Compagno direttore,

in prima pagina di Liberazione di venerdì 13 luglio venivo chiamato in causa dal suo impiegato occasionale Andrea Colombo (che mi risulta essere dipendente fisso del Manifesto, non del suo giornale).
Costui, evidentemente ignaro di come si erano svolti i fatti di Casal Bertone, di certo ancora all'oscuro della versione ufficiale della Prefettura ed evidentemente privo di scrupolo critico, dava per scontato che di aggressione fascista si fosse trattato e non, come acclarato in seguito, di un'aggressione comunista ai fascisti riuscita male. Comunque, nell'intento serafico di metter freno a una spirale di violenze, additava il sottoscritto come fomentatore di odi. Evidentemente non si è mai preso la briga di leggere i miei articoli (che si trovano in archivio sui miei blog) che vanno tutti in senso opposto e gettano acqua sul fuoco in ogni circostanza, anche dopo attentati dinamitardi compiuti a luoghi di ritrovo a me cari, quali il Cutty Sark.
Il Colombo preferiva estrapolare una mia presa di posizione successiva ai fatti di Villa Ada; la quale presa di posizione era rivolta a Veltroni ed Alemanno ai quali chiedevo perché mai fossero stati così solerti nel condannare un fatto ancora non acclarato. E facevo anche notare che lo slogan del concerto, che era “ama la musica, odia il fascismo”, istigava appunto all'odio ed era quindi censurabilissimo e non privo di gravi responsabilità oggettive. Chi semina vento, si sa, raccoglie tempesta. E chi abbia remore ieologiche o morali a prendere posizioni realmente serene ed eque, censurando certi avventurismi pericolosi e infidi, prendendosela solo con chi reagisce e mai con chi provoca, non fa che alimentare la spirale della violenza. Questo sottolineavo ed ecco che il suo impiegato casuale, con approssimazione dialettica, rovesciava il senso della mia messa in guardia e mi inseriva tra i “cattivi maestri”. Sconsideratemente? Superficialmente? Per preconcetto? Sia quel che sia, ma, intanto, ecco pronta una pista – o meglio un depistaggio – per eventuali futuri sviluppi cruenti agli anni Settanta.

Chi vuole di nuovo gli opposti estremismi?


Chi sta operando per il ritorno di violenze cieche e per il rilancio degli opposti estremismi?
Questa domanda dovrebbe porsi il suo impiegato part-time, Andrea Colombo; questa domanda dovreste porvi un po' tutti facendo magari un bell'esame di coscienza (ma la coscienza non è purtroppo così diffusa ai giorni nostri, necessitando di lucidità metafisica).
Tanto per cominciare il signor Colombo si stupisce che stia nascendo un clima da anni '70. Come se certa pubblicistica sugli Anni di Piombo, fatta da giornalisti di sinistra quali Luca Telese e lo stesso Andrea Colombo, non avesse come effetto collaterale precisamente un revival in tal senso, visto che l'operazione editoriale è del tutto ingiustificata da ogni altra angolazione, principalmente dal punto di vista della ricostruzione storico-psicologica che è sempre imprecisa, distorta, fuorviante e anni luce lontana dal reale.
Guarda caso, questo campanello d'allarme lo suonavo in tempi non sospetti proprio io, inizialmente isolato nel mio ambiente nella valutazione controcorrente di “Cuori Neri”.
C'è di più; e soprattutto voi dovreste saperlo. Vi è la difficoltà compresnibile della sinistra (che in questi giorni si appresta a rinunciare anche all'appellativo radicale) nel giustificare se stessa ai suoi, nel sostenere il suo ruolo in quel governo iperlibersita, ultraoccidentalista e antisociale nel quale è costretta a vegetare per necessità di cassa e di sottopotere.
Cosa di meglio di un bell'antifascismo per distrarre la base?
Sbaglierò, ma a me pare che anche Nunzio D'Erme la veda così; almeno a giudicare dal suo comunicato stampa che non mi è parso peregrino affatto.

Esperti ignoranti

Forse il suo dipendente momentaneo, Andrea Colombo, farebbe meglio a riflettere su queste mie affermazioni invece di vaneggiare a proposito di mie intenzioni diverse. Ma, per farlo, dovrebbe interessarsi un minimo ai miei scritti e alle mie opere. Cosa aspettarsi però da qualcuno che mi definisce “leader di Forza Nuova”? Va bene che le caratteristiche antropologiche sono predominanti su tutta un'altra serie di considerazioni, ma il fatto che io sia programmaticamente, metodologicamente, strategicamente, lessicalmente, simbologicamente e spiritualmente attirato da ben altri riferimenti rispetto a quelli di FN, fatto che non è un mistero per nessuno, credo che abbia un minimo di valenza.
E cosa vogliamo fare, compagno direttore, far commentare le evoluzioni della destra radicale da un osservatore che prende una cantonata di questa portata?
Vogliamo dar credito a osservatori così superficiali e ignoranti (nel senso che ignorano il soggetto di cui parlano)?
Forse è meglio così. Lo è se si vuole alimentare la spirale della violenza e tracciare dei solchi insuperabili che proprio l'ignoranza, il preconcetto e la superficialità condite da pregiudizio ideologico permettono di tracciare.

