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  1. #1
    Comunista democratico
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    Predefinito La banca della Lega Nord: una truffa in grande stile

    La banca della Lega Nord: una truffa in grande stile
    Tratto dal CORRIERE DELLA SERA di Domenica 12 Novembre 2006

    RIMBORSI AGLI AZIONISTI
    Crac banca Credieuronord Colletta dei vertici lumbard (di Andrea Biglia)
    I soci della Euronord Holding, la società che ha ceduto il Credieuronord, la «banca della Lega», al termine di un' accesa assemblea, hanno deciso la messa in liquidazione della società coinvolta in un crac da 10 milioni di euro. Per i 3 mila piccoli azionisti resta l' incubo di vedere azzerati i loro risparmi ma alla fine un applauso ha accolto l' intervento del segretario della Lega Giorgetti che ha annunciato un «fondo volontario» tra i dirigenti del movimento, per risarcire le vittime del buco.



    Per chi vuole conoscere tutte le porcherie della banca della lega nord, ecco il sito ideale
    http://labancadellalega.web-gratis.net/index.htm
    Myrddin

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  2. #2
    Comunista democratico
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    Predefinito Il senatur. Le macerie del patto tra Bossi e Cavaliere

    Il senatur. Le macerie del patto tra Bossi e Cavaliere


    • da La Repubblica del 27 giugno 2006, pag. 1


    di Filippo Ceccarelli

    Con il voto di ieri, dopo un lungo volare, l'Angelo Sterminatore s'è fermato sull'alleanza Bossi Berlusconi. O sull'Asse del Nord. O sul patto che per almeno sei anni ha tenuto strettamente legate Forza Italia e la Lega in nome del popolo delle partite Iva. E comunque: è su quell'accordo, su quell'accoppiata federalista, su quella “cosa” lì che ieri pomeriggio infine è calata la spada dell’Angelo giustiziere della politica italiana.


    Adesso appare difficile e forse anche un po' presuntuoso delimitare il campo, certo catastrofico, della sconfitta. Valutare il numero dei caduti, la quantità delle rovine. Più semplice è raccontare quale strano miscuglio presso un notaio di Milano; e nel a Rossi la bozza di umori e di rendite sia uscito a pezzi dalla battaglia referendaria.


    Perché Berlusconi e Bossi si “fidanzarono" nell’autunno del 1993, litigarono e fecero pace nell'estate del 1994, quando il Cavaliere prestò al Senatùr anche il pigiama per dormire ad Arcore. Ma poi ruppero di nuovo nell'inverno. Il ribaltone. Allora Berlusconi disse che Bossi - così si chiama di cognome Mamma Rosa, pure costretta a votarlo - era tecnicamente matto. Questi rispose alternando fin troppo documentate accuse di mafia e un campionario di indimenticabili volgarità. Però poi alla fine del 1999 si rimisero insieme. Tutto dimenticato, comprese le querele.


    Ma siccome giusto in quegli anni la vita pubblica italiana andava colorandosi di fasulla naturalezza e succedanei d'intimità si scrisse che i due s'erano lungamente guardati negli occhi e da quel giorno si vedevano a cena tutti i lunedì. Per chi prende in moglie un'attrice, precisò Berlusconi con il consueto buon gusto, era quella la sera che per anni egli aveva dedicato all'amore: ecco, “da adesso, invece, il lunedì sera è dedicato a Umberto". E non di rado finiva in baldoria, con tutti attorno al pianoforte.



