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    Thumbs up Resistere, resistere, resistere, noi non ci stiamo!

    Anche l'ufficio circoscrizionale elettorale dopo il Tar del Lazio ha escluso la riammissione
    L'ultima parola al Consiglio di Stato. Il premier pensa a una grande manifestazione a Roma per il 20 marzoLazio, il tribunale respinge la lista Pdl
    Berlusconi: "Sopruso violento, ora in piazza"Pannella lancia l'ipotesi rinvio. No di Bersani: "Lasciamo stare i cavilli, andiamo a votare"
    Rotondi: "Se verremo riammessi, è scontato che il voto nel Lazio sarà rinviato"

    La candidata del Pdl alla regione Lazio Renata Polverini
    ROMA - Dopo il no del Tar del Lazio, anche l'ufficio circoscrizionale elettorale presso il tribunale di Roma ha respinto la lista provinciale del Pdl per le elezioni regionali riconsegnata soltanto ieri pomeriggio dai rappresentanti del partito di Roma. Una decisione che il premier Silvio Berlusconi definisce, in un videomessaggio indirizzato ai Promotori della Libertà, "un sopruso violento e inaccettabile". Nello stesso messaggio, Berlusconi annuncia un "appuntamento per una grande manifestazione nazionale per difendere il nostro diritto al voto e quindi la nostra democrazia e le nostra libertà". A questo punto l'unica possibilità di riammissione rimane affidata al Consiglio di Stato, e infatti gli avvocati del Pdl annunciano: "Stiamo lavorando per predisporre l'appello".

    La manifestazione per protestare contro l'esclusione della lista si terrà con ogni probabilità il 20 marzo. Il Popolo della Libertà ha già chiesto infatti la disponibilità di alcune piazze al Campidoglio. "Parlerò agli italiani e spiegherò come stanno le cose", ha detto Berlusconi al vertice tenutosi a palazzo Grazioli con i coordinatori di via dell'Umiltà e gli esponenti del Pdl Lazio. Il premier terrà domani una conferenza stampa.

    I motivi del no. La lista del Pdl era stata presentata grazie alle nuove norme introdotte dal decreto cosiddetto 'salvaliste'. L'ufficio elettorale, per undici ore, ha esaminato la documentazione, dopodiché, intorno alle 20, (e dopo diversi "falsi allarmi") ha convocato i delegati del Pdl e ha loro notificato la non ammissione della lista. I delegati del Popolo delle Libertà sono usciti con facce da funerale ma non hanno voluto dir nulla ai giornalisti che li hanno immediatamente assediati. Così, la notizia della non ammissione è arrivata qualche minuti dopo dalla sede del Comitato per la Polverini.

    Le motivazioni sono analoghe a quelle espresse dal Tar ieri: la non applicabilità del decreto interpretativo alla materia elettorale regionale e la mancanza di prove a sostegno del fatto che i delegati a presentare la lista Pdl fossero effettivamente presenti nella sede del tribunale entro le 12 del 27 febbraio. Non solo la documentazione era incompleta e nella famosa scatola che doveva contenere liste e firme "è stato rinvenuto esclusivamente l'elenco dei sottoscrittori e i relativi certificati elettorali". Inoltre "i presupposti per l'ammissione della lista provinciale presentata ieri difettano" in quanto "stante la presenza dei delegati incaricati della presentazione nei locali del tribunale" lo scorso 27 febbraio, "la prescritta documentazione" era incompleta.

