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    Exclamation Attacco al P2P: informati ed informa!

    VedoVa_NeRa per http://www.p2pforum.it/


    Il recente caso che ha visto la casa discografica Peppermint Jam contrapporsi a 3636 utenti internet rei, secondo rilevamenti portati dalla società di monitoraggio svizzera Logistep, di aver messo in condivisione dei file musicali i cui diritti di distribuzione sono detenuti dall'etichetta discografica stessa, ha avuto un minimo rilievo sugli organi di stampa italiani.

    Eppure, le modalità con cui la Peppermint Jam ha richiesto, tramite lo studio legale specializzato in proprietà intellettuale Mahlknect & Rottensteiner, a un noto provider internet italiano (Telecom) l'ostensione dei dati sensibili (identità, indirizzo fisico...) relativi ai file sharer (richiesta legittimata e accettata da un'ordinanza del Tribunale di Roma) - primo caso "di massa", nella nostra penisola - prevedibilmente avrebbe portato a una serie di reazioni a catena generate da quante altre etichette discografiche, case di produzione videogame e studi cinematografici volessero far valere i propri diritti a discapito di ragazzi che scaricassero (mettendo, su client quali eMule, automaticamente in condivisione) una canzone, un film o un videogame - o, meglio, frammenti, chunk di essi.

    È proprio quello che sta succedendo in questi giorni. A fine aprile/inizio maggio, la stessa Peppermint è tornata sul "luogo del delitto" per ottenere l'autorizzazione (concessa) a farsi rivelare da altri provider i nominativi degli utenti (o, meglio, degli IP) coinvolti nell'upload di altri brani. Ad essa si è aggiunta anche la casa di produzione videogame CDV, che - basandosi ancora su rilevamenti effettuati mediante i software di tracciamento della Logistep - pure ha ottenuto l'autorizzazione a mettere le mani sui dati personali degli utenti (in questo caso, specificamente di quanti sono stati beccati ad uploadare, nel periodo di tempo preso in considerazione dal rilevamento, due particolari game). Diversi i client P2P in gioco, in particolare quelli, come eMule, che rendono automatico l'upload di file che si sta scaricando. Ma la Logistep afferma di monitorare anche tutti gli altri software di file-sharing con qualche popolarità.

    Il totale delle persone coinvolte in questa nuova ondata di provvedimenti (che potrebbe generare un'altra vagonata di lettere con richieste di risarcimento contro singoli file-sharer presunti colpevoli, o adirittura, una catena di processi giudiziari) è ancora una volta superiore a 3000. Si tratta di un vero è proprio attacco al P2P, con "strategie" aggressive non dissimili da quelle adoperate negli USA da un paio d'anni a questa parte (a volte andate a segno, molte altre volte no)

    L'attacco avviene attraverso modalità che tentano di sfruttare recenti modifiche in materia di normative sul diritto d'autore e sulla protezione della proprietà intellettuale interpretandole nel senso di una diminuzione delle garanzie assegnate ai presunti colpevoli ed è esercitato in modo da far leva su un grosso numero di imputati e/o di persone che, pagando le intimazioni di risarcimento previste, implicitamente ammetterebbero la propria colpevolezza prima di aver la possibilità di dimostrare la propria innocenza.
    Si badi bene: le prove presentate da questi signori, per il modo con cui sono state trovate, non dovrebbero avere essere utilizzabili in sede di giudizio e sono anche meno efficaci di quanto la Logistep stessa non voglia far credere.

    Ad ogni modo, una cosa sembra chiara: si sta prefigurando una campagna di demonizzazione e di inasprimento del controllo sulle attività di scambio dell'informazione. Ed è per questo che

    invitiamo tutti i file-sharer a tenersi aggiornati sugli sviluppi di queste vicende che potrebbero essere decisive per il Peer to Peer italiano.