    A questo rito meta coniugale partecipavano in genere - anche se non s'è mal capito bene a che titolo cerimoniale: testimoni? esecutori? eredi? - tanto il pirotecoico ministro Tremonti, già fondatore del Comitato "Emma Bonino for president", quanto l'assai schivo sottosegretario Brancher, già sveltissimo seminarista paolino arruolato dalla Fininvest. Poi furono segnalati ad Arcore anche i ministri Calderonl, o Castelli, o Maroni, o addirittura il preteso delfino Giorgetti, l’incertezza e poi l’agitazione del leghista aggravandosi in proporzione alla malattia di Bossi. Certo, all’inizio era tutto di più facile cura. Ma il cemento politico dell’intesa appariva chiaro a tutti fin da allora, anzi si trattava di un autentico dono di nozze: la devolution, come venne poi detta con sospettosissimo anglismo: in pratica, lo stravolgimento dell’impianto costituzionale.



    Come non si fatica a comprendere, la convenienza del matrimonio era reciproca. Per giunta, ben dispiegata alla faccia degli altri del centro-destra, Fini e Casini. Nel febbraio del 2000 si scrisse che l’accordo, segretissimo, era stato depositato presso un notaio di Milano; e nel luglio, proprio su “Repubblica”, vennero fuori gli aspetti economici. In pratica, la Lega aveva un sacco di debiti, e il partito berlusconiano, che l’ “assisteva” finanziariamente”, si faceva garante di un credito di due miliardi di lire presso la Banca di Roma.


    C’è anche da dire che né il patto supersegreto, né la ricca ma soffocante fideiussione di Forza Italia trattennero mai i leghisti dal combinare i peggiori e fallimentari impicci della storia patrimoniale della Seconda Repubblica: cooperative e supermercati made in Padania andati a ramengo, villaggi vacanze mal costruiti, sale Bingo subito chiuse, improbabili casino croati, sospette truffe latte, editoria dissestata e soprattutto il disastro della banca padana Credieuronord.



    Ma intanto, a suo modo, l'Asse del Nord tirava. O forse si manifestava in forme fin troppo smaglianti. Ciò che vale la pena di aggiungere è che senz'altro strattonava l'intero governo di centrodestra verso una logica di radicalismo estremistico. Sulle tasse da abbattere a ogni costo; sull'euro che aveva impoverito l'Italia e sull'Europa ridotta a "forcolandia"; sul pericolo incombente dell'Islam e su quello imminente della Cina e dei suoi dazi; sulla sicurezza, da rafforzare in termini di legge, ordine e repressione; sui "valori", infine, che però francamente sfumavano in una formale e indistinta esortazione alla Cristianità e ad bla bla teo con. Mentre su un altro piano, non esattamente omogeneo ai suddetti "valori”, c'è da ritenere che l'accordo funzionasse anche per quanto riguardava le cordate bancarie e in particolare le scorribande del patron della Bpi Giampiero Fiorani, che tra l’altro si era preso l’impegno – o gli era stato affidato – di salvare a ogni prezzo la banchetta leghista affondata dai suoi incompetenti amministratori.



    Se il referendum ha ieri posto la pietra tombale sull’alleanza, è pure vero che l’ictus di Bossi aveva cominciato a minarla per tempo (marzo 2003). Deve aver confessato una volta Berlusconi al fondatore della Lega: “L’inizio della tua malattia segna la fine del mio governo”, Si trattava in realtà di una fine simbolica, o meglio premonitrice. Il venerdì santo del 2005 i ministri padani consegnarono a Bossi la bozza della nuova costituzione in un uovo di Pasqua di cinque chilogrammi che il piccolo Sirio estrasse a martellate.



    Tra domenica e lunedì, 25 milioni di italiani hanno scartato quel testo, per sempre si spera, Esito referendario secco, immediato e per una volta senza sospetti: classico lavoretto angelico. E anche moltissimo adesso occorre fare, intanto addio alla Lega radicale del Cavaliere.
    Myrddin

  3. #3
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    Predefinito Da Berlusconi 70 mld per la fedeltà di Bossi

    Da Berlusconi 70 mld per la fedeltà di Bossi
    L'appunto in un'agenda del 2004 dell'ex giornalista Sasinini

