Mons. Paolo Rigon, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Ligure
Il Tribunale ecclesiastico:
«Matrimoni misti a rischio»
Il matrimonio misto è un matrimonio «ad alto rischio»: lo ha affermato mons. Paolo Rigon, Vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Ligure, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario. In simili circostanze, ha affermato, «non ci si deve illudere sulla presunta o apparente integrazione di chi ha culture e religioni diverse» perché «non è la permanenza per anni in Italia che integra e neppure gli studi fatti in Italia e, soprattutto, è necessario diffidare dalle promesse che vengono espresse da queste persone perché proprio per quanto concerne il matrimonio, la famiglia e la prole le culture ataviche hanno sempre la supremazia, oltre alla grandissima influenza delle famiglie di origine».
In particolare, ha aggiunto, «quasi tutte le religioni non cattoliche ancorchè anche cristiane (si pensi a tutte le sette protestanti, nonchè la Chiesa ortodossa orientale) non concepiscono il matrimonio come indissolubile, è un concetto totalmente al di fuori della religiosità e della cultura non cattolica». «In Italia - ha aggiunto - sono circa 300 mila le coppie miste sposate e da 200 a 300 mila quelle solo conviventi». «Nel 2005 - ha proseguito - le separazioni in Italia di matrimoni misti sono state 7.546 con un aumento del 76,7% rispetto all’anno 2000».
«CONVIVENZA SEGNO DI IMMATURITA’»
«La libera convivenza è segno di immaturità, di superficialità e quasi sempre di insicurezza» e non serve quale prova per un successivo matrimonio: lo ha affermato mons. Paolo Rigon, Vicario Giudiziale, in occasione dell’inaugurazione del Tribunale Ecclesiastico Ligure. La convivenza, ha spiegato, non serve per «dissuadere dal celebrare un matrimonio che potrebbe essere sbagliato» dal momento che «nel 45% delle nostre cause di nullità di matrimonio, la coppia ha compiuto l’esperienza della libera convivenza».
Infatti, «attuare oggi una libera convivenza è un costo di denaro e di energie, è un investimento»; la convivenza è «condizionante a livello sociale per famiglie, amici e conoscenti» ed «il non sposarsi, il lasciarsi è una delusione per tutti»; inoltre, si sta diffondendo l’idea che «una o più convivenze prenuziali precedenti fallite sotto il profilo morale e sociale costituiscono un biglietto da visita assai negativo». Quello delle convivenze, ha spiegato ancora «è un grosso problema sociale con conseguenze nefaste e problematiche che anche lo Stato dovrebbe affrontare non scegliendo la via più facile di dare una parvenza legale alla libera convivenza, ma attraverso una forma educativa che possano far recuperare i valori insiti nella istituzione matrimoniale anche soltanto civile».
Rigon ha poi osservato che «l’esclusione della indissolubilità del matrimonio sta diventando il motivo di nullità più frequente». Per mons. Rigon la «mentalità divorzista» ha diverse cause, tra cui: «fidanzamenti sbagliati» perché «tormentati da liti ed incomprensioni che producono rotture con riconciliazioni senza consistenza; l’esperienza dei figli di separati, divorziati che spesso hanno sofferto per il dramma vissuto dai genitori e che si è inevitabilmente riflesso su di loro; l’ateismo di tante persone, per cui il sacramento non ha alcun valore ed equivale al matrimonio civile». «La devastazione che lo sfascio delle famiglie produce sui figli - ha aggiunto mons. Rigon - è significativo e ci fa ampiamente comprendere come il matrimonio debba essere indissolubile». In questo settore, ha aggiunto, «la Chiesa ha sempre portato avanti questo messaggio anche esponendosi ad ogni più ampia e acre critica nei confronti della disciplina da applicare ai divorziati risposati».
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