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    Predefinito Contro Magdi la fatwa dei compagni

    Contro Magdi la fatwa dei compagni
    di RENATO FARINA

    Magdi Allam deve aver sentito una mano di ghiaccio sul collo. Duecento intellettuali, persone gentili, molto cristiane, brave di penna, cattedratici stimati, predicatori di pace, incapaci di fare del male a una mosca, hanno firmato un manifesto contro di lui. Lo sanno che cosa hanno fatto? Hanno la testa, insegnano all'università: si presume di sì. Tutti sanno che contro Allam sono state pronunciate sentenze di morte e c'è intorno a lui un vuoto sociale da macumba, al punto che è il giornalista più blindato del mondo. Tutti sanno meno loro? E allora perché si sono presi la briga di prendere in mano il foglio scritto da un arabista dell'Università Cattolica di Milano, Paolo Branca, e poi pensarci su, quindi metterci la firma, non prima di aver raccomandato l'adesione ad altri? Poi è successo che un tipo serio come Giancarlo Bosetti, ex vicedirettore dell'Unità, collaboratore di Repubblica, l'ha piazzato con enorme solennità sulla sua rivista Reset. Se fosse un foglietto da niente, un sito internet di insulti, sarebbe poca cosa. Ma l'altezza del luogo editoriale da cui si tira questo sputo profumato fa più paura. È un meraviglioso lasciapassare per criminali. Ma dove vive, anche lui? Che razza di crapa hanno queste persone, le quali si prestano a un gioco di società che somiglia a una roulette russa sulla tempia di uno che non la pensa come loro? Magdi, ovvio, si può avversare, criticare, come no, ma da quando in qua si usa sottoscrivere appelli contro un condannato a morte? Qui non è una semplice messa all'indice di un libro ("Viva Israele", Mondadori), ma il rogo per il suo autore, visto come un kamikaze dell'Occidente (lo disegnò in questo modo Vauro con la compiacenza di Michele Santoro ad Anno Zero, Rai 2). Mi vengono in mente due faccende a guisa di precedenti storici antipatici. Gli appelli che circolavano al tempo di Stalin contro i fisici sovietici borghesi, per emarginarli dagli istituti scientifici e poi spedirli nei gulag. Erano inclini a credere alla teoria della relatività di Einstein, poi ci fu il contrordine compagni. I manifesti contro i cultori della linguistica borghese sempre al tempo di Stalin autore del mai abbastanza schifato "La linguistica e il marxismo" (1950). Quella era una pratica sovietica corrente. L'attacco personale, l'individuazione di un caso umano come incarnazione di una malattia ideologica nefasta. Non si attacca un sistema di pensiero, smentendolo con fatti precisi. Questo sarebbe la pratica corrente e legittima. Non è che siccome Magdi ha dei nemici mortali allora nessuno lo può attaccare. Ci mancherebbe. Ma siamo uomini o caporali che radunano una squadra di picchiatori? Stavolta si è individuata una persona e la si è trasformata nell'idea oscena del «giornalismo tifoso». Si piazzano due foto in pagina e gli si costruisce intorno un'intera rivista come un cordone sanitario dove contenerlo e avvilirlo. Viene in mente Luigi Calabresi. L'assalto delle menti che ha preceduto quello dei killer. Bobbio lucida le scarpe del sicario, senza saperlo, senza peraltro neanche accorgersene. Come per distrazione, ah questi intellettuali con la testa tra le nuvole... Tiriamoli giù dal cielo. Scendete, per favore, siete responsabili, siamo responsabili. Naturalmente, l'intenzione non è quella di bucare la pelle, la volontà di far del male non la sospettiamo neanche. Ma come somiglia tutto questo rigirio di fogli e di firme a quanto capitò nel 1971. Anche allora c'era una rivista rispettabilissima: l'Espresso. Allora furono 800 gli intellettuali che in nome della verità e del bene, a difesa della memoria di Giuseppe Pinelli, offrirono agli assassini il movente per agire contro il «commissario torturatore» individuato come il «responsabile della fine» di quell'anarchico: Luigi Calabresi. Ovvio. Le parole contro Magdi sono infinitamente più educate di quelle che a suo tempo furono dirette per abbattere Calabresi. Tra l'altro nessuno degli ottocento - che tuonavano contro il regime democristiano - ha avuto un solo contraccolpo nell'ascesa olimpica ai gradi più alti della vita culturale, politica e dei danèe. C'erano, oltre a Norberto Bobbio, Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Federico Fellini, Giorgio Bocca, Margherita Hack, Tinto Brass amante del sesso solare ma anche dell'accusa infame, Furio Colombo, Paolo Mieli. Questi ultimi hanno chiesto scusa. Mieli in questa occasione ha fatto qualcosa di più, e bisogna riconoscerlo. Insieme con il suo vicedirettore Pierluigi Battista ha schierato il Corriere della Sera a difesa del proprio editorialista e vicedirettore Allam. È un segno molto importante. Ed è interessante per noi notare che tra i firmatari pugnalatori appaiono alcuni maestri del pensiero cattolico progressista, peraltro ascoltatissimi dai vescovi, e sicuramente dotati di apparati mentali possenti. Parlo di Enzo Bianchi, priore di Bose, redattore di un'altra lettera firmata dai vescovi piemontesi utile per silurare la candidatura del patriarca Angelo Scola a presidente della Cei, e di Alberto Melloni. Il primo firma su Repubblica, come primo teologo. Il secondo sul Corriere della Sera, e mantiene il privilegio di non essere citato da Battista tra i firmatari dell'Acthung Banditen! Il direttore di Reset, Bosetti, uomo simpatico e molto popperiano, è uno specialista nel coalizzare intellettuali contro personaggi sotto tiro da parte degli estremisti islamici, offrendo alla loro rozzezza argomenti fini. A Oriana Fallaci dedicò un pamphlet intitolato "Cattiva maestra". Ora si è cimentato con Magdi. Gli dedica un articolo molto positivo, con astuzia getta contro Allam un libro di anni fa. Sarebbe come se Melloni o Enzo Bianchi scrivessero un articolo su Sant'Agostino elogiandone parole e gesta prima della conversione. Un'operazione infida. Infatti Bosetti infilza Magdi in un trafiletto dove lo definisce «un laico dell'Assoluto», un avversario del pluralismo, cultore dell'«ideologia che ha traversato gli ultimi due secoli lasciando uno strascico di morte, di cui è vivo il ricordo». Ehi, ma non eri tu il vicedirettore comunista dell'Unità? Robe da matti. Se permetti, caro Bosetti, tiriamo noi il tuo passato comunista sul tuo presente. Il vizietto dei libelli contro i nemici del popolo dev'esservi rimasto attaccato all'anima. Liberali sì, ma del Volga.
    LIBERO 20 luglio 2007