    Lo riporta l'ordinanza del gip. Il periodo è quello in cui venne pignorata la casa del leader della Lega Nord. Ghedini: fantasie
    MILANO- Silvio Berlusconi avrebbe dato 70 miliardi di lire a Umberto Bossi in cambio della sua totale fedeltà. È scritto nell'agenda del 2004 dell'ex giornalista Guglielmo Sasinini (agli arresti domiciliari), uno degli indagati nell'inchiesta sui dossier illeciti.
    L'appunto di Sasinini è riportato a pagina 303 dell'ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari Gennari ha disposto l'arresto di tredici persone nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali. A fianco della presunta operazione appare anche il nome di Giulio Tremonti senza alcuna ulteriore spiegazione. Negli appunti si dice che il periodo sarebbe stato quello in cui venne «pignorata per debiti la casa di Bossi», quindi prima del successo della Casa delle libertà nelle elezioni del 2001. Infine, nel medesimo appunto, sotto l'indicazione pre-governo Berlusconi, si legge che «sottosegretario Minniti... da ex Sisde ha saputo una...?».
    GHEDINI: «FANTASIE» - «Le notizie di presunti accordi tra Bossi e Berlusconi sono non soltanto destituiti di ogni fondamento, ma frutto di un'assoluta fantasia che sarebbe risibile se non apparisse connotata da scopi diffamatori o ancora peggio per inquinare la vita politica del Paese», ha replicato il senatore di Forza Italia Niccolò Ghedini, avvocato difensore di Silvio Berlusconi. «Agiremo in tutte le sedi opportune al fine di far sì che simili falsità non possano essere propagate».
    Secondo Roberto Castelli, esponente della Lega Nord, si tratta «della bugia più clamorosa dell'inchiesta».

    BOSSI: «È UN MONDO DI MERDA» - Molto più colorita e nel suo stile la replica del diretto interessato: Umberto Bossi. «È un mondo di merda, a uno gli passa la voglia di far politica», ha detto Bossi all'Ansa. «Io ho dato mandato di querelare questa persona e mi domando come facciano a uscire simili cose. L'hanno fatto apposta per fare danni politici. Berlusconi è uno che non tira fuori un soldo nemmeno per pagare i manifesti elettorali, figurarsi se tira fuori dei soldi per la Lega».
    23 marzo 2007
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...anza_gip.shtml
    Myrddin

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Il senatur. Le macerie del patto tra Bossi e Cavaliere


    • da La Repubblica del 27 giugno 2006, pag. 1


    di Filippo Ceccarelli

    Con il voto di ieri, dopo un lungo volare, l'Angelo Sterminatore s'è fermato sull'alleanza Bossi Berlusconi. O sull'Asse del Nord. O sul patto che per almeno sei anni ha tenuto strettamente legate Forza Italia e la Lega in nome del popolo delle partite Iva. E comunque: è su quell'accordo, su quell'accoppiata federalista, su quella “cosa” lì che ieri pomeriggio infine è calata la spada dell’Angelo giustiziere della politica italiana.


    Adesso appare difficile e forse anche un po' presuntuoso delimitare il campo, certo catastrofico, della sconfitta. Valutare il numero dei caduti, la quantità delle rovine. Più semplice è raccontare quale strano miscuglio presso un notaio di Milano; e nel a Rossi la bozza di umori e di rendite sia uscito a pezzi dalla battaglia referendaria.


    Perché Berlusconi e Bossi si “fidanzarono" nell’autunno del 1993, litigarono e fecero pace nell'estate del 1994, quando il Cavaliere prestò al Senatùr anche il pigiama per dormire ad Arcore. Ma poi ruppero di nuovo nell'inverno. Il ribaltone. Allora Berlusconi disse che Bossi - così si chiama di cognome Mamma Rosa, pure costretta a votarlo - era tecnicamente matto. Questi rispose alternando fin troppo documentate accuse di mafia e un campionario di indimenticabili volgarità. Però poi alla fine del 1999 si rimisero insieme. Tutto dimenticato, comprese le querele.


