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  1. #1
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    Exclamation Fatti di Tor di Quinto - Deriva securitaria in Italia - Razzismo, sicurezza e diritti

    Violenze, 90% in famiglia
    Veltroni e Prodi perché allora non espellete i maschi italiani?

    Angela Azzaro

    La scena che abbiamo visto ieri è la peggiore che potessimo immaginare, ma ha svelato in pieno l'uso e abuso che viene fatto della violenza contro le donne per legittimare la logica sicuritaria. Non è un caso infatti che la stretta repressiva sia avvenuta davanti a una violenza da parte di un migrante. E' il modo migliore per individuare un nemico esterno, mettere la donna sotto tutela e far finta che il problema è il mostro, lo straniero, colui che viene da lontano. Due piccioni con una fava. Anzi tre piccioni. Perché la cosa più importante che dimenticano volutamente Veltroni, Prodi e tutta la compagnia è che la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne italiane sono gli italiani. Italiani come loro, uomini come loro. E' un massacro quotidiano che avviene dentro la famiglia da parte di mariti, di padri, di fratelli e di fidanzati. Ma nessuno di loro parla, dice qualcosa contro quella che è una vera calamità. Bocche cucite. Facce indifferenti. Nelle stesse ore che tutte le agenzie di stampa e i telegiornali sparavano in primo piano la notizia del "romeno", un bravo italiano dava fuoco alla convivente sudamericana. Perché Prodi o il suo successore Veltroni non hanno chiesto di espellere gli italiani, di autoespellersi da questo paese perché incivili?
    E' per questa ragione che non crediamo al loro sdegno. Il loro sdegno non c'è. C'è l'approfittarsi di avvolti contro la preda che è il diverso, il migrante: il capro espiatorio su cui costruire una società normalizzata, standardizzata, sicura solo per loro, per i loro obiettivi, per la loro poltrona.
    Non ci sono scuse, non c'è possibilità di capire. Il legame tra la storia di Giovanna Reggiani e l'approvazione del decreto sulle espulsioni da parte del governo non è l'indignazione o la solidarietà nei confronti della donna. Non c'è neanche un po', neanche una traccia. E' importante su questo fare chiarezza, anche tra di noi, tra noi donne che ci battiamo contro la violenza.
    Dobbiamo prendere le distanze dal teatrino di ieri, da questo clima di guerra, anticostituzionale, pretendere che non venga giustificato in nostro nome, per la nostra libertà.
    La nostra libertà è da un'altra parte, nella direzione opposta. Dobbiamo respingere chi ci usa per alimentare scontri di civiltà con paesi lontani, ma anche vicini come la Romania che fa parte dell'Ue, e aprire il vero conflitto sul rapporto con gli uomini, quelli che ci stanno accanto, quelli che occupano il potere e non lo vogliono mollare costi quel che costi. E' uno sforzo che va fatto su vari livelli. Non ultimo quello mediatico. Lì si costruisce il mostro, si dà priorità alle notizie, si celano i dati più allarmanti per usare un singolo caso come testa d'ariete di un governo repressivo. Se l'uomo che uccide o stupra o violenta è un parente, cala il silenzio. La notizia diventa piccola, sempre più piccola, poi invisibile. I dati statistici ci riportano alla realtà, quando denunciano che il 90% delle violenze avvengono in famiglia. Ma se l'uomo violento è un migrante non c'è scampo, non c'è speranza. La campagna mediatica parte. E' successo a Erba, è successo a Perugia, succede costantemente, per poi scoprire che l'assassino è il vicino di casa o il marito. Ma non possiamo più stare a guardare. Non possiamo più permettere che una Giovanna Reggiani venga usata in questo modo, che noi veniamo usate in queste modo. Questa volta è davvero la goccia che ha fatto o dovrebbe far traboccare il vaso.


    01/11/2007


  2. #2
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    Posto questo articolo per avviare un dibattito intorno all'attuale situazione italiana, dove l'ascesa di sentimenti reazionari e populistici sta portando il legislatore verso uno stato autoritario e fascistoide.

    Invito tutti a leggere con attenzione il Pacchetto sicurezza.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Posto questo articolo per avviare un dibattito intorno all'attuale situazione italiana, dove l'ascesa di sentimenti reazionari e populistici sta portando il legislatore verso uno stato autoritario e fascistoide.

