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    Predefinito Per un fronte unito antisistema

    ANTAGONISMO DI POPOLO - Cellule Militanti per il Contropotere Territoriale
    STATO ORGANICO E COMUNITA' TRADIZIONALE

    DOCUMENTO PROGRAMMATICO PER LA COSTRUZIONE DI UN MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO NAZIONALE E SOCIALISTA, POPOLARE E TRADIZIONALISTA. CONTRIBUTO AL FRONTE ANTI-MONDIALISTA E ANTI-GIUDAICO, ANTI-IMPERIALISTA E ANTI-SIONISTA INTERNAZIONALE.

    Dagoberto Husayn Bellucci

    Modena 01.Giugno 2004

    "Chi entra nella lotta deve sapere
    ,fin dall'inizio, che dovrà soffrire.
    Ogni sofferenza è un passo
    verso il riscatto, verso la vittoria."


    (Corneliu Zelea Codreanu)

    La responsabilità che ci dobbiamo assumere verso Noi stessi ,e successivamente verso quanti avranno l'onore di affiancarci in questa battaglia di verità, ci impone una ricognizione relativa alle coordinate assiali della cultura integrale inerente alle dimensioni del Valore dell'Idea di Stato secondo le concezioni proprie del Mondo della Tradizione.
    Niente di quanto leggerete in questo documento programmatico è da considerare originale, semmai , parafrasando Franco Giorgio Freda, qua e là vi si potranno 'scorgere' intuizioni 'originarie' che è ben altra cosa…
    La nostra sarà una professione d'identità in un tempo che esige delle decisioni e delle assunzioni di responsabilità. "Islam Italia" sarà il vettore giornalistico che 'ordinerà' le migliori energie militanti rivoluzionarie presenti sul territorio nazionale in funzione del progetto politico "Eurasia-Islam" che continuerà ad essere delineato dalle pagine del nostro mensile da Maurizio Lattanzio al quale, comunque, va ascritta la funzione di 'collaudatore antropologico' e capo supremo dell'Ordine del Nulla ossia della 'marcia notturna' che precederà lo 'sbriciolamento' definitivo della grande parodia rappresentata dal neofascismo italiano 'di servizio' servilmente funzionale alle logiche 'atlantiche' statunitensi, occidentali e mondialiste ieri determinate dall'anticomunismo e attualmente dall'opposizione all'Islam Tradizionale e Rivoluzionario esemplarmente incarnato dalla Repubblica Islamica dell'Iran supremo referente geo-politico, economico, ideologico, strategico e militare dell'opposizione planetaria all'imperialismo sionista-statunitense.
    'Fisseremo' anche temporalmente l'identità del vero Stato riprendendone i suoi lineamenti essenziali che si dovranno coniugare inscindibilmente con la valenza metafisica, la dimensione atemporale e l'archetipico uranico dello Stato in quanto organizzazione che 'raccoglie', 'alleva' e 'preserva' quei Principi 'canonici' della Tradizione Primordiale.
    Affermare un Principio è, nelle circostanze attinenti il presente ciclo storico-temporale di dissoluzione, lo stilema di combattimento e la proiezione trascendente dell'"uomo di razza" ossia l'identificazione totalitaria che il Miliziano della Tradizione dovrà attuare verso l'Assoluto conformemente all'Idea ed alla Visione del Mondo (Welthansauung) che incarnerà e 'segnerà' la 'marcia' lungo l'asse orizzontale convergente nella direzione dell'asse verticale-metafisico delle radici uraniche dell'Identità primordiale.
    Fare ciò che deve essere fatto secondo leggi di natura e secondo giustizia dovrà restare la consegna dei 'testimoni' della Tradizione i quali convergeranno inevitabilmente e 'naturalmente' - proprio per 'affinità' di 'razza' - in un Fronte di Resistenza che dovrà comunque rappresentare la 'proiezione' di un pre-esistente sodalizio di popolo: la comunità organica.
    Platone definiva lo Stato secondo Giustizia come l'elemento che collega e coordina le tre funzioni delle tre caste - o gradi di vita individuale - assolvendo alla sua funzione 'superiore' di regolatore e di 'tutore' delle distinte funzioni esercitate da ognuna di esse.
    Lo Stato non è un apparato meccanico che 'amministra' e 'presidia' gli interessi 'bottegai' della socialità individualistica moderna, non è espressione della sfera mercantilistico-capitalistica che salvaguarda i 'bisogni' e le 'necessità' materiali del cittadino-borghese, né - allo stesso modo - può essere l'oggetto delle 'mire' oligarchico-burocratiche di una minoranza di professionisti del livellamento collettivista che tende alla massificazione ontologica e all'esproprio legalizzato della sovranità popolare in nome dello stesso popolo che pretenderebbe di rappresentare.
    Lo Stato è il luogo politico e istituzionale di 'ricezione' di valori metapolitici.
    Tra la categoria del politico (lo Stato) e quella sociale o 'civile' (la Società) deve esistere una netta differenziazione che configuri un rapporto di subordinazione totale della seconda rispetto al primo: è il principio gerarchico che impone la prevalenza della politica rispetto alle 'esigenze' difformi della società.
    La società moderna è l'antitesi per eccellenza della nostra concezione di Stato Organico. Noi muoviamo la nostra critica principalmente ad alcuni 'cardini' della società moderna - un 'luogo' di non valori, privo di qualunque 'idealità' e assolutamente de-sacralizzato e svuotato di tutti i suoi 'contenuti' tradizionali - che si fonda sull'individualismo, sulla massificazione, sull'ideale egualitario e media fra i diversi 'appetiti' delle distinte e - apparentemente - divergenti 'classi sociali' che rappresentano il frazionamento interclassista determinato dalla Dittatura Borghese di Massa.
    "Nella concezione liberaldemocratica (i termini liberalismo e democrazia rappresentano due concetti diversi, ma oggi essi sono inscindibilmente legati e integrati) lo Stato - scrive Maurizio Lattanzio (1) -, considerato un "male" necessario, viene ridimensionato con l'attribuzione di un ruolo garantistico che lo configura, istituzionalmente, come uno strumento asservito ai fini privatistici dell'individuo-monade. Questi si associa con gli altri individui secondo una logica utilitaristica sfociante nella costituzione del contratto sociale, cioè della regolamentazione "geometrica" degli spazi di libertà "orizzontali" - quantitativamente determinati - entro i quali, teoricamente, dovrebbe svolgersi l'azione del singolo cittadino. Allo Stato spetta di garantire il rispetto dei reciproci spazi di libertà, lo Stato deve intervenire solo quando questa utopistica condizione di equilibrio venga minacciata dall'individuo che prevarichi il "perimetro" di libertà dell'altro."
    Noi sradicheremo la concezione borghese, liberal-capitalista e individualistica dello Stato quale reticolo 'sistemico' di interessi contrapposti di 'classe' in quanto la totalità sociale in simile 'costruzione' teoretico-istituzionale si presenta nell'ambito della società civile come interdipendenza tra i singoli soggetti. In questo genere di Stato la società civile rimarrà castrata e sottoposta a quel rapporto dialettico che si presenterà esclusivamente come un antagonismo economico e sociale che spingerà gli "appartenenti" alla società ad un rapporto conflittualistico determinato da interessi materialistici ai quali il Sistema 'affiancherà' le ideologie laico-progressiste della cosiddetta etica sociale, l'industrialismo culturale di massa, l'autorappresentazione demoniaca di sé e della società attraverso i mass media e i diversi organi di informazione di massa.
    Il riduzionismo dialettico che si manifesterà a livello economico, sociale e civile rappresenterà uno dei fattori d'intersezione delle società contrattuali laddove i meccanismi di regolamentazione verranno affidati a strutture oligosociali di controllo, alle istituzionalità palesi ed occulte, ai trust industriali e all'alta finanza cosmopolita. Tutte queste entità astrattamente opereranno sul telaio istituzionale in maniera difforme agli interessi del popolo costituendo un'unità di interessi meccanica ed esteriore…un'unità 'aliena' dai vincoli di razza e di fede propri di una Comunità Organica.
    Quando le forze soggettive della rivoluzione nazionale e socialista, popolare e tradizionale andranno oltre un approccio spontaneo della lotta rivoluzionaria, ovvero elaboreranno una proposta programmatico-progettuale compiuta , superando così lo stadio di inattività e inespressività ribellistico-anarcoide - quel processo comunque dissolutivo e frammentario di una Totalità Organica compiuta - sarà premessa oggettiva di ribaltamento della pluridecennale prassi di asservimento ad una concezione difensivistico-vittimistica e di ripartenza obbligatoria di un percorso di milizia proiettato verso la Vittoria Finale.
    Sarà necessario quindi abbandonare il terreno infido dell'improvvisazione politica e dell'immaturità culturale , eliminando appunto qualsivoglia prassi militante non conforme ad un autentico Ordine dei Ranghi, per ricostituire una classe dirigente consapevole delle proprie responsabilità e della propria funzione di guida. Il problema della strategia da seguire in vista della conquista del potere - obiettivo imprescindibile per qualsiasi formazione rivoluzionaria - sarà quindi di carattere essenzialmente 'tattico' incominciando col ricostituire quella 'cultura politica' progressivamente disintegrata dai processi di atomizzazione sociale delle moderne società capitalistiche.
    La comunità di popolo, organicamente disciplinata e idealmente fascinata, sarà essenzialmente vincolata dal rispetto delle Leggi di Natura e dell'Ordine Cosmico. Il legame sociale è determinato quindi dalle leggi religiose che sono alla base della Tradizione. L'origine delle comunità tradizionali sono sempre da ricercarsi in un nucleo di famiglie ed è a questa serie di nuclei originari e primordiali che si deve ricollegare il concetto di sangue e suolo, razza e patria, etnia e Stato.
    Lo stato plebeo e borghese delle rivoluzioni illuministe ha disintegrato i vincoli di sangue e le tradizioni del popolo, creando la figura aberrante dell'individuo-cittadino, dell'individuo-soldato, dell'individuo-prete…tutte espressioni dell'identica contraffazione operata dalla classe borghese al servizio degli interessi mercantilistico-usurocratici delle diverse 'fazioni' intrasistemiche.
