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    Purghe continue
    17.07.2007 scrive Franco Juri

    In Slovenia la stampa è sempre più sotto pressione. Lo denunciano associazione e sindacato dei giornalisti. Licenziamenti e censure se si contrasta la linea politica governativa
    L' associazione dei giornalisti sloveni (DNS) e il sindacato dei giornalisti (SNS) rilanciano in questi giorni l'allarme; in Slovenia la libertà di stampa è ormai ad altissimo rischio dopo che nuove purghe e nuove censure imposte più o meno direttamente dal governo hanno messo in agitazione il fragile mondo dei media.

    Dopo il divieto, ribadito in questi giorni dalla direzione del Delo, in mano a proprietari vicini al governo, di scrivere su temi bilaterali sloveno-austriaci al corrispondente da Vienna Mitja Grah, perché considerato poco in linea con la diplomazia ufficiale, é arrivato l'esonero in tronco per Mirko Štular, redattore responsabile del canale radiofonico pubblico Val 202.

    La sua colpa è stata quella di aver preso le difese della giornalista Nataša Štefe, licenziata dalla direzione e contro la volontà della redazione del programma per essersi concessa in un suo commento, velatamente ironico, di constatare che le prime immagini su You Toube, legate al nome di Janša, erano dedicate al mondo cinofilo.

    Immediata è stata l'interruzione del suo contratto con la radio su ordine di Vinko Vasle, il direttore di Radio Slovenia. Per protesta Mirko Štular, responsabile di Val 202, ha annunciato le sue dimissioni il che ha fatto desistere Vasle e riassumere la Štefe.

    Ma subito dopo è scattata la rappresaglia su Štular e le sue dimissioni sono state imposte direttamente dal direttore generale della Radio Televisione Slovena Anton Guzej, direttore "politico" eletto a questa carica dopo la riforma RTV del 2006 che aveva notevolmente rafforzato la presenza del governo e ridimensionato l'autonomia delle redazioni nei media pubblici.

    La protesta delle associazioni giornalistiche è immediata e, questa volta, sortisce un certo effetto; Guzej congela la sua decisione e dopo un colloquio a quattr'occhi con Štular, ammette che l'audience di Val 202 è in crescita e che il redattore responsabile ha altri tre mesi per confermare il trend positivo della sua linea redazionale. Un dietrofront forse consigliato dallo stesso governo i cui indici di popolarità sono fortemente in ribasso.

    Ma non si sono ancora sopite le polemiche sulle purghe in sede RTV che il mondo giornalistico sloveno è nuovamente in subbuglio per la censura imposta ad un articolo "scomodo" della STA l' agenzia di stampa slovena. L'articolo si riferiva ad un commento recentemente pubblicato dal quotidiano economico Finance, un commento critico nei confronti della politica economica del governo Janša.

    La STA è solita riportare in sintesi alcuni dei commenti e fondi dei principali giornali sloveni. Ma questa volta l'articolo con gli apprezzamenti poco favorevoli di Finance è stato censurato su ordine di Alenka Paulin, nuova direttrice della STA, nominata alcune settimane fa su suggerimento del governo.

    La Paulin fu già portavoce di Janez Janša ed è membra del governativo Partito democratico sloveno (SDS). I giornalisti della STA ora protestano per le continue ingerenze della politica nel loro lavoro. Ma sono proteste che rimangono inascoltate e che rischiano di concludersi al massimo con l'esonero dei più contestatari.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

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    per fortuna che dicevano che la Yugoslavija di Milosevic teneva sotto scatto le trasmissioni radio e i giornali...

