La Coppa del Mondo. Arrivammo primi, vincemmo tutti, anche il Brasile, anche la Francia. L’ orgoglio nazionale, una cosa inesistente fino a ieri, rinacque. Come era rinato in occasione di altri grandi eventi sportivi. La bandiera italiana risorge dai cassetti e dai garages, gente di ogni età la sventola, fiera, col sorriso di chi ha rinunciato a ogni cosa per vedere la partita ed ora puo’ sentirsi.... superiore al mondo..

La Società

E se mettessimo da parte per un momento il calcio e guardassimo invece la realtà del Paese ? Nei media ho letto: “La Coppa conquistata potrebbe essere l’ avvio di un colpo di reni della società” ! !

Io penso che una riflessione sarebbe una buona cosa. Per almeno un paio di motivi:

a) é il momento che i conti nazionali che forano i limiti, del deficit troppo alto, del potere d’ acquisto in ribasso (ormai viene riferito come la sindrome della quarta settimana). Inoltre le istituzioni ed i servizi nazionali continuano a divergere rispetto agli standars europei. Abbiamo avuto di recente un primato per le condanne dalla Commissione di Bruxelles. I programmi delle infrastutture sono in ritardo. Le gestioni pubbliche italiane mostrano una nuova abitudine: sono sempre allegre. Persino il calcio ha... una gestione tutta italiana: quella dell’ inghippo.... In U.E. iniziano a non fidarsi degli Italiani. Ci siamo chiesti perché tutto cio’ avviene solo in Italia ?
b) Tra il Foot e la società un parallelo é ovvio. Una squadra che ha vinto la Coppa più bella, lo ha fatto, credo, per queste ragioni: tanto impegno dei giocatori, del C.T., allenamento intenso, serio e continuato, sacrifici, serietà della preparazione, strategie di squadra, osservanza delle regole sul tipo di gioco più appropriato alle diverse circostanze. E’ cosi che si vince. Non si poteva fallire, con tale impegno.
Come pensare che una società (decine di milioni di persone) per funzionare, per essere affidabile ed efficiente, per avere dei risulatati, dovrebbe comportarsi diversamente dalla nazionale di calcio ? Non dovrebbe forse avere gli stessi meriti, strumenti e qualità, impegno e sacrifici di una nazionale calcistica ?

E qui sta il punto: il popolo italiano ha perso tutti i valori necessari alla vita sociale, la qualità, l’ impegno, non ha strategie per il futuro, anzi trova normali le emergenze. Non é cioé una squadra affiatata, come lo sono tanti Paesi in U.E.. E’ piuttosto un aggregato di anarcoidi, che non pensano a strutture o patto sociale, non hanno ordini di scuderia o interessi nazionali. Ognuno colla sua strategia personale, ma senza coscienza sociale né tattica di squadra, né allenamento. Potrebbe una società simile non fallire lo scudetto più importante (il rilancio dell’ economia) del mercato globalizzato ? E’ vero che la P.I. non ci ha insegnato niente in termini di coesione sociale, di metodi di lavoro, di visione lucida, di efficienze..... Ma queste cose, oggi, si imparano presto, nella U.E., la quale é un’ Unione aperta.... Potremmo copiare....che poi é più facile per un Paese ove abbondano le facce grige, i lottizzati, i raccomandati, la gente senza impegno né fiducia.

A me sembra che un Paese che guarda solo al presente, nella vita sociale, un Paese che non si accorge delle evoluzioni negative e che non ha strategie per il futuro della società, é un Paese....... destinato al. suicidio.

I più potenti fattori (sono una ventina) che spingono la società italiana verso la povertà del terzo mondo mi sembrano:
a) la corruzione, ormai accettata come condimento della vita civile (non esiste una strategia di lotta alla corruzione, nel Paese più corrotto della U.E...);
b) la sparizione della verità oggettiva nei fatti della vita sociale, la quale é ormai incastonata di menzogne;
c) il disinteresse degli Italiani di oggi di sceverare, in un contesto di menzogne diffuse, la sola verità vera, quella univoca.

La Torre di Babele (credo sia l’ unica della U.E.) sta ancora in piedi. Gli Italiani, un po’ confusi, non credo sorpresi, fan finta di essere europei. Non hanno capito che la Torre di Babele é l’ unica enclave latino-americana della U.E. Gli altri europei, conoscendoci, ci tolgono sempre più la fiducia. Una grossa fetta della fiducia che gli europei avevano negli Italiani credo sia sparita, a seguito dello scandalo calcio.

Un giornalista sportivo scrisse che gli Italiani sono i più grandi conoscitori dell’ arte del football. Lo supponevo anch’ io, ma ora ho la conferma dalla Coppa. Quello che nessuno ha ancora detto: Il calcio sembra più importante della vita sociale. E, nonostante cio’, anche nel calcio c’ é l’inghippo del campionato di serie A. Ma allora il Paese sta divenendo tutto un inghippo ?

La passione e la competenza di una qualsiasi discussione in Italia, sulla prossima partita di serie A, raggiunge alte vette, non facilmente eguagliabili in altri Paesi europei. Ma se lasciamo il pallone, se passiamo ad un argomento sociale importante, ad una questione politica di primo piano, la competenza, la profondità, il realismo, la strategia, la finezza, cosi diffuse in campo calcistico, divengono qualità rare. L’ Italiano medio (escludiamo i giornalisti) non trova interessante né motivante addentrarsi in questioni sociali o politiche. Vuole argomenti appassionanti, per dare il meglio della propria intelligenza e sensibilità. Allora, é appassionante la vita sociale italiana ? E quella politica ? Chi si azzarderebbe a rispondere positivamente ?

