La difesa di Israele torna a dividere. Casus belli, stavolta, l’ultimo libro di Magdi Allam «Viva Israele» (Mondadori, pagine 206, euro 17) in cui il giornalista di origini egiziane accusa numerosi intellettuali italiani di cedevolezza, anche consapevole, al pericolo islamista e di ostilità nei confronti dello stato ebraico.
La risposta non si è fatta attendere molto. Dopo essere circolato fra le caselle di posta elettronica e le cattedre universitarie, un appello contro le tesi di Allam viene ora pubblicato da Reset, mensile di politica e cultura di taglio progressista, nel suo numero di luglio, con il titolo di «No al giornalismo tifoso» (e che Allam, raggiunto per telefono, non ha voluto commentare).
«Intendiamo protestare fermamente davanti alla sfrontatezza di chi afferma che le università italiane "pullulano" di "docenti collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità"» si legge nel testo. «Ci pare davvero eccessivo – continua l’appello – che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimono posizioni differenti da una pretesa unica "verità interpretativa" divengano automaticamente estranei a universali valori di civiltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità. Una tale impostazione non è solo lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale – e molto più in linea con ideologie totalitarie – ma si pone anche a siderale distanza dal senso critico che sta alla base della ricerca storica e scientifica e della stessa, difficile ma essenziale, missione dell’informazione giornalistica in una società plurale». Impostazione che «rischia di contribuire, purtroppo, al preoccupante imbarbarimento dell’informazione», e che alimenta «una logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi e, in particolare, relativi all’Islam e alle questioni legate all’area mediorientale».
Primo firmatario di questa lettera aperta è Paolo Branca, docente di lingua araba all’Università Cattolica di Milano, preso di mira da Magdi Allam per un commento ritenuto compiacente «alle invocazioni a Dio per distruggere Israele fatte dall’imam Moussa nella grande Moschea di Roma». Fra le restanti 230 firme, si contano quelle di storici come Angelo D’Orsi, Giovanni Miccoli, Agostino Giovagnoli, Franco Cardini, Alfredo Canavero, Gadi Luzzatto Voghera, Guido Formigoni e di studiosi di religioni come Gabriele Mandel, Piero Stefani, Enzo Bianchi, Massimo Jevolella, Franco Riva e Paolo De Benedetti.
Oltre a questo manifesto, Reset pubblica nel suo dossier dal titolo «L’ultimo libro di Magdi Allam: un inno per la terra di David o un attacco all’Islam?» interventi di David Bidussa, Giancarlo Bosetti, Khalid Chaouki, Amara Lakhous e Massimo Campanini. A quest’ultimo, docente di storia contemporanea dell’islam all’Università Orientale di Napoli, Allam ha dedicato nel suo libro due pagine al vetriolo per affermazioni come: «Sono molti gli autorevoli intellettuali europei che, pur mantenendo il legame culturale con i Fratelli Musulmani egiziani, e all’interno di un discorso di neoislamizzazione sociale e civile, perseguono la costruzione della Wasatiyya, una "via mediana dell’islam", che esprime posizioni molto moderne e democratiche». Per Campanini, nella sua replica su Reset, «stupisce notare come Magdi Allam sembri del tutto ignorare la letteratura scientifica sulle questioni mediorientale... È la banalizzazione dell’islamismo che finge di non vedere come, all’interno dei Fratelli Musulmani, in Egitto e nel mondo arabo, vi siano correnti di pensiero e di azione che si raccolgono attorno alla parola d’ordine Wasatiyya ("giusto mezzo"). Lo studioso americano Raymond Baker ha ampiamente documentato questa realtà. E del resto si va sempre più diffondendo nella ricerca scientifica la convinzione che la radicalizzazione dell’islamismo sia dovuta anche, se non soprattutto, alla repressione cui sono stati sottoposti i movimenti moderati degli anni Cinquanta-Sessanta. È dunque sbagliato e controproducente identificare il jiadismo con i Fratelli Musulmani».
La deformazione delle posizioni di Magdi Allam è particolarmente evidente in questo trafiletto pubblicato da EUROPA (pagina 1)
Si può criticare Magdi Allam senza essere considerati terroristi? La rivista Reset, da oggi in edicola, ha promosso una raccolta di firme contro la tesi centrale di Viva Israele, il nuovo libro del vicedirettore ad personam del Corriere della Sera.
Paolo Branca, David Bidussa, Enzo Bianchi, Gadi Luzzatto Voghera, Alberto Melloni, Angelo d’Orsi, Ombretta Fumagalli Carulli, Nasr Amid Abu Zayd, Giovanni Miccoli, Marco Varvello sono solo alcuni dei firmatari di un documento pubblicato sul nuovo numero della rivista diretta da Giancarlo Bosetti il quale avverte: «Il giornalismo rischia di cadere in una logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi ». Per Bosetti «utilizzare Israele come principio di vita e l’Islam come humus del principio di morte è un errore assai pericoloso ».
Avvenire