  3. #3
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    UE:SCHENGEN, SLOVENIA DEMOLISCE PICCOLI PONTI CON LA CROAZIA
    (ANSA) - ZAGABRIA, 9 AGO - Nell'ambito dei preparativi per l'introduzione in pieno del regime di Schengen al confine con la Croazia, per ora solo Paese candidato all'Unione europea, la Slovenia ha iniziato a chiudere alcuni piccoli valichi di confine, usati per lo piu' dalla popolazione locale, e in alcuni casi ha deciso di abbattere dei ponti su alcuni fiumi di confine. Lo scrive oggi il quotidiano di Zagabria Vecernji list. Il governo di Lubiana sta in queste settimane accelerando la costruzione delle infrastrutture necessarie ai confini esterni dell'Ue con la Croazia per essere pronta, il primo gennaio prossimo, ad adottare pienamente le misure previste dall'accordo di Schengen. Su di una linea di confine terrestre di 670 chilometri, le due ex repubbliche jugoslave hanno 60 valichi di confine, 25 di carattere internazionale, 11 per il traffico solo tra i cittadini dei due rispettivi paesi, e 24 per il traffico della popolazione locale che li usa con permessi speciali. Da adattare agli standard di Schengen, ne sono rimasti ancora 16, tre dei quali le autorita' slovene hanno deciso di chiudere demolendo i ponti sul fiume Sutla. L'ultimo, quello che collegava il villaggio Hum, in territorio croato, alla stazione ferroviaria distante 500 metri, ma in territorio sloveno, e' stato abbattuto, stando al giornale croato, negli scorsi giorni. ''Si trattava di un ponte di legno, costruito prima della Seconda guerra mondiale, largo quattro metri e rafforzato da travi in acciaio che riusciva a sopportare il peso anche di camion con 25 tonnellate di carico'', scrive Vecernji list, citando le reazioni stupite e tristi di alcuni abitanti del luogo che da oggi si vedono inutili i permessi per il traffico transfrontaliero locale, emessi in base a un accordo tra Zagabria e Lubiana del 1994. ''Siamo consapevoli che gli sloveni devono rispettare le severe regole di Schengen ha detto uno di loro ma siamo amareggiati dai metodi usati dalle loro autorita' ''.(ANSA).
    09/08/2007 16:24

  4. #4
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    Campagna tra gentiluomini
    14.08.2007 scrive Franco Juri

    Il favorito Lojze Peterle In Slovenia ad ottobre le elezioni presidenziali. Tre i candidati che si giocheranno la poltrona. Dopo una stagione di duri scontri istituzionali sembra prevalere una cultura del dialogo alla quale non si era più abituati
    Il ventuno ottobre prossimo la Slovenia eleggerà il suo nuovo presidente della repubblica, il terzo dall'indipendenza nel 1991, dopo Milan Kučan e Janez Drnovšek. Quest' ultimo, il cui mandato all'insegna di uno stile decisamente poco convenzionale ha suscitato negli ultimi anni più di qualche polemica e constribuito ad inasprire i rapporti istituzionali tra la presidenza ed il governo, non ricandiderà.

    A contendersi seriamente la poltrona presidenziale saranno questa volta in tre; il candidato del centrodestra Lojze Peterle e due candidati del centrosinistra, Danilo Türk e Mitja Gaspari. Li segue nei sondaggi, ma senza grandi possibilità di concorrere per un eventuale ballottaggio, Zmago Jelinčič, l'ultranazionalista e goliardico leader del partito nazionale sloveno (SNS).

    Lojze Peterle, democristiano della prima ora, attualmente europarlamentare del partito Nova Slovenija, affiliato al partito popolare europeo, è stato il primo premier della Slovenia indipendente e più tardi, nel primo governo Drnovšek, anche ministro degli Esteri. E' l'esponente politico conservatore sloveno più apprezzato, non solo a destra, in quanto ha sempre saputo mantenere la propria autonomia anche nel suo travagliato rapporto di alleanza con Janez Janša.

    Peterle candida come „indipendente“ ma con l'appoggio „esterno“ di Nova Slovenija (NSI), del Partito democratico sloveno (SDS) e del Partito popolare (SLS). La sua immagine di politico coerente con le proprie posizioni conservatrici e cattoliche gli garantisce l'appoggio della chiesa, la sua reputazione di politico dal giusto savoir faire populista e che sa dialogare con tutti senza mai esasperare i toni, lo avvicina anche a tanti elettori di centro.

    La sua campagna, iniziata dopo una candidatura a sorpresa che ha spiazzato la compagine di destra e chiuso le porte a candidati più fedeli a Janša, si svolge all'insegna di un porta a porta per tutta la Slovenia. Cinquantanove anni ben portati Peterle va in giro per il paese con la fisarmonica e spesso in bicicletta. Nonostante le cure per un cancro incipiente diagnosticato alcuni anni fa oggi è in ottima forma fisica e secondo i sondaggi è il grande favorito. Potrebbe passare al primo turno.

