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    Predefinito Sulla linea editoriale di Liberazione

    La critica che sto per fare non ha intenti autodistruttivi ma costruttivi, magari - pur conscio che serva a poco - potremmo eventualmente cercare un'iniziativa comune e mandare una simbolica lettera al giornale a nome di questo circolo virtuale. Gradirei che intervenissero prevalentemente i militanti prc. L'articolo di oggi sui compagni nepalesi mi ha lasciato un po' interdetto, posso capire che la linea editoriale debba cercar un'ottica di superamento del concetto novecentesco di comunismo, ma qui effettivamente si sta andando un po' troppo verso un generico radicalismo di sinistra. A seguire l'articolo e i pezzi che mi han lasciato un po' sorpreso, sotto i commenti.


    Dopo dieci anni di guerra e tredicimila morti, ieri si sono costituiti come lista elettorale*0

    Dalle montagne al governo in due anni

    Dalle montagne al governo in due anni. Questo è il destino dei maoisti nepalesi, che hanno controllato le montagne e metà del loro Paese per anni per poi partecipare alla deposizione di re Gyanendra dopo che questi aveva concentrato su di sé le leve del potere e ristretto i relativi margini democratici nepalesi.
    Da ieri i maoisti sono una delle liste che correrà alle elezioni del prossimo novembre. Nel frattempo hanno contrattato il disarmo con il nuovo governo, accettato i passaggi istituzionali che hanno portato al nuovo assetto politico. Il loro esercito di 31mila persone è radunato in in campi monitorati e consegnato 3500 armi pesanti agli osservatori Onu. Certo, le tensioni non mancano, le storie sulla rieducazione dei giovani e sul loro arruolamento indottrinamento saranno esagerate ma non del tutto prive di fondamento*1 e, per certo, tra i soldati maoisti i giovanissimi non mancavano. Nonostante questo profilo da guerriglia d'altri tempi (l'ispirazione originaria viene dai peruviani di Sendero luminoso), Prachanda e gli altri capi del partito maoista hanno colto l'occasione della crisi di legittimità della monarchia per lanciare una campagna diplomatica rilasciando interviste con importanti televisioni internazionali e mobilitando la popolazione delle città contro la corona. Eravamo nell'aprile 2006 e da allora il Nepal è passato per un anno di trattative spesso in bilico, pressioni esterne e la difficile costruzione dell'accordo che prevede lo scioglimento del Parlamento in carica (eletto prima della sollevazione popolare) e l'elezione di un'assemblea costituente che decida anche del destino della monarchia per novembre. Per il Paese è la fine di una guerra durata dieci anni, che ha fatto 13mila vittime e ha messo in ginocchio un'economia la cui prima risorsa è il turismo.
    L'accordo prevede, tra le altre cose, l'inquadramento di una parte importante dei militari maoisti nelle fila dell'esercito e della polizia nepalesi. Gli osservatori Onu hanno però fatto notare che nei campi ci sono nuove reclute e, soprattutto, che i minori di 18 anni - che nei campi di raccolta delle milizie maoiste sono presenti in numero cospicuo - non potranno essere inquadrati in nessun esercito.
    I maoisti nepalesi, proprio a causa della loro vita in montagna per più di dieci anni, sono un'incognita, ma nel corso dell'ultimo anno e mezzo hanno dimostrato grande capacità politica e attitudine al compromesso. Questo non impedisce all'ambasciatore americano uscente, James F. Moriartry, di nutrire certezze in materia. Ieri, nella sua ultima conferenza stampa il diplomatico ha tuonato contro li estremisti spiegando ai nepalesi che «distruggeranno l'economia, il Paese e la sua reputazione internazionale». I maoisti, insomma, non la contano giusta e non hanno rinunciato all'idea classica al potere. La verità è che è possibile che vincano le elezioni: il Nepal è povero e analfabeta ed ha grande bisogno di riforme vere. Se poi i maoisti saranno capaci di farne è un'altra questione*2.
    m. mazz

    *0 - Questo titolo poteva esser fatto un po' meglio. Sembra da libro nero del comunismo e rischia di trasparire involontariamente un vago tono scandalistico.

    *1 - Trovo questa frase scorretta giornalisticamente. Non si dovrebbe buttarsi sulle supposizioni, specialmente quando si "dovrebbe" prender difesa di un soggetto come i compagni nepalesi. Lo trovo abbastanza controproducente, conformista e borghese.

    *2 - Dio mio un po' più di ottimismo poteva mettercelo eh..

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    La critica che sto per fare non ha intenti autodistruttivi ma costruttivi, magari - pur conscio che serva a poco - potremmo eventualmente cercare un'iniziativa comune e mandare una simbolica lettera al giornale a nome di questo circolo virtuale. Gradirei che intervenissero prevalentemente i militanti prc. L'articolo di oggi sui compagni nepalesi mi ha lasciato un po' interdetto, posso capire che la linea editoriale debba cercar un'ottica di superamento del concetto novecentesco di comunismo, ma qui effettivamente si sta andando un po' troppo verso un generico radicalismo di sinistra. A seguire l'articolo e i pezzi che mi han lasciato un po' sorpreso, sotto i commenti.