    Attenzione: non diciamo questo per diffondere timori e scoraggiamento o per dissuadere dall'utilizzo dei software di file-sharing, tutt'altro. Quello che ci preme è un utilizzo consapevole, e la necessità di far fronte comune per rinfacciare a chiunque provi, d'oggi in avanti, a sfruttare l'effetto-terrore, i loro errori. Insomma, tenersi informati, da un lato; informare altri scambisti italiani all'oscuro di ciò che sta avvenendo alle nostre spalle e unirsi alla schiera di chi sta cominciando a far qualcosa per arginare questo (inizio di) accanimento nei confronti del file-sharing.

    Se volete sapere di più sulle dette vicende, potete seguire la sezione Legge e File Sharing.
    (in particolar modo, la discussione Imminente invio di migliaia di lettere in Italia per giochi e mp3)

    Quel che è importante, però, è diffondere informazione su ciò che sta avvenendo.

    Chi pensa che solo perché non ha scaricato l'ormai nota canzoncina di Mousse T (quella che ha generato la prima ondata di lettere di risarcimento a file-sharer italiani) né altre canzoni pubblicate dalla Peppermint Jam o da una qualsiasi altra major ha le spalle coperte non ha ragione di farlo:
    in futuro, una qualsiasi pulce dell'industria discografica potrebbe accampar pretese per mezzo chunk messo in condivisione, se non ci muoviamo in gruppo. Ripeto, non si tratta di generare paure, ma 1) di aiutare chi è stato colpito o verrà colpito dai provvedimenti; 2) creare un fronte comune per far sentire la nostra voce, con la possibilità di organizzare azioni concrete di pressione perché chi scarica non venga assimilato a un tradizionale contraffattore; 3) sviluppare strategie, partecipare a iniziative per la difesa in sede processuale di quanti saranno coinvolti dall'ondata di azioni legali. Insomma, farci trovare pronti!


    Due amici della nostra community hanno redatto i documenti che potete scaricare in questo post tra gli allegati. Sono ben curati ed espongono chiaramente la situazione e i rischi cui si va incontro se continuiamo a lasciar correre veri e propri atti intimidatori. Leggeteli e fateli leggere a chi sapete pratichi l'arte del file sharing, metteteli in condivisione sulle vostre reti preferite!

    Potete scaricare e condividere il documento unico generato dall'unione dei precedenti due messaggi anche su eMule. Ecco i link ed2k del file (il cui nome è "Attacco al P2P":

    * Attacco al P2P (Link eD2k,Link HTTP) )


    Non perdete l'occasione per contribuire alla difesa di un modello di scambio di informazioni che andrebbe compreso a fondo, anziché demonizzato!

    Si ringrazia VedoVa_NeRa e la Grande community di P2P Forum Italia.





    Fonte diretta all'articolo :

    http://www.p2pforum.it/forum/announc...php?f=193&a=93

  2. #2
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    Secondo me il p2p va verso la morte......

    http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2021994

    Cresce il tool italiano antiP2P. Intervista all'autore

    Interviste
    di Alfonso Maruccia
    martedì 19 giugno 2007
    Armi da caccia grossa (1 di 3)


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    Roma - "Puoi cliccare, ma non puoi nasconderti", recitava minaccioso il motto di una campagna pubblicitario-propagandistica condotta dall'industria americana un paio d'anni or sono contro la pirateria online. La campagna, che diede il là all'ennesima azione di contrasto dell'allora crescente "fenomeno" BitTorrent, intendeva mettere gli utenti di fronte alla semplice realtà dei fatti: chi scarica file illegali dal P2P lascia una traccia che, con gli strumenti opportuni, si può adoperare per risalire al responsabile della condivisione.

    Dal 2005 ad oggi, pur con tutte le energie, i legali e i soldi messi in campo dalle associazioni dell'industria, alla minaccia non è seguita una reazione granché atterrita della community del file sharing, che anzi ha seguitato a crescere nella diffusione dei software per lo scambio file e nella distribuzione non autorizzata di ogni genere di contenuti in formato digitale.