    Ma siccome giusto in quegli anni la vita pubblica italiana andava colorandosi di fasulla naturalezza e succedanei d'intimità si scrisse che i due s'erano lungamente guardati negli occhi e da quel giorno si vedevano a cena tutti i lunedì. Per chi prende in moglie un'attrice, precisò Berlusconi con il consueto buon gusto, era quella la sera che per anni egli aveva dedicato all'amore: ecco, “da adesso, invece, il lunedì sera è dedicato a Umberto". E non di rado finiva in baldoria, con tutti attorno al pianoforte.



    A questo rito meta coniugale partecipavano in genere - anche se non s'è mal capito bene a che titolo cerimoniale: testimoni? esecutori? eredi? - tanto il pirotecoico ministro Tremonti, già fondatore del Comitato "Emma Bonino for president", quanto l'assai schivo sottosegretario Brancher, già sveltissimo seminarista paolino arruolato dalla Fininvest. Poi furono segnalati ad Arcore anche i ministri Calderonl, o Castelli, o Maroni, o addirittura il preteso delfino Giorgetti, l’incertezza e poi l’agitazione del leghista aggravandosi in proporzione alla malattia di Bossi. Certo, all’inizio era tutto di più facile cura. Ma il cemento politico dell’intesa appariva chiaro a tutti fin da allora, anzi si trattava di un autentico dono di nozze: la devolution, come venne poi detta con sospettosissimo anglismo: in pratica, lo stravolgimento dell’impianto costituzionale.



    Come non si fatica a comprendere, la convenienza del matrimonio era reciproca. Per giunta, ben dispiegata alla faccia degli altri del centro-destra, Fini e Casini. Nel febbraio del 2000 si scrisse che l’accordo, segretissimo, era stato depositato presso un notaio di Milano; e nel luglio, proprio su “Repubblica”, vennero fuori gli aspetti economici. In pratica, la Lega aveva un sacco di debiti, e il partito berlusconiano, che l’ “assisteva” finanziariamente”, si faceva garante di un credito di due miliardi di lire presso la Banca di Roma.


    C’è anche da dire che né il patto supersegreto, né la ricca ma soffocante fideiussione di Forza Italia trattennero mai i leghisti dal combinare i peggiori e fallimentari impicci della storia patrimoniale della Seconda Repubblica: cooperative e supermercati made in Padania andati a ramengo, villaggi vacanze mal costruiti, sale Bingo subito chiuse, improbabili casino croati, sospette truffe latte, editoria dissestata e soprattutto il disastro della banca padana Credieuronord.



    Ma intanto, a suo modo, l'Asse del Nord tirava. O forse si manifestava in forme fin troppo smaglianti. Ciò che vale la pena di aggiungere è che senz'altro strattonava l'intero governo di centrodestra verso una logica di radicalismo estremistico. Sulle tasse da abbattere a ogni costo; sull'euro che aveva impoverito l'Italia e sull'Europa ridotta a "forcolandia"; sul pericolo incombente dell'Islam e su quello imminente della Cina e dei suoi dazi; sulla sicurezza, da rafforzare in termini di legge, ordine e repressione; sui "valori", infine, che però francamente sfumavano in una formale e indistinta esortazione alla Cristianità e ad bla bla teo con. Mentre su un altro piano, non esattamente omogeneo ai suddetti "valori”, c'è da ritenere che l'accordo funzionasse anche per quanto riguardava le cordate bancarie e in particolare le scorribande del patron della Bpi Giampiero Fiorani, che tra l’altro si era preso l’impegno – o gli era stato affidato – di salvare a ogni prezzo la banchetta leghista affondata dai suoi incompetenti amministratori.