    Dopo dieci anni di guerra e tredicimila morti, ieri si sono costituiti come lista elettorale*0

    Dalle montagne al governo in due anni

    Dalle montagne al governo in due anni. Questo è il destino dei maoisti nepalesi, che hanno controllato le montagne e metà del loro Paese per anni per poi partecipare alla deposizione di re Gyanendra dopo che questi aveva concentrato su di sé le leve del potere e ristretto i relativi margini democratici nepalesi.
    Da ieri i maoisti sono una delle liste che correrà alle elezioni del prossimo novembre. Nel frattempo hanno contrattato il disarmo con il nuovo governo, accettato i passaggi istituzionali che hanno portato al nuovo assetto politico. Il loro esercito di 31mila persone è radunato in in campi monitorati e consegnato 3500 armi pesanti agli osservatori Onu. Certo, le tensioni non mancano, le storie sulla rieducazione dei giovani e sul loro arruolamento indottrinamento saranno esagerate ma non del tutto prive di fondamento*1 e, per certo, tra i soldati maoisti i giovanissimi non mancavano. Nonostante questo profilo da guerriglia d'altri tempi (l'ispirazione originaria viene dai peruviani di Sendero luminoso), Prachanda e gli altri capi del partito maoista hanno colto l'occasione della crisi di legittimità della monarchia per lanciare una campagna diplomatica rilasciando interviste con importanti televisioni internazionali e mobilitando la popolazione delle città contro la corona. Eravamo nell'aprile 2006 e da allora il Nepal è passato per un anno di trattative spesso in bilico, pressioni esterne e la difficile costruzione dell'accordo che prevede lo scioglimento del Parlamento in carica (eletto prima della sollevazione popolare) e l'elezione di un'assemblea costituente che decida anche del destino della monarchia per novembre. Per il Paese è la fine di una guerra durata dieci anni, che ha fatto 13mila vittime e ha messo in ginocchio un'economia la cui prima risorsa è il turismo.
    L'accordo prevede, tra le altre cose, l'inquadramento di una parte importante dei militari maoisti nelle fila dell'esercito e della polizia nepalesi. Gli osservatori Onu hanno però fatto notare che nei campi ci sono nuove reclute e, soprattutto, che i minori di 18 anni - che nei campi di raccolta delle milizie maoiste sono presenti in numero cospicuo - non potranno essere inquadrati in nessun esercito.
    I maoisti nepalesi, proprio a causa della loro vita in montagna per più di dieci anni, sono un'incognita, ma nel corso dell'ultimo anno e mezzo hanno dimostrato grande capacità politica e attitudine al compromesso. Questo non impedisce all'ambasciatore americano uscente, James F. Moriartry, di nutrire certezze in materia. Ieri, nella sua ultima conferenza stampa il diplomatico ha tuonato contro li estremisti spiegando ai nepalesi che «distruggeranno l'economia, il Paese e la sua reputazione internazionale». I maoisti, insomma, non la contano giusta e non hanno rinunciato all'idea classica al potere. La verità è che è possibile che vincano le elezioni: il Nepal è povero e analfabeta ed ha grande bisogno di riforme vere. Se poi i maoisti saranno capaci di farne è un'altra questione*2.
    m. mazz

    *0 - Questo titolo poteva esser fatto un po' meglio. Sembra da libro nero del comunismo e rischia di trasparire involontariamente un vago tono scandalistico.

    *1 - Trovo questa frase scorretta giornalisticamente. Non si dovrebbe buttarsi sulle supposizioni, specialmente quando si "dovrebbe" prender difesa di un soggetto come i compagni nepalesi. Lo trovo abbastanza controproducente, conformista e borghese.

    *2 - Dio mio un po' più di ottimismo poteva mettercelo eh..
    Tendenzialmente seguirei al congresso Essere Comunisti, ma ci sono delle cose che mi trattengono. Una delle cose è proprio questa che tu hai sottolineato: il nodo Liberazione, che nessuno sembra voler sciogliere. E' impossibile mantenere l'attuale direzione del giornale: dopo la sparata su Cuba e quella sul Venezuela, ora arriva anche questa. Non mi stupirei se il prossimo articolo criticasse magari pure la Rivoluzione d'Ottobre!

  3. #3
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    Sarò prevenuto, ma dal tono dell'articolo mi sembra di cogliere una certa delusione. Delusione per il fatto che, anziché far precipitare il Nepal nel caos e darsi a spargimenti di sangue, i compagni del PCN(M) hanno dimostrato una invidiabile capacità politica: passare da membro nella lista delle associazioni terroriste stilata dagli USA a leader dell'alleanza pluripartitica che ha deposto il re e formato il governo di transizione. Il fatto stesso che abbiano partecipato alla ripartizione dei seggi parlamentari senza avocare a sé la maggioranza, e che vogliano prendere il potere per via elettorale, pare aver causato un notevole disappunto nell'autore dell'articolo.

 

 

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