    In tutta risposta, l'industria ha ulteriormente moltiplicato energie, iniziative legali e fondi spesi per la lotta senza quartiere al P2P illegale, e negli ultimi tempi concetti come il motto citato poc'anzi - puoi cliccare, ma non puoi nasconderti - sono divenuti un elemento di riflessione per i condivisori di tutto il mondo, Italia compresa. Nel Bel Paese in particolare, il famigerato caso Peppermint ha acceso il dibattito tra associazioni di consumatori, rappresentanti legali, senatori della repubblica e media telematici e non.

    Al centro della questione si trova l'azione di raccolta degli indirizzi IP da parte della società svizzera Logistep Ag, che ha introdotto in ambito europeo le modalità di contrasto del fenomeno file sharing fin qui cavalcate da RIAA, MPAA e da altre organizzazioni di origine squisitamente americana. Migliaia di indirizzi IP schedati e infine usati per individuare i rispettivi proprietari della connessione, a cui sono state spedite altrettante richieste di risarcimento danni sulla falsariga di quanto RIAA già va facendo da tempo negli USA.

    Su questo ed altro, Punto Informatico ha avuto la possibilità di parlarne con l'autore di WhoShare, software che potremmo definire come il prossimo gradino evolutivo nella lotta senza quartiere al file sharing illegale e che per la prima volta in questa occasione viene presentato sulla stampa. WhoShare, come ci dirà lo stesso creatore, è una potente soluzione pensata per soddisfare le pressanti esigenze dei produttori di contenuti, alla ricerca parossistica di una drastica soluzione all'emorragia di guadagni provocata dalla condivisione non autorizzata. Una soluzione che sul fronte del rastrellamento IP si spinge oltre a quanto visto finora. Ecco cosa ci ha raccontato Fabrizio Saviano, programmatore in proprio e docente informatico presso l'Università Ludes di Lugano.

    PI: Napster, il file sharing, la grande guerra del copyright.. Come nasce e perché WhoShare?
    F.S.: WhoShare - fino ad ora conosciuto con il nome in codice di IDEACOP - è uno strumento pensato per individuare con esattezza quello che potremmo chiamare un "oggetto digitale", sia esso file musicale, video o quant'altro, all'interno dei network di P2P allo scopo di rintracciare gli utenti che lo condividono.

    PI: Per sviluppare il suo lavoro ha utilizzato codice liberamente disponibile in rete, come hanno fatto alla Logistep AG con il programma open source Shareaza, o ha scritto il software da zero?
    F.S.: Sono ovviamente partito dalle informazioni presenti in rete sui protocolli dei vari network, ma ho poi personalizzato, snellito e ottimizzato il codice: WhoShare fa molto più di quanto possa mai fare un software come Shareaza, essendo in pratica composto da una suite di strumenti comprendenti i client modificati per ogni protocollo, da uno "Sniffer di sessioni di file sharing" per creare riscontri giudiziari e dalla possibilità di fare l'incrocio dei risultati ottenuti, ovvero tra i file di log e il traffico di rete. Inoltre vorrei aggiungere che Shareaza ha notoriamente problemi con la rete eDonkey2000.

    PI: Ci può fornire qualche dettaglio tecnico sulle modalità di monitoraggio offerte da WhoShare? Per i detentori dei diritti a caccia di indizi quali sono i vantaggi sostanziali del suo utilizzo rispetto alle soluzioni concorrenti oggi esistenti?
    F.S.: Dietro autorizzazione scritta del titolare copyright, ottenuti i permessi necessari a norma di legge - gli iscritti alla SIAE devono ad esempio avere un nulla osta dall'associazione - WhoShare scarica i file corrispondenti ai lavori degli aventi diritto per controllarne il contenuto. Se esso corrisponde, da ogni singolo file si estrapola il link/hash di protocollo (es. link ed2k).
    Successivamente si avvia un monitoraggio mirato delle reti di scambio, si estrapolano i file di log, li si incrocia con il traffico di rete e si forniscono le risultanze investigative ai clienti del sistema per mezzo di un'apposita interfaccia web gestibile da remoto. Ogni cliente ha un server a propria disposizione, ovvero in gestione, ed è a sua totale discrezione decidere dei tempi di controllo e i protocolli da monitorare, le modalità di raccolta ed eventuale conservazione dei dati di traffico. Noi ci limitiamo a fornire l'interfaccia per il sistema. WhoShare è inoltre in grado di offrire versioni di client ottimizzate per tutte le tecnologie di reti attualmente disponibili (Gnutella2, Kademlia, BitTorrent e via di questo passo).

