MANIFESTO DELLA DESTRA SOCIALE PER IL CONGRESSO REGIONALE DI AN IN SARDEGNA
MANIFESTO DELL’ ISOLA APERTA
8 idee per la destra sarda
( documento congressuale di Bruno Murgia )
“Il sardo ha molto vivo e profondo il senso dell’ onore e della fierezza; sente in modo spiccato l’ orgoglio di essere uomo e di essere sardo. Per questo il soldato sardo non alza le braccia, non si arrende in combattimento, non conosce l’ obbrobrio dello “ sbandamento”. Niente urta di più il sardo che l’ essere tacciato e sospettato di vigliaccheria. Il vero figlio dell’ Isola vuole fare sempre bella figura. Il soldato sardo combatte per l’ Italia e la Sardegna”
Attilio Deffenu, 5 aprile 1918, Brigata Sassari
CAGLIARI, LUGLIO 2007
Premessa
Ad appena un anno dalle elezioni politiche, pochi osservatori sono disposti a giurare sulla durata del governo Prodi. E pochi esperti sanno se anche per il governatore Soru vi sia ancora vita o se non sia meglio chiudere per sempre un’ esperienza francamente deludente. Gridare contro Prodi e il centrosinistra sardo è giusto. Sottolinearne inefficienze e contraddizioni ancora di più. Ma non può bastare. Un governo di centrodestra per il solo fatto che si sostituisce alla sinistra non sarebbe capace, per quanto eccellente, di porre mano all’attuale degrado istituzionale, sociale, economico, ambientale. La priorità, dunque, è disegnare una via per tornare ad uno Stato autorevole e capace, a istituzioni libere che favoriscano il progresso senza sembrare inutilmente vessatori . Il discorso vale anche per l’ Isola. Un governo autoritario e pieno di interessi personali amministra in combutta dichiarata con potentati economico-finanziari locali una regione ricca di risorse, ma povera nei suoi strati sociali. Poveri, soprattutto, di prospettive: la classe dirigente non è ancora riuscita nel suo più grande compito: disegnare la Sardegna del futuro e collocare la regione negli scenari produttivi dei prossimi decenni. Il principale errore che si deve addebitare al Governo Soru è la miopia. Il non essere riuscito ad ipotizzare scenari di lungo periodo. Da cui, com’è noto, discendono i programmi per il medio periodo e le azioni da adottare nell’immediato. Non è, in sintesi, la legge salvacoste in sé il male. Ciò che allarma è un governo regionale che trucca le gare sulla pubblicità istituzionale, tesse alleanza con potentati economici, sfrutta il mito dell’ antipolitica per poi controllare le risorse pubbliche con mano decisa. Le nobili e legittime lotte di interesse e idee mutano in private questioni di privati affari. E i cittadini sardi stanno a guardare. In un quadro di questo genere il primo problema di Alleanza Nazionale è dare a se stessa la propria ragione d’essere, la propria missione. La proposta è quella di cominciare con un percorso inverso: piuttosto che partire dalla proclamazione dei valori di riferimento per arrivare alle idee programmatiche, facciamo il contrario: da precisi punti programmatici enucleare un sistema di valori ed una precisa idea della vita e della società. La concretezza che si sostitusce alle parole.
- SCELTA DEL CANDIDATO PRESIDENTE ATTRAVERSO LE PRIMARIE
PREMESSA: Se le cose evolveranno come tutto lascia prevedere, la Sardegna affronterà una difficile sfida elettorale regionale non prima del maggio 2009.
È un appuntamento al quale non possiamo permetterci di arrivare impreparati o, peggio, costretti a recitare copioni già usurati dal tempo e che hanno dato ampia dimostrazione della loro inefficacia. La storia delle regionali del 2004 è un monito ancora attuale.
Il candidato alla Presidenza non dovrà essere espressione della società civile, ma della società politica, anzi, Politica, con la P maiuscola. In tale senso i due anni che ci separano dall’appuntamento elettorale debbono essere utilizzati per determinare l’elezione popolare del candidato e per formare il candidato prescelto, ponendolo a contatto con i diversi territori dell’isola.
PROPOSTA.
1. Elezioni primarie un anno prima delle elezioni, su base volontaria e partecipazione economica, aperta anche agli altri partiti della coalizione riformista, liberale, cattolica e sociale.
Individuazione del candidato e calendarizzazione pubblica di incontri per la formazione dei punti programmatici.
2. Nelle liste provinciali, il 25% dei candidati alle quote under ’40.
- RIFORME ISTITUZIONALI INTERNE
PREMESSA: Quanti sono i centri decisori? A che servono ? Sono mediamente inutili, lenti, inadeguati.
Costano molto e provocano una normale paralisi nelle attività amministrative.
Le decisioni sono lente, non in linea con la rapidità e l’efficienza che l’attuale sistema economico mondiale richiede.
Bisogna responsabilizzare, snellire, rendere chiaro il procedimento amministrativo. Per questo è necessario che i centri siano ridotti a due livelli: Comune e Regione, fortemente interconnessi tra loro, anche nelle composizioni. Conseguente abolizione di tutti gli enti intermedi a partecipazione pubblica.
