Fratelli Musulmani. Questa è stata la grande vittoria di Israele.

    Nei prossimi giorni vedremo come l'opzione giodana sulla Cisgiordania tornerà sul tavolo per dare stabilità ad Abbas e resuscitare il vecchio accordo adottato dal Consiglio Nazionale Palestinese nel 1983 su una confederazione giordano-palestinese, a condizione che i membri di questa siano stati indipendenti. Senza scartare che la Lega Araba possa proporre il dispiegamento di truppe proprie (cioè, di Egitto e Giordania) sotto mandato ONU a Gaza. E' stato Abbas che ha avanzato la proposta nel suo incontro con il presidente Francese Nicolas Sarkozy, il 29 Giugno. Una mossa che ricorda molto quello che fece Karzai in Afghanistan, e Maliki in Iraq, o Siniora in Libano.

    Hamas naturalmente respinge entrambe le proposte. Se ci saranno truppe le tratterà come forze di occupazione, con quello che ne consegue. Ci sono di nuovo altri soggetti che fanno il lavoro sporco di Israele. Come in Libano. Hamas si trova di fronte alla grande sfida di fornire alimenti al milione e mezzo di abitanti di Gaza. Ma i regimi reazionari arabi hanno anche la sfida dei propri popoli, che non intendono assistere inerti alla degradazione di Gaza e all'affamamento dei suoi abitanti. Al momento, una inchiesta del centro di Informazione Palestinese del 3 Luglio dice chiaramente che se si tenessero elezioni nei Territori, come Abbas ha detto di essere disposto a fare, il 51,57% delle popolazione voterebbe per Ismail Haniye e il 38% per Abbas.

    Quanto accaduto a Gaza è direttamente attribuibile ai regimi filo-occidentali arabi, che hanno a loro debito una grande mancanza di credibilità tra le proprie popolazioni e un deciso fallimento nel gestire o nel riportare a galla qualunque accordo di pace, come si è visto con l'insignificante piano del 2002, che si videro obbligati a tirar fuori dall'armadio dopo la vittoria di Hezbollah nella scorsa estate (2).

    E quanto è accaduto a Gaza ha molto a che fare con la situazione in tutto il Medio Oriente. Proprio ora che si commemora il primo anniversario dell'ultima guerra di Israele in Libano, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU va a discutere un rapporto del segretario generale, Ban Ki-Moon, nel quale si danno per valide le tesi di Israele sul transito di armi dalla Siria verso Hezbollah. L'invio di "esperti internazionali" per "supervisionare" la frontiera del Libano con la Siria è sempre più vicino. La tutela internazionale di tipo neocoloniale sul Libano, anche. Come in Afghanistan, Iraq, e la Palestina di Abbas.


    (1) Al Ahram, “Vision for action”, 24-30 agosto 2006.
    (2) Alberto Cruz, "El grito de la calle árabe: sin justicia no hay paz" http://www.rebelion.org/noticia.php?id=36850


    http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=3314&lg=it

  2. #2
    antimperialista
    Data Registrazione
    11 Oct 2006
    Messaggi
    801
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    M’HAMAS O NON M’HAMAS

    La vera posta in palio in Palestina e la trappola ideologica fondamentalismo-laicismo