    PI: Sappiamo che siete stati contattati da Logistep AG, e che la società elvetica è interessata al vostro software di monitoraggio. Ci può dare a riguardo qualche dettaglio in più?
    F.S.: Beh, attualmente la questione è Top Secret, ma per i lettori di PI posso sbottonarmi dicendo che abbiamo effettuato alcuni test per Logistep. In due giorni di monitoraggio, su un particolare software di cui ci è stato richiesto il controllo, abbiamo evidenziato 55.000 condivisori su 9 hash, di cui quasi 8.000 solo in Italia sulle reti Kademlia accessibili dai gestori pubblici (Wind, Telecom, Tiscali e altri NdR) e 4.700 sulla rete privata di Fastweb. Un riscontro impressionante, che dimostra chiaramente che la portata del fenomeno del download illegale è tale che esso è diventato in pratica un vero e proprio sistema.
    Cresce il tool italiano antiP2P. Intervista all'autore

    Interviste
    di Alfonso Maruccia
    martedì 19 giugno 2007
    Con un occhio agli utenti Fastweb (2 di 3)


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    PI: Ci può dire qualcosa in più riguardo il supporto alle reti NAT come quella di Fastweb da parte del suo software?
    F.S.: WhoShare è ottimizzato per tutte le reti, ed è disponibile un prodotto specifico per le reti NAT come Fastweb (NdR: a riguardo il nostro interlocutore si è dimostrato piuttosto abbottonato, ma proprio la possibilità di monitorare la velocissima rete KADu, accessibile internamente da Fastweb, appare come una delle motivazioni principali che hanno spinto Logistep a rivolgersi a F.S. e a WhoShare).

    PI: Il caso Peppermint ha attirato su di sé l'interesse del Garante della Privacy, che parla di "rilevanti profili attinenti specificamente alla protezione dei dati personali" nella raccolta degli indirizzi IP degli utenti condivisori. Altri, come il senatore Cortiana, che parla di schedatura di massa, ci vanno giù ancora più pesanti. Come giudica tali prese di posizione e il rapporto del suo software con le vigenti norme in difesa della privacy degli utenti di Internet?
    F.S.: Risponderò attenendomi a ciò che dice la legge: qui si tratta semplicemente dell'individuazione, caso per caso, di autori di reati penali. Se poi i singoli autori formano nel complesso una massa questa è una cosa che dipende da un fattore casuale; capita che alcuni file siano condivisi da una persona (ad esempio brani di musica particolari), altri potrebbero essere condivisi da milioni di persone. WhoShare è dotato di funzioni che impediscono il download dei contenuti, limitandosi piuttosto ad un metadownload. Noi logghiamo gli indirizzi IP degli autori degli illeciti, e in ogni caso la privacy decade in presenza di reato penale.

    PI: E con gli IP in mano?
    F.S.: L'acquisizione dei nome e cognome relativi all'intestatario della linea a cui punta l'IP sarà a cura della magistratura, e il cliente che ci ha commissionato il monitoraggio ha l'obbligo per legge di intentare una causa civile o penale in presenza di un reato. Per tali motivazioni il nostro sistema non è assimilabile a intercettazione telematica, e a mio giudizio non si tratta affatto di una schedatura di massa. Accogliere l'opinione del senatore Cortiana significherebbe puntare il dito contro i log di tutti i firewall che registrano le intrusioni informatiche, che sono reato tanto quanto il file sharing. Inoltre l'indirizzo IP non è di per sé un dato sensibile: ne è titolare un provider, non un privato. E questo avviene perché la magistratura possa risalire al temporaneo utilizzatore, mentre il pubblico non ha facoltà di individuarlo.