    Il centrosinistra partecipa alle presidenziali disunito e con due candidati. Fallite le trattative tra la la Democrazia liberale (LDS) e i Socialdemocratici (SD) nonché il gruppo di »Zares«, nato da una recente scissione dei democratici liberali, e dopo che Borut Pahor, presidente SD e favoritissimo nei sondaggi, si era ritirato per guidare piuttosto il partito ad una probabile vittoria alle prossime politiche, l'opposizione ha puntato divisa su due candidati, entrambi apprezzati dall' opinione pubblica.

    Danilo Türk, 56 anni, ex ambasciatore all'Onu ed ex consigliere politico di Kofi Annan, è attualmente professore universitario presso la facoltà di giurisprudenza di Lubiana. Politico dai toni diplomatici e moderati, portamento anglosassone, fu il sostenitore più coerente dell' iniziativa svedese „per un mondo senza armi nucleari“ cui aderì anche la Slovenia nel 1999.

    Ma dopo l' ultimatum americano che ordinò al piccolo paese candidato Nato di uscirne al più presto, la Slovenia abbandonò l'iniziativa spaventata e imbarazzata, mentre Türk cadde nel dimenticatoio politico riparando nelle sfere internazionali. Poco conosciuto in patria sta ora rimontando la china da candidato „indipendente“, avvicinandosi agli elettori anche con le tecniche del populismo e con l'appoggio dei socialdemocratici , degli ex democratici liberali di Zares, del partito governativo dei pensionati (Desus) e di una folta schiera di personalità pubbliche. I sondaggi lo danno al secondo posto con serie possibilità di affrontare Peterle ad un secondo turno.

    La democrazia liberale appoggia invece un altro candidato »indipendente«; Mitja Gaspari, ex ministro del Tesoro nel governo Drnovšek ed ex governatore della Banca nazionale. Gaspari ha l'indiscutibile merito di ever portato la Slovenia nell'euro ed è premiato agli occhi di tanti elettori sloveni pure dall'ingiustizia subita di recente per mano di Janez Janša che ne ha minato la rielezione a governatore, proposta dal presidente Drnovšek. E' il meno populista dei tre, forse persino troppo schivo e pacato per le masse. Un politico dallo stile sobrio e forse penalizzato da un'immagine da tecnocrate ed esperto finanziario di difficile presa tra gli elettori. Comunque Gaspari ha l'appoggio di importanti e rispettabili nomi della sfera pubblica, tra cui spiccano quelli di Jože Mencinger, ex rettore dell'Università di Lubiana e ministro dell'Economia nel primo governo democratico e Dušan Mramor, ex ministro delle Finanze con i primi diritti d' autore sul „miracolo economico“ sloveno risconosciuti persino dal governo Janša. Gaspari e Türk si contendono l'accesso ad un possibile ballottaggio con Peterle.

    Infine Zmago Jelinčič, l'ultras che sogna ad alta voce di conquistare militarmente l'Istria croata, amante dei riflettori e delle armi, nemico giurato dei Rom, candidato del prorio partito e unico elemento di effervescenza in una campagna elettorale che si presenta sin dalle prime battute estremamente corretta, una campagna tra tre gentiluomini che si riconoscono mutuamente tanti meriti e che hanno deciso di riportare nel paese, dopo qualche anno di politica biliare, una certa cultura del dialogo alla quale non si era più abituati. Un toccasana.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    fu il sostenitore più coerente dell' iniziativa svedese „per un mondo senza armi nucleari“ cui aderì anche la Slovenia nel 1999.

    Ma dopo l' ultimatum americano che ordinò al piccolo paese candidato Nato di uscirne al più presto, la Slovenia abbandonò l'iniziativa

    Ma come ? non erano così democratici e liberali gli ameri-cani ? Che schifo !

    ma Milan Kučan che fine ha fatto ?

  6. #6
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    Quell'Europa che abbatte i ponti
    22.08.2007 scrive Franco Juri

    Un ponte in Slovenia Dal primo gennaio 2008 la Slovenia, salvo ritardi, entrerà a pieno titolo tra i paesi Schengen. E si prepara ad essere confine esterno dell'area Ue di libera circolazione. Abbattendo ponti e bloccando sentieri
    "Sono le direttive di Schengen, noi non possiamo farci nulla“. Rispondono più o meno così i funzionari sloveni ai quali viene chiesto perché dal primo gennaio 2008 tutti i ponti sui fiumi che segnano il confine tra Slovenia e Croazia e non sono catalogati come valichi di frontiera verranno abbattuti.