    La "crociata islamica" del docente di lingua araba
    di ANDREA MORIGI
    Si nasconde sotto le apparenze di una devota invocazione, rivolta ai «carissimi colleghe e colleghi» dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il "j'accuse" contro Magdi Allam. Un mesetto fa, con una letterina rivolta a docenti, ricercatori e accademici vari, il professore di Lingua araba Paolo Branca alza il tiro contro il giornalista egiziano. Ci tiene a distinguere la vicenda personale che lo riguarda da quella che presenta come una levata di scudi a salvaguardia della fede cristiana: «Se si trattasse soltanto di difendermi da pur false e infamanti accuse, non oserei coinvolgervi. Ma purtroppo sia implicitamente l'Istituzione a cui appartengo, ed esplicitamente la Diocesi Ambrosiana, vi sono coinvolte». In pratica, la vicenda è presentata in modo tale da indurre a pensare che chi critica Branca si rende allo stesso tempo colpevole di un attacco contro Santa Romana Chiesa. Va da sé che non reagire comporterebbe un peccato d'omissione. Ma è lo stesso Branca a offrire la via d'uscita per la salvezza dell'anima: «Per chi volesse sottoscriverlo, unisco anche il breve testo di un appello al quale hanno già aderito molti e che ha unicamente lo scopo di proteggere un lavoro serio e paziente (che per quanto mi riguarda è, oltre che una professione, una vera e propria missione che cerco di compiere - pur con tutti i miei limiti - al servizio della Chiesa e della Comunità) da attacchi non solo aggressivi, ma soprattutto ingiusti e controproducenti». Chi firma ricava così l'impressione di partecipare a una crociata per la custodia dei luoghi santi milanesi: l'ateneo di largo Agostino Gemelli e l'episcopio di piazza Fontana. Coloro che non firmano invece - e sono la stragrande maggioranza - ritengono che il testo dell'appello sia ambiguo e ne trova condivisibile soltanto una frase: «Nel suo ultimo libro, Magdi Allam, scrive che le università italiane "pullulano" di docenti "collusi con un'ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all'essenza stessa della nostra umanità"». Una categoria vasta, anche se non ancora così potente da proclamare il boicottaggio delle Università israeliane, come avviene nel Regno Unito. Ma nel 2005 all'Università di Torino, pur invitato dalla professoressa Daniela Santus, il vice ambasciatore di Israele in Italia Elazar Cohen fu contestato dagli estremisti dei centri sociali. E alla prof. Santus non fu espressa nemmeno la solidarietà dal Senato accademico, che la accusò invece di «ingenuità» per non aver fatto entrare i manifestanti in aula. Ma la libertà di espressione è a rischio anche alla Cattolica di Milano, se una cinquantina di suoi appartenenti hanno firmato il commovente appello di Branca. Del resto, vi si propaganda già l'insegnamento dell'arabo - non l'italiano - agli extracomunitari allo scopo, paradossalmente, di facilitarne l'integrazione. Branca, che è il punto di riferimento di quel progetto pedagogico, non ammette critiche sul tema. E non tollera nemmeno, scrive su "Vita", i rilievi mossi sul video prodotto dal Centro Documentazione Mondialità della Diocesi di Milano, destinato agli insegnanti e agli studenti delle scuole lombarde. Magdi Allam, invece, vi scorgeva «un'immagine del tutto idilliaca dell'Islam e dei musulmani» e accusa: «Il filmato ha come principale protagonisti alcuni esponenti dell'Associazione Giovani Musulmani d'Italia collegata all'Ucoii a sua volta espressione ideologica dei Fratelli Musulmani». Ormai si sa. Guai a toccare i fondamentalisti nostrani. Soprattutto se ci si schiera con il loro nemico mortale, Israele.
    LIBERO 20 luglio 2007

