
Originariamente Scritto da
tolomeo
Così, mica per altro, solo per non lasciar cadere le stimolanti riflessioni
di Serra e Lerner sulla cosiddetta destra puzzona dei Fiorani e dei Corona. Su quel mondo cafone, e indubitabilmente cafone, cui essi contrappongono un mondo raffinato e signorile. Ricordo l’entusiasmo, l’estasi, direi quasi il fervore,
con cui Lerner e Serra salutarono l’avvento in Confindustria di un maturo ragazzo cresciuto all’ombra di Agnelli. Che sostituì il terrone D’Amato, supposto cafone di turno che fabbricava scatole. Ricordo quando Cesare
Romiti, sarà stato l’85, aveva dichiarato: “Abbiamo pescato, in Fiat, un paio di
persone che pretendevano danaro per presentare qualcuno all’Avvocato. Uno dei due l’abbiamo mandato in galera, l’altro alla Cinzano”. Ricordo che lo disse sulla prima pagina di Repubblica. Ricordo che il maturo e raffinato ragazzo cresciuto all’ombra di Agnelli, e dirottato in Cinzano, disse: “E’ vero, ho sbagliato, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi sono fatto dare ottanta
milioni nel cofanetto di un libro vuoto di Enzo Biagi”. Ricordo che a quel ragazzo venne affidata in seguito l’organizzazione di Italia ’90. Che non fu un trionfo di eleganza. Ricordo che impalmò una signora di quelle che i Serra e i Lerner sono soliti definire “attricette”. Ma non la definirono così, in quel caso. Né mai. Per una volta, giustamente.
Ricordo quando un libro di Oliviero Beha, che raccontava il tutto, venne boicottato da Rcs nel cui consiglio d’amministrazione sedeva e siede quel signore di un ragazzo.
Il quale indossa, peraltro, dei foularini che personalmente mi fanno impazzire.
(dritta: non si tratta di Lapo

)