    PI: Il fenomeno della condivisione di contenuti in rete acquista sempre più importanza nell'agenda politica ed economica delle nazioni tecnologicamente avanzate, ed è pressante la richiesta da parte delle associazioni di categoria e dell'industria di leggi più severe e di azioni mirate contro i due fenomeni distinti della contraffazione e del file sharing illegale. Crede che strumenti come WhoShare possano costituire un alleato efficace per l'industria e che esso abbia di conseguenza un buon margine di crescita sul mercato?
    F.S.: WhoShare è efficace sia dal punto di vista della repressione che della prevenzione, in quanto è un deterrente contro l'uso irresponsabile di Internet, perché avere a disposizione un'automobile non significa essere autorizzati a provocare danni, fare il palo alle rapine o altri reati. Come con l'automobile si viene educati all'uso del mezzo prima di guidarlo così bisognerebbe fare con Internet, e in Italia abbiamo ancora tanta strada da percorrere in tema di educazione... Per quello che è in grado di offrire, il software non ha attualmente concorrenza e in pratica dovremo poter agire in regime di monopolio. Poi starà alle società proprietarie dei diritti stabilire quanto gli convenga usarlo.

    PI: Ritornando a parlare del programma, a che punto è lo sviluppo e per quando è prevista la distribuzione di WhoShare?
    F.S.: Il programma ha appena superato tutte le fasi di betatesting, manca giusto qualche particolare ad esempio nell'interfaccia web per i server dati in gestione ai clienti. Il rilascio della versione 1.0 dovrebbe avvenire non più tardi di questo settembre.

    PI: È vero che il software verrà messo a disposizione della Polizia Postale gratuitamente per combattere la pedopornografia? A tale riguardo, ci può dire se ci sono stati casi in cui associazioni come la SIAE o i produttori dell'industria multimediale si sono rivolti a voi in maniera diretta segnalando potenziali illeciti piuttosto che passando attraverso una denuncia alla magistratura?
    F.S.: Si, stiamo valutando l'ipotesi di mettere a disposizione un server per le forze dell'ordine, al fine di usarlo per contrastare lo scambio di materiali pedopornografici. Siccome la banda e l'hosting costano, tutto starà a come andrà commercialmente il sistema. La Polizia Postale ha una squadra apposita che si occupa dei reati connessi ai diritti d'autore, e si può presumere che le denunce e le segnalazioni arrivino sia da enti pubblici che privati.

    PI: Avete fatto conoscere WhoShare alle industrie interessate? Che reazione c'è stata?
    F.S.: Per il momento abbiamo presentato il nostro lavoro soprattutto alle organizzazioni musicali come RIAA, SIAE e FIMI, oltre alla BSA per quanto riguarda il software. Tutti si sono dimostrati, almeno a parole, interessati. Dalle mail informative che abbiamo provveduto ad inviare, il riscontro immediato è arrivato dalle etichette discografiche di settore sul genere della Peppermint, piuttosto che da colossi come Sony BMG e altri.
    Cresce il tool italiano antiP2P. Intervista all'autore

    Interviste
    di Alfonso Maruccia
    martedì 19 giugno 2007
    Offuscamento? (3 di 3)


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    PI: Come giudica i meccanismi di camuffamento dei protocolli di file sharing, sempre più usati per evitare eventuali filtri o tentativi di individuazione da parte di tool come WhoShare?
    F.S.: Qualunque informazione digitale venga immessa in rete per essere poi decodificata dal destinatario può essere individuata, l'offuscamento non è una misura sufficiente perchè un sistema offuscato presenta sempre un output finale intelligibile. WhoShare è pronto anche per questa eventualità: si può prevedere che a un 100% di offuscamento teorico, il 50% dei pacchetti di dati può venire identificato.