  2. #2
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    DilloAdAlice.it n. 228 del 4/07/2007


    Renato Farina è stato radiato nei mesi scorsi dall'Ordine dei giornalisti perché “colpevole” di aver collaborato con il Sismi nell'opera di contrasto al terrorismo islamico. Una vicenda su cui non è ancora detta l'ultima parola, ma che è stata preceduta e accompagnata da un assalto politico e mediatico di virulenza straordinaria, che ha assunto proporzioni tali da ignorare persino il ruolo giocato da Farina nella liberazione di Giuliana Sgrena.
    Anche di questo parla Renato Farina, da un punto di vista strettamente personale, nell'intervista che vi proponiamo di seguito.




    Direttore, sono pochi i giornalisti italiani che hanno subito un linciaggio pubblico come il suo. Anzi, si può parlare di un caso unico: radiato dall'Ordine ed esposto alla gogna mediatica per aver contribuito alla lotta contro il terrorismo islamico. Quali insegnamenti ha tratto da questa vicenda? Cosa è cambiato dentro di lei?

    E' una radiazione illegale, c'è un ricorso e considero la partita ancora aperta. Faccio notare che in Unione Sovietica anche Solgenitzin fu radiato dall'Unione degli scrittori.

    Sono stato travolto da un Vajont, tutto intorno a me è stato demolito in poche ore. Nei giorni peggiori mi sembrava di vivere nel mondo dell'irrealtà, ed è proprio vero che l'essenziale della vita è ciò che resta in fondo quando ti hanno portato via tutto. A un certo punto si fa persino fatica a riconoscersi: per le persone come me il bene più importante è la reputazione, e quando te la portano via ti senti perduto, ti senti un altro. Poi lentamente scopri che qualcosa resta, perchè nonostante i loro sforzi non sono riusciti a togliertela.