PROPOSTA:
A. Abolizione completa di Province, Comunità montane, consorzi industriali, comitati a partecipazione pubblica e qualsiasi altra eventuale istituzione che comporti aggravio della spesa pubblica e allungamento del procedimento decisionale.
B. Riduzione del numero dei Consiglieri regionali a 50 componenti.
C. Abolizioni dei consigli circoscrizionali.
D. Drastica diminuzione di parlamentari e senatori, nella misura di almeno il 20-25%
- RIFORME DEL SISTEMA ECONOMICO INTERNO, DEL CREDITO, DEL SISTEMA DELLE AGEVOLAZIONI.
PREMESSA: La desolante situazione economica e produttiva dell’isola si staglia imperiosa ed incontestabile. Al di là di analisi socio-economiche complesse e suggestive, è evidente che le cause siano riconducibili non certo ad una classe imprendotoriale insufficiente, ma all’impossibilità del superamento degli ostacoli burocratici, ad un peso fiscale insostenibile, ad un sistema del credito non sempre all’ altezza.
Gli imprenditori sardi sono costretti ad affrontare come una colpa il sottosviluppo dell’isola e la loro insufficienza di capitali genera nuova povertà e nuova insicurezza sociale.
Sarebbe bello poter fare a meno dell’ ausilio pubblico: non è ancora possibile. Ma va evitato il solito assistenzialismo frustrazione sociale che sfugge al principio meritocratico, uniformando imprenditori capaci e idee innovative in un indistinto mare magnum con imprese fallimentari e iniziative obsolete. Una selezione tra le idee, però, non può che essere compiuta dal mercato, che premia il merito e la qualità e non certo dal sistema politico, connaturatamente lento, clientelare, fazioso.
PROPOSTA:
- <LI style="TEXT-ALIGN: justify">Le banche che concorrono alla gara presso la tesoreria regionale debbono, oltre alle caratteristiche già richieste per la partecipazione alla gare, garantire che un flusso di risorse bancarie non inferiore al 3% annuo del bilancio regionale sia dedicato a nuove iniziative imprenditoriali per giovani imprenditori, tra i 18 e i 35 anni. Pena la decandenza dal beneficio di tesoreria.
- Rovesciamento del sistema autorizzatorio: rivoluzione copernicana. Chi vuole cominciare una nuova iniziativa imprenditoriale, da inizio ottenendo tutte le autorizzazioni in un termine che non può, per legge, superare i sette giorni. Se la parte pubblica non riuscisse a concedere le prescritte autorizzazioni, l’imprenditore è autorizzato ope legis a cominciare la sua impresa.
- RIFORMA DEL SISTEMA FISCALE
PREMESSA: Il peso fiscale ha raggiunto un livello insostenibile ma, soprattutto, ingiustificato per la qualità di servizi offerti. Non solo: al cittadino non sa egli paghi per ottenere cosa. La tassazione progressiva ed indistinta genera confusione, opacità e impedisce un democratico controllo sulla spesa dei denari pubblici.
Bisogna che le imposte siano più basse e che ogni cittadino sia in grado di sapere quanto paga per ottenere cosa.
PROPOSTA:
- <LI style="TEXT-ALIGN: justify">Abolizione completa di tutte le tasse di iniziativa regionale. Sostituzione dei mancati introiti con corrispondenti tagli alla spesa pubblica quali quelli già sommariamente descritti sopra. <LI style="TEXT-ALIGN: justify">Isituzione della Tassa di Progetto: ogni Comune e, in rari casi la Regione, può istituire una tassa una tantum per la realizzazione di una determinata opera sociale o pubblica.
- Se questi due punti sono validi, una parte della sanità pubblica deve tornare in capo allo Stato.
- RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE REGIONALE
PREMESSA: La regione è la prima azienda regionale, con una spesa pubblica immane. Come se ciò non bastasse, un’amministrazione così elefantiaca è autoreferenziale. Cioè produce vincoli e procedure che servono a gisutificare l’esistenza di se stessa. Il risultato è un’amministrazione cara, persecutrice, violenta.
Non solo: l’Amministrazione regionale è costretta nelle maglie che essa stessa costruisce con strumenti legislativi che non servono a nessuno e creano blocchi, impedimenti, ritardi.
PROPOSTA:
- <LI style="TEXT-ALIGN: justify">riduzione del numero dei dipendenti regionali di 1/5 nei prossimi dieci anni. Alla riduzione del numero dei dipendenti dovrà accompagnarsi una riduzione corrispettiva del numero degli uffici: semplificare le procedure per semplificare i controlli. Un authority - come proposto dal professor Ichino – avrà il compito di verificare chi lavora e chi no; chi produce risultati e chi no.
- Abolizione del DPEF e della Legge Finanziaria Regionale, sostituita da cinque macroleggi.