    Soprattutto quelli sui fiumi Kolpa (Kupa) e Sotla (Sutla). Di cui tre, presso le località di Hum e Strmec, sono stati già abbattuti. Tre piccoli ponti di legno sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale, ma non all'Europa.

    Sembra un piccolo remake dell'abbattimento dello "Stari most“, il vecchio ponte di Mostar, ma questa volta in sordina e con regia UE.

    La stampa slovena quasi non ne parla, il governo è laconico, ma le genti di confine che sin dai tempi jugoslavi ne fanno uso per comunicare, incontrarsi, lavorare o visitare i parenti dall'altra parte, protesta e si mobilita.

    E' gente che parla quasi gli stessi dialetti e i cui legami, anche familiari, sono strettissimi. A Čedan, piccola località croata di confine sul Kupa (Kolpa) croati e sloveni hanno protestato insieme; sportivi, locali operatori turistici, giovani organizzati in due associazioni turistico-ricreative: la "Kupa“ croata e la "Kostel“ slovena. Erano in procinto di restaurare insieme il vecchio ponte di legno che collega le due sponde in una delle aree più suggestive della regione.

    "Noi i ponti vogliamo costruirli e non abbatterli!“, gridano all'unisono gli abitanti croati e sloveni di Čedan e Kostel guardando verso Lubiana e Bruxelles. Ma le loro voci fino a lì non arrivano. La Commissione Europea vuole, anzi esige, che la nuova linea di Schengen, prevista lungo il confine sloveno-croato a partire dal 2008, salvo nuovi ritardi, sia "controllabile al massimo“ e quindi senza ponti né strade o sentieri dove non ci siano valichi ufficializzati.

    In cantiere c'è pure il progetto di interrompere, con veri e propri ostacoli fisici, anche la viabilità di tanti sentieri incostuditi che attraversano il confine, usati dalla popolazione locale. Il muro di Schengen non ha pietà e non vuol sentir ragioni.

    La Slovenia ha faticato persino a far accettare ai burocrati dell'UE l'accordo di piccolo traffico di frontiera e cooperazione (SOPS) stipulato con la Croazia nel 1994 ma ratificato ed entrato in vigore solo sette anni più tardi a causa delle scaramucce e dei contenziosi tra i due stati ex jugoslavi.

    Il SOPS, nato sulla falsariga di analoghi accordi tra l'ex Jugoslavia, l'Italia e l'Austria, rende più facile la vita e la comunicazione tra le popolazioni locali a cavallo del confine. Prevede delle agevolazioni doganali per gli abitanti dell'area interessata, una maggior permeabilità, con l'apertura di valichi non internazionali destinati esclusivamente alla popolazione locale e regolarizza l'uso dei terreni coltivati e delle proprietà che spesso si estendono oltre confine.

    Questi accordi furono determinanti nello sviluppo delle aree di frontiera italo-slovene e sloveno-austriache. Il governo di Lubiana, a sua detta, ha dovuto faticare per far accettare il SOPS dalla Commissione europea. Ma i ponti e i sentieri che non passano attraverso i valichi internazionali e locali (60 in tutto lungo 670 km di frontiera) quelli no che non li può difendere dai dettami di controllo e sicurezza di Schengen.

    La Slovenia è un paese di transito, l'impatto delle migrazioni da sud-est verso l'UE che passano per i Balcani la coinvolge in pieno e poi c'è la preoccupazione crescente per il terrorismo e la crminalità organizzata. Ma non è difficile notare anche che la Slovenia, il ruolo di vedetta e guardia confinaria europea, lo vuole assumere in pieno e con uno zelo ispirato pure dai contenziosi con la Croazia, quello di frontiera inanzitutto. L'aspetto meno chiaro infatti del prossimo spostamento sud-orientale di Schengen è la (ancora) mancata definizione del confine di mare e di terra tra Slovenia e Croazia

    Il confine sarà deciso da un arbitrato internazionale

    Nell'attesa di Schengen, Lubiana e Zagabria, dopo sedici anni di contenziosi ormai inaciditi, sembrano decise a scegliere la via dell'arbitrato o di un procedimento giudiziario internazionale.