    Se il referendum ha ieri posto la pietra tombale sull’alleanza, è pure vero che l’ictus di Bossi aveva cominciato a minarla per tempo (marzo 2003). Deve aver confessato una volta Berlusconi al fondatore della Lega: “L’inizio della tua malattia segna la fine del mio governo”, Si trattava in realtà di una fine simbolica, o meglio premonitrice. Il venerdì santo del 2005 i ministri padani consegnarono a Bossi la bozza della nuova costituzione in un uovo di Pasqua di cinque chilogrammi che il piccolo Sirio estrasse a martellate.



    Tra domenica e lunedì, 25 milioni di italiani hanno scartato quel testo, per sempre si spera, Esito referendario secco, immediato e per una volta senza sospetti: classico lavoretto angelico. E anche moltissimo adesso occorre fare, intanto addio alla Lega radicale del Cavaliere.
    Fazio docet

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    La banca della Lega Nord: una truffa in grande stile
    Tratto dal CORRIERE DELLA SERA di Domenica 12 Novembre 2006

    RIMBORSI AGLI AZIONISTI
    Crac banca Credieuronord Colletta dei vertici lumbard (di Andrea Biglia)
    I soci della Euronord Holding, la società che ha ceduto il Credieuronord, la «banca della Lega», al termine di un' accesa assemblea, hanno deciso la messa in liquidazione della società coinvolta in un crac da 10 milioni di euro. Per i 3 mila piccoli azionisti resta l' incubo di vedere azzerati i loro risparmi ma alla fine un applauso ha accolto l' intervento del segretario della Lega Giorgetti che ha annunciato un «fondo volontario» tra i dirigenti del movimento, per risarcire le vittime del buco.



    Per chi vuole conoscere tutte le porcherie della banca della lega nord, ecco il sito ideale
    http://labancadellalega.web-gratis.net/index.htm
    Oè, ma cosja dizzi! Sciòn tuti sghei del nord, mica di ROMA!

  6. #6
    Lo Zelota
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    E' fallita o no? Niente rete di protezione, niente salvataggio di stato, niente amici degli amici (che infatti non esistono) intervenuti per mantenere in vita il cadavere a spese del contribuente.

    Pensate alle aziende dei vostri protettori, che non falliscono mai pur essendo sull'orlo del baratro ogni due per tre. Il concetto del rischio d'impresa, evidentemente, vale solo per chi non ha santi in paradiso.


  7. #7
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    Il Monte dei Paschi di Siena, banca vicina alla sinistra DS, truffò in grande stile con i prodotti Banca 121... eppure non è fallita, e non sene è sentito più parlare. Anzi, peggio: quando l'allora governatore Fazio venne indagato per questa storia dove veramente aveva responsabilità precise, la sinistra fece a gara per esprimere la sua solidarietà; un anno dopo Fazio viene crocifisso per altre storie che sicuramente hanno avuto ripercussioni meno gravi sui risparmiatori. Ma tant'è, la doppia morale.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    La banca della Lega Nord: una truffa in grande stile
    Tratto dal CORRIERE DELLA SERA di Domenica 12 Novembre 2006

    RIMBORSI AGLI AZIONISTI
    Crac banca Credieuronord Colletta dei vertici lumbard (di Andrea Biglia)
    I soci della Euronord Holding, la società che ha ceduto il Credieuronord, la «banca della Lega», al termine di un' accesa assemblea, hanno deciso la messa in liquidazione della società coinvolta in un crac da 10 milioni di euro. Per i 3 mila piccoli azionisti resta l' incubo di vedere azzerati i loro risparmi ma alla fine un applauso ha accolto l' intervento del segretario della Lega Giorgetti che ha annunciato un «fondo volontario» tra i dirigenti del movimento, per risarcire le vittime del buco.



    Per chi vuole conoscere tutte le porcherie della banca della lega nord, ecco il sito ideale
    http://labancadellalega.web-gratis.net/index.htm
    un tema di attualità !!!