    Lo scontro frontale scoppiato tra le milizie di Hamas e quella di Fatah rattrista tanti amici della causa palestinese. Il mito di un popolo unito malgrado tutto si è dissolto per sempre. Ciò avrà conseguenze assai durature, non solo riguardo alle prospettive della lotta di liberazione palestinese, ma anche nel composito movimento internazionale di solidarietà. In questi frangenti occorre tuttavia starci con la testa, tentare di capire le ragioni di questa battaglia e quindi decidere chi abbia ragione e chi torto. Alcuni, che certamente ci rimprovereranno questa nostra impostazione «manichea», hanno condannato gli scontri facendo appello all’unità e alla conconcordia. Anche i fratelli del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) hanno adottato questa posizione. Lo scontro virulento non è emerso dal giorno alla notte, ha cause e radici profonde, aveva già avuto dei precedenti negli anni passati. La causa delle cause è che da Oslo in poi al-Fath ha sempre più decisamente puntato a raggiungere per via negoziale un accordo con Israele sulla base dello slogan «due popoli due stati». Sono passati quasi vent’anni, un’intera generazione, e il fallimento di questa strategia è sotto gli occhi di tutti, soprattutto degli stessi palestinesi. I palestinesi non hanno niente, i sionisti invece si sono tenuti tutto, hanno anzi rafforzato le loro posizioni. Costruendo nuovi insediamenti coloniali sionisti nel cuore della Cisgiordania, erigendo un colossale muro di cinta accerchiando i Bantustan palestinesi. Nel frattempo gli Stati Uniti, il grande sponsor di Israele ha aggredito l’Iraq nell’ottica del «Nuovo Medio Oriente» del quale Israele resta la spina dorsale —e in quest’ottica continuano ad armarlo fino ai denti, non senza sostenere la sua spinta aggressiva (Libano 2006). Al-Fatah si è prestato a questo gioco, è anzi stato un attore fondamentale di questo inganno storico «due popoli due stati». Per di più, una volta acquisito il potere nei Bantustan cisgiordani, ha amministrato in una maniera vergognosamente mafiosa, nepotistica, corrotta e anche ferocemente repressiva verso le componenti ostili agli accordi. Non era un segreto per nessuno che i servizi di sicurezza di Abu Mazen, quelli del famigerato uomo forte Dahlan per capirci, hanno strettamente collaborato con quelli sionisti allo scopo di stroncare e decapitare le frazioni radicali e antimperialiste palestinesi.
    Perse le ultime elezioni a vantaggio di Hamas, al-Fath non ha fatto alcuna autocritica, ha anzi usato pro domo sua l’infame embargo dichiarato dalla comunità internazionale allo scopo di ricattare i palestinesi affinchè si pentissero di aver votato per Hamas.
    Il sostegno plateale e fulmineo offerto da Bush e da Olmert ad Abu Mazen dopo che Hamas ha ottenuto il pieno controllo di Gaza è eloquente. Abu Mazen è una loro pedina. Gli islamisti palestinesi, non ha torto, dicono che egli è un fantoccio di Israele e degli americani. Le potenze imperialiste hanno infatti sostenuto non solo la gravissima decisione di Abu Mazen di dimissionare il governo capeggiato da Hamas (il vero casus belli dello scontro in atto). Esse hanno anche ritenuto legittimo il colpo di mano di Abu Mazen con il quale ha formato un nuovo governo che non rappresenta nessuno.
    Le decisioni di Abu Mazen violano apertamente la costituzione palestinesein quanto egli, pur formalmente potendo dimissionare un governo, non può insediarne un altro con atto di’imperio, ovvero senza l’approvazione del Consiglio Legislativo Palestinese (PLC). C’è di più. La Costituzione non da al Presidente, nemmeno ove dichiarasse lo stato di emergenza, di sospendere gli articoli che riguardano l’autorità del governo (Consiglio Legislativo Palestinese) né ha l’autorità di dissolvere o interrompere i lavori del CLP durante il periodo di emergenza (articolo 113). In poche parole se golpe c’e’ stato questo è quello orchestrato per procura da Abu Mazen. Questo va ricordato agli amici nostrani di Abu Mazen, che per confondere le acque la buttano sul piano della democrazia.

    Allo scopo di assicurarsi l’appoggio di americani, israeliani ed europei, Abu Mazen ha denunciato quei paesi stranieri che si immischierebbero negli affari interni palestinesi (leggi: Siria e Iran che stanno con Hamas). Questo e’ proprio il colmo dei colmi! Gli israeliani compiono incursioni unilaterali in terra palestinese quasi ogni giorno, uccidono, bombardano, arrestano, demoliscono, sradicano —il tutto con l’avvallo della vasta schiera degli Stati alleati— e questo sicofante, vero e proprio simbolo e arnese del regime di satrapia e vassallaggio a cui la Palestina è sottoposta, sbraita contro l’ingerenza iraniana e siriana. Ovvero l’ingerenza dei suoi pupari ba bene, quella dei suoi avversari no. L’internazionalismo degli americani è benvenuto, quello persiano sarebbe illegittimo. Siamo alla farsa.

