Una tradizione che torna
Meglio le messe in latino che quelle con coretti e chitarre rock
di Marco Travaglio
Con un documento chiamato “motu proprio”, Papa Ratzinger ha autorizzato i fedeli che ne fanno richiesta ad assistere alla “messa antica” in latino secondo il messale di papa Giovanni XXIII al posto di quella in lingua volgare. La richiesta dovrà pervenire da gruppi di almeno 30 persone e potrà essere soddisfatta anche senza il parere dei vescovi.
Finora la parola del vescovo era vincolante: se lui era contrario, i credenti “tradizionalisti” dovevano andarsene altrove. Naturalmente la decisione di Benedetto XVI ha suscitato polemiche e critiche a non finire, in nome di un preteso “progressismo” contrapposto al presunto “oscurantismo” ratzingeriano. Certi commentatori improvvisati di cose di Chiesa , sempre pronti ( e spesso con piena ragione ) ad accusarlo di ingerenze in campo politico, ora pretendono di insegnare al Papa come si fa il Papa anche quando si muove nei campi suoi propri: la dottrina e, in questo caso, la liturgia. Ma il “motu proprio” sulla messa antica non è affatto oscurantista, come qualcuno ha detto. Anzi è il massimo della democrazia. Le messe “normali” continueranno a celebrarsi nelle lingue nazionali : l’italiano in Italia, il francese in Francia e così via. Ma, se qualcuno preferisce quella antica in latino (che fra l’altro resta la lingua ufficiale della Chiesa), sarà accontentato. E non si vede perché qualche trombone, che magari a messa neppure ci va, dovrebbe impedire alla gente di scegliersi il rito che preferisce. Oltretutto non è vero niente che la messa antica del Concilio di Trento (1563) riformata da Roncalli nel 1962, vada contro il Concilio Vaticano II.. Per la semplice ragione che Ratzinger è stato uno dei padri del Concilio e che il Vaticano II non riformò la liturgia. La riforma che di fatto abolì la messa in latino arrivò dopo, nel 1969, in piena ubriacatura sessantottina che vedeva il male assoluto in qualunque segno della tradizione. Qualcuno temeva che, con la messa antica, tornasse l’orribile formula antisemita nella preghiera pasquale “per i perfidi giudei”: non è così, visto che l’aveva già cancellata Papa Giovanni. Qualcun altro paventa che si dia spago ai seguaci del vescovo scismatico Marcel Lefebvre, scomunicato per aver ordinato vescovi a dispetto di Roma, ma lo scisma Lefebvre dipende da ben altre questioni (il rifiuto del Concilio e dell’ecumenismo) e semmai l’apertura alla tradizione potrebbe indurre alcuni lefebvriani a tornare all’ovile.
Personalmente ho assistito qualche volta, nella splendida chiesa della Misericordia in via Barbaroux a Torino alla messa antica, col prete rivolto verso il tabernacolo anziché verso i fedeli, con i chierichetti in ginocchio e con la sola omelia in italiano. Niente chitarre o batterie, se Dio vuole. Solo organo a canne, solo canti gregoriani. Molto più solenne e suggestiva, ma anche più consona al raccoglimento. Diciamo pure molto più bella. C’è qualcosa di male se qualcuno la preferisce così? Forse che le preghiere in latino, semprechè chi le fa lo conosca, valgono meno?
E poi, lo confesso, quando sento certe chitarre in chiesa, mi vengono istinti omicidi. E non è bello, durante una messa, desiderare la morte di qualcuno. Come dice il Padre Nostro, “non ci indurre in tentazione”.
© Copyright A Anna, n. 28 del 15 luglio 2007





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