Io do per scontato che finchè l'uomo rimarrà un animale sociale,una qualche forma di stato sarà indispensabile. Ciò premesso vi chiedo: quanto stato un vero liberale è in grado di tollerare e quali compiti è disposto a delegargli?


Io do per scontato che finchè l'uomo rimarrà un animale sociale,una qualche forma di stato sarà indispensabile. Ciò premesso vi chiedo: quanto stato un vero liberale è in grado di tollerare e quali compiti è disposto a delegargli?
la dosa massima di stato è 0


che lo stato non sia indispensabile lo mostra il fatto che gli uomini ne hanno fatto a meno per secoli, tanto che fino a Bodin manco esisteva il concetto di sovranità...per il resto io credo che il vero liberale oggi sia anarchico: se Mises o Locke potessero vedere coi loro occhi il fallimento dei "pesi e contrappesi" e lo strapotere assunto dalla classe politica nel corso degli anni, penso che non potrebbero pensarla diversamente.


senza il concetto di stato non esiste il concetto di economia a cui voi tanto auspicate.
sinceramente non capisco dove vogliate andare a parare con le vostre teorie.


auspicare al concetto di economia che vuol dire, in italiano? e poi,quale concetto di economia?


Personalmente crede che i Liberali di oggi siano i Libertarian, siano essi Minarchici o Anarchici. Vorrei solo dire che quando dicco di sentirmi Minarchico, uso il termine naturale di "Stato" per definire un minimo di organizazione istituzionale e regolamentale. Potremo anche definirlo in altro modo naturalmente. Io credo che l'uomo, tenda comunque in stato di anarchia totale dipartenza ad associarsi in famiglie e quindi in clan, e quindi in villaggi. Credo che sia sbagliato il modo di intendere lo stato, nel senso che imporre a qualcuno "lo stato" è di per se sbagliato, anche se un dividuo nasce sopra il territorio occupato dallo stato. Dovrebbe essere l'individuo a decidere a quale stato appartenere, così come è l'individuo (non i genitori) a decidere in età adulta se persguire le scelte religiose imposte dall'alto, o cambiare. In quest' otica credo le religioni siano più aperte rispeto agli stati. E' l'individuo a decidere la sua confessione religiosa e a decidere senza forzature, di farne parte, devolvendo, se lo ritiene giusto e possibile, parte dei suoi guadagni, alla comunità di appartenenza.
Mi chiedo a che punto siamo arrivati se la chiesa come istituzione è da considerarsi più liberale dell'istituzione stato.
Per me lo stato, ciè che considero comunità, è quindi un associazioni non coercitiva, non totalitaria, non imponibile, che non si fa forte del potere di una minoranza o di una maggioranza, ma semplicemente del suo regolamento iniziale, condivisibile o meno a seconda della sensibilità degli individui. In qualsiasi momento, lo stato che ho in mente, lascia libero di andare, quell'individuo che non si sente più parte di quello stato.
Affinchè lo stato che ho in mente possa realizzarsi, occorre la presa di coscienza di questo genere di stato, attraverso la diffuzione dell'ideale. Credo, inoltre, che gli stati, più piccoli siano, meglio è per la pluralità di forme di stato di cui potremo essere soci anche in seno al territorio ocupato. Ad esempio, un europa, formata, da una miriadi di microstati di ampiezza provinciale o cittadina, nello stile di San Marino, Principato di Monaco, Lussemburgo, Malta, ma anche Belgio o Montenegro al limnite, possano offrire quella libertà e varietà di scelta neccessaria alla sensibilità umana.
A tal proposito, mi auguro che in futuro ciò sia possibile attraverso una serie di scissioni a catena. Le indicazioni in quest'epoca, riguardo ciò mi sembrano reali. La dissoluzione dell'Impero Sovietico, la scissione della Cecoslovacchia, l'esplosione della Federazione Slava, l'indipendentismo a cui aspirano Scozia, Catalogna, NordItalia, le isole del mediterraneo, lasciano pensare a una prima fase di formazione di quei microstati di cui parlo.
La dose massima di stato tollerabile è comunque quella ultraminima per un Libertarian ne caso di stato classico. Naturalmente un Libertarian preferisce un altro tipo di stato: quello che non viene imposto a nessuno.
Mi pare che voi siate degli anarchici, a tutti gli effetti; e non anarco-capitalisti, bensì solo anarchici-anarchici (il che non è, nè vuole essere un offesa, il pensiero anarchico è profondo e nobile).
Per dirla tutta, io ho sempre pensato (e le vostre parole me lo confermano), che tra un liberale e un anarchico c'è una differenza di umore, proprio così, di umore. Il liberale è un pessimista hobbesiano, l'anarchico è un ottimista roussouiano. Io, in quanto pessimista hobbesiano, ritengo che un forma di struttura sociale organizzata (=stato) ci debba necessariamente essere, altirmenti si caderebbe in una guerra di tutti contro tutti in cui vincerebbero i peggiori in assoluto. Una volta ammessa la necessità dell'esistenza di una comunità origanizzata (=stato), tutto il resto (ivi compresi quasi tutti gli articoli della prima parte della costituzione italiana) viene da sè, come corollario in qualche modo automatico.
E' certo, infine, che ongi buon liberale deve avere sempre ben presente quel che cantò l'anarchico De Andrè:
"Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni"


che comunità organizzata sia sinonimo di stato pero' è falso, mica necessariamente una comunità organizzata ha le caratteristiche di uno stato, sovranità, monopolio della forza e territorialità...


In effeti un provider è una comunità non coercitiva, dove vivono liberamente milioni di individui che occupano uno spazio virtuale, ben sapendo di farne parte solo una volta accetate le regole. Non è uno stato ma è sempre una comunità. Certo le regole le ha scritte qualcun'altro, ma se non ci vanno, possiamo sempre fondare una comunità con regole nostre, più aperte e competitive.


Hobbe è stato demolito dalle statistiche mi pare. Nel senso che anche la teoria dei giochi ha dimostrato che in uno stato di anarchia prevale la linea della cooperazione, come la storia ha dimostrato ampiamente. Nel senso che da uno stato di anarchia si passa a uno stato di clan e comunità. Il fatto che si sia sempre imposto un potere centrale autoritario è un anomalia detata dalla scarsità di risorse. Il tempo per comunità che non impongono il potere, se non dietro una firma, mi pare stia arrivando. Solo i politici non riescono a capirlo.