    Invito tutti a leggere con attenzione il Pacchetto sicurezza.
    E' interessante il punto di vista dell'autrice in relazione alle violenze domestiche...anche se un pò fuori tema ..ma non so neppure quanto.

  4. #4
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    Il Rapporto dell'Istat sulla violenza e i maltrattamenti contro la donna
    Commissionato dal ministero delle Pari opportunità, è il primo di questo genere


    Tre donne su 10 hanno subito violenza
    Il 33 per cento sceglie di non denunciare


    La ricerca è stata fatta nel 2006 su un campione di 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni
    Dallo stupro ai capelli tirati, dallo stalking alle intimidazioni. Il più violento è sempre il partner
    di CLAUDIA FUSANI



    ROMA - In Italia il 31, 9 per cento delle donne tra i sedici e i settanta anni hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Per la precisione, cinque milioni di donne hanno subìto violenza sessuale, che s'intende stupro, tentato stupro ma anche rapporti sessuali "non desiderati e subìti per paura delle conseguenze" e "attività sessuali degradanti e umilianti". Il 18, 8 per cento è stato più "fortunato" e ha sopportato "solo" violenze fisiche, dalla minaccia più lieve a quella con le armi, dagli schiaffi al tentativo di strangolamento.

    I numeri possono essere mostruosi perché riescono a semplificare e a ridurre in segni le situazioni più drammatiche. Riescono a far diventare statistica il dolore, l'umiliazione, la disperazione. Se si riescono ad attraversare le 43 pagine del rapporto su "La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia" andando dietro i numeri e cercando di immaginare i volti e le storie delle migliaia di donne intervistate, avremo uno spaccato dell'Italia che nessuno conosce perché è difficile immaginarlo, perché è più comodo non vederlo.

    La ricerca presentata ieri a San Rossore, la ex tenuta presidenziale sul litorale pisano, dall'istituto spagnolo Santa Sofia racconta che nel mondo muore una donna ogni otto minuti e che l'Italia è al 34esimo posto (su 40) di questa speciale classifica. C'è in Europa, chi sta molto peggio di noi, il Belgio, ad esempio. La ricerca realizzata dall'Istat su input del ministero delle Pari Opportunità, la prima di questo genere, specifica sui maltrattamenti - senza spingersi all'omicidio - ci mette sotto gli occhi una situazione drammatica anche perché silenziosa e taciuta. Qualcosa contro cui, ad esempio, non risultano iniziative di tipo legislativo o altro. E' una fotografia circoscritta da numeri. Su ogni cifra, per trovare le parole necessarie, occorre fermarsi e riflettere.


    Tre tipi di violenza. L'indagine (il campione comprende 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni intervistate su tutto il territorio nazionale dal gennaio all'ottobre 2006) misura tre diversi tipi di violenza: quella fisica, quella sessuale e quella psicologica che comprende le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni e tutto ciò che può "armare" l'ossessione di un partner, di un ex amante o anche solo di una persona conosciuta e creduta amica.

    La violenza del partner. Il 21 per cento delle vittime ha subìto violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 54,6% da altri uomini non partner. I mariti, o conviventi, o fidanzati sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica (67,1%) e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro o i rapporti sessuali non desiderati ma subìti per paura di conseguenze. Il 69, 7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è opera di estranei. Violenza genera violenza e in genere è violento chi ha visto o subìto violenza. Tra i partner violenti, il 30 per cento ha vissuto e visto la violenza nella propria famiglia di origine; il 34,8% ha avuto un padre violento e il 42,4% la mamma.

    Il silenzio. Quelle delle donne che subiscono violenza sono grida silenziose, mute, spaventate. La parte sommersa del fenomeno è elevatissima: restano non denunciate il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle dal partner. La ricerca dell'Istat dice che il 91,6% degli stupri non viene denunciato. E che il 33% delle donne non parla con nessuno, nasconde per sempre quello di cui è stata vittima.

    Più forme di violenza. Un terzo delle vittime subisce violenza sia fisica che sessuale. Tra le violenze fisiche le più frequenti (56, 7%) sono "spinte, strattonamenti, un braccio storto o i capelli tirati". Il 52% dei casi riguarda "la minaccia di essere colpita" e il 36,1% "schiaffi, calci, pugni o morsi". Se c'è di mezzo una pistola o un coltello la percentuale, per fortuna, crolla all'8,1%; il tentativo di strangolamento o soffocamento e ustione arriva al 5,3% dei casi. Tra tutte le forme di violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche come "l'essere toccata sessualmente contro la propria volontà" (79,5%), rapporti sessuali non voluti (19%), il tentato stupro (14%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti e umilianti (6%).