    Volevi forse fare un legame od un parallelo con al Banca Popolare di Lodi e poi con la Banca Antonveneta e poi con la Banca Nazionale del Lavoro e poi con la Unipol di Consorte e poi con Fassino, D'Alema, e tutte le cooperative rosse ???

    Ma che bravo che sei stato !!!

  9. #9
    Giacobino 1799
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    Predefinito La Lega Nord? Una sottomarca di Forza Italia

    La Stampa, 16 Gennaio 2006

    «Chi va a Roma
    diventa come i romani»
    Moncalvo: molti ormai
    sentono il partito come
    sottomarca di Forza Italia


    IL CARROCCIO E BANCOPOLI: C’E’ ANCHE CHI CONTINUA A CREDERE IN CALUNNIE E COMPLOTTI

    I leghisti rivogliono i soldi
    della banca padana furbetta

    «Eravamo con loro ma non importa: li portiamo in tribunale»

    MILANO
    «Basta. Li portiamo in tribunale», dice Corinna Zanon. Lei è fra i promotori del «Comitato amici della Credieuronord», e il termine «amici» è ingannevole. Il comitato, infatti, raduna i 3 mila e 500 soci che in Credieuronord (conosciuta anche come Banca della Lega) hanno perso venti milioni di euro, in media 5 mila e 700 euro a testa. Lanciata nel 1999 dal testimonial Umberto Bossi, la banca andò presto a gambe all’aria, poi fu salvata dalla Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani che si prese a 4 euro le azioni pagate dai soci il sestuplo. «Nei prossimi giorni partiranno le prime cause civili», dice Corinna Zanon e spiega che non si guarderà in faccia a nessuno, né a sindaci né a revisori dei conti, e nemmeno ai membri del comitato di amministrazione, «neanche se si chiamano Stefano Stefani e Maurizio Balocchi e sono dirigenti della Lega».
    In internet, nei gruppi di discussione, si leggono frasi così: «E’ la prova che chi va a Roma diventa romano». Oppure: «Sono tutti uguali». O ancora: «Se hanno fatto robe del genere, massima condanna». Credieuronord non c’entra. Qui i leghisti commentano i rapporti fra il partito e la Popolare di Lodi. Anche se la maggioranza non si rassegna, e crede siano calunnie e complotti, e che se porcheria c’è stata è porcheria per legittima difesa, tutti gli altri (non pochi) soffiano di rabbia. «Sono furenti. Furenti», spiega Rosanna Sapori. E’ stata una voce storica di Radio Padania. L’hanno allontanata nel 2004 dopo quattro anni da Co.co.co: «Davo spazio ai truffati di Credieuronord. E alla Lega dava fastidio».
    TelePadova
    Adesso Rosanna lavora a TelePadova, e continua a consegnare i microfoni a scontenti e indignati: «Aumentano, e la Lega sbaglia a trascurarli». Lo pensa anche Roberto Poletti, conduttore di una trasmissione quotidiana sulla milanese Antenna 3. I telespettatori telefonano in diretta destreggiandosi fra lo scoramento e la collera: «C’è la banca, ci sono i maneggi con Fiorani, e poi le pensioni d’oro per i senatori votate dai leghisti insieme a tutti gli altri. Non tira un’aria meravigliosa», dice Poletti. «Non è questione di reati», osserva l’ex sindaco socialista Paolo Pillitteri, uno che dovette misurarsi col tambureggiante leghismo delle origini, «ma ora sappiamo che i bossiani hanno relazioni non sempre limpide, si muovono nel sottobosco, nella zona grigia compresa fra politica e affari. Magari fanno quadrare i conti con qualche artificio. E insomma, si dedicano a quello che, scendendo in politica, volevano combattere».
    La percezione degli osservatori combacia straordinariamente. Soltanto Massimo Fini (scrittore e giornalista nemico della modernità e della globalizzazione, molto affascinato quindici anni fa dagli esordi leghisti) ha convinzioni un po’ dissimili: «La base è molto spaccata, metà innocentista e metà colpevolista. Ma continua a credere fideisticamente nella diversità della Lega, pensa che i cattivi comportamenti, se ci sono stati, servivano al perseguimento di obiettivi nobili e superiori. E anche gli intransigenti, e non mancano, hanno l’aria di aspettare il pretesto per perdonare e passare oltre».
    Nella provincia di Bergamo
    Altrettanto straordinariamente convergono le analisi nel partito - e sono ben più rassicuranti - che provengano da uno sgobbone di provincia, da un semplice parlamentare o da un ministro. Lo sgobbone è Daniele Belotti, ex coordinatore della Lega a Bergamo, oggi consigliere regionale lombardo: «Io i nostri li incontro, e c’è assolutamente fiducia. Hanno capito che i giornali scrivono certe cose per coprire qualcun altro». Il deputato è Giancarlo Pagliarini: «Da quello che ho letto, le accuse non stanno in piedi. Sono diffamazioni così confuse da non poterci danneggiare». Il ministro è Roberto Maroni: «Se qualcuno scrive che Bossi ha intascato cento milioni di lire, e Bossi smentisce, secondo voi l’elettore leghista a chi crede?».
    Il vigoroso ottimismo non accetta obiezioni. Nemmeno quando si parla di «Etere padano», iniziativa di qualche anno fa. Venne aperto un conto (alla solita Popolare di Lodi) per raccogliere i fondi necessari a potenziare l’informazione leghista: il giornale, la radio, la tv. Negli anni sul conto sono transitati denari a profusione. In cambio dell’anonimato, un leghista confida le preoccupazioni di alcuni militanti: «Fanno due più due, si ricordano che era un conto della Bpl, si chiedono come sono stati spesi quei soldi». Per Pagliarini non c’è stranezza: «Immagino siano serviti per tenere in piedi i nostri media. Le radio e le tv non rendono...», dice, e sorride pensando a quanto abbiano reso a Berlusconi. E continua a sorridere malgrado lui stesso abbia perso 20 mila euro in un’avventura immobiliare promossa da colleghi di partito in Croazia: «Un vero bidone, sono ancora incazzatissimo. Ma che c’entra la Lega? Era un investimento sballato, e io, asino, non me ne sono accorto». I poverini, conclude, sono quelli di Credieuronord, e il sorriso svanisce.
    «Certo che sono poverini»
    «Certo che sono poverini. Fanno bene a promuovere azioni civili, e chi ha sbagliato paghi. E so che noi della Lega dovremmo trovare il modo di aiutarli», prosegue Maroni. Ma la questione, dice, elettoralmente è già stata metabolizzata: «Alle Europee abbiamo preso il 5 per cento contro il 3,9 del 2001. E ad aprile andremo oltre, vedrete». E succederà, secondo Maroni, specie se continueranno a girare panzane come quella di un asse Fiorani-Maroni per salvare il Varese calcio: «Bene, una calunnia buona per regalarci i voti degli ultrà. Come si può vedere, è tutto inutile: la Lega è sana, e intrattiene certe relazioni perché non sta chiusa sotto una campana di vetro». Intanto, però, il giudizio di Massimo Fini è bruciante: «Se intrattiene certe relazioni è perché, in democrazia, le oligarchie politiche sono strutturalmente legate alle oligarchie finanziarie. Per competere hai bisogno di quattrini, e ne ha anche la Lega. Non solo in questo, purtroppo, il partito di Bossi è diventato come gli altri». «Anzi, parte della base ormai reputa la Lega una sottomarca di Forza Italia», è la lapide di Gigi Moncalvo, ex direttore della Padania.

  10. #10
    Giacobino 1799
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    Predefinito Il costo della Lega: video dell'intervista a Rosanna Sapori

    Per vederlo e ascoltarlo, vai su:

    http://www.youtube.com/watch?v=nNt1ynM5t5A

 

 
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