    Le accuse di Berlusconi. Le elezioni del 28 e 29 marzo "ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente con il voto, scende in piazza seminando menzogne, invidia e odio", afferma Berlusconi nel videomessaggio ai Promotori della libertà. "Come sapete si è cercato di estrometterci dal voto per le regionali in Lombardia, nella città di Roma e nella sua provincia. Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà. E' un sopruso violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto. A Milano, sia pure con un ritardo di una settimana, la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta. A Roma, invece, abbiamo subito una duplice ingiustizia", accusa. E ancora: "Ai nostri incaricati, che erano presenti in orario nell'ufficio preposto, prima è stato impedito di consegnare le liste del Popolo della Libertà da coloro che hanno il dovere di ritirarle. Poi il Tribunale Amministrativo ha completato l'opera, respingendo non solo il nostro ricorso, ma anche l'invito che il Presidente della Repubblica aveva lanciato con una propria lettera, affinché il diritto di voto, attivo e passivo fosse garantito nei confronti di tutti i contendenti, compresa la maggiore forza politica in Italia: il Popolo della Libertà. Così le elezioni del 28 e 29 marzo ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente con il voto, scende in piazza seminando menzogne, invidia e odio."
    Lazio, il tribunale respinge la lista Pdl Berlusconi: "Sopruso violento, ora in piazza" - Repubblica.it
    La riscossa inizia. Stavolta il declino sarà definitivo.

    Nichi Vendola avanti 46,9% dei voti, Rocco Palese insegue con il 42,9% e Adriana Poli Bortone chiude raccogliendo il 9,5%. A meno di venti giorni dal voto per le elezioni Regionali il Sole 24 Ore pubblica un sondaggio di Ipsos che accredita al presidente uscente un vantaggio di circa 4 punti percentuali.

    Tanti, però, gli indecisi: secondo il sondaggio, infatti, poco meno di un pugliese su tre non ha ancora scelto per chi votare il 28 e 29 marzo.

    Secondo Ipsos ad incidere a favore del governatore uscente è soprattutto la popolarità: Vendola è conosciuto dalla quasi totalità dei Pugliesi mentre solo il 69% degli abitanti della Regione ammette di conoscere Palese.

    C’è di più: il 56% degli elettori, a prescindere dal voto, ha dichiarato di gradire Vendola come presidente mentre nel caso di Palese scende l’indice di gradimento scende al 22% ben undici punti più basso di quello di Adriana Poli Bortone. Quest’ultima, secondo Ipsos, è danneggiata dalla bipolarizzazione e dal “voto utile” che porta gli elettori ha scegliere tra i due candidati con più possibilità di essere eletti.

    Nichi Vendola avanti 46,9% dei voti, Rocco Palese insegue con il 42,9% e Adriana Poli Bortone chiude raccogliendo il 9,5%. A meno di venti giorni dal voto per le elezioni Regionali il Sole 24 Ore pubblica un sondaggio di Ipsos che accredita al presidente uscente un vantaggio di circa 4 punti percentuali.Tanti, però, gli indecisi: secondo il sondaggio, infatti, poco meno di un pugliese su tre non ha ancora scelto per chi votare il 28 e 29 marzo.Secondo Ipsos ad incidere a favore del governatore uscente è soprattutto la popolarità: Vendola è conosciuto dalla quasi totalità dei Pugliesi mentre solo il 69% degli abitanti della Regione ammette di conoscere Palese.C’è di più: il 56% degli elettori, a prescindere dal voto, ha dichiarato di gradire Vendola come presidente mentre nel caso di Palese scende l’indice di gradimento scende al 22% ben undici punti più basso di quello di Adriana Poli Bortone. Quest’ultima, secondo Ipsos, è danneggiata dalla bipolarizzazione e dal “voto utile” che porta gli elettori ha scegliere tra i due candidati con più possibilità di essere eletti.Desta curiosità, infine, anche il dato relativo ai cattolici. Secondo Ipsos il 55% (9%in più della media regionale) dei fedeli che vanno in chiesa ogni domenica preferisce il “comunista” e omosessuale Vendola al moderato Palese.
    Ultima modifica di Monsieur; 09-03-10 alle 23:42
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



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  2. #2
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    Predefinito Rif: Resistere, resistere, resistere, noi non ci stiamo!

    L'uso personale e politico del potere, l'arroganza dei soldi, l'attacco alla Costituzione, a tutto ciò gli italiani risponderanno come a quel referendum del 2006.
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



 

 

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