La fine della guerra aveva portato con sé non soltanto la fine dei meccanismi che in precedenza erano stati messi in opera per sottrarre liquidità al settore privato (es. collocazioni forzate di titoli pubblici presso banche e privati), ma anche l'immissione di moneta cartacea da parte delle autorità militari alleate, immissioni sulle quali le autorità monetarie italiane non avevano alcun controllo.
A partire dal giugno '43, quando era cominciata l'occupazione delle regioni meridionali, e fino al febbraio 1946, le autorità militari alleate emisero moneta a corso legale (le Allied Military Notes, o «AM-Lire»), utilizzate per il pagamento degli stipendi ai militari e per l'acquisto di beni e servizi nei territori occupati.
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Era chiaro che immissioni di mezzi di pagamento così cospicue non potevano che provocare pressioni inflazionistiche violente. All'inizio l'emissione di AM-Lire venne effettuata senza alcuna contropartita per l'economia italiana, quasi una sorta di imposta fatta gravare sul paese sconfitto, e commisurata di volta in volta al fabbisogno delle truppe occupanti.
Fu soltanto nel marzo 1945 che gli Stati Uniti, seguiti dal Canada, concessero al governo italiano aiuti supplementari (per 140 milioni di dollari) intesi come controvalore (counterpart funds) delle emissioni di AM-Lire. In tal modo almeno parte delle emissioni venne recuperata sotto forma di importazioni.




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