    La violenza in casa? Non è un reato. C'è un dato nella ricerca - che geograficamente coinvolge in minima parte il sud del paese dove tutte le percentuali rilevate sono minime - che lascia perplessi e la dice lunga sulla scarsa educazione femminile al rispetto di sé. Solo il 18,2% delle donne considera reato la violenza subìta in casa e in famiglia. Per il 44% quello che è successo è stato "qualcosa di sbagliato", per il 36% "solo qualcosa che è accaduto". Anche lo stupro e il tentato stupro è diventato reato solo nel 26,5% dei casi.

    La persecuzione dello stalking. Due milioni e 77 mila donne (18 %), hanno subìto comportamenti persecutori (stalking) da parte del partner al momento della separazione o dopo che si erano lasciati. La persecuzione più diffusa (68, 5%)è quando lui vuole a tutti i costi parlare con lei che invece non ne vuole sapere. Il 61, 6% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla; il 57% l'ha aspettata fuori casa, davanti a scuola o fuori dal lavoro; il 55,4% le ha inviato messaggi, telefonate, e mail, lettere o regali indesiderati; il 40,8% l'ha seguita o spiata. Un inferno, non c'è che dire.

    Quando la violenza è psicologica. Le vittime, in questo caso, si contano in 7 milioni e 134 mila donne. A casa e al lavoro. Il 46,7% vengono isolate, su altre scatta il controllo (40%), la violenza economica (30,7%) e la svalorizzazione (23,8%) da cui derivano la perdita di autostima e gli esaurimenti nervosi. Metodi subdoli, con confini effimeri, facili da smentire e da non rilevare. Solo il 7,8% è vittima di vere e proprie intimidazioni.

    Prima dei 16 anni. In Italia un milione e 400 mila donne hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni e da parte di persone per lo più conosciute. Si tratta per lo più di conoscenti e parenti (25%), un amico di famiglia (9,7%) o un amico della ragazza (5,3%). La violenza avviene in casa e il 53% delle vittime decide di vivere col proprio segreto.

    (21 luglio 2007)
    http://www.repubblica.it/2007/07/sez...-violenza.html

  5. #5
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    Violenza e maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia


    Statistiche in breve
    Periodo di riferimento: Anno 2006
    Diffuso il: 21 febbraio 2007
    L'Istat presenta i risultati di una nuova indagine per la prima volta interamente dedicata al fenomeno delle violenza fisica e sessuale contro le donne.

    Il campione comprende 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, intervistate da gennaio a ottobre 2006 con tecnica telefonica.

    L’indagine è frutto di una convenzione tra l’Istat – che l’ha condotta – e il Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità – che l’ha finanziata con i fondi del Programma Operativo Nazionale “Sicurezza” e “Azioni di sistema” del Fondo Sociale Europeo.

    Vengono misurati tre diversi tipi di violenza:
    • la violenza fisica è graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi: la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia con armi
    • per violenza sessuale vengono considerate le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti
    • le forme di violenza psicologica rilevano le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite da parte del partner.
    L'indagine è stata presentata nel corso della Conferenza-evento tenutasi presso Palazzo Chigi.



    http://www.istat.it/salastampa/comun...o/20070221_00/


    download

    Testo integrale - http://www.istat.it/salastampa/comun...ointegrale.pdf
    PDF (486 kbyte)
    Nota metodologica - http://www.istat.it/salastampa/comun...todologica.pdf
    PDF (153 kbyte)
    Strategia di campionamento - http://www.istat.it/salastampa/comun...0/campione.pdf
    PDF (193 kbyte)
    Tavole - http://www.istat.it/salastampa/comun..._00/tavole.zip
    ZIP (76 kbyte)

  6. #6
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    PRINCIPALI RISULTATI

    Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Mentre la violenza fisica è più di frequente opera dei partner (12% contro 9,8%), l’inverso accade per la violenza sessuale (6,1% contro 20,4%) soprattutto per il peso delle molestie
    sessuali. La differenza, infatti, è quasi nulla per gli stupri e i tentati stupri.