    La dilatazione dell'ambito di operatività della figura del politico - frammentata , dissolta e sostanzialmente ridotta a mera partecipazione amministrativo-economicistica - che caratterizza le moderne società borghesi del consumismo di massa ha progressivamente eliminato qualunque istanza rivoluzionaria antagonista relegandola ai margini della vita civile e sociale della Nazione.
    Sarà quindi necessario ripartire dai nuclei militanti presenti e attivi nel contesto nazionale per riconnettere la volontà rivoluzionaria ad un tessuto civile da rigenerare ex novo attraverso un'operazione di aggregazione sociale fondata sulla negazione dei valori oggi dominanti. Occorre pertanto effettuare prioritariamente un'inversione di mentalità negando dignità politica all'avversario sistemico poiché l'individuazione di un vuoto di valori interno all'attuale struttura del Sistema potrà soltanto portare ad una disintegrazione radicale dell'attuale oligopolio plutocratico-finanziario.
    Recuperando la concezione di comunità organica quindi affermiamo un rapporto vincolante ogni singolo militante rispetto all'identificazione di Valori comunitari fondati sul patrimonio eugenetico-razziale, sul mito della razza, sul recupero di valori ancestrali propri della Tradizione primordiale. Affermare la dottrina della razza in contrapposizione alla 'favola' xenofoba dell'anti-immigrazione non costituisce una regressione in termini di individuazione delle dinamiche socioeconomiche caratterizzanti l'attuale ciclo storico e inerenti i flussi immigratori allogeni. L'analisi relativa allo sviluppo di questi fenomeni dovrà risultare conforme 'anche' , se non soprattutto, in relazione all'evoluzione, allo sviluppo e all'irradiazione del movimento rivoluzionario.
    La nostra concezione di comunità organica rifiuta radicalmente l'allineamento ideologico, la massificazione culturale e l'omologazione consumista di massa che sono alle origini anche dei flussi immigratori.
    Noi affermiamo pertanto quelle che dovranno essere le linee guida e gli obiettivi prioritari della comunità popolare ,organica e nazionale, socialista e rivoluzionaria:
    1-il popolo rappresenta la comunità di sangue: il concetto di razza e di ereditarietà, le nozioni derivate dalle tradizioni dei padri e dei nostri antenati. Una comunità che intende preservare e privilegiare i valori radicati nell'individuo che adotterà l'eredità culturale, genetica e storico-politica per recuperarne e attualizzarne i Valori fondanti l'identità nazionale;
    2-il popolo come comunità di lotta e destino saldamente unito allo Stato e ai dirigenti qualificati dello Stato per il perseguimento degli obiettivi 'fondamentali': assicurare l'integrità della comunità di popolo, preservarla dal meticciato e dallo sfiguramento razziale, determinare le condizioni per l'autodeterminazione nazionale nei settori economici, commerciali, energetici, primari e secondari e per l'indipendenza politica da qualsivoglia potenza straniera e/o 'corpo estraneo' alla comunità nazionalpopolare;
    3-il popolo come comunità di lavoro: operai e contadini, impiegati e salariati di ogni ceto e di ogni parte della nazione dovranno rispondere organicamente allo sforzo di produzione e di rinascita economica nazionale. Saranno le avanguardie rivoluzionarie che restituiranno alle diverse 'classi' sociali quella volontà organica naturale che, alla minaccia di dissoluzione delle società moderne, si dovrà opporre recuperando un modello gerarchico di ricomposizione fondato sull'elemento sacrale, sovraindividuale, ordinato da una legge sacra e inviolabile che diverrà la fonte di legittimità delle gerarchie del sangue espressioni dell'aristocrazia politica rivoluzionaria.
    4-il popolo come comunità di sentimenti e idee (Gesinnungsgemeinschaft) ovvero come proiezione archetipica di ideali 'irradiantisi' dalla Metastoria e dalla Tradizione. L'idea del popolo e della nazione saranno quindi conformi ad una visione volkisch per la quale la Coscienza deve determinare l'essere e elevarlo in funzione di un'Idea Trascendente.
    E' unicamente in funzione di questi obiettivi e verso l'edificazione di uno Stato Organico che dovranno fondersi le diverse cellule costituite dai singoli 'militanti' per costituire quei primi nuclei necessari alla 'ripartenza strategica' anti-sistemica.
    La costituzione di un Movimento Rivoluzionario mirante all'antagonismo di popolo , di un Fronte anti-mondialista e anti-imperialista, anti-capitalista e anti-occidentale, anti-sionista e anti-giudaico, dovrà pertanto essere il principale obiettivo delle differenti unità cellulari che andranno a costituire il tessuto dell'organizzazione rivoluzionaria e del partito rivoluzionario di massa dal quale saranno successivamente identificati e reclutati i quadri-dirigenti della nuova Aristocrazia del Sangue e del Suolo, i dirigenti del movimento radicale di rinnovamento nazionale, popolare, socialista che mirerà con lucida perseveranza alla disintegrazione del sistema giudaico-mondialista e ai giudei in quanto razza.
    Sarà lo stilema di combattimento dell'Autarca Nichilista, il ribelle di junghiana memoria, il soggetto politico interessato al ripopolamento militante di una scuola-quadri che esprima realisticamente un'insieme di valori di riferimento condivisivi e accettati dall'insieme dei militanti e dai nuclei locali d'azione. Il modello sarà quello espresso dall'organizzazione legionaria dei cuib realizzati dalla Guardia di Ferra di Corneliu Codreanu nella Romania pre-bellica: un tipo umano che alla devozione dell'asceta assommerà un radicalismo intransigente che recuperi i concetti propri dell'Islam relativi al piccolo e al grande Jihàd=sforzo supremo sulla strada del Divino che troverà un parallelismo nella tradizione indo-ariana laddove - nel libro della Bhagavad-gità - la divinità , Krishna, condannerà la viltà dell'esitante guerriero Arjuna che, nell'ordine di battaglia si porrà interrogativi di ordine sentimentalistico dimenticando il dovere del combattimento. L'azione eroica, lo spirito legionario, la virtù del combattente di razza deve rappresentare una metàtesi disciplinata ad un Ordine Divino , una trasposizione che prescinderà da qualunque necessità materiale, da qualsiasi considerazioni contingente, da sentimentalismi e passionalità. Occorre operare quella metamorfosi ontologica nei soldati-politici 'eletti' a 'cavalcare la tigre' . Rifiutare quindi l'inattuale e inutilizzabile parola d'ordine dello spontaneismo militante per ricostituire un Ordine inflessibile che sia insieme comunità e organizzazione politica, patria d'elezione e famiglia d'origine. E' imprescindibile ricordare che il livello di mobilitazione delle masse che si potrà determinare di fronte ad un avvenimento non è il frutto spontaneo né casuale di distinte volontà individuali né delle presunte relazioni spontanee pre-stabilite all'interno della società borghese da soggetti 'aggregati' o comunque uniti da vincoli di natura economicistico-materiale o comuni interessi. La fase preparatoria per la mobilitazione totale del popolo è il frutto delle condizioni politiche, degli sviluppi della lotta politica e dalle dinamiche di penetrazione delle parole d'ordine del Movimento Rivoluzionario all'interno dei processi aggregativi di massa.
    Per vincere sarà necessario tempo e pazienza in quanto un Movimento Rivoluzionario anti-sistemico dovrà individuare, elaborare e attuare le strategie di lotta politica conformi all'attuale contingenza storica ossia rispetto alle condizioni dalle quali si vuole cominciare e che sono indipendenti dalla volontà politica dell'Organizzazione Rivoluzionaria.
    Infine il movimento rivoluzionario dovrà costituire la base per la costituzione di cellule per il contropotere territoriale rivoluzionarie che rappresenteranno le basi di una struttura sociale solida che verrà mantenuta saldamente in piedi da una giurisdizione autonoma 'rigenerativa' l'odiato ordine democratico-borghese e da un potere di Stato illimitato e incontrastato al quale saranno ricondotti i principi formativi, educativi e programmatici dell'idea platonica tradizionale di "bellezza e giustizia" poiché sempre ciò che è Bello è Giusto.
    Uno Stato secondo Giustizia che segua le leggi di natura, rispetti gli interessi dei suoi appartenenti mediante una selezione eugenetico-razziale che soddisfi la volontà di potenza e di dominio e preservi e rinforzi l'ereditarietà di sangue.
    L'intero quadro d'insieme della Storia dell'umanità - intesa come conflitti tra popoli - viene determinato essenzialmente dalle realtà della Razza, della Fede e dello Spazio Vitale. Questi sono i tre cardini fondamentali sui quali poggia l'impalcatura metastorica dello scontro tra le forze della Tradizione e quelle della Sovversione: occorre riconoscere i 'vettori' e la 'valenza' metastorica e metafisica che si irradia dalle Idee che permangono invariabili indifferentemente dai contesti storico-contingenti. La storia non è l'evoluzione di una qualunque sostanza unitaria, né l'astratta speculazione marxista che intende negare Verità metafisiche al fine di ricondurre l'umanità nell'alveolo del materialismo storico. Una Rivelazione Divina è per sua natura indimostrabile o , per essere più chiari è essa stessa una dimostrazione: non ha senso la speculazione materialista in quanto il problema della Fede è essenzialmente configurato come problema esistenziale per ogni essere umano indistintamente dalla Religione o Tradizione spirituale al quale questo aderisca.
    Affermiamo quindi l'adesione ad una visione del mondo impermeabile alla speculazione materialistico marxista che si ricollegherà ad una Religione Universale che proclamerà la redenzione dei popoli attraverso l'ideale di potenza e il primato della razza. Non vi è contraddizione alcuna in quanto la storia delle razze deve essa stessa essere risolta all'interno della stessa storia dello spirito. Creeremo una 'mistica razziale' che potrà realizzare l'incontro tra uomini differenziati appartenenti a diverse razze che riconosceranno nel principio secondo il quale ogni razza è a sé stessa un valore supremo il 'valore' dell'aristocrazia nel rispetto della propria forma e della propria appartenenza etnico-razziale. Uno Stato conforme ai Valori Tradizionali dovrà uniformare una comunità nella forma del sodalizio-milizia gerarchicamente organizzato: l'idea della giustizia, della bellezza, della nobiltà di stirpe saranno i cardini del nuovo ordine nazionalpopolare.