    La Slovenia, fin'ora più restia in quanto convinta di poter risolvere il contenzioso a suo favore in ambito UE, ora scioglie ogni remora e propone la Corte per la riconciliazione e l'arbitrato dell' OSCE guidata da Robert Badinter, lo stesso giudice francese che segnalò, nel 1992, con la sua commissione di arbitrato voluta dalla Comunità europea e dall'ONU, la fine della Jugoslavia e l'opportunità di riconoscere la Slovenia e la Croazia in base al reciproco riconoscimento del confine lungo la linea che divideva le due repubbliche jugoslave.

    Ora la la Croazia sostiene che l'oggetto di un arbitrato dovrebbe essere solo l'inesistente confine di mare da stabilire presso il Tribunale per il diritto marittimo di Amburgo, mentre la Slovenia, politicamente compatta sul proprio teorema, sostiene che non è stabilito nemmeno il confine terrestre e che quindi bisogna arbitrare su tutta la linea di frontiera.

    Sul negoziato che negli ultimi giorni sembra aprire degli spiragli incoraggianti, lasciando intravedere il compromesso di un procedimento su tutto il confine presso la Corte di giustizia dell'Aia, incombe però ancora l'ombra delle intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero - secondo le accuse lanciate dall'ex premier Tone Rop - che il premier croato Ivo Sanader e quello sloveno Janez Janša (ai tempi del misfatto leader dell'opposizione), si accordavano, a pochi giorni dalle elezioni slovene del 2004, sugli incidenti nel golfo di Pirano.

    A settembre la commissione parlamentare d'indagine continuerà ad appurare la verità. Compito non facile vista la situazione caotica in cui sta scivolando la SOVA (i servizi segreti sloveni) nei cui uffici segreti, secondo l' opposizione, si stanno bruciando chili di documenti, verbali e registrazioni compromettenti. E si avvicinano pure due importanti scadenze elettorali; le elezioni presidenziali di ottobre in Slovenia e quelle politiche di novembre in Croazia. Anche i tempi per un pacato accordo sull'arbitrato internazionale si fanno stretti.


    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Albex Visualizza Messaggio
    per fortuna che dicevano che la Yugoslavija di Milosevic teneva sotto scatto le trasmissioni radio e i giornali...
    guarda che questa situazione non è nemmono lontanamente paragonabile alla "libertà di stampa" nella jugoslavia (sia quella di Milosevic che quella prima di lui)

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da tomislav Visualizza Messaggio
    guarda che questa situazione non è nemmono lontanamente paragonabile alla "libertà di stampa" nella jugoslavia (sia quella di Milosevic che quella prima di lui)
    Non sto mica dicendo quello

  9. #9
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    avro capito male io

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    Prodi a Lubiana: è Ostpolitik?
    11.09.2007 scrive Franco Juri

    Grande cordialità e messaggi forti di alleanza e partenariato. E occhi chiusi su alcune delle principali contraddizioni della Slovenia di questi ultimi anni. Si è da poco conclusa la visita del premier italiano a Lubiana
    Più di qualcuno ha definito "Ostpolitik" il senso della visita di Romano Prodi, accompagnato dalla consorte, a Lubiana con tappa a Kobarid (Caporetto) e Postumia. Una visita quella tra sabato e lunedì scorso, durata due giorni e tre notti, in cui è stato naturalmente ospite di Janez Janša. Ostpolitik? C'è chi contesta questa etichetta un po' sgualcita in odor di geopolitica da tarda guerra fredda. Prodi ha omaggiato la Slovenia con una visita "vera", non una semplice tappa "di passaggio", conscio di visitare un paese vicino, anzi vicinissimo in quanto membro dell'Ue e dal prossimo gennaio, per sei mesi, presidente di turno dei ventisette.

    E Prodi ha voluto lanciare a Lubiana messaggi forti di alleanza e partenariato, con l'appello accorato ad integrare i porti dell' alto Adriatico, in primis quelli di Trieste e Capodistria, sui quali potranno poi innestarsi i porti di Fiume (Rijeka), Monfalcone e Venezia per fare della costa adriatica settentrionale un grande, unico scalo, una porta d' ingresso per la Cina e le altre propulsive economie asiatiche, che possa competere con i grandi porti del nord, olandesi e tedeschi.

    E poi la presidenza Ue slovena di cui l' Italia – stando a Prodi - condivide tutto: in primis le posizioni sui Balcani e sulla questione del Kosovo e la Serbia. I due paesi "condividono" anche le minoranze, quella italiana e quella slovena, sempre preoccupate di perdere ulteriormente nella grande combinatorica geopolitica, quel poco di cui dispongono.

    Prodi è arrivato comunque a Lubiana con un piccolo ma importante fiore all'occhiello; la conferma da parte del suo governo della lista di 32 comuni del Friuli Venezia Giulia, tra cui Trieste e Gorizia, dove entreranno in vigore le norme di tutela per la minoranza slovena previste dalla legge varata nel 2001 dal governo D'Alema ma bloccata fin'ora da un centrodestra notoriamente ostico nei confronti degli sloveni in Italia. Si attende ora con ansia, da oltre un mese ormai, il via libera, la firma in calce al documento governativo, del presidente Giorgio Napolitano.

    A Lubiana si è visto un Prodi che nei confronti di Janez Janša sprizzava ottimismo e simpatia da tutte le parti ma che è stato invece ignorato dal presidente della Repubblica Janez Drnovšek. Al premier italiano, al "vecchio amico", il presidente poco diplomatico ha dato un inaspettato quanto misterioso forfait.

    Ma al di la della tanta e inevitabile retorica di circostanza i calcoli di Prodi devono fare i conti con una realtà che in Slovenia sta pesantemente privilegiando proprio chi controlla i porti del nord. Trieste e Capodistria "porto unico"? E' stata forse la visita di Prodi un tentativo in extremis di rilanciare una strategia adriatica comune? Il governo Janša sta trattando, suscitando forti perplessità e polemiche in casa, con i giganti economici tedeschi interessati al controllo delle principali imprese infrastrutturali, di trasporto e finanziarie slovene.

    La Deutche Bahne, la grande società ferroviaria tedesca con capitale pubblico, sta negoziando la privatizzazione del porto di Capodistria e dell'Intereuropa, la più grande impresa di trasporti del paese, feudi indiscussi e dalle uova d'oro del SDS il Partito democratico sloveno di Janez Janša che ha nominato i consigli di amministrazione e i comitati di controllo. Tedesche sono anche le aspirazioni che guardano alle Ferrovie slovene, alla Telecom, alle assicurazioni Triglav e alla KBM la banca di Maribor.

    Prodi arriva in ritardo ma ostenta fiducia dietro alla quale si cela forse la preoccupazione di veder la Slovenia scivolare completamente sotto la grande gonna di mamma Germania. Ma ci sono tra Prodi e Janša anche dei punti in comune, come ad esempio le politiche energetiche, la voglia di gas nel nord Adriatico, con i rigassificatori del golfo di Trieste in sala d'attesa; due in Italia e uno in Slovenia. I due premier potrebbero ritrovarsi uniti sul fronte antiambientalista, come uniti si ritrovano contro l'area ittico-ecologica annunciata dal croato Sanader nella metà orientale dell' Adriatico, dove pesca attualmente una flotta di 16 mila pescherecci italiani contro i 3.500 croati, e che con il primo gennaio potrebbe essere operativa anche per i paesi Ue.

    Prodi non ha risparmiato lodi e incenso al programma sloveno di presidenza europea facendo finta di non aver udito le tante lamentele delle società civile slovena per le mosse poco democratiche del governo Janša; le numerose proteste dei giornalisti per un'informazione sempre più imbavagliata, il dramma in alto mare dei »cancellati« che Prodi rifiutò di ricevere e ascoltare anche quando era presidente della Commissione europea, le violazioni dei diritti civili della grande famiglia rom degli Strojan, costretta ancora all'esilio nella propria patria nonostante le promesse del governo, le purghe in odor di lustrazione a danno di quanti, alla guida degli enti pubblici, non corrispondono al profilo di funzionario politicamente leale ai partiti al potere.

    Ombre di un governo che si appresta a presiedere l'Ue che Prodi preferisce ignorare nella sua ricerca di un posto al sole nell'economia ai piedi del Triglav. Per delicatezza però questa volta non è stato toccato - almeno in pubblico - nemmeno il dolente tasto dei beni abbandonati e degli indennizzi per gli esuli istriani, capitolo che Lubiana considera chiuso con gli accordi di Osimo, l'accordo di Roma e gli indennizzi già depositati dalla Slovenia su un conto fiduciario in Lussemburgo, ma che invece rimane ancora aperto per la Farnesina e palazzo Chigi. Ora la priorità pragmatica di Prodi sembra essere rimediare, per quanto è ancora possibile, alla strisciante germanizzazione economica del piccolo vicino alpino-adriatico.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

 

 
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