Ma se contassimo il numero degli Italiani che non vuol sentire di politica, a causa di tutti gli insuccessi e delusioni, visti negli ultimi lustri, scopriremmo qualcosa di stupefacente e preoccupante: la rassegnazione al peggio e la sfiducia totale (che sono ad un livello preoccupante, tale da tagliare le gambe al futuro del Paese).

Forse le materie sociali interessano quei cittadini che sono dediti ad attività grige, barbose. Ad esempio, le statistiche sugli insuccessi sociali in Italia. O quelle sugli obiettivi politici dichiarati e passati poi in cavalleria. Ma, per la maggioranza dei cittadini, quale l’ interesse? Ecco spiegato perché l’ Italiano medio, quando discute sociale o politico, resta in superfice, non approfondisce, come farebbe un europeo. Del resto é cosi facile, in politica italiana, farsi un’ opinione. Basta vedere se si tratta di una proposta di sinistra o di destra, e giudicare se essa é appropriata o balorda a seconda della sponda in cui si milita ! In pratica, guelfi o ghibellini, stiamo ancora là ! Nel 2006 !

Mi chiedo se gli Italiani sanno che tanti altri europei, ben conosciuti per la loro ignoranza calcistica, sono sorprendentemente interessati alle questioni del loro Paese, sociali o politiche, alle strategie di nuovi sviluppi o cambiamenti. E forse non sanno che, in tali campi, molti europei mostano una serietà, una coerenza, un’ interesse ed una partecipazione ai miglioramenti e alle riforme, che é sorprendente per un Italiano, il quale é uno scettico sociale. Ed infatti, in Europa, i Paesi che hanno poche o nulle emergenze, che trattano la politica con competenze professionali, che applicano la costituzione e le leggi in maniera equa, completa e regolare, sono la maggioranza. Lontani quindi dal Bel Paese.

De resto, in U.E., se vuoi una giustizia che funzioni, se vuoi i treni in orario, se vuoi il rispetto delle leggi.......meglio stare fuori dal Bel Paese...Allora, negli altri angoli d’ Europa, puoi trovare tanti meccanismi statali oliati, che girano a velocità costante, che raramente vanno in tilt. A che servirebbero, in tali Paesi, i Padrini e i referenti ?

3. Conclusione

I motivi della particolarità sociale su ricordata, come anche di altre anormalità italiane (anormalità elencate nel testo “La Barca va”, v. allegato) mi sembrano:

- la degradazione negli ultimi lustri, dei comportamenti, della mentalità, della professionalità e della cultura italiana ha portato il Paese in un vicolo cieco; il sottosviluppo é dietro la porta.
- non siamo più capaci (né governi di destra, concentrati sul passato giudiziario del Berlusca, né governi di sinistra né di centro) di gestire un Paese ad un livello tipico medio della U.E. Le nostre gestioni sono piuttosto ad un livello da repubblica bananiera; e noi vi siamo quasi rassegnati ! I conti ed il PIL seguono ... l’ andazzo generale.
- i nostri comportamenti (eccenzion fatta per quelli di tanti emigrati, che hanno imparato altrove a lavorare con l’ efficienza, quella cosa che é misteriosa nel Bel Paese) sono divenuti di tipo sudamericano. Si intuisce quale potrà essere il futuro dell Italia.
- la popolarità e la priorità data al calcio in Italia non si trova, mi sembra, in altri Paesi della U.E.; in Italia essa compensa in parte lo scetticismo in politica. E se lo scetticismo, e gli insuccessi politici che lo causano, fossero conseguenze del manco di organizzazione, di impegno serio, di realismo, di chiarezza e serietà ?

Ecco allora la conclusione di un espatriato:

- nella vita pubblica italiana, politica o sociale, ogni giorno é difficilissimo prevedere le evoluzioni degli eventi nei prossimi 60 giorni; troppe le possibilità di intoppi, inciampi, manovre, irresponsabilità, colpi bassi, difficoltà impreviste, sorprese, interventi di referenti o padrini. E’ come la previsione nel Foot: puoi prevedere in anticipo dove va il pallone ?

Dopo le intercettazioni nel mondo del calcio, ecco i titoli di recenti: « Omertà », « Lottizzazione », « Cupola ». Mi sembra che i media trascurino di fare qualche commento ovvio, sulla base della semplice logica : una società scassata, malata, colla febbre alta, non puo’ esprimere un mondo del foot normale, non potrà essere in grado di far funzionare né la giustizia né le altre istituzioni, non potrà applicare la democrazia, come i commedianti dell’ Arte Politica dicono di voler fare……..
E’ già molto che abbiamo vinto la Coppa.

Mi chiedo che futuro potrà avere un Paese ove:

- la società funziona a livello Nordafricano; e nessuno si chiede perché;
- la competitività é scesa nelle classifiche, al livello di quella del Botswana. E mi sembra che non sia stata fatta un’analisi per scoprirne i motivi.

La previsione sul futuro del Paese la lascio al lettore. Per me, espatriato, essa é evidente.

Resto comunque disponibile per una presentazione, ad un assemblea, delle cause dei vostri guai.

Antonio Greco
ANGREMA@wanadoo.fr

P.S. Dal dizionario degli emigrati. Foot-Ball = Foot Out Of Touch Ball = calciare lontano dal contatto la palla. Oltre che al pallone, il termine mi sembra applicabile anche ad una vita sociale incerta, imprevedibile, di tipo sudamericano o italiano.