Prepariamoci al cambiamento. Lavoriamo per esserci.
Credo che la sensazione sia molto diffusa: stiamo vivendo un momento di grande disaffezione e scoramento nei confronti della politica.
Una politica rimasta impantanata da anni e incapace di riformarsi, incartata su se stessa, nelle piccole rendite, nei labili equilibri, nel galleggiamento, nella mediocrità generale.
Il Paese avverte e soffre questo stato di cose. L'economia va piano, i giovani vivono incertezze e precarietà, il Paese regredisce nel confronto con gli altri, la società fatica ad adattarsi ai cambiamenti. E la politica non riesce da anni ad offrire risposte.
Manca lo scatto. Manca un governo in grado di avviare riforme coraggiose e radicali. Manca un leader capace. Mancano condizioni di reale governabilità.
E siamo in questa situazione ormai da tanti, troppi anni.
Il motivo è semplice e ampiamente riconosciuto. La politica in Italia non si è evoluta motu proprio. Non lo ha fatto con la consueta gradualità che accompagna i processi politici, non lo ha fatto su basi politiche. Ha semplicemente subito un radicale azzeramento delle sue condizioni nel passaggio tra Prima e Seconda Repubblica per cause giudiziarie. Che è cosa ben diversa dai percorsi politici. Interi partiti consolidati sono stati spazzati via. E anche chi, come il Pci, aveva avviato un processo di autoriforma (unico tra tutti) si è trovato di fronte l'impedimento del terreno socialista, screditato dal malaffare, ed ha seguito un percorso ibrido, quasi etereo, impalpabile.
Così sono tredici anni che tutta la politica resta nella palude. Ad arrovellarsi su una legge elettorale che rimetta ordine, e che invece diventa una chimera. A frammentarsi in minuscole formazioni. A proliferare nei piccoli personalismi. A sbandare tra istanze contrapposte da destra a sinistra, e all'interno della sinistra stessa. A rincorrere la polemica e la rissa quotidiana.
In tutta questa situazione, poi, si sono presto incuneate due figure che hanno dato un ordine fittizio al tutto, polarizzandolo in due fazioni. Due figure deleterie, a guardarle oggi. Uno, Berlusconi, perché dietro agli slogan accattivanti, ha piegato la politica, le istituzioni, le leggi ai propri esclusivi interessi. L'altro, Prodi, perché dietro alla finta facciata riformatrice, ha nascosto la vocazione al potere fine a se stesso, senza la capacità di riformare alcunché.
Oggi si avverte la pressante necessità di cambiare tutto. Ma sono proprio Prodi e Berlusconi gli ostacoli da rimuovere. I coperchi che soffocano questa aspirazione. La loro presenza ingombrante impedisce qualunque cambiamento, cristallizzando l'esistente a tempo indeterminato. Da una parte e dall'altra.
Ma in fondo siamo arrivati agli sgoccioli. Quando i due leader avranno lasciato il passo, sappiamo che il fuoco che oggi cova sotto la cenere troverà il modo di divampare. Tutta la politica sarà in grado di riprendere le fila interrotte, di riorganizzarsi riprendendo i suoi processi naturali, facendo tesoro anche delle gravi disfunzioni subite finora.
Dobbiamo prepararci a questo passaggio, perché più il tempo passa e più il momento si avvicina.
Per questo è utile cominciare seriamente a discutere del "dopo", e a preparare le condizioni per esserci, quando sarà giunta l'ora.




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