La pace dei bravi

Se si volesse, invece, lavorare per una sana tregua, le cose anderebbero diversamente. Basterebbe chiedere a Tassinari, a Scalzone, a Fosso come la penso sui miei avversari e sugli opposti estremismi. Basterebbe leggere i miei libri e i miei articoli, basterebbe osservare che proprio sabato scorso, quando le responsablità del Centro Sociale di Casal Bertone nell'aggressione fortunatamente mal riuscita ai ragazzi della Fiamma erano oramai di dominio pubblico, scrissi che in ogni caso quel “covo” (a parti invertite voi lo chiamereste così ) non va sgombrato e che quei militanti agguerriti sono più meritevoli di tanti totalitaristi soft.
Basterebbe, se lo si volesse, invece di gettare sassi in piccionaia, fare un passo per cercare una “pace tra bravi” alla quale darei il mio sicuro contributo. Ma, compagno direttore, siamo sicuri che voi la volete questa pace e che non preferite – proprio voi – il ritorno dell'antifascismo/anticomunismo, con tanto di Anni di Piombo?

Liste di proscrizione

Perché, compagno direttore, non possiamo dimenticare che tre mesi fa un articolo denuncia, con tanto di mappatura di fascisti, indicati uno ad uno come criminali, campeggiava a tutta pagina proprio su Liberazione in imminenza dell'apertura a Milano del Centro Culturale e Sociale Cuore Nero.
Non possiamo far finta di dimenticare, compagno direttore, che quell'articolo si chiudeva con una vera e propria istigazione alla violenza. Non possiamo neppure esser presi da improvvisa amnesia o da incapacità sinattica e non sottolineare come il locale di Cuore Nero venisse completamente distrutto poche ore dopo la pubblicazione di quell'articolo.
Né sarebbe inopportuno ricordare la freddezza di nervi dei “mostri” di Cuore Nero - Hammerskin, Hooligans ecc - la maturità dimostrata da questi “bruti” nel non reagire a provocazioni per le quali, a parti invertite, si starebbe ancora oggi a strillare.
E, tanto per la cronaca, uno dei suoi tanti compagni giornalisti presenti alla festa che fu organizzata in risposta alle bombe, potrebbe suggerire al suo collaboratore occasionale Colombo quale fu il pensiero da me espresso e come mettessi tutti in guardia dalle trappole degli opposti estremismi.

Ancora liste di proscrizione

Quel dossier apparso su Liberazione incendiò le polveri e non solo figuratamente. Fummo noi, compagno direttore, a fare i pompieri.
Ma il dubbio che non si trattasse solo di un irresponsabile incidente di percorso, se permettete non ce lo togliamo di testa. Specie ora che sulla rivista “Diario” l'immancabile Saverio Ferrari dedica ben quattro pagine e mezzo a denunciare dettagliatemante tutti i fascisti di Milano - e che si recano a Milano - in un nuovo dossier intriso d'ostilità e funzionale alla violenza. Ed ha poi la faccia di tolla di concludere la sua caccia alle streghe con questa frase capolavoro “Circola da tempo un vecchio dossier con tanto di foto, nomi, indirizzi e luoghi frequentati dagli avversari di sinistra”!...

Lotta Continua bis?

Insomma, compagno direttore, rieccovi alle tecniche di Lotta Continua, l'organizzazione il cui leader, Sofri, ci ha recentissimamente confessato aver avuto contatti con i massimi gradi dei servizi segreti, contatti non tanto periferici se ha finito col ricevere da questi proposte di omicidi su commissione.
Ottimo esempio, compagno direttore, non c'è che dire!
E furono proprio quei dossiers di LC, compagno direttore, insieme con le imprecisioni grossolane dei tanti Colombo d'antan, a fornire tanta benzina per l'incendio della strategia della tensione e degli Anni di Piombo.
Questo voi lo sapete e non potete più incorrere nell'errore di avviare la ripetizione di quegli schemi salvo poi uscirne con un “non immaginavamo”. Né sarebbe sufficiente o moralmente accettabile – se non altro per i vostri che verrebbero stritolati da questo gioco al massacro che prevede feriti, morti e secoli di detenzione – ricorrere alla tecnica scaricabarile stile quella di Ferrari su “Diario”.
Quindi, compagno direttore, io vi chiedo: vogliamo piantarla?
Vogliamo evitare di gettare allo sbaraglio per niente ragazzi che della politica non hanno fatto un mestiere, una carriera?
Vogliamo farla finita con i giochini torbidi e idioti e con tutte le ambiguità?
Oppure abbiate il coraggio di dirci chiaramente che volete lo scontro per mascherare le difficoltà politiche nelle quali vi siete impantanati.
Scegliete, insomma, ma, invece di inventar storie e leggende, fate qualcosa, di preciso e definitivo: qualcosa da uomini!

Gabriele Adinolfi