    I partner responsabili della maggioranza degli stupri. Il 21% delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 56,4% solo da altri uomini non partner. I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner.
    Le violenze domestiche sono in maggioranza gravi. Il 34,5% delle donne ha dichiarato che la violenza subita è stata molto grave e il 29,7% abbastanza grave. Il 21,3% delle donne ha avuto la sensazione che la sua vita fosse in pericolo in occasione della violenza subita. Ma solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato, per il 44% è stato qualcosa di sbagliato e per il 36% solo qualcosa che è accaduto. Anche nel caso di stupro o tentato stupro, solo il 26,5% delle donne lo ha considerato un reato. Il 27,2% delle donne ha subito ferite a seguito della violenza. Ferite, che nel 24,1% dei casi sono state gravi al punto da richiedere il ricorso a cure mediche. Le donne che
    hanno subito più violenze dai partner, in quasi la metà dei casi hanno sofferto, a seguito dei fatti subiti, di perdita di fiducia e autostima, di sensazione di impotenza (44,9%), disturbi del sonno (41,5%), ansia (37,4%), depressione (35,1%), difficoltà di concentrazione (24,3%), dolori ricorrenti in 3 diverse parti (18,5%), difficoltà a gestire i figli (14,3%), idee di suicidio e autolesionismo (12,3%). La violenza dal non partner è percepita come meno grave di quella da partner.

    Il quadro della violenza in sintesi: quali autori per quali forme di violenze
    Analizzando i diversi autori della violenza emerge che il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. I partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 55,5% degli ex partner, il 14,3% del partner attuale, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei (Tavola 4).
    Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti colleghi ed amici. Inoltre, gli sconosciuti commettono stupri nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente il 13,9% e l’11,8% degli ex partner.

  7. #7
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    La violenza da non partner riguarda 5 milioni 221 donne, il 24,7% (Tavola 16). A partire dai 16 anni di età il 20,4% ha subito violenza sessuale, il 9,8% violenza fisica. 610 donne hanno subito stupri o tentati stupri da non partner (2,9%), 170 mila stupri e 481 mila tentati stupri.
    A differenza della violenza domestica la cui forma più diffusa è quella fisica, la violenza da non partner è in primo luogo sessuale. Ciò vale anche se si considerano gli ultimi 12 mesi, 1,1% per le violenze fisiche e 2,6% per quelle sessuali. Inoltre, mentre da un non partner i tentati stupri sono più degli stupri , considerando i partner sono più gli stupri dei tentati stupri. L’autore, tenendo presente sia la violenza fisica che sessuale, è in primo luogo lo sconosciuto (15,3%). Al secondo posto si collocano i conoscenti o qualcuno che si conosce di vista (6,3%), seguiti dagli amici 3%, i colleghi di lavoro 2,6%, i parenti 2,1%. La graduatoria è analoga per gli ultimi 12 mesi. Se si considerano separatamente i diversi tipi di violenza, emerge come solo il 37,3% delle violenze fisiche è causata da uno sconosciuto (Tavola 16), contro il 65,6% delle violenze sessuali (soprattutto per il peso delle molestie). Considerando gli stupri o i tentati stupri, le violenze da sconosciuti si abbassano al 23,1% come a dire che le forme più gravi dell’abuso sessuale sono causate da persone con le quali si ha un qualche legame, in primo luogo conoscenti (42,9%) seguiti da amici (15,9%), colleghi di lavoro (10,0%), parenti (6,7%). La graduatoria degli autori per le violenze fisiche e per le violenze sessuali è simile, fatta eccezione per la categoria dei parenti che sale al terzo posto per le violenze fisiche con il 17,3% mentre è al quinto posto nella graduatoria del complesso delle violenze sessuali (2,6%).

  8. #8
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Dobbiamo renderci conto de l'uso strumentale che tutti i gruppi politici fanno di queste tragedie, che và dal becero populismo per raccattare qualche simpatia al progetto totalitario della società del controllo/repressiva, sarebbe interessante fare un'inchiesta sulla violenza, non politica, degli anni '70-'80, centinaia di sequestri ogni anno, migliaia di rapine per non parlare di scippi e furti, centinaia di omicidi, violenze sessuali erano all'ordine del giorno, credete che oggi il tasso di violenza sia a quei livelli? io credo che sia una campagna mediatica creata ad arte per spingere certe leggi autoritarie e di controllo, e farle passare come "desiderio" del popolo, nostro compito è ostacolare questo progetto.