    PI: In questo quadro come si collocano certe darknet, penso ad esempio al modello offerto dalla svedese Relakks?
    F.S.: Sulle darknet ancora non mi pronuncio perché non ho avuto modo di approfondire la questione.

    PI: Quali conseguenze crede che l'adozione estesa di un tool come WhoShare possa avere sul "sistema" del P2P e sull'intera industria?
    F.S.: Quello che auspico è che il rientro dei mancati guadagni dovuti alla file sharing si traduca in una riduzione dei prezzi sugli originali. In tal senso, devo rendere merito al file sharing per aver fornito terreno fertile allo sviluppo degli store online. È il consumo critico e la possibilità di scelta offerta da portali come iTunes, non il download dal P2P, che potrà far crescere il mercato.

    a cura di Alfonso Maruccia

  3. #3
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    Io non mi preoccupo molto. I metodi per rendersi anonimi, o per lo meno per ridurre i rischi, ci sono. E ad oggi non esiste un sw che possa danneggiare seriamente la piattaforma p2p, altrimenti spiegatemi perchè negli usa si continua a condividere come se nulla fosse....

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Il_Grigio Visualizza Messaggio
    Io non mi preoccupo molto. I metodi per rendersi anonimi, o per lo meno per ridurre i rischi, ci sono. E ad oggi non esiste un sw che possa danneggiare seriamente la piattaforma p2p, altrimenti spiegatemi perchè negli usa si continua a condividere come se nulla fosse....
    Beh, se parli di Antp2p, Mute e Tor al momento è così, però questi software hanno altri problemi (lentezza, poche fonti etc....)

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
    Beh, se parli di Antp2p, Mute e Tor al momento è così, però questi software hanno altri problemi (lentezza, poche fonti etc....)
    No, parlo di buon senso, del non condividere 1Tb di materiale protetto ed usare filtri adeguati, per il 90% dei casi basta questo per stare tranquilli...

  6. #6
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da Il_Grigio Visualizza Messaggio
    No, parlo di buon senso, del non condividere 1Tb di materiale protetto ed usare filtri adeguati, per il 90% dei casi basta questo per stare tranquilli...
    Negli USA stanno già da tempo usando l'arma del terrorismo psicologico (e qui sono daccordo con te che non funziona più di tanto) andando a pescare casalinghe e studentelli. Comunque da quello che ho letto in giro sul caso Peppermint qui siamo di fronte alla schedatura sistematica degli ip di chi condivideva anche soli pochi kb di opere protette e successiva richiesta di risarcimento.

  7. #7
    Stabilimento di Broni
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    Citazione Originariamente Scritto da Il_Grigio Visualizza Messaggio
    No, parlo di buon senso, del non condividere 1Tb di materiale protetto ed usare filtri adeguati, per il 90% dei casi basta questo per stare tranquilli...
    Quello si, inutile attirare l'attenzione, ma siamo arrivati al punto, che molte case produttrici si attaccano non tanto al materiale in share, ma al singolo prodotto...per un mp3 o un gioco in questo caso, ti rompono e non poco...

  8. #8
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    Importanti sviluppi

    http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2040947

    P2P, Peppermint fermata in tribunale

    News
    mercoledì 18 luglio 2007



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    Roma - La cavalcata antiP2P dei detentori del diritto d'autore contro migliaia di utenti italiani ha subìto un primo e forse decisivo stop. Il Tribunale di Roma ha infatti respinto i ricorsi che l'ormai celeberrima Peppermint, insieme a Techland, entrambi clienti Logistep, avevano presentato per cercare di farsi consegnare i nomi di utenti italiani dei sistemi di sharing, come già accaduto in passato.