- RIFORME SOCIALI E PATTO GENRAZIONALE
PREMESSA: Una realtà sociale che si rispetti aiuta chi è in difficoltà. Sempre e comunque. Ma l’aiuto si deve concretizzare in un un tempo certo e definito, con la certezza per chiunque che, nelle avversità della vita, esiste un meccanismo di solidarietà sociale che non mortifica l’individuo. Non va dimenticato che la Sardegna è la regione con il maggior tasso di anziani d’Europa. Ma sappiamo anche che con il governo Prodi chi rischia di non avere la pensione sono le giovani generazioni.
Questo comporta una diversità sociale di cui dobbiamo farci carico. Non solo: chi cresce deve sapere che un sistema pubblico studia i fenomeni di innovazione della società e dei mercati ed elabora nuove proposte per adeguare il mercato del lavoro.
Sono i ragazzi precari l’ anello debole della nostra società. Chi oggi ha dai 57 ai 60 anni ha lavorato mediamente per 35 anni, senza soste, senza ansie. Chi oggi ha 25 o 30 anni non ha prospettive di lavoro stabile. Ha difficoltà ad accedere ai mutui della banca. Non fa figli, rischia di avere una pensione da fame se l’attuale limite d’ età non verrà innalzato.
PROPOSTA:
- <LI style="TEXT-ALIGN: justify">Istituzione degli ammortizzatori sociali regionali per chi perde il lavoro per massimo. Non si può rifiutare una proposta di impiego per più di due volte <LI style="TEXT-ALIGN: justify">Istituzione, a fronte dei risparmi di spesa “istituzionale” di un assegno di mantenimento per le famiglie con disabili o anziani non autosufficienti a carico. <LI style="TEXT-ALIGN: justify">Istituzione di un fondo per il microcredito
- Vincolo di bilancio: una cifra non inferiore al 3% del PIL regionale da destinarsi alla ricerca in innovazione scientifica e tecnologica e da compiersi nelle università della Sardegna, ma con il coinvolgimento delle aziende sarde.
Ha scritto recentemente il professor Cubeddu su un quotidiano sardo: “Lo sviluppo delle nanotecnologie sta producendo inedite aggregazioni di saperi e competenze”. E poi: “Chi resterà fuori da tale processo ?”.
- RIFORMA ESTETICA DELLA REGIONE E TUTELA AMBIENTALE
PREMESSA: Il limite di inedificabilità nei due chilometri dalle coste è demagogico ed inefficace, soprattutto se affiancato dalle deroghe in aree di amici e amici di amici. Una moderna destra ambientalista, tuttavia, non può tollerare gli scempi ambientali compiuti negli anni dell’ignoranza beata ed allegra, nè consentire che ciascuno storpi a proprio piacimento un bene comune inestimabile e non rinnovabile come l’ambiente. Allo stesso modo non si può comprimere il diritto di proprietà ed il legittimo diritto di ciascuno alla casa, alle case, o degli imprenditori all’impresa.
Ciò vuol dire che non si può, come fanno Soru e gli aedi demagoghi della sua cricca, buttare bambino ed acqua sporca. Bisogna demolire il brutto e costruire il bello.
PROPOSTA:
- <LI style="TEXT-ALIGN: justify">Istituzione del Comitato Urbanistico Regionale, composto di cinque membri eletti a suffragio universale ogni tre anni che, entro venti giorni dalla presentazione di un progetto urbanistico-edilizio, pronunci il proprio definitivo assenso o dissenso. <LI style="TEXT-ALIGN: justify">Istituzione del principio del silenzio-assenso nel diritto urbanistico se dopo 60 giorni il Comune non ha dato alcuna risposta.
- Avvio di una campagna di demolizione dei principali ecomostri dell’isola.
- IL FORUM DELLE IDEE
PREMESSA. Ha scritto su un quotidiano sardo un noto professore di letteratura contemporanea dell’ Università di Cagliari, conosciuto come uomo di sinistra: “ Non si era mai visto che l’ assessorato alla cultura rimanesse sguarnito per tanti mesi. Non si era mai sentito un silenzio tombale come quello dei professori, dei registi, dei musicisti che non protestano, non dichiarano, non firmano. Non fanno risuonare una voce, sia pure flebile, per chiedere: ma è normale che dal novembre 2006 manchi l’ assessore regionale alla cultura? “ E ancora: “ Se un governo di centrodestra si fosse mai sognato di dimettere l’ assessore alla cultura avrebbero gridato il loro sdegno, si sarebbero stracciati le vesti, avrebbero elevato alti lai. E invece tacciono, allineati e coperti. Perché?”.
Il punto dunque è che se cresce la cultura sarda, specie il fenomeno degli scrittori e delle manifestazioni, vi è comunque vigliaccheria e il solito vizio di nascondersi all’ ombra del padrone.
PROPOSTA:
1.Un forum delle idee, l’apertura del dialogo con il mondo della cultura. Dentro i fenomeni, quindi, senza paura di rompere steccati, senza guardarsi ossessivamente gli antenati. E valorizzare la cultura sarda, quella contemporanea figlia del nuovo mondo dell’ Isola che corre. Verrà il tempo in cui uno scrittore sardo, coraggioso, dirà : “ Voto per il centrodestra ”? Sta a noi.
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