    ARDITI NON GENDARMI

  9. #9
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    Andiamo ai fatti di ieri, raccontati dal Corriere della Sera...

    ORRORE A ROMA: SARANNO ABBATTUTE LE BARACCHE ABUSIVE A TOR DI QUINTO

    Giovanna Reggiani è morta

    «Ha provato a difendersi con tutte le sue forze».

    Il romeno arrestato nega la violenza


    ROMA- E' morta Giovanna Reggiani, la donna aggredita, seviziata e gettata in un fosso nella periferia romana. Romulus Nicolae Mailat, il romeno di 24 anni fermato, è accusato di omicidio volontario, come scrivono nella richiesta di convalida del fermo il procuratore aggiunto della capitale Italo Ormanni e il sostituto Maria Bice Barborini. Lui, come ha riferito il senatore del Prc Salvatore Bonadonna che è andato a trovarlo in carcere, nega ogni violenza: «Ho rubato una borsetta alla stazione di Tor di Quinto - ha detto -. Nessuna violenza, guardate le analisi, nessuna violenza». Giovanna Reggiani si è difesa dal suo aggressore con tutte le forze che aveva. Lo ha spiegato il capo della squadra mobile romana, Vittorio Rizzi, sottolineando che l’arrestato, Nicolae Romulus Mailat, è stato trovato con il volto sanguinante e con numerosi graffi sulla schiena.

    La vittima, ha detto il vice-sovrintendente della Polizia Antonio Selli, che di notte coordina la Polizia giudiziaria del commissariato Ponte Milvio, «era con i pantaloni abbassati e senza mutandine. Aveva un maglione nero tirato su. Era sotto la pioggia battente e l'abbiamo coperta con un telo». Selli è stato uno dei cinque poliziotti che martedì sera ha soccorso Giovanna Reggiani e arrestato il suo aguzzino.


    Il romeno arrestato (Gmt)

    TRAUMA CRANICO-FACCIALE
    - Un primo esame medico legale, eseguito dal professor Luigi Cipolloni dell'Università La Sapienza nominato consulente dal procuratore aggiunto Italo Ormanni, ha stabilito che è stato un trauma cranico-facciale a determinare l'emorragia endocranica che ha causato prima il coma e poi la morte di Giovanna Reggiani. Le lesioni e le fratture evidenziate dalla Tac potrebbero essere state inferte anche con un corpo contundente («un sasso o con il suo stesso ombrello») oltre che con le violente percosse.

    L'ARRESTO - Uno dei poliziotti che ha arrestato Mailat ha raccontato che verso le ore 21 di martedì è arrivata al 113 la telefonata di un autista dell'Atac. La segnalazione parlava di una donna che gridava e piangeva in mezzo alla strada in via della Stazione di Tor di Quinto. La pattuglia più vicina era quella del commissariato Ponte Milvio, che in due minuti è arrivata sul posto. L'assistente capo Roberto Fornaiolo, seguendo la testimone, ha trovato Giovanna Reggiani nel fossato. «Non parlava - ha raccontato - non era cosciente. Si sentiva solo il suo respiro affannato». L'ambulanza del 118 ha portato la donna in fin di vita all'ospedale S.Andrea, mentre cinque poliziotti - tra i quali Fornaiolo e il vicesovrintendente Antonio Selli - hanno seguito la testimone che urlava il nome dell'aggressore e mimava quanto era successo: aveva preso sulle spalle la vittima e l'aveva portata in una baracca lì vicino. I poliziotti hanno così deciso di entrare nell'insediamento abusivo. L'area era completamente buia e con le loro torce hanno individuato la baracca. Mailat era sulla soglia della baracca, aveva ancora il volto sporco di sangue e l'aria stupita di trovarsi già davanti i poliziotti. Non sembrava ubriaco, non ha opposto resistenza, ma una trentina di suoi connazionali hanno circondato i poliziotti e cominciato a gridare. L'uomo è stato subito portato via da una volante. A quel punto è arrivata la polizia Scientifica e la Squadra mobile e nella baracca è stata trovata la borsa della donna con il portafoglio, il cellulare e i documenti. Sono cominciate le indagini e lo strazio della famiglia Reggiani.