    Noi affermiamo quindi l'ideale politico della Giustizia dello Stato e la supremazia della Comunità Organica rispetto all'individualismo classista delle società moderne. Affermiamo il primato della politica sull'economia in quanto disprezziamo il contratto civile che rappresenta la base teoretica delle società borghesi e l'economia di mercato che ad esso è irreversibilmente collegata. Non esiste l'individuo nella società organica. L'individualismo dev'essere espulso al di fuori della comunità popolare poiché dannoso al benessere, all'equilibrio, alla solidarietà comunistica della comunità di popolo Il soggetto deve scomparire in quanto individuo: egli esiste soltanto in quanto è parte di un insieme organico, di una comunità di sangue, di un tutto che prescinde da considerazioni sentimentalistico-individualistiche. La totalità organica esige disciplina, ordine, devozione, volontà e determinazione da tutti i suoi membri i quali devono essere coscienti di lavorare alla realizzazione di una nuova grandiosa costruzione comunitaria: lo Stato Organico.
    Così come lo Stato è un macro-cosmo allo stesso modo l'individuo è un micro-cosmo o comunque un cosmo di dimensioni più ridotte: entrambi devono essere governati secondo leggi di natura e per entrambi si necessitano una serie di interventi, di misure di 'correzione', di incentivi e se necessario anche di 'operazioni' chirurgiche che recidano , di netto, alla radice appunto, il male che- una volta individuato - verrà espulso , possibilmente per sempre, quale corpo estraneo e nocivo.
    Dobbiamo quindi operare nel 'corpo' esausto dello Stato quella cura rigenerante che sola potrà espellere dalla società quei 'virus' d'infezione che sono essenzialmente i nostri mortali nemici: l'individualismo, il mercantilismo, il pacifismo, l'egualitarismo, la visione economicistica e materialistica della mentalità borghese e bottegaia, l'interesse usurocratico della razza-predona del Giudaismo cosmopolita, il democraticismo e il buonismo dell'intellettualismo sistemico, l'internazionalismo mondialista, massonico e progressista che livella e omologa il pensiero di massa contemporaneo.
    E' necessaria quindi un'operazione di 'alta chirurgia' sul corpo in decomposizione dello stato democratico e borghese odierno. In Italia e più vastamente in tutto l'Occidente mondialista occorreranno numerose e salutari operazioni di 'rigenerazione' …occorrerà , 'magicamente' , resuscitare l'istinto primigenio della razza ario-romana e, quindi, apporre un sigillo di nuova nobiltà alla 'rinascita nazionale' della comunità di popolo.
    Sarà un processo di autentico 'risorgimento ontologico' di una nazione e dei suoi soggetti che dovrà compiersi sotto le insegne rivoluzionarie di un movimento di lotta e di vittoria che sappia quello che realmente vuole ottenere e individui rapidamente e progressivamente raggiunga i suoi obiettivi.
    Inscindibilmente sarà , dovrà essere, un Ordine inflessibile dove vige radicalmente il concetto di rapporto gerarchico e quello di subordinazione. E infine sarà una Milizia tradizionale e spirituale di 'anime' in marcia che unirà, fascinerà e 'proietterà' le migliori energie rivoluzionarie contro i nemici dell'umanità e della nazione: l'Internazionale Giudaica e i suoi strumenti di dominio.
    Platone insegna che "…l'elemento fondamentale nell'essere umano è costituito dall'anima. - scrive Franco G. Freda (2) - d'altronde , quel che acquista maggior importanza nell'attività umana è la politica, intesa come complesso di operazioni destinate a garantire l'organico funzionamento della comunità dei socii. Anima umana e comunità statale rivelano la medesima struttura: nell'una e nell'altra la medesima causa suscita il medesimo effetto. Perciò l'ingiustizia non è solamente una forma particolare di disordine, ma il disordine stesso in ciò che di più nocivo esso comporta, incidendo sia nella comunità politica sia nell'anima umana ….."
    La prassi politica che dovrà essere adottata dal nascente movimento rivoluzionario sarà incentrata sulla disciplinata adesione ad visione fanatica e spietata che mirerà al raggiungimento del potere mediante una legittima corrispondenza tra dottrina ideologica e spirito legionario.
    La nostra concezione del mondo sarà inflessibile per quanto riguarda l'unità del movimento ma pragmatica per ciò che concerne il rapporto con le istituzioni ovvero 'accetteremo' le 'regole' del 'gioco' parlamentaristico-democratico solo ed esclusivamente in funzione della sua disintegrazione radicale sotto i colpi che verranno inferti dalla volontà popolare.
    "Qualsiasi weltanschauung, per quanto mille volte giusta e della più elevata utilità per l'umanità, rimarrà del tutto priva di importanza per l'articolazione pratica della vita di un popolo finchè i suoi fondamenti non entreranno a far parte del paniere di un movimento di lotta." (3)
    Presupposto essenziale perché possa costituirsi e espandersi un movimento rivoluzionario radicale di opposizione al sistema dominante, alla dittatura sinagogico-usurocratica, è la razza.
    La Storia di ogni popolo è l'espressione e la manifestazione di tendenze uranico-primordiali di sopravvivenza ed espansione nel senso di una volontà di potenza che - la scienza della geopolitica - ha fissato in un insieme organico che identifica lo Stato come un'entità naturale o - per dirla con lo studioso svedese Rudolf Kjellen , che coniò il termine 'geopolitik', "lo Stato come forma di vita" (crf "Der Staat als Lebensform").
    Riprendendo le tesi esposte dal Kjellen per la prima volta in un articolo apparso sulla rivista geografica svedese "Ymer" riconosciamo l'importanza fondamentale dei confini di uno Stato peraltro precedentemente analizzata da Friedrich Ratzel. Kjellen aveva delineato tre categorie di confini: quelli naturali , quelli culturali e infine quelli costruiti. I più importanti erano secondo lo studioso svedese quelli che separavano i popoli diversi tra loro.
    Il sistema per lo studio dello Stato successivamente elaborato ed esposto da Kjellen nel volume "Grundriss zu einem System der Politik" del 1920 comprendeva cinque categorie che rappresentavano altrettante branche d'analisi e intervento: geopolitik (la geopolitica), etnopolitik o demopolitik (demopolitica), ekonomipolitik (ecopolitica), sociopolitik (sociopolitica) e regementspolitik o kratopolitik (cratopolitica). A loro volta questi cinque grandi insiemi venivano suddivisi in quattordici sottocategorie. Analizzando le cinque categorie principali rileviamo che quelle economiche, sociali e cratopolitiche appartenevano essenzialmente al dominio culturale dello Stato inerenti la gestione pratica degli affari economici e commerciali dello Stato (ekonomipolitik) , la sua società (sociopolitik) e le sue istituzioni (regementspolitik o cratopolitik).
    La geopolitik era sicuramente la base del sistema elaborato da Kjellen suddivisa in tre sottocategorie: la 'topopolitica' relativa alla posizione dello Stato, la 'morfopolitica' inerente la forma del territorio e la 'fisiopolitica' che studiava l'area e le caratteristiche fisiche dello Stato. Per quanto inerente alla prima Kjellen analizzerà soprattutto i concetti di centro e periferia considerandoli rispetto alle principali vie di comunicazione internazionali. Sarà da questa analisi che formulerà il concetto di 'stato-tampone' o stato-cuscinetto - ovvero il ruolo che avrebbero dovuto avere gli Stati minori nel bilanciamento dei rapporti di forza tra le nazioni più grandi - al quale andrà ad assommarsi lo studio dei cambiamenti storici delle direzioni geografiche di espansione degli Stati mediante lo strumento della loro politica estera. Nella branca 'morfopolitica' rientrava lo studio della conformazione territoriale di uno Stato che, per Kjellen, assumeva un importanza vitale sia per ciò quanto inerente la difesa che le possibilità offensive di una nazione. Secondo la sua analisi l'ideale morfopolitico di uno Stato doveva essere quello concentrico (ad es. citava il territorio della Francia e quello della Romania) mentre risultavano penalizzate nazioni che si estendevano su una 'striscia' verticale di territori come la Norvegia, il Cile e la stessa Italia. Infine sotto il termine 'fisiopolitica' egli esaminò l'estensione geografica dello stato e la natura fisica del suo territorio.
    Obiettivo della scuola geopolitica era quello di creare un sistema scientifico per categorizzare le dinamiche di sviluppo ed espansione degli Stati. Un simile complesso sistema di studi avrebbe dovuto influenzare per l'intero ventesimo secolo i nessi di convergenza e/o di conflittualità dell'intera politica internazionale. La geopolitica infatti rappresenterà l'incubatrice scientifica dei movimenti nazionalistici ed espansionisti europei compresi tra l'inizio e la prima metà del secolo.
    "La geopolitica - scriverà Karl Haushofer (4) - è la scienza del condizionamento dei processi politici da parte del territorio. E' basata sulle vaste fondamenta della geografia, specialmente della geografia politica, in quanto scienza degli organismi politico-spaziali e della loro struttura. L'essenza delle regioni, intese dal punto di vista geografico, fornisce la struttura geopolitica entro la quale deve essere ricondotto il corso dei processi politici, se si desidera che questi abbiano successo nel lungo termine. Sebbene i leader politici possano, occasionalmente, andare oltre queste formulazioni, la dipendenza dal territorio eserciterà sempre, alla fine, un'influenza determinante. Così concepita, la geopolitica mira a essere corredo per l'azione politica e indicatore della stessa vita politica…La geopolitica vuole e deve diventare la coscienza geopolitica dello Stato."
    Conseguentemente a questa determinazione del concetto di geopolitica si deve quindi ravvisare nella volontà di potenza di un popolo una predestinazione che scaturisce anche - se non soprattutto - da altri fattori: la razza, l'idea, la fede, l'organizzazione interna di un determinato Stato.
    Noi affermiamo quindi che la lotta fra razze - con particolare riferimento all'obiettivo strategico-militare dell'annientamento della razza ebraica - corrisponde necessariamente ad una lotta tra individui i quali , raggruppati in entità razziali o nazionali o uniti da una comune fede religiosa, rappresenteranno i soggetti della 'politica internazionale' e i 'vettori' della dicotomia amico/nemico delineata magistralmente da Carl Schmitt ovvero il principale giurista della Germania Nazionalsocialista.
    La concezione totalitaria di Schmitt si evidenzierà chiaramente dalla sua collaborazione al progetto della fondamentale "Seconda legge per la Gleichschaltung dei Laender col Reich" meglio conosciuta col suo nome abbreviato di "Reichsstatthaltergesetz" del 7 aprile 1933; ovvero l'istituzione dei Vicari del Reich, che rappresenterà il fondamento giuridico essenziale per il riordinamento unitario della nazione e dello stato nazionalsocialista.
    Schmitt riconoscerà in modo esplicito che qualsivoglia concetto rigoroso della sovranità di uno Stato era imperniato sul riconoscimento che "tutti i concetti pregnanti della moderna teoria dello Stato sono concetti teologici secolarizzati (…) in quanto sono stati trasportati dalla teologia alla dottrina dello Stato, facendo per es. dell'onnipotente Iddio il legislatore onnipotente".
    Identificando quindi una filiazione teologica di tutte le dottrine e teorie degli Stati Carl Schmitt assimilerà il concetto di stato d'eccezione - con proprie leggi d'emergenza - al miracolo inerente ai concetti delle dottrine teologiche: "Solo con la consapevolezza di tale posizione di analogia - egli scriverà - si può acquistare una conoscenza dello svolgimento che le idee filosofiche sullo Stato hanno avuto negli ultimi secoli. La idea del moderno "Stato di diritto" si afferma infatti col Deismo - cioè con una teologia e una metafisica che scacciano dal mondo il miracolo e rifiutano l'interruzione della legge di natura implicita nel concetto stesso di miracolo (…) e che respingono tale eccezione alla stessa maniera dell'intervento immediato del Sovrano nell'ordinamento giuridico in vigore. Il razionalismo dell'illuminismo respingevano il caso d'eccezione in tutte le sue forme." (5)
    Al centro del pensiero giuridico di Schmitt sarà la politicità ovvero "l'elemento politico" al quale saranno ricondotte tutte le attività politiche. Egli distinguerà categoricamente la Politica da tutte le altre 'forme dello spirito' ("settori della realtà") con l'obiettivo essenziale di distinguere ciò che attiene alla politica rispetto soprattutto a quanto di pertinenza dell'economia e contro qualsivoglia tipo di riduzione della prima rispetto alla secondo.
    Al pari di molti altri intellettuali, studiosi e analisti della corrente filosofico-politica che in Germania - nel periodo compreso tra la fine del primo conflitto mondiale e l'avvento del Nazionalsocialismo - verrà ricordata sotto l'etichetta di Rivoluzione Conservatrice; anche Schmitt evidenzia la peculiare distinzione politica alla quale ricondurre inevitabilmente tutte le azioni e le manifestazioni di pensiero: è la distinzione di amicus e hostis che rappresenterà il più efficace schema archetipico del pensiero schmittiano.
    Tutto è politica così' , allo stesso modo, tutte le azioni politiche riconducono ad una contrapposizione inevitabile. Il nemico politico per Schmitt non deve affatto essere moralmente cattivo, né esteticamente difforme dall'ideale desiderato di 'stereotipo platonico' , né deve essere riconosciuto necessariamente come un concorrente insidioso per l'economia e il commercio …egli è il Nemico per eccellenza in quanto estraneo, alieno, straniero. Con un simile nemico sarà possibile qualunque tipo di conflitto , qualunque soluzione anche, soprattutto, la più radicale.
    "Nelle decisioni politiche - scriverà (6) - anche la pura possibilità di capire e intendere rettamente, e quindi anche la autorizzazione ad intervenire e a giudicare è fondata solo sullo esistenziale aver parte, e prender parte, sulla schietta participatio. Quindi solo i partecipi possono decidere fra loro quale sia il caso estremo; e in ispecie solo i partecipi stessi , in qualunque modo, possono decidere se nel caso di conflitto concretamente dato la presenza dell'altro, dello straniero, significhi la negazione del proprio modo d'esistenza e quindi debba venir combattuta o ci si debba porre in difesa contro di essa, per salvare maniera di vivere, conforme al proprio essere."
    La nostra concezione dottrinale quindi riconosce l'esistenza di un nemico verso il quale non è tollerabile alcuna forma di debolezza, né di sentimentalismo o - tantomeno - di compromissori atteggiamenti controproducenti durante la fase della lotta politica per il raggiungimento del potere da parte del movimento rivoluzionario…'dopo' la 'questione' verrà comunque 'regolata' mediante una normativa 'appropriata' a seconda dei 'casi'…partendo comunque da un "rapporto di forza" capovolto a favore del Movimento Rivoluzionario.
    Il valore di uno Stato dunque risiede nella capacità di potenziamento dei migliori individui selezionati tra l'aristocrazia razziale che rappresenterà il vertice dirigente dell'Ordine Politico del Risorgimento Nazionale.
    La costituzione di una simile Aristocrazia Politica dovrà pertanto mirare alla fascinazione di individui scevri dal condizionamento di massa sistemico, inquadrati sotto un unico fascio di combattimento e sottoposti alla guida di un Capo esemplare che sappia energicamente affascinare, infondendo fiducia e volontà di potenza ai suoi sottoposti.
    L'ordine sarà rigorosamente gerarchico: il Capo Supremo del Movimento Rivoluzionario sarà inequivocabilmente il condottiero ideologico, politico e lo stratega militare dell'Organizzazione Politica in lotta per l'affermazione di un'Idea.
    Il Movimento Rivoluzionario mirerà alla conquista delle masse mediante la propaganda politica, l'indottrinamento ideologico e la violenza politica contro avversari politici e organi istituzionali preposti alla repressione: sarà essenzialmente un Blocco d'Opposizione Nazionalrivoluzionaria quello che dovrà 'fascinare' e conchiudere le energie militanti nazionali e popolari, socialiste e rivoluzionarie nel quadro del progetto "Eurasia-Islam".
    La massa è volubile e quindi suscettibile di essere coinvolta e irretita da impulsi emozionali anche di natura psicologica. Il Capo dunque sarà Colui che dovrà - utilizzando la propaganda ed i suoi mezzi - "fanatizzare" la massa per conquistarla alla propria causa. "La psiche della massa - scriveva Adolf Hitler (7) - è insensibile a tutto quanto è debole e non assoluto. Come la femmina, i cui sentimenti sono determinati non tanto da motivazioni astrattamente razionali quanto da una certa indefinibile e sentimentale nostalgia di una forza integratrice e che perciò preferisce piegarsi di fronte al forte che dominare il debole, così anche la massa ama più chi la domina."
    A questo proposito dobbiamo affermare l'essenziale ruolo che dovranno svolgere le avanguardie rivoluzionarie nel futuro dell'Organizzazione Politica. E' per questo motivo che cerchiamo soldati-politici disciplinati e preparati a compiti dirigenziali da inserire all'interno dei quadri medi e superiori dell'aristocrazia politica rivoluzionaria.
    Occorrono soldati-politici che incideranno risolutamente durante il processo rivoluzionario attraverso la propria identità che deve riflettere disciplina e ordine, rispetto e determinazione, onore e coraggio ossia tutti quei requisiti necessari per farne dei dominatori di sé stessi oggi e dei dirigenti politici domani.
    Le avanguardie rivoluzionarie dovranno altresì' preparare il popolo organizzando il futuro partito rivoluzionario di massa mediante l'irradiazione del messaggio politico con qualunque metodo e attraverso ogni strumento conforme agli obiettivi.
    Necessaria a questo enorme sforzo di rieducazione nazionale sarà la volontà di potenza del Movimento Rivoluzionario che - prioritariamente - deve riconoscere il proprio Capo Supremo e prepararsi per lo scontro decisivo contro il Sistema.
    I militanti del Movimento Rivoluzionario dovranno muoversi come lupi nella foresta, pronti a balzare contro il nemico di domani, cacciatori nell'ombra, uniti da vincoli indissolubili di lealtà e fedeltà, essi partecipano di una Missione Sacra e perciò dovranno stare attenti a non deviare dalla retta via che condurrà inevitabilmente al martirio o alla vittoria finale.
    I militanti del Movimento Rivoluzionario saranno un unico, compatto e granitico Blocco d'Ordine e di Difesa per la propria comunità di popolo e insieme un formidabile, fanatico e assetato Fronte d'Azione e d'Offesa contro i nemici politici e gli strumenti repressivi del Sistema.
    La determinazione nella lotta sarà lo stilema di battaglia che dovrà distinguere i rivoluzionari i quali nel sacrificio e nella disciplina, cementeranno nella lotta quotidiana il proprio spirito legionario un autentico cameratismo che risponderà alla violenza 'legalistico-borghese' del Sistema con la prassi della violenza politica, lucida, fanatica della Rivoluzione in marcia.
    "Soltanto da una tensione totale potrà scalfire infine - per dirla con Ernst Junger - la "mobilitazione totale che, in quanto esigenza di destinazione suprema e paradigma normativo di formazione, sappia opporsi alla moderna divaricazione tra lo 'Spirituale' ed il 'politico', consentendo il realizzarsi della integrazione-comprensione politica dello Spirituale e quella spirituale del politico."
    Una tale visione fanaticamente lucida della lotta politica è ispirata da elementi costruttivi in quanto la comunità organica mira all'edificazione di uno Stato Organico entro il quale non avranno diritto di cittadinanza né sentimentalismi emotivi né considerazioni di natura moralistica. Riconoscendo nel modello platonico della Politèia il referente metastorico dell'inveramento di uno Stato Organico la milizia rivoluzionaria dovrà volgere il proprio sguardo verso il benessere della comunità popolare. Al bene della comunità di popolo dovranno essere sacrificate qualsiasi genere di considerazioni etico-moralistiche in quanto , come scriverà il filosofo ellenico "Esiste dunque nei cieli un modello per chiunque intenda vederlo e, vedutolo, fondarlo in sé stesso. Che siffatto esemplare esista o abbia mai a esistere in alcun luogo non importa: giacchè questo è l'unico Stato di cui egli sia partecipe.". Nella ricerca di conciliare il bello con il giusto lo Stato conforme ai principi della Tradizione dovrà introdurre una relazione di dipendenza fra l'idea della giustizia e l'idea del Bene. Scrive in proposito il Librizzi: "Dottrina questa che ci autorizza, più che qualsiasi altra, ad ammettere che tutto nella filosofia platonica è in visto in funzione del Bene e che la missione dell'uomo, in questa e nell'altra realtà più perfetta, non mira che ad un fine morale" (8). Secondo invece una interpretazione più attinente alla visione platonica Gentile scriverà che "il Bene non si restringe ai valori morali, bensì si estende a tutte le forme dell'essere; comprende certo l'onestà della coscienza etica, ma designa più generalmente ogni forma di perfezione. Per l'idea del Bene non solo è buono l'uomo che si conduca secondo la legge morale, ma è buona anche la bestia che sia integra nei suoi organi e risulti quindi capace di assolvere l'ufficio assegnatole, ed p buona anche una cosa inanimata in quanto risulti proporzionata al suo scopo." (9)
    Il comportamento dei "philòsophos" ellenici ripugnerà quindi l'intellettualismo borghese moderno pur essendo conforme alla politèia platonica: come ripetuto nelle 'Leggi' sarà inevitabile anche il ricorso alla violenza per imporre l'ordine statale nel quale ci si riconosca. La violenza a difesa dell'ordine dello Stato dovrà essere un presupposto fondamentale della nostra concezione del mondo in quanto essa sarà applicabile in qualunque occasione e per qualsiasi necessità di ordine contingente al servizio del benessere della comunità popolare. L'applicazione o meno della prassi rivoluzionaria della violenza politica prescinde da considerazioni di ordine moralistico tipiche della mentalità borghese moderna: essa è la leva medesima dell'Autorità che, unitamente al consenso popolare di massa, intende modellare lo Stato secondo la propria visione del mondo attuando senza opposizione la propria politica rivoluzionaria. Sarà necessario espellere la concezione individualistica borghese dello Stato come sovrastruttura meccanicistica e ricondurre la funzione dello Stato ad una visione metafisica e sacrale.
    "Lo Stato moderno - scrive Julius Evola (10) - , cioè lo Stato Civile, lo Stato perfetto, definitivo ed eterno , degno in tutto e per tutto dell'uomo, avrebbe potuto giustificarsi soltanto quale strumento di un diritto dell'individuo concepito come diritto universale ed assoluto, senza confini e senza tempo. Perciò il cosmopolitismo, il pacifismo, il solidarismo universale furono i presupposti del preteso ordinamento individualistico che venne rappresentato come la condizione tipica della civiltà."
    Come affermerò lo stesso Evola "la scienza dello Stato, come noi l'intendiamo è dunque "la scienza del bene comune di una determinata società politica" ovvero - in maniera distinta dalla concezione atomica e aritmetica degli interessi individualistici delle società borghesi - una scienza dello Stato che si pone come 'unità di vita'. Sarà una scienza "sintetico-induttiva" - affermerà Evola - che individuerà nel rapporto gerarchico il fondamento dell'unità politica che rappresenterà la totalità organica della comunità nazionale. In questa unità politica - nello Stato Organico - ogni soggetto e ogni attività aveva il posto che gli competeva e manteneva in questa gerarchia dei valori le proprie qualità specifiche e la proprio funzione indipendente all'interno dell'ordine totale.
    Una concezione diretta all'instaurazione di uno Stato Organico dovrà essere insieme nazionale e popolare intendendo la comunità popolare quale fondamento dell'unità razziale 'inquadrata' in un ordine gerarchico di valori, doveri e funzioni. Lo Stato allora rappresenterà l'insieme delle esigenze e delle volontà popolari, rappresentandole collegialmente attraverso un insieme di organi corporativi che uniranno il vertice alla base della gerarchia sociale e politica rappresentata da elementi qualificati che si assumeranno la direzione 'ideologico/politica' delle forze produttive (finanza, commercio, industria, agricoltura, terziario) rigorosamente fascinate e subordinate alle esigenze di un 'corpo organico' nazionale e socialista.
    Occorrerà disintegrare anche qualunque tendenza anarchico/anti-tradizionale che , qua e là, sembra affiorare anche all'interno di parole d'ordine proprie della nostra area ìdeologica di riferimento: stato 'del lavoro' , corporativismo e socializzazione dovranno essere indiscutibilmente espulse dal dizionario politico-rivoluzionario dell'Organizzazione Politica e dal partito di massa rivoluzionario. Rifiutando la visione marxista e liberal-capitalista della concezione di Stato dobbiamo rifiutarne anche le 'sirene ideologiche' che costituiranno la parodia speculativa della propaganda avversaria. "Bisogna persuadersi - conclude Evola - che, per quanto grande sia la forza di certe forme di ebbrezza collettiva e per quanto reale, sul loro piano, possa essere il loro valore pratico, pure l'uomo non cesserà mai di chiedere, a un dato momento, circa i valori supremi della vita e, insomma, circa la giustificazione della pratica." (11)
    Fisseremo quindi le nostre parole d'ordine che dovranno essere conchiuse nel trinomio razza-suolo-volontà alle quali si dovranno saldare i concetti di gerarchia, ordine, disciplina e rigore che non assumeranno i tratti 'positivisti' del collettivismo marxista - scadendo così nel Leviathan hobbesiano - né le sue parole d'ordine dietro alle quali mascherare la meccanizzazione e 'socializzazione' dell'individuo. Non casualmente in Italia da premesse idealistico-universalistiche si passerà dal corporativismo ante-bellico all'esperimento 'mancato' della socializzazione durante l'esperienza della Repubblica Sociale per 'concludere' , nell'immediato dopoguerra, all'esaltazione di un certo collettivismo di Stato antigerarchico, antitradizionale, antiorganico ma sostanzialmente 'socializzato' e 'tecnocratico'… occorrerà quindi riflettere circa i retaggi storici lasciatici dall'esperienza rivoluzionaria del movimento fascista.
    Lo Stato Organico non conosce e non ammette la dicotomia tra 'borghesi' e 'proletari' ma indica chiaramente l'obiettivo di una costituzione di un ordine totale entro il quale e solo in funzione del quale vale vivere e morire, produrre e lavorare, subordinando qualunque individualità alla totalità comunitaria. "Così, a tale riguardo, vanno sradicate molto male erbe che hanno attecchito qua e là, talvolta perfino nel nostro campo. Che cosa è, infatti, questo parlare di "Stato del lavoro", di "socialismo nazionale" , "umanismo del lavoro" e simili? Che sono queste istanza più o meno dichiarate per un'involuzione della politica nell'economia, quasi in una ripresa di quelle tendenze problematiche verso un "corporativismo integrale" e, in fondo, acefalo che, nel fascismo, già trovarono , fortunatamente, la via sbarrata? Che cosa è questo considerare la formula della "socializzazione" come una specie di farmaco universale e questo elevare l'"idea sociale" a simbolo di una civiltà nuova che, chi sa come, dovrebbe esser di là sia da "Oriente" che da "Occidente"? Questi - bisogna riconoscerlo - sono i lati d'ombra presenti in non pochi spiriti…."(12)
    Anche in questo caso dobbiamo riferirci ad una concezione aristocratica che , lo stesso Evola, individuava nella fedeltà alla propria natura e che equivale sia ad una dichiarazione d'identità sia all'affermazione di una volontà politica. Secondo Evola infatti "Chi pensa di risolvere i problemi sociali su di un piano puramente tecnico, rassomiglierebbe ad un medico che s'intendesse unicamente a combattere i sintomi epidermici di un male, invece di indagare e colpirne la radice profonda." (13)
    Sono considerazioni squisitamente etiche quelle che devono essere elaborate in relazione alla posizione da assumere rispetto alla cosiddetta 'questione sociale'. Non ci sarà bisogno di scomodare Nietzsche per affermare che questa è essenzialmente uno dei molti parti ibridi e delle molte menzogne partorite dalla dittatura degli interessi borghesi e come tale rifiutata laddove il nostro stilema dovrà fondarsi sull'assioma evoliano dell'esser sé stessi e restare fedeli alla propria natura. Evola riconoscerà un'esigenza di identificazione preparatoria ad una fase di milizia rivoluzionaria che dovrà lucidamente riconoscere ciò che si è "…anziché cercar di realizzarsi diversi a quel che si è. (…) Esser se stessi è sempre, in una certa misura, un compito, un "tener fermo". Implica una forza, una drittura, uno sviluppo. - i quali conclude - "si legano ad una carattere, manifestano tratti di armonia, di coerenza con se stessi, di organicità. (…) E' così che l'antica saggezza formulò massime come queste: "Se gli uomini si fanno una norma d'azione non conforme alla loro natura, essa non deve essere considerata come norma d'azione." E ancora "Meglio il proprio dovere anche se imperfettamente compiuto, che il dovere di un altro bene eseguito. La morte nel compiere il proprio dovere è preferibile ; il dovere di un altro ha grandi pericoli." (…) "L'uomo raggiunge la perfezione - è detto in un antico testo ario - adorando colui, dal quale tutti i viventi procedono e tutto questo universo è compenetrato, mediante il compimento del proprio modo d'essere." (14)
    Deve essere chiaro fin dall'inizio quali siano i compiti e le responsabilità durante il periodo della lotta rivoluzionaria, quali i campi d'intervento e d'azione per i militanti, i quadri intermedi e i dirigenti del Movimento Rivoluzionario.
    Costruire una classe dirigente sarà dunque il primo compito dell'Organizzazione Politica successivamente sarà necessario la formazione dei militanti e degli aderenti al Movimento di Lotta e in terz'ordine verranno considerazioni i modelli di riferimento e le tecniche più idonee in relazione alla militanza propagandistico-rivoluzionaria.
    I quadri dirigenti dovranno aderire al modello di base, allo stilema di combattimento, dell'Autarca Nichilista dovranno cioè essere disciplinati e 'ordinati' nel quadro di quella dottrina dell'esser fedeli a sé stessi, aderendo ad un ordine interiore di perfezione e dignità, onore e intolleranza verso le proprie e le altrui debolezze.
    Non potranno esistere compromessi e mezze misure neanche in presenza di forme di repressione/aggressione sistemiche: ognuno dovrà sapere esattamente cosa fare, come fare e quando fare al momento opportuno attuando tattiche militari sia in caso di 'avanzata' rivoluzionaria sia nel momento di una eventuale ritirata strategica.
    Quale sarà , dunque, la consegna che i dirigenti dell'Antagonismo di Popolo dovranno imporre ai militanti in questa fase della realizzazione di un processo rivoluzionario? E' Franco Giorgio Freda che ci ha indicato lucidamente questa direttrice di marca: "…dobbiamo affermare che la condizione - non sufficiente ma, comunque, necessaria - per porre gli elementi di fondazione del vero Stato, è la Eversione di tutto ciò che oggi esiste come sistema politico. Occorre perciò propiziare e accelerare i tempi di questa distruzione, esasperare l'opera di rottura del presente equilibrio e dell'attuale fase di assestamento politico. (…) Inevitabilmente quindi dobbiamo trasferire le nostre considerazioni dal piano del riconoscimento dei principi al piano operativo: dal piano di ciò che è valido al piano di ciò che risulta efficace, al fine di adeguare la squallida realtà (…) del periodo storico che noi stiamo vivendo alla "realtà" autentica." (15)
    Occorrerà eliminare quei sedimenti individualistico-borghesi che potrebbero ancora inficiare l'azione risoluta impedendo quella saldezza nell'essenziale che richiedeva - trentacinque anni or sono - Freda per costituire un movimento di lotta rivoluzionaria.
    Le premesse teoretiche circa la natura del vero Stato che con riferimento alla "Disintegrazione del Sistema" vennero formulate allora non sono sindacabili: contro lo 'stato del lavoro' tecnocratico-corporativista, contro le parole d'ordine socializzatrici del più inutile neofascismo nostalgico ispirato ai miti dell'ultima fase storica della RSI opponiamo lo Stato Nazional-Comunista, popolare, organico, rivoluzionario dell'espropriazione della proprietà privata, dei Comitati di Gestione e dei Commissariati d'Azienda che - chiunque - potrà 'metabolizzare' da una ri-lettura del testo in questione. Il modello del comunismo autarchico di guerra dell'esercito rosso dei Khmer cambogiani, del primo maoismo nazionalista cinese e - infine - la leggendaria apparizione del Terzo Reich NazionalSocialista il quale concepirà "il Volk, comunità nazionalrazziale misticamente concepita, - come - (…) il 'crogiolo' sociale nel quale si realizzerà storicamente la radicale 'soppressione' degli artificiosi antagonismo economico-utilitaristici suscitati dall'individualismo borghese e dal classismo marxista. (…) - scrive Maurizio Lattanzio (16) - Il Nazionalsocialismo è l'espressione - conforme alle concrete condizioni storiche - della forma tradizionale nordico-germanica permeata da valori aristocratici, gerarchici e qualitativi, i quali 'estrarranno' dalla totalità popolare socialista l'aristocrazia politica rivoluzionaria che negherà radicalmente - dalla destra alla sinistra - l'astratto ideologismo borghese/proletario e le sue conseguenti formulazioni statuali e societarie."
    Noi dobbiamo riaffermare l'unità di popolo e la volontà di potenza del movimento rivoluzionario indicando nello Stato Organico il superamento dell'equilibrio di interessi individualistici borghesi e la ricomposizione delle strutture socio-economiche in un Ordine totalitario metafisico e metapolitico di irradiazione di Valori.
    Lo Stato Organico dovrà inoltre affrontare prioritariamente la questione ebraica nel quadro della più vasta questione della razza. E' questo un punto sul quale non intendiamo dilungarci ulteriormente rimandando a quanto pubblicato dal sottoscritto e da Maurizio Lattanzio sul mensile "Islam Italia" fino a questo momento. Nei limiti daremo comunque queste indicazioni di massima:
    - preliminarmente sarà necessaria una ricognizione demografica e analitica relativa alla prassi di occupazione/accampamento giudaica in Italia e successivamente - individuate le strutture di potere ed i gangli dello Stato 'infiltrati' maggiormente da elementi ebrei , da giudaizzanti e da sostenitori dell'ebraismo occorrerà affrontare direttamente e primariamente questo cancro che paralizza e castra la politica nazionale.
    Il Giudaismo in quanto nemico del popolo italiano , delle sue tradizioni , dei suoi valori dovrà essere identificato come corpo estraneo, quindi espulso al di fuori della nazione. I giudei saranno comunque trattati mediante una specifica e particolare legislazione che miri a infrenare e limitare la loro sfera di attività, i loro raggi d'azione e le loro tentacolari e ricattatorie pretese.
    Infine risulterà 'necessaria' quand'anche non essenziale una lucida analisi dei nessi di convergenza tattico-strategica con le Nazioni dell'Islam Tradizionale e Rivoluzionario esemplarmente incarnato dalla Repubblica Islamica dell'Iran.
    L'Islam politico, tradizionale e rivoluzionario, dell'Imam Khomeini rappresenta nell'attuale segmento temporale l'antagonista globale all'One World mondialista: sarà la Jihàd dei Martiri della gloriosa Rivoluzione Islamica iraniana, dei combattenti islamici dei volontari dei Basijj-Pasdaran durante la Guerra Imposta e la guerra santa degli oppressi musulmani in ogni angolo del mondo che opponendo lo stilema di morte e di riscatto dei Kamikaze dell'Islam - gli Shaheed di Allah - disintegreranno totalmente e mortalmente i residui antropologici sistemico-mondialisti.
    "La Crociata europea del secolo ventunesimo non avrà dunque luogo, - scrive Antonio Medrano (18) - contro l'Islam, ma a fianco dell'Islam. La resurrezione della comunità europea - un'autentica comunità europea , esuberante di vita e radicata nella sua nobile tradizione - ha come requisito indispensabile , d'ordine non solo geopolitico, ma anche spirituale, la rivitalizzazione dell'Islam; e la rivitalizzazione dell'Islam, la sua rinascita possente e purificata, non sarà alla lunga possibile senza trovare l'appoggio che essa dovrà trovare nella fermezza e nel vigore di un'Europa risorta dalle sue ceneri (… e libera dai giudei, dai giudaizzanti e dai servi della Sinagoga ndr)."
    Successivamente sarà necessario delimitare 'anche' altri gruppi sociali, etnici e religiosi che non potranno essere inquadrati nella Comunità Organica la quale sarà totalitaria o non sarà.
    Unitamente all'affrontamento della questione sociale dobbiamo rilevare la irreversibilità del progetto totalitario al fine di evitare , fin d'ora, inutili equivoci…che 'pure' non dovrebbero sussistere in un ambiente 'conforme'…Tale direzione di marcia risulterà tanto più necessaria qualora si consideri che "in un'epoca storica caratterizzata da irreversibili fenomeni di atomizzazione sociale, di decomposizione centrifuga della società, lacerata dal frazionismo individualista e classista, l'unità politica poteva essere ricomposta solo in forma totalitaria. Il totalitarismo ha inteso rappresentare una proposta politica per una determinata epoca storica - compresa la presente, piaccia o non piaccia - nella quale l'avanzamento dei processi dissolutivi impedisce obiettivamente la ricomposizione delle varie parti sociali in unità organica. (…) L'ordine totalitario nazionalsocialista è stato l'armatura politico-istituzionale all'interno della quale l'aristocrazia politica crociuncinata avrebbe poi potuto plasmare e orientare i processi di aggregazione politico-sociale che avrebbero condotto allo Stato organico a base socioeconomia nazionalcomunista. La realizzazione di questo obiettivo e della naturale connotazione di totalità che ad esso inerisce e ad esso è intrinseca, avrebbe poi reso altrettanto naturale l'estinzione del totalitarismo se e in quanto formalismo, esteriorità e strumentale imposizione da parte dell'aristocrazia politica a fini 'costruttivi'." (19)
    Su quanto scritto crediamo non ci sia altro da 'aggiungere'…comunque attendiamo la reazionedi tutti coloro che si dimostreranno razzialmente e politicamente aderenti ai "fondamentali" qui delineati compresi eventuali soggetti provenienti dalla 'base militante' del lazzaretto dell'estrema destra italiota…se vi saranno individui in ordine razziale con le coordinate progettuali "Eurasia-Islam" , che non siano giudei 'mascherati' o comunque burattini 'sinagogico-pilotati', 'anche' - e 'nonostante' - a 'loro' saranno destinate queste 'tracce' programmatiche di ripartenza operativa sul 'territorio' coloniale italiota.
    "Islam Italia" comunque - e 'indipendentemente' dagli esiti di implosione ontologica del neofascismo italiota - opererà mediante una ricognizione terminale… o 'iniziale' - dipenderà dagli 'esiti' - anche verso soggetti e/o organizzazioni islamiche 'interne' al territorio coloniale italiota al fine di identificare, valutare e inserire in un quadro di lotta al Sistema nuove energie 'conformemente' aderenti al progetto politico rivoluzionario "Eurasia-Islam"…qualora anche 'altri' volessero 'affiancare' l'impervio camminamento del nostro percorso di Milizia Totale saranno 'opportunamente' radiografati previo assenso della redazione a qualsivoglia collaborazione organica con il mensile.


    DAGOBERTO BELLUCCI
    Direttore Responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia"


    Chiunque volesse richiedere ulteriori precisazioni inerenti il presente documento programmatico-rivoluzionario potrà farlo scrivendo alla redazione di "ISLAM ITALIA" c/o Dagoberto Bellucci - casella postale n° 4 - 41100 Modena succ.3 o telefonando al nr° di telefono 340-5933281. Organizzazioni, riviste, singoli nuclei militanti e soggetti conformi alle coordinate progettuali "Eurasia-Islam" sono 'invitati' alla diffusione del presente scritto. La ripartenza rapida dovrà mirare alla costituzione di una struttura 'agile' di Antagonismo di Popolo strutturata attraverso le Cellule per il Contropotere Territoriale da inserire - quali Nuclei Rivoluzionari di Opposizione Nazionale - a 'lato' dell'organo di preparazione ideologica che 'funzionalmente' dovrà assicurare l'adesione ad una Visione del Mondo ascetico-guerriera, rivoluzionaria-tradizionalista e all'azione di controinformazione territoriale.

    NOTE -

    1 - Maurizio Lattanzio - "Stato e Sistema" - edizioni di "Ar" - Padova 1987;
    2 - Franco G. Freda - "Platone - Lo Stato secondo giustizia" - edizioni di "Ar" - Padova 1996;
    3 - Adolf Hitler - "Mein Kampf" - edizioni "Sentinella d'Italia" - Monfalcone (Ts);
    4 - Karl Haushofer - articolo estratto dalla rivista "Zeitschrift fur Geopolitik" - Obst, Lautensach e Maull, 1928 ;
    5 - Carl Schmitt - "Politische Theologie, Vie Kapitel zur Lehre von der Souverànitàt" ;
    6 - Carl Schmitt - "Sul concetto di politica" - testo di una conferenza tenuta alla "Deutsche Hochschule fur Politik" di Berlino nel maggio 1927;
    7- Adolf Hitler - op, cit.;
    8- C. Librizzi - "I problemi fondamentali della filosofia di Platone" - edizioni 'Cedam' - Padova 1950;
    9- M. Gentile - "La politica di Platone" - edizioni 'Cedam' - Padova 1940;
    10- Julius Evola/Carlo Costamagna - "L'idea di Stato" - edizioni di "Ar" - Padova1970;
    11- Julius Evola/Carlo Costamagna - op. cit.;
    12- Julius Evola - "Orientamenti" - edizioni "Settimo Sigillo" - Roma 1994;
    13- Julius Evola - "Etica Aria" - edizioni "Europa" - Roma 1987;
    14- Julius Evola - op. cit.;
    15- Franco G. Freda - "La disintegrazione del sistema" - edizioni di "Ar" - Padova 1980;
    16- Maurizio Lattanzio - "Nazionalsocialismo ed economia" - saggio introduttivo a Renè Dubail - "L'ordinamento economico nazionalsocialista" - edizioni "All'Insegna del Veltro" - Parma 1991;
    17- Maurizio Lattanzio - op. cit.;
    18- Antonio Medrano - "Islam ed Europa" - edizioni di "Ar" - Padova 1978;
    19- Maurizio Lattanzio - op. cit.;


  2. #2
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    NOn ho letto il documento per ora l'ho salvato, però non si presenta bene:
    dove si vuole andare se ci si presenta come anti-giudaici e tradizionalisti in questo modo?
    Non lo dico per provoare e criticare per forza, ma per dare uno spunto di riflessione (se riesce altrimeti scusate)

  3. #3
    algyz88
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    strauppete...

  4. #4
    Klearchos
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    Bravvvvi!!!

  5. #5
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    Qualcosa in questo documento non mi convince...
    Scrive:

    "1-il popolo rappresenta la comunità di sangue: il concetto di razza e di ereditarietà, le nozioni derivate dalle tradizioni dei padri e dei nostri antenati. Una comunità che intende preservare e privilegiare i valori radicati nell'individuo che adotterà l'eredità culturale, genetica e storico-politica per recuperarne e attualizzarne i Valori fondanti l'identità nazionale;"

    ed è uno che si è dato un nome arabo, lavora per un agenzia Islam-Italia e scrive ancora:

    "L'Islam politico, tradizionale e rivoluzionario, dell'Imam Khomeini rappresenta nell'attuale segmento temporale l'antagonista globale all'One World mondialista: sarà la Jihàd dei Martiri della gloriosa Rivoluzione Islamica iraniana, dei combattenti islamici dei volontari dei Basijj-Pasdaran durante la Guerra Imposta e la guerra santa degli oppressi musulmani in ogni angolo del mondo che opponendo lo stilema di morte e di riscatto dei Kamikaze dell'Islam - gli Shaheed di Allah - disintegreranno totalmente e mortalmente i residui antropologici sistemico-mondialisti."

    Mi sembra di capire che l'autore consideri oggi questo Islam come l'unico antagonista reale capace di una qualche resistenza. Non si tratterebbe quindi di un' alleanza alla pari, quando più di una sudditanza in attesa di un'ipotetica formazione di nuove comunità militanti.
    A questo proposito poi non è affatto dato sapere come, in pratica, avverrebbe questa formazione.
    Cioè: un conto è scrivere di certe cose, un altro è averne un riscontro nella realtà dell'Europa (o dell'Italia) del 2007.
    Ci vuole una certa (cospicua) dose di ottimismo per pensare di trovare oggi "un tipo umano che alla devozione dell'asceta assommerà un radicalismo intransigente che recuperi i concetti propri dell'Islam relativi al piccolo e al grande Jihàd=sforzo supremo sulla strada del Divino che troverà un parallelismo nella tradizione indo-ariana laddove - nel libro della Bhagavad-gità - la divinità , Krishna, condannerà la viltà dell'esitante guerriero Arjuna che, nell'ordine di battaglia si porrà interrogativi di ordine sentimentalistico dimenticando il dovere del combattimento."

    Posso concordare sul tipo umano, ma prima bisogna che esso si formi.
    Mi domando se sia possibile un simile monolitico radicalismo all'interno di una società come quella attuale, nella quale siamo immersi e con le dinamiche della quale - volenti o nolenti - facciamo i conti quotidianamente.
    "Io non sono l'ala destra. Io non sono l'ala sinistra. Io sono l'Aquila."

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da avversario Visualizza Messaggio
    Qualcosa in questo documento non mi convince...
    Scrive:

    "1-il popolo rappresenta la comunità di sangue: il concetto di razza e di ereditarietà, le nozioni derivate dalle tradizioni dei padri e dei nostri antenati. Una comunità che intende preservare e privilegiare i valori radicati nell'individuo che adotterà l'eredità culturale, genetica e storico-politica per recuperarne e attualizzarne i Valori fondanti l'identità nazionale;"

    ed è uno che si è dato un nome arabo, lavora per un agenzia Islam-Italia e scrive ancora:

    "L'Islam politico, tradizionale e rivoluzionario, dell'Imam Khomeini rappresenta nell'attuale segmento temporale l'antagonista globale all'One World mondialista: sarà la Jihàd dei Martiri della gloriosa Rivoluzione Islamica iraniana, dei combattenti islamici dei volontari dei Basijj-Pasdaran durante la Guerra Imposta e la guerra santa degli oppressi musulmani in ogni angolo del mondo che opponendo lo stilema di morte e di riscatto dei Kamikaze dell'Islam - gli Shaheed di Allah - disintegreranno totalmente e mortalmente i residui antropologici sistemico-mondialisti."

    Mi sembra di capire che l'autore consideri oggi questo Islam come l'unico antagonista reale capace di una qualche resistenza. Non si tratterebbe quindi di un' alleanza alla pari, quando più di una sudditanza in attesa di un'ipotetica formazione di nuove comunità militanti.
    A questo proposito poi non è affatto dato sapere come, in pratica, avverrebbe questa formazione.
    Cioè: un conto è scrivere di certe cose, un altro è averne un riscontro nella realtà dell'Europa (o dell'Italia) del 2007.
    Ci vuole una certa (cospicua) dose di ottimismo per pensare di trovare oggi "un tipo umano che alla devozione dell'asceta assommerà un radicalismo intransigente che recuperi i concetti propri dell'Islam relativi al piccolo e al grande Jihàd=sforzo supremo sulla strada del Divino che troverà un parallelismo nella tradizione indo-ariana laddove - nel libro della Bhagavad-gità - la divinità , Krishna, condannerà la viltà dell'esitante guerriero Arjuna che, nell'ordine di battaglia si porrà interrogativi di ordine sentimentalistico dimenticando il dovere del combattimento."

    Posso concordare sul tipo umano, ma prima bisogna che esso si formi.
    Mi domando se sia possibile un simile monolitico radicalismo all'interno di una società come quella attuale, nella quale siamo immersi e con le dinamiche della quale - volenti o nolenti - facciamo i conti quotidianamente.
    I due passaggi sono contraddittori: se si ritiene doveroso difendere l'eredità della tradizione indoeuropea (cioè la nostra tradizione), nonchè la comunità intesa come unione di etnos ed ethos, allora non si può certo sostenere l'Islam, in qualunque forma, che è sempre un'istanza universalista, ed anti-etnonazionalista. Nello stesso Iran, come in India l'Islam è un culto allogeno che si contrappone alle religioni tradizionali e alle culture arcaiche che sono state spazzate via nelle zone occupate.
    Non vie è differenza sostanziale tra islam, cristianesimo e mondialismo tutti derivano dall'ideale monoteista e universalista.
    Soprattutto sull'essere orgogliosi delle proprie tradizioni e difenderle, sono d'accordo, ma se una tale affermazione viene fatta da qualcuno che si è convertito all'Islam, allora ho serissimi dubbi.

    Dal lato georpolitico poi dire che l'Iran è un baluardo antiamericano ed antimondialista è falso: sebbene il khomeinismo esteriormente si sia sempre detto antiamericano, nei fatti poi è stato uno strumento decisivo degl'interessi USA nella regione, a partire dal periodo dell'occupazione sovietica dell'Afghanistan, poi durante la guerra Iran-Iraq, l'Iran è stato aiutato militarmente dagli USA che se ne sono avvalsi anche come tramite per sostenere la guerriglia antisovietica (tanta gente s'inventa chissà quali complotti, ma si dimentica in fretta dello scnadalo Iran-Contras Connection).
    Oggi poi USA ed Iran si stanno spartendo il controllo dell'Iraq.

    Paragonare la jihad ed il radicalismo islamico alla Bhagavad-gita è assurdo: nella prima il soldato combatte per il trionfo del Dio unico e per estenderne il dominio sconfiggendo le forze del Male, idee totalmente estranee alla tradizione indiana: Arjuna non si fa scrupoli sentimentalistici, ma fa la fondamentale considerazione che non esiste il Male e che i combattenti dei due schieramenti hanno tutti la medesima origine. comabattere dall'una o dall'altra parte non comporta un giudizio morale, bensì etico.

  7. #7
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    Regno d'Italia > They challenge science to prove the existence of God. But must we really light a candle to see the sun?
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    Citazione Originariamente Scritto da Sabotaggio Visualizza Messaggio
    ANTAGONISMO DI POPOLO - Cellule Militanti per il Contropotere Territoriale
    STATO ORGANICO E COMUNITA' TRADIZIONALE

    DOCUMENTO PROGRAMMATICO PER LA COSTRUZIONE DI UN MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO NAZIONALE E SOCIALISTA, POPOLARE E TRADIZIONALISTA. CONTRIBUTO AL FRONTE ANTI-MONDIALISTA E ANTI-GIUDAICO, ANTI-IMPERIALISTA E ANTI-SIONISTA INTERNAZIONALE.
    sticazzi!

  8. #8
    algyz88
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    Citazione Originariamente Scritto da W. Von Braun Visualizza Messaggio
    sticazzi!

  9. #9
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    antisistema
    se non fosse per una s in più
    antisistema anagrammato sarebbe stato antisemita

  10. #10
    Sangue contro oro
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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna Visualizza Messaggio
    I due passaggi sono contraddittori: se si ritiene doveroso difendere l'eredità della tradizione indoeuropea (cioè la nostra tradizione), nonchè la comunità intesa come unione di etnos ed ethos, allora non si può certo sostenere l'Islam, in qualunque forma, che è sempre un'istanza universalista, ed anti-etnonazionalista. Nello stesso Iran, come in India l'Islam è un culto allogeno che si contrappone alle religioni tradizionali e alle culture arcaiche che sono state spazzate via nelle zone occupate.
    Non vie è differenza sostanziale tra islam, cristianesimo e mondialismo tutti derivano dall'ideale monoteista e universalista.
    Soprattutto sull'essere orgogliosi delle proprie tradizioni e difenderle, sono d'accordo, ma se una tale affermazione viene fatta da qualcuno che si è convertito all'Islam, allora ho serissimi dubbi.

    Dal lato georpolitico poi dire che l'Iran è un baluardo antiamericano ed antimondialista è falso: sebbene il khomeinismo esteriormente si sia sempre detto antiamericano, nei fatti poi è stato uno strumento decisivo degl'interessi USA nella regione, a partire dal periodo dell'occupazione sovietica dell'Afghanistan, poi durante la guerra Iran-Iraq, l'Iran è stato aiutato militarmente dagli USA che se ne sono avvalsi anche come tramite per sostenere la guerriglia antisovietica (tanta gente s'inventa chissà quali complotti, ma si dimentica in fretta dello scnadalo Iran-Contras Connection).
    Oggi poi USA ed Iran si stanno spartendo il controllo dell'Iraq.

    Paragonare la jihad ed il radicalismo islamico alla Bhagavad-gita è assurdo: nella prima il soldato combatte per il trionfo del Dio unico e per estenderne il dominio sconfiggendo le forze del Male, idee totalmente estranee alla tradizione indiana: Arjuna non si fa scrupoli sentimentalistici, ma fa la fondamentale considerazione che non esiste il Male e che i combattenti dei due schieramenti hanno tutti la medesima origine. comabattere dall'una o dall'altra parte non comporta un giudizio morale, bensì etico.
    L'Islam non è affatto allogeno, è il Sigillo della Tradizione!!!

    Allorchè si dice “Islam” il primo pensiero dell'uomo occidentale corre a comunità umane e a zone geografiche completamente estranee agli orizzonti europei: quando non si identifica il mondo islamico con l'area linguistica araba, lo si intende comunque come una realtà indissolubilmente legata al cosiddetto “Terzo mondo", per cui l'occidentale, anche se fornito di un discreto grado d'istruzione, pensa generalmente all'Islam come a una religione tipica di popolazioni asiatiche ed africane e niente di piu' (purtroppo il ‘terrorismo intellettuale' di certa storiografia moderna ha prodotto i suoi frutti…). Niente di piu' falso.
    L’essenza autentica dell'Islam è fondata sulla sottomissione al Dio Unico, e non su qualsivoglia contingenza spaziale, o temporale, o umana. L'Islam è incomparabilmente vicino all’uomo, poichè è "din-al-fitrah", la religione innata nell'essere umano. La vicinanza dell'Islam riguarda infatti l’intimo dell’uomo, della sua natura propria, della sua essenza, una vicinanza che possiamo quindi definire assoluta. Sappiamo però che ciò che contraddistingue l'uomo moderno, occidentale in particolare, è proprio la sua lontananza dalla propria essenza, dal suo sè.
    D'altronde l'universalità stessa dell'Islam è simboleggiata dalla composizione etnica del gruppo umano formatosi intorno a Muhammad (S) all'inizio della sua missione profetica. Infatti accanto agli arabi, che costituivano ovviamente la maggior parte dei Compagni del Profeta (S), c'erano esponenti delle altre grandi famiglie dell'umanità: c'era un africano, l'etiope Bilal, c’erano rappresentanti del mondo indoeuropeo come Salman al-Farsi (il persiano) o come Suhayb detto “ar-Rumiآ”, ossia “il Romano”, che era evidentemente originario dell’Impero Romano d’Oriente. La composizione etnica della comunità Islamica ai giorni nostri riconferma visibilmente il valore universale dell’Islam: gli arabi costituiscono solo una piccola parte dellآ’intera Ummah Islamica, di cui fanno parte anche popolazioni indoeuropee che nel corso dei secoli hanno abbracciato l’Islam (persiani, greci, afgani, indiani, caucasici, goti, slavi, illiri, ecc.).
    La sua possibilità di coinvolgere una così grande vastità di tipi razziali e quindi una vasta molteplicità di tipi psicologici e di esperienze culturali gli deriva dalla sua peculiare caratteristica di prima e contemporaneamente ultima religione dellآ’umanità. L’Islam si presenta infatti come un adattamento della Tradizione Primordiale, che Muhammad (S) è venuto a riproporre e a riconfermare nei tempi storici, in una forma adeguata alle condizioni della presente fase dellآ’umanità - una forma tale da poter essere adottata da tutto quanto il genere umano.
    E’ importante quindi avere ben chiaro che l'Islam non inizia con Muhammad (S), la cui venuta è stata preannunciata dai testi sacri di molte forme tradizionali, ma con Adamo (as), primo profeta e primo seguace di quella dottrina dellآ’Unità Divina (Tawhid) che costituisce l'essenza dell'insegnamento islamico.
    Dice Iddio (Gloria a Lui) nel Suo Nobile Libro: “Wa li kulli ummatin rasