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  1. #1
    Mai l'altra guancia
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    Arrow M. Allam - La petizione per mettere un suo libro all’indice.

    La petizione per mettere un libro all’indice
    di
    Pierluigi Battista

    Cosa mai possono concretamente sperare le (così dicono) «centinaia di firme» apposte a un documento che si scaglia contro un libro, quello di Magdi Allam? Forse indurre l’autore ad abiurare? L’editore a ritirare il volume? I librai a disfarsene?A dichiarare fuori legge un saggio per aver violato chissà quale articolo del codice penale? Oppure, come è più probabile ma non meno inquietante, a rinchiudere il bersaglio di tanta ardente indignazione in un recinto infetto, fare terra bruciata attorno a lui, insomma a procurare un effetto intimidatorio su chi si è macchiato della grave colpa di aver scritto quel libro?
    Il documento in questione (un appello, una petizione, un manifesto, o comunque si voglia chiamare questa ennesima testimonianza di un’abitudine molto italiana degli intellettuali ad aggregare le loro firme in vista di qualche sempre commendevole «mobilitazione » e nobile Causa) compare sull’ultimo numero di «Reset», la rivista di Giancarlo Bosetti sempre vivacemente presente negli snodi cruciali del dibattito culturale. Sottoscritto da numerosi studiosi di vaglia tra i quali Paolo Branca e David Bidussa, Angelo d’Orsi e Ombretta Fumagalli Carulli, Patrizia Valduga ed Enzo Bianchi, se la prende con un libro, «Viva Israele» di Magdi Allam, per via della sua «sfrontatezza», per di più «lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale », indice di «un preoccupante imbarbarimento dell’informazione» cagionata, par di capire, dall’attacco molto duro che Allam avrebbe riservato a due docenti universitari italiani.
    Ma il documento-anatema non si articola come difesa di qualcuno che si ritiene ingiustamente attaccato, bensì come un «no» al libro, un «contro Allam», una «critica» ad personam. Una scomunica collettiva, non una confutazione di una tesi. Una mozione che segnala l’arruolamento a una posizione ideologica, non una critica al merito di un libro. È difficile comprendere cosa abbia indotto tanti intellettuali a una deroga così grossolana e stupefacente di alcuni princìpi basilari della libera discussione politico-culturale attorno a un libro. La consuetudine vuole infatti che un libro venga criticato, anche ferocemente, ma da un singolo, non da una schiera vociante di «centinaia di firme».
    Che un libro possa anche essere stroncato, demolito, fatto (intellettualmente) a pezzi, ma solo da chi porta la responsabilità intellettuale in un conflitto di idee modulato su argomenti che si contrappongano aspramente ad argomenti, tesi contro tesi, documenti contro documenti. I firmatari dell’appello contro Allam non fanno nulla di tutto questo. Bersagliano un libro per il solo fatto che esiste e il suo autore perché accusato di «tifare» per le ragioni di Israele (e se anche fosse, dov’è il reato, o il peccato?). Firmano in gruppo credendo di rafforzare la loro credibilità con il numero delle adesioni e non con la vis persuasiva di un argomento. Fossero state migliaia anziché centinaia, le firme, ci sarebbe forse qualche ragione in più per considerare ancor più negativamente il libro mandato simbolicamente al rogo? Da quando in qua la scientificità di un libro viene misurata così brutalmente sui diktat della «dittatura della maggioranza»?
    Nella moltitudine di appelli e di manifesti che ha scandito in modo così ripetitivo la vita culturale dell’Italia repubblicana, i firmatari del documento di «Reset» hanno deciso di dar vita a un unicum, non conoscendosi, a memoria, precedenti di una raccolta di firme esplicitamente indirizzate contro un libro e contro un saggista. Ma se questa nuova tipologia di appelli non assomiglia alla (legittima) stroncatura di un libro o al (sacrosanto) dissenso nei confronti di tesi giudicate sbagliate o infondate, resta la sgradevole sensazione che nel tutti contro uno messo in scena da una rivista si produca attorno a un libro il marchio della «pericolosità», del discredito, della delegittimazione preventiva e dunque sleale. Qualcosa che ha il sapore dell’intimazione al silenzio, o comunque di un trattamento speciale che genera allarme sociale attorno a un libro e un effetto di intimidazione su un autore e sul suo editore chiamati, per così dire, a una maggiore prudenza nel futuro. Una deriva di arroganza che, anche se animata dalle migliori intenzioni, nella storia ha sempre condotto alla tentazione censoria e alla messa all’indice. Sempre.

    19 luglio 2007 (Corriere)
    -
    La difesa di Israele torna a dividere. Casus belli, stavolta, l’ultimo libro di Magdi Allam «Viva Israele» (Mondadori, pagine 206, euro 17) in cui il giornalista di origini egiziane accusa numerosi intellettuali italiani di cedevolezza, anche consapevole, al pericolo islamista e di ostilità nei confronti dello stato ebraico.
    La risposta non si è fatta attendere molto. Dopo essere circolato fra le caselle di posta elettronica e le cattedre universitarie, un appello contro le tesi di Allam viene ora pubblicato da Reset, mensile di politica e cultura di taglio progressista, nel suo numero di luglio, con il titolo di «No al giornalismo tifoso» (e che Allam, raggiunto per telefono, non ha voluto commentare).
    «Intendiamo protestare fermamente davanti alla sfrontatezza di chi afferma che le università italiane "pullulano" di "docenti collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità"» si legge nel testo. «Ci pare davvero eccessivo – continua l’appello – che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimono posizioni differenti da una pretesa unica "verità interpretativa" divengano automaticamente estranei a universali valori di civiltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità. Una tale impostazione non è solo lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale – e molto più in linea con ideologie totalitarie – ma si pone anche a siderale distanza dal senso critico che sta alla base della ricerca storica e scientifica e della stessa, difficile ma essenziale, missione dell’informazione giornalistica in una società plurale». Impostazione che «rischia di contribuire, purtroppo, al preoccupante imbarbarimento dell’informazione», e che alimenta «una logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi e, in particolare, relativi all’Islam e alle questioni legate all’area mediorientale».
    Primo firmatario di questa lettera aperta è Paolo Branca, docente di lingua araba all’Università Cattolica di Milano, preso di mira da Magdi Allam per un commento ritenuto compiacente «alle invocazioni a Dio per distruggere Israele fatte dall’imam Moussa nella grande Moschea di Roma». Fra le restanti 230 firme, si contano quelle di storici come Angelo D’Orsi, Giovanni Miccoli, Agostino Giovagnoli, Franco Cardini, Alfredo Canavero, Gadi Luzzatto Voghera, Guido Formigoni e di studiosi di religioni come Gabriele Mandel, Piero Stefani, Enzo Bianchi, Massimo Jevolella, Franco Riva e Paolo De Benedetti.
    Oltre a questo manifesto, Reset pubblica nel suo dossier dal titolo «L’ultimo libro di Magdi Allam: un inno per la terra di David o un attacco all’Islam?» interventi di David Bidussa, Giancarlo Bosetti, Khalid Chaouki, Amara Lakhous e Massimo Campanini. A quest’ultimo, docente di storia contemporanea dell’islam all’Università Orientale di Napoli, Allam ha dedicato nel suo libro due pagine al vetriolo per affermazioni come: «Sono molti gli autorevoli intellettuali europei che, pur mantenendo il legame culturale con i Fratelli Musulmani egiziani, e all’interno di un discorso di neoislamizzazione sociale e civile, perseguono la costruzione della Wasatiyya, una "via mediana dell’islam", che esprime posizioni molto moderne e democratiche». Per Campanini, nella sua replica su Reset, «stupisce notare come Magdi Allam sembri del tutto ignorare la letteratura scientifica sulle questioni mediorientale... È la banalizzazione dell’islamismo che finge di non vedere come, all’interno dei Fratelli Musulmani, in Egitto e nel mondo arabo, vi siano correnti di pensiero e di azione che si raccolgono attorno alla parola d’ordine Wasatiyya ("giusto mezzo"). Lo studioso americano Raymond Baker ha ampiamente documentato questa realtà. E del resto si va sempre più diffondendo nella ricerca scientifica la convinzione che la radicalizzazione dell’islamismo sia dovuta anche, se non soprattutto, alla repressione cui sono stati sottoposti i movimenti moderati degli anni Cinquanta-Sessanta. È dunque sbagliato e controproducente identificare il jiadismo con i Fratelli Musulmani».

    La deformazione delle posizioni di Magdi Allam è particolarmente evidente in questo trafiletto pubblicato da EUROPA (pagina 1)

    Si può criticare Magdi Allam senza essere considerati terroristi? La rivista Reset, da oggi in edicola, ha promosso una raccolta di firme contro la tesi centrale di Viva Israele, il nuovo libro del vicedirettore ad personam del Corriere della Sera.
    Paolo Branca, David Bidussa, Enzo Bianchi, Gadi Luzzatto Voghera, Alberto Melloni, Angelo d’Orsi, Ombretta Fumagalli Carulli, Nasr Amid Abu Zayd, Giovanni Miccoli, Marco Varvello sono solo alcuni dei firmatari di un documento pubblicato sul nuovo numero della rivista diretta da Giancarlo Bosetti il quale avverte: «Il giornalismo rischia di cadere in una logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi ». Per Bosetti «utilizzare Israele come principio di vita e l’Islam come humus del principio di morte è un errore assai pericoloso ».
    Avvenire

  2. #2
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    scusa Prof. ma dal titolo sembra che sia Magbi Allan quello a promuovere la censura....





  3. #3
    Mai l'altra guancia
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    C'è chi si ferma al titolo.
    E chi, invece, va oltre.

  4. #4
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    ah, quella sovversiva di Ombretta Fumagalli Carulli!!
    Anatema! Anatema!

  5. #5
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    Infatti, le critiche individuali sono sempre e comunque accettabili, ma quando cominciano ad essere critiche di singoli individui che si coalizzano, assumono un significato alquanto preoccupante.


  6. #6
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    Io sono contro qualsiasi anatema , indice o censura.
    Quando non è offensiva o lesiva della dignità delle persone , la stampa e il pensiero devono essere liberi.
    E' un principio fondamentale Liberale.
    Il fatto poi che illustri docenti universitari , o ex parlamentari di lungo corso (nel senso che hanno percorso sentieri tortuosi tra dx e sx , ogni allusione a OFC è pienamente voluta) , la dice lunga sull'assenza di valori Liberali della "nostra" "classe dirigente"
    Che tristezza......
    PS : io non ho letto il libro di Allam , e sincramente a volte il giornalista italo - egiziano va sopra le righe , però ...." io non sono d'accordo con le tue idee , ma mi batterò perchè tu le possa esprimere (Voltaire) ".......

  7. #7
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    siamo tutti daccordo quindi.... mi fa piacere...

  8. #8
    Gianicolo, 1849
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    Citazione Originariamente Scritto da *-RUDY-* Visualizza Messaggio
    siamo tutti daccordo quindi.... mi fa piacere...
    Allam mi sta simpatico, gli integralisti (di tutte le razze) non li posso vedere, e i nostri "intellettuali" Mussolini li chiamava "i canguri", per via della capace borsa di cui erano dotati e in cui riponevano le cospicue prebende elargite dal regime.
    Direi che non sono mai cambiati, e questi ne sono i degni nipotini.
    Quando durante il fascismo uscì la legge che obbligava i professori universitari a farsi la tessera o dimettersi su circa 1.500 solo quattro si dimisero (e nessuno di questi era comunista).

    Che "mettano all'indice" un libro che non si allinea al politically correct non stupisce per niente!
    Comunque a 'sto punto me lo vado a comprare, ancora ricordo il gusto con cui acquistai "Versetti Satanici" di Salman Rusdie, in culo a Komeini.

  9. #9
    رباني
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    Mah! Mi sembra che si dia fiato alla solita speculazione.
    I firmatari del comunicato non mi sembra chiedano nessuna censura, bensí:

    «Intendiamo protestare fermamente davanti alla sfrontatezza di chi afferma che le università italiane "pullulano" di "docenti collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità"»
    ...
    «Ci pare davvero eccessivo – continua l’appello – che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimono posizioni differenti da una pretesa unica "verità interpretativa" divengano automaticamente estranei a universali valori di civiltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità.
    ....
    ...e via di questo passo.
    Allam dica quello che vuole degli altri.
    Ma gli altri possono (ancora) dire quello che vogliono di Allam.

  10. #10
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    bè abdullah se ritengono quelle affermazioni false dovrebbero denunciare per calunnia il giornalista anzichè raccoogliere firme per una petizione.

 

 
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