    Ed è tanto, quello che è rimasto?

    Sì, penso proprio di sì: la mia famiglia sempre vicina, il mondo di Comunione e Liberazione, il popolo innumerevole della gente comune, quella che incontri per strada tutti i giorni. E gli amici, gli amici che sono rimasti tali nei giorni bui, come Vittorio Feltri e altre personalità, anche giornalisti, che non hanno fatto mancare il segno della loro vicinanza. Ora vedo questo mio Vajont come un momento di purificazione e di “scarnificazione”: si impara davvero a considerare la misericordia come cifra e stoffa culturale della realtà.

    Ciò che dà più fastidio è il giudizio dei tuoi pari grado, è tutto quest'odio che mi è precipitato addosso dalla categoria dei giornalisti mentre la gente-gente mi è vicinissima, dovunque vada. Può sembrare strano, ma gli incontri più numerosi e riusciti li ho avuti proprio in Emilia-Romagna.



    E' riuscito a perdonare?

    Se dicessi che ho perdonato sembrerebbe che voglia farmi bello. Ma se non perdonassi, non sarei un buon cristiano. La mia tensione è verso il perdono, tuttavia sono io che spero di essere perdonato non perché ho fatto del male, ma per aver coinvolto altri nelle mie scelte.

    Non nutro rancore, ma delusione e amarezza sì. E tanta, tanta. Esistono persone che se possono ti portano alla disperazione e alla fame. La realtà del Male esiste, e questa prova me l'ha fatto toccare con mano. Ho visto intorno a me una determinazione quasi demoniaca ad eliminarti che non pensavo fosse possibile.



    Che idea si è fatto dello stato della democrazia italiana?

    Francamente non ho cambiato idea, perchè ho sempre pensato che i giornalisti fossero una categoria sostanzialmente autoreferenziale, sempre più lontana dalla tensione verso il vero. Ma oggi più che mai è necessario un impeto di libertà come spinta prima per cambiare le cose. E se non ci sarà, anche i giornali moriranno.



    Lei ha avuto un ruolo nell'operazione che ha portato alla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, rapita in Iraq. E' uno dei fatti tenuti il più possibile nascosti mentre continuava il massacro contro di lei. Può dirci qualcosa di più?

    Beh, non soltanto nel caso della Sgrena. Ho cercato di contribuire anche in diversi altri casi di persone tenute in ostaggio dai terroristi. Non so quanto sia stato decisivo e importante il mio apporto, di certo c'è stato il salvataggio di un ostaggio, e il direttore del Sismi Pollari ha riconosciuto come autentico il mio impegno.

    Si dovrebbe chiedere alla categoria dei giornalisti italiani, che ha dichiarato guerra contro di me, perché è giusto e buono essere salvati dal Sismi, e invece assistere il Sismi in un salvataggio non lo è. Sarebbe una domanda molto interessante.

    Ma questa è l'Italia: l'unico Paese al mondo ad avere una legge sull'Ordine dei giornalisti, che infatti si sta gemellando - pensi un po' - con la Romania...



    Oggi la cultura cattolica è sotto schiaffo e subisce attacchi da tutte le parti. E' un frutto dei tempi, delle mode culturali, o a suo parere esiste un disegno preordinato? E quanta responsabilità portano gli stessi cattolici?

    C'è anche una colpa dei cattolici che si vergognano di Gesù Cristo e si vergognano di abbracciare i valori cristiani. Ma contro la Chiesa è in atto una battaglia di portata molto ampia, inquietante: in proposito, mi ha sempre colpito una frase premonitrice di Don Giussani, secondo cui sarebbero arrivati tempi di persecuzione. E parlava di persecuzioni dure, in senso cruento. Insomma, insieme al centuplo è garantita anche la persecuzione: ma se non sbaglio è una storia che ha origini lontane e comincia già con l'Ultima Cena...

    Il segno più evidente è l'incrudelirsi contro i Papi, prima con Giovanni Paolo II e oggi contro Ratzinger, visti come l'ultimo argine di Roma contro il ridursi del Cristianesimo a una morale generica e lassista. Un argine che vogliono abbattere con tutti i mezzi.