    ERA ANDATO A BERE CON UN AMICO - «Quella sera Nicolae era andato a bere con un suo amico, un romeno della Moldavia». A raccontarlo sono alcuni rom della baraccopoli di Tor di Quinto. Parlano di Nicolae come di un ragazzo, arrivato nel loro campo da due mesi e mezzo, che non aveva mai dato problemi. «Faceva il manovale e altri lavori», hanno raccontato. Adesso è recluso in una cella singola della settima sezione del carcere romano di "Regina Coeli", senza televisione. Mangia regolarmente i pasti ed è «tranquillo» in isolamento. La visita del medico e dello psicologo, al detenuto, si sono concluse senza segnalare alcun tipo di rischio per atti di «autoaggressività» e «autolesionismo». Sul romeno sono stati riscontrati solo dei graffi. Non è guardato a vista, ma la Settima sezione è tenuta - di routine - sotto «grande sorveglianza». Il giovane è in isolamento come avviene per tutti i detenuti che devono ancora essere interrogati dal magistrato, cosa che avverrà venerdì. Per ora non viene segnalata «alcuna manifestazione visibile e degna di essere annotata» nel comportamento di Mailat. Il senatore del Prc Salvatore Bonadonna è andato a constatare le condizioni del rumeno nel carcere di Via della Lungara.

    IN RIFORMATORIO- Non è la prima volta che Mailat finisce nei guai con la giustizia. Mai, però, per fatti di questa gravità. Quando aveva 14 anni era finito in un centro di rieducazione per i minorenni, dopo aver commesso diversi reati. Nel 2006 un tribunale di Sibiu lo aveva condannato a tre anni di reclusione per furto. Ma la pena non è stata mai scontata.E Mailat è partito per l'Italia.


    PENA IN ITALIA - L'uomo sarà processato e sconterà la pena in Italia. Lo hanno confermato i ministri della Giustizia italiano, Clemente Mastella, e rumeno, Tudor Chiuariu, in una nota congiunta nella quale esprimono la ferma condanna per l'aggressione e sottolineano la necessità di rafforzare la cooperazione in campo giudiziario assicurare la certezza della pena per i soggetti che delinquono. La Romania ha inoltre inviato in Italia tre poliziotti in seguito all’aggressione della donna. L'annuncio è stato dato dal ministero degli Interni romeno. «I tre ufficiali di polizia aiuteranno i loro colleghi italiani nell’indagine», si precisa dal dicastero di Bucarest.


    CONTROLLI A TAPPETO - Mentre il Circolo della Libertà «Roma Liberale» sta organizzando le Ronde della Libertà, dall'alba di giovedì sono in corso controlli da parte della polizia nel campo rom di Tor di Quinto e negli insediamenti della zona lungo il Tevere. Le baracche abusive saranno abbattute e i rom che ancora vi si trovano si chiedono quale sarà adesso il loro destino.


    MOLTI GIORNALISTI DALLA ROMANIA - Ha fatto molto rumore in Romania il caso di Giovanna Reggiani, la donna di 47 anni seviziata martedì sera a Roma, in zona Tor di Quinto, da un romeno 24enne, Nicolae Romulus Mailat, che l'ha ridotta in fin di vita. E oggi erano tanti i giornalisti di tv e carta stampata inviati da Bucarest per raccontare da vicino cosa è accaduto in quel campo nomadi della Capitale dove si è consumata la tragedia.

    01 novembre 2007
    http://www.corriere.it/cronache/07_n...omicidio.shtml

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Dobbiamo renderci conto de l'uso strumentale che tutti i gruppi politici fanno di queste tragedie, che và dal becero populismo per raccattare qualche simpatia al progetto totalitario della società del controllo/repressiva, sarebbe interessante fare un'inchiesta sulla violenza, non politica, degli anni '70-'80, centinaia di sequestri ogni anno, migliaia di rapine per non parlare di scippi e furti, centinaia di omicidi, violenze sessuali erano all'ordine del giorno, credete che oggi il tasso di violenza sia a quei livelli? io credo che sia una campagna mediatica creata ad arte per spingere certe leggi autoritarie e di controllo, e farle passare come "desiderio" del popolo, nostro compito è ostacolare questo progetto.

    ARDITI NON GENDARMI
    Completamente concorde!

 

 
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