    L’ultima trappola ideologica utilizzata dagli amici e dai simpatizzanti di Abu Mazen-al-Fatah per sostenere il golpe è che esso sarebbe necessario per stroncare il desiderio di Hamas di istituire una dittatura teocratica islamista. E’ la medesima trappola ideologica usata dai fans dell’esportazione bushiana della democrazia per cui non ci sarebbero Resistenze popolari, in Iraq o in Libano, in Afganistan, ma solo movimenti fondamentalisti religiosi per i quali la liberazione nazionale contro gli invasori sarebbe solo un pretesto per edificare regimi teocratici oscurantisti. Tutto fa brodo quando si tratta di camuffare gli scopi reconditi delle potenze imperialiste. Tutto fa brodo quando si tratta di delegittimare le Resistenze, sputtanarle e isolarle. Purtroppo in tanti abboccano. Per loro il mondo è come un teatrino di ombre cinesi. Essi non vedono gli interessi reali in gioco, le aspirazioni concrete e i bisogni, le cause più profonde dei conflitti ma, appunto, solo le loro rappresentazioni immaginarie e spesso alienate. E’ la classica inversione soggetto predicato. I popoli oppressi che combattono per la loro liberazione e che oggi si servono dell’Islam per dare senso storico alla loro lotta (dopo tanti tentativi falliti quali il socialismo, nazionalismo panarabista, ecc.) da soggetti reali diventano ombre, protesi della forma in cui si rappresenta oggi la loro spinta emancipatrice. Il soggetto diventa così la religione, l’islam il demiurgo. Per cui non è che Hamas dia corpo alle aspirazioni palestinesi alla liberazione nazionale e sociale (e per questo dovrebbe essere compresa e sostenuta), Hamas va invece contrastata perché sarebbe anzitutto l’incarnazione di quella diabolica potenza metafisica che è l’Islam. Materialismo storico addio. Addio anche alle sofisticate argomentazioni illuministiche per cui la riforma protestante sarebbe stata, malgrado l’oscurantismo misticheggiante di un Lutero, la rappresentazione religiosa di forze storiche eversive capitalistche, vanno a farsi benedire. Scopriamo che l’analisi storica introspettiva e critica varrebbe solo per noi occidentali, non per gli arabi o gli afgani, che essendo notoriamente dei barbari non meritano la nostra intelligenza e sensibilità.
    Addio Lenin, addio Trotsky, addio Mao. La contraddizione principale non sarebbe più quella tra sfruttati e sfruttatori, tra oppressi e oppressori, tra imperialismo e popoli in cerca di emancipazione. Sarebbe quella tra forze laiche secolariste, e forze clericali oscurantiste e fondamentaliste. Lo scontro principale sarebbe tra democrazia e teocrazia. Al fondo, in una forma politicamente sacralizzata, la battaglia tra il bene e il male. Questa rappresentazione è proteiforme, tentacolare, pervasiva. Copre uno spettro amplissimo che va da Bush e dai nazi-sionisti, fino alle più estreme propaggini della sinistra radicale. Volevate sapere una delle cause della crisi dei movimenti contro la guerra? Eccovela: è che proprio attraverso la sinistra zone ampie di questi movimenti sono precipitate nella trappola ideologica imperiale che la guerra sarebbe guerra tra le civiltà per cui si diventa sordi al grido di aiuto delle resistenze. All’obiezione che non ci sono guerriglieri taliban in Europa, ma soldataglia occidentale in Afganistan, e che occorre dunque fare una scelta di campo tra l’internazionalismo imperialista e il nazionalismo patan, ti rispondono con un’alzata di spalle, né di qua né di là. Al fondo la considerazione è questa: sempre meglio vivere alla nostra maniera, confort e privilegi annessi, che nella pauperitas antimodernista dei taliban.
    Che occorra distinguere le cause materiali e geopolitiche di una guerra dalle sue rappresentazioni ideologiche non significa che questa rappresentazioni non abbiano importanza. Certo che ce l’hanno. Certo che l’Islam è un potente fattore ideologico di mobilitazione, come i diritti umani, la libertà e l’eguaglianza lo sono stati per gli oppressi in occidente. Quello su cui occorre interrogarsi è perché l’Islam sia assurto a grido di battaglia per gli oppressi, mentre la democrazia sia diventata, da principio universalistico emancipatorio, l’inno di guerra dei becchini e dei carnefici americani. Non amiamo nessun fondamentalismo religioso ma una cosa è certa: gli islamisti hanno ragione da vendere quando affermano che la democrazia è diventata la foglia di fico della moderna tirannia imperiale e sionista.
    E’ vero che l’umanità deve scoprire forme nuove, universali e libertarie di emancipazione. Dubitiamo che questa scoperta possa essere compiuta in laboratorio, a prescindere dall’esito della battaglia epocale in corso. Occorre un habitat adeguato affinchè idee nuove possano germogliare. Bisogna che il sollevamento dei popoli oppressi (non quindi un’altro blocco neo-imperialistico, magari sino-russo) distrugga le pretese imperialistiche americane e occidentali affinché l’umanità, e non più solo ristrette minoranze, sia posta concretamente davanti all’urgenza di trovare un’alternativa, a trovare un modello che sappia coniugare libertà ed eguaglianza.
    Anche per questo, malgrado tutto, siamo con Hamas.


    (Notiziario del Campo Antimperialista)
    http://www.antiimperialista.org/

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 19-01-10, 23:40
  2. Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 05-01-10, 21:21
  3. I filo arabi italiani.
    Di Il cittadino X nel forum Politica Estera
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 15-06-07, 21:24
  4. A tutti i filo-occidentali.
    Di Egol nel forum Politica Estera
    Risposte: 29
    Ultimo Messaggio: 08-02-06, 20:06
  5. Baghdad e' caduta: grazie ai regimi arabi
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-04-03, 20:54

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito