Il crowdsourcing guarda all'universo
di Carola Frediani
12/07/2007 - 13:10
A spirale o ellittica? Oraria o antioraria? Gli astronomi si rivolgono agli utenti internet per catalogare un milione di galassie, tramite il sito GalaxyZoo. Senza ricorrere a volontari online i ricercatori impiegherebbero anni per visionare tutte le immagini.
In un certo senso è come se l'infinitamente piccolo della conoscenza umana, sminuzzata in attività minime e distribuita su migliaia di persone, incontrasse l'infinitamente grande per antonomasia: l'universo, composto da una moltitudine di galassie. Il crowdsourcing – l'outsourcing alle masse internet di attività prima svolte internamente – ha infatti incontrato l'astronomia. Gli scienziati che studiano il cielo si sono appellati ai cybernavigatori per riuscire a catalogare un milione di galassie: e da ieri chiunque può dare il proprio contributo sul sito GalaxyZoo.
L'idea, che nasce dall'università inglese di Portsmouth, gli astrofisici di Oxford e dalla Johns Hopkins University del Maryland, non è del tutto nuova: usare gli utenti internet per svolgere operazioni semplici ma comunque troppo complicate per un computer. Lo stesso principio usato da Amazon con il Mechanical Turk, insomma, ma applicato all'analisi dei corpi celesti e su base gratuita.
In pratica i volontari, una volta registrati sul sito, vengono addestrati a riconoscere alcune caratteristiche delle galassie: se sono fatte a spirale o a ellissi; se quelle a spirale girano in senso orario o anti-orario; se due galassie vicine si stanno unendo e così via. Operazioni relativamente facili, ma per le quali il cervello umano risulta essere, almeno per ora, migliore dell'intelligenza artificiale. Dopo un breve test che verifica la capacità dell'utente di destreggiarsi tra agglomerati di stelle, i volontari possono dunque iniziare a catalogare le diverse fotografie, ricompensati dal fatto di avere modo di guardare immagini dell'universo non ancora vedute da altro occhio umano.
Senza ricorrere al crowdsourcing i ricercatori impiegherebbero anni per visionare tutti gli scatti, effettuati automaticamente da una macchina digitale montata su un telescopio all'osservatorio di Apache Point, New Mexico. Con 10 o 20 mila volontari, invece, il processo potrebbe durare pochi mesi. Le identificazioni delle galassie verranno fatte da più persone e successivamente incrociate per ridurre le possibilità di errore. In caso di giudizi contrastanti su forma o movimento, saranno gli scienziati a verificare. "Siamo nell'era dorata dell'astronomia" ha commentato Bob Nichol, astronomo dell'università di Plymouth. "Abbiamo più dati di quanto possiamo assimilarne e abbiamo bisogno di aiuto". Il catalogo aiuterà i ricercatori a capire come sono nate e come interagiscono le diverse galassie.
In passato ci sono stati altri casi in cui i volontari via internet sono stati utilizzati per dare una mano all'astronomia: da Stardust@home, un progetto della Nasa che doveva setacciare la "polvere di stelle" intercettata dall'omonima sonda, all'ormai storico SETI@home, in cui i volontari offrivano la potenza di calcolo dei computer per individuare segnali radio di extraterresti.
http://www.visionpost.it/index.asp?C=7&I=2070
Io ora lo provo. Mi sembra una cosa molto interessante, no?




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