    Ne dà notizia Adiconsum, che da tempo segue la vicenda, spiegando che il proprio centro giuridico ha appreso della pubblicazione di due ordinanze dei magistrati Paolo Costa e Antonella Izzo del Tribunale di Roma con le quali "hanno rigettato i ricorsi presentanti congiuntamente e disgiuntamente dalle Società Peppermint e Techland, rispettivamente nei confronti della Wind e della Telecom".

    Le ordinanze, che non incidono su quanto già accaduto nei casi precedenti, rappresentano il primo significativo stop alle controverse procedure con cui Peppermint/Logistep e Techland/Logistep hanno monitorato le reti di sharing per individuare IP dei computer degli utenti di cui chiedere poi i nominativi ai provider. Una richiesta che ora, per la prima volta, si arresta in tribunale.

    Secondo i giudici, spiega l'Associazione dei consumatori, confermando quanto anticipato da SantaPepper.com, le istanze con cui le due aziende clienti Logistep chiedevano quei nominativi sono infondate. Secondo Adiconsum, che parla di spionaggio telematico riferendosi alle operazioni di monitoraggio delle reti di sharing, quanto accaduto è strettamente legato alle normative sulla privacy.

    È noto, peraltro, che nelle scorse settimane sul fronte dei 3636 utenti Telecom individuati da Logistep era sceso in campo proprio il Garante per la privacy, desideroso di comprendere se le misure messe in atto dai detentori dei diritti d'autore fossero compatibili con le normative italiane.

    Adiconsum avverte che la guerra non è vinta e che i procedimenti in ballo sono ancora numerosi. Già oggi si attendono ulteriori decisioni su altre istanze di Peppermint, rivolte questa volta a Tiscali e Wind. Tutti procedimenti nei quali Adiconsum intende intervenire per sollevare questione di illegittimità costituzionale dell'art. 156 della legge sul diritto d'autore, quell'articolo che si pone in conflitto con la tutela della privacy, sostenendo che "qualora una parte abbia fornito seri elementi dai quali si possa ragionevolmente desumere la fondatezza delle proprie domande ed abbia individuato documenti, elementi o informazioni detenuti dalla controparte che confermino tali indizi, essa può ottenere che il giudice ne disponga l'esibizione oppure che richieda le informazioni alla controparte. Può ottenere, che il giudice ordini alla controparte di fornire elementi per l'identificazione dei soggetti implicati nella produzione e distribuzione dei prodotti che costituiscono violazione dei diritti di cui alla presente legge".

    Una battaglia nella battaglia, quella sull'articolo 156, che interessa da vicino non solo i consumatori ma anche gli operatori telefonici, ai quali peraltro la stessa Adiconsum fa appello affinché resistano "con ogni mezzo alle richieste giudiziarie" di Peppermint&C. Fino a questo momento, infatti, l'atteggiamento degli operatori viene considerato morbido nei confronti delle richieste provenienti dai detentori dei diritti.

    Ma per chi sostiene il diritto degli utenti oggi è una giornata di vittoria e lo ha sottolineato Fiorello Cortiana della Consulta sulla governance di Internet, che in una nota sottolinea come "il pronunciamento della magistratura italiana che inibisce Peppermint e chiunque altro dall'attuare il monitoraggio in rete è importante perché segna un principio giurisprudenziale: la rete di Internet non è la terra di nessuno dove ognuno si fa giustizia da sé, anche in rete valgono i diritti di cittadinanza e anche in rete tocca alla magistratura e alle forze dell'ordine mettere in atto inchieste nel rispetto della legge".

    Secondo Cortiana "quello che si stava configurando come uno spamming estorsivo trova una robusta interruzione. Sarebbe stupido dire che ha vinto la pirateria, piuttosto hanno vinto il diritto e le garanzie previste dalla legge per tutti i cittadini, famosi o meno che siano. Ora occorre non esitare oltre per cambiare la Legge Urbani affinché i modelli di business prendano corpo nel rispetto della natura di condivisione della rete come impresa cognitiva collettiva".

 

 

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