    Cosa ha lasciato Don Giussani dentro di lei? Quale insegnamento l'accompagna in ogni giorno?

    Don Giussani è la speranza del mattino. Il fatto straordinario è che sia esistito, è il suo essere presente in una maniera capace di suscitare un movimento di speranza permanente, e con esso la certezza che troverà la strada di realizzarsi oltre ogni ostacolo.

    Don Gius è l'energia della libertà.





    Pierluigi Ghiggini

  3. #3
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    manca la citazione di alcuni firmatari.
    perche'?

  4. #4
    a.k.a. tolomeo
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    La crema del cattolicesimo democratico si schiera contro Magdi Allam


    C’è dentro di tutto nell’appello di Reset
    contro Magdi Allam e firmato da oltre
    duecento intellettuali. Il mensile di Giancarlo
    Bosetti si è inventato un nuovo format,
    il “resettismo”, cioè se l’islam moderato non
    esiste, io me lo invento. La “messa all’indice”
    di Allam, come l’ha correttamente definita
    Pierluigi Battista sul Corriere della sera,
    l’attacco ad personam al giornalista arabo
    sotto scorta da quando su Repubblica
    svelò la guerra contro gli ebrei propagata
    dalla moschea di Roma, è sostenuta da numerosi
    intellettuali cristiani à la page e da
    rappresentanti del cattolicesimo democratico.
    Si va da Agostino Giovagnoli, storico alla
    Cattolica di Milano, Alfredo Canavero
    che scrive per Avvenire, Guido Formigoni,
    studioso di cattolicesimo, fino al monaco
    Enzo Bianchi, che confeziona cristianesimo
    pret-à-porter e parla di “un solo Dio, molti
    modi per dirlo”. Ci sono anche Massimo Jevolella,
    autore di “Le radici islamiche dell’Europa”,
    e Alberto Melloni, lo studioso
    giovanneo che pensa che la chiesa cattolica,
    oltre che con il mondo, possa conciliarsi anche
    con i Fratelli musulmani. E ancora l’ebraista
    Paolo De Benedetti, a cui la rivista
    bazoliana Humanitas ha dedicato una monografia,
    il medievologo Franco Cardini, la
    poetessa Patrizia Valduga, l’egiziano Nasr
    Abu Zayd, il biblista Piero Stefani, che insegna
    dialogo con l’ebraismo all’Istituto di studi
    ecumenici di Venezia, e il filosofo della
    Cattolica di Milano, Franco Riva, autore di
    libri per le edizioni cattoliche Città Aperta.
    Ci sono anche il gran censore Angelo D’Orsi
    e il mistico Gabriele Mandel, che fantastica
    su come nell’islam l’inchiostro del dotto
    valga di più del sangue del martire.
    La fucilata mediatica contro Allam è però
    diretta da Paolo Branca, islamologo di riferimento
    dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi
    e di quel mondo milanese che denuncia la
    perdita del senso dell’“altro”, quando in
    realtà ha perso quello di sé. Orientamento
    margheritico, arabista alla Cattolica di Milano,
    dove è sostenuto molto da Sant’Egidio,
    Branca è presenza fissa sul settimanale della
    diocesi (Incrocinews), Famiglia Cristiana
    e Vita. Teorico della contaminazione delle
    culture, Branca è fautore del modello “interculturale”,
    quello che ha partorito l’idea di
    un “catechismo islamico” e che si porta bene
    all’Infedele di Gad Lerner (“lavoriamo
    perché il nostro mondo diventi un grande laboratorio
    interculturale”). A domanda sugli
    attentatori del 7 luglio 2005, Branca ha risposto
    puntando il dito contro i “fenomeni di
    razzismo ed esclusivismo”. Esperto di abbassamento
    dei toni, dopo gli attentati di Sharm el Sheikh ha detto che “sta a noi andare nel
    centro islamico più vicino, varcare la soglia
    delle loro case per esprimere la nostra solidarietà”.
    Ha proposto di insegnare lingua
    araba alle elementari e fu protagonista di
    un’equivoca “Giornata del dialogo CristianoIslamico”
    del novembre 2001, assieme allo
    sponsor dell’islamista Tariq Ramadan, il
    sociologo Stefano Allievi, e il leader dell’Ucoii
    Hamza Piccardo.
    Contro la proposta di Allam a favore dei
    cristiani martoriati Branca disse: “Il successo
    gli ha fatto perdere il senso della misura”.
    Su Repubblica ha paragonato il trattamento
    dei musulmani milanesi a quello degli
    ebrei tedeschi durante il nazismo. Branca
    è stato lo sponsor della scuola di via Quaranta,
    la madrassa dove si studiavano arabo
    e sure e si trasformavano gli studenti in pupilli
    coranici. Ne fu il garante davanti alle
    istituzioni fino allo scoppio del caso, il 30
    agosto 2005. Legato ad Abdel Hamid Shaari,
    il presidente dell’istituto culturale islamico
    di viale Jenner, Branca faceva parte di un
    giro cattoprogressista assieme a Lidia Acerboni,
    attuale direttrice di via Ventura, Sandro
    Antoniazzi e Milena Santerini di Sant’Egidio,
    tutti ulivisti che tentarono di rendere
    “presentabile” la scuola.
    Fallito il modello via Quaranta, Branca
    ha introdotto nella Cattolica un “Laboratorio
    interculturale”, un corso rivolto agli insegnanti
    che sarebbero dovuti andare nelle
    scuole a fare ore integrative di islam. Al termine
    è stato realizzato un dvd, “Conosciamo
    l’islam”, storie minimaliste di percorsi d’integrazione
    ben riusciti, dalla ragazza che
    porta il velo a scuola e fa l’educatrice in
    oratorio, al giovane immigrato che lavora
    duro e si compra casa. Nel dvd ci sono interventi
    di Branca, Allevi, Cardini, il saltimbanco
    Moni Ovadia e il biblista martiniano
    Gianfranco Ravasi. La ragazza che porta il
    velo e va in oratorio è quella Sara Orabi che
    a “Porta a Porta” giustificò la lapidazione
    delle adultere.
    Commentando le invocazioni contro lo
    stato d’Israele dell’imam Moussa di Roma,
    Branca ha detto che “sulle questioni prettamente
    politiche, come Cecenia e Palestina,
    le parole dell’imam possono trovare consenso
    unanime”, non sembrano contenere inviti
    espliciti al terrorismo, sono “allarme culturale,
    più di natura religiosa che politica”.
    Di fronte a tanta sensibilità interculturale,
    non è difficile capire da che parte bisogna
    stare. Con Magdi Allam. E la sua “tifosa”
    apologia dello stato d’Israele, pegno che l’islamismo
    vuole far pagare all’occidente.
    Giulio Meotti
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  5. #5
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    BRANCA, MELLONI, BIANCHI E GLI ALTRI DELL’ A P P E L L O D I R E S E T

    Invece di fare plotoni di esecuzione mediatici, invitate in Cattolica Allam


    Della triste vicenda che ha visto duecento
    intellettuali sottoscrivere un appello
    contro il libro “Viva Israele” di Magdi Allam
    si potrebbe non aggiungere nulla a quanto è
    stato già scritto dal Foglio, Libero, Corriere
    della Sera ecc ecc. Però, dato che questo
    giornale non solo è orgoglioso dei vincoli
    umani, ideali e professionali che lo legano a
    Magdi Allam, ma si trova nella strana posizione
    di chi ha tra i suoi collaboratori uno
    dei sottoscrittori dell’appello, allora bisognerà
    che qui spendiamo una parola chiara.
    Cominciamo dai fatti. Chi ha letto il libro di
    Magdi Allam sa che in “Viva Israele” non si
    trovano doppie verità, allusioni per addetti
    ai lavori, messaggi cifrati. Si trovano solo notizie,
    fatti, nomi precisi e circostanziati. Come
    quelli riguardanti il professor Paolo
    Branca, docente di lingua araba all’Università
    Cattolica e del quale il libro di Allam
    parla severamente, denunciandone ambiguità
    e connubi con ambienti islamisti. Dunque?
    Dunque è evidente che niente impedisce
    al professore di replicare alle accuse e,
    al limite, di adire alle vie legali. Perché, invece,
    Paolo Branca accende la torcia di Torquemada
    e organizza la caccia alla strega
    Allam? Di fatto, come ha ricostruito Andrea
    Morigi su Libero, il professor Branca prima
    ha scritto una lettera-circolare in cui con argomenti
    clericali e melliflui spronava i colleghi
    alla mobilitazione. Poi ha steso l’appello
    ed è passato all’incasso delle firme. La
    stragrande maggioranza dei docenti interpellati
    non ha firmato. Ma una bella fetta ha
    abboccato all’amo. Branca ha infatti raccolto
    una cinquantina di adesioni in Cattolica
    (capofila Ombretta Fumagalli Carulli e Milena
    Santerini) e tra cattolici di area prodiana
    (capofila Enzo Bianchi e Alberto Melloni).
    Il resto sono i soliti musulmani “moderati”
    cosiddetti. Il risultato è quello che si è
    letto sulla rivista Reset. Cioè un attacco senza
    precedenti non alle idee, ma alla persona
    che da quattro anni gira con la scorta più
    numerosa che sia mai stata data dal ministro
    dell’Interno a un qualsiasi politico, magistrato,
    imprenditore, giornalista, cittadino
    italiano. Cerchiamo di capirci. Primo. Nessuno
    è tenuto a condividere le idee di Magdi
    Allam. Ma una cosa è la dialettica delle
    idee, il confronto anche aspramente polemico
    delle idee. Altro è stendere un appello e,
    duecento contro uno, criminalizzare e mettere
    all’indice un libro e il suo autore. Questo
    non è confronto delle idee. Questa è logica
    da branco. Vergogna. Secondo. In “Viva
    Israele” non si trovano solo fatti. Ci sono anche
    ragionamenti ad personam e deduzioni.
    Discutibili, certo, ma ovviamente legittime.
    Per esempio: si può o no pensare, alla luce
    dei fatti e delle argomentazioni presentati
    da Magdi Allam, che così come negli anni di
    piombo ciò che veniva insegnato dalle cattedre
    e ciò che gli intellettuali scrivevano nei
    loro appelli (tipo “Né con le Br, né con lo
    stato”) favorirono i fiancheggiatori del terrorismo
    e indebolirono la lotta all’eversione
    (con le conseguenze che tutti conosciamo),
    così anche oggi ciò che “pullula” (questo è il
    verbo usato da Allam) nelle scuole e nelle
    università italiane, cioè il pregiudizio antisraeliano,
    l’odio di sé, il risentimento antioccidentale
    e antiamericano, favoriscono un’educazione
    e un pensiero unico che tende a
    giustificare utopie, violenza e terrorismo? I
    fatti italiani sono dispiegati nella cronaca
    dei giornali e l’esperienza di ogni lettore
    può ben dire se sia vera o no la denuncia di
    Magdi Allam (per molti versi simile a quella
    di Oriana Fallaci).
    A noi pare che se invece di discutere apertamente
    di queste cose si organizza il plotone
    di esecuzione mediatico, significa solo
    una cosa: significa che Allam ha ragione.
    Terzo. Ma ammettiamo pure per assurdo che
    “Viva Israele” sia un pessimo libro. E allora?
    In questo paese si pubblica di tutto: Massimo
    Fini ha scritto un saggio per esaltare la figura
    del mullah Omar. Massimo D’Alema
    scrive che Hamas sono gente popolare e perbene.
    L’insurrezionalismo globale di Toni
    Negri e tutta la copiosa letteratura che attribuisce
    le responsabilità dell’11 settembre a
    noi, alla Cia, al complotto giudaicomassonico
    sono portati in palmo di mano tanto nelle
    accademie quanto tra gli scaffali dei supermercati
    dove si istruiscono le massaie. Non
    c’è croisette intellettuale dove non si premino
    film che attribuiscano all’occidente tutti i
    mali del mondo e ai poveri binladeniani il
    ruolo di vittime della “guerra di Bush”. Possibile
    che si sveglino solo adesso, e in duecento,
    e solo per indignarsi contro un “Viva
    Israele”? Si sono mai viste duecento anime
    belle alzare il ditino e prendere la penna per
    denunciare la spazzatura, non di Tempi caro
    professor Branca (e lei sa bene di cosa stiamo
    parlando), ma di certa pubblicistica dei
    suoi amichetti di fratellanza musulmana?
    Quarto. Visto che questa vicenda porta a
    galla questioni che da un pezzo bollono nella
    pentola cattolica, osiamo rivolgere noi un
    appello all’Istituzione. Da che parte sta la
    gloriosa Università Cattolica? Con il metodo
    e lo stile del suo docente di lingua araba
    e della sua bella pedagogica compagnia o
    con il diritto di Magdi Allam di non vedere
    killerata e infangata la sua persona? Tranquilli,
    non vogliamo la cattedra di nessuno.
    Vogliamo soltanto che qualcuno chieda scusa
    al Vicedirettore del Corriere della Sera.
    E poi, invece di continuare la rissa, vogliamo
    vedere un bell’invito del rettore Lorenzo
    Ornaghi a Magdi Allam, per discutere
    pubblicamente e pacatamente del suo “Viva
    Israele”. Naturalmente nell’aula magna
    della Cattolica. E naturalmente in compagnia
    di Paolo Branca.
    Luigi Amicone
    (anticipazione dell’editoriale del settimanale
    Tempi in edicola giovedì 26 luglio)
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  6. #6
    Amore vince la morte
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    Magdi Allam e' un dritto che guadagna tanti tanti soldi, e solo di questo gli importa.

    Il suo essero pro Israele si riduce a questo, non ce nessuna ideologia dietro, nessun sentimento autentico, nessun credo, solo danaro, puro utilitarismo.
    Si tratta di una vendetta, chiamiamola cosi', verso i suoi ex fratelli d'Egitto, una rivincita personale.



    Mamma mia, che tristezza vedere questi personaggi a difendere i cristiani (con i discorsi sulle radici), e gli ebrei dall'nemico islamico.

    Che pena...

  7. #7
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Magdi Allam e' un dritto che guadagna tanti tanti soldi, e solo di questo gli importa.

    Il suo essero pro Israele si riduce a questo, non ce nessuna ideologia dietro, nessun sentimento autentico, nessun credo, solo danaro, puro utilitarismo.
    Si tratta di una vendetta, chiamiamola cosi', verso i suoi ex fratelli d'Egitto, una rivincita personale.



    Mamma mia, che tristezza vedere questi personaggi a difendere i cristiani (con i discorsi sulle radici), e gli ebrei dall'nemico islamico.

    Che pena...
    anche tu e gastones-antonio, da bravi cattolici progressisti, avete firmato l'appello-fatwa ?
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Magdi Allam e' un dritto che guadagna tanti tanti soldi, e solo di questo gli importa.

    Il suo essero pro Israele si riduce a questo, non ce nessuna ideologia dietro, nessun sentimento autentico, nessun credo, solo danaro, puro utilitarismo.
    Si tratta di una vendetta, chiamiamola cosi', verso i suoi ex fratelli d'Egitto, una rivincita personale.



    Mamma mia, che tristezza vedere questi personaggi a difendere i cristiani (con i discorsi sulle radici), e gli ebrei dall'nemico islamico.

    Che pena...
    ma lei non era quello che stravedeva per Enzo Bianchi ?

  9. #9
    Amore vince la morte
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    anche tu e gastones-antonio, da bravi cattolici progressisti, avete firmato l'appello-fatwa ?
    si figuri...

    quest'uomo non si merita tutta questa attenzione che riceve, davvero.

    caro tolomeo, mi toglie una curiosita'; in base a cosa pensa che io sia progressista?
    no davvero, e' una informazione che vorrei avere.
    ma scusi, lei forse mi conosce?

    cordialmente

  10. #10
    Amore vince la morte
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    ma lei non era quello che stravedeva per Enzo Bianchi ?
    o apoliticos non capisco il nesso, ad ogni modo, io non "stravvedo" per Bianchi, lo rispetto e lo stimo, e' ben diverso mio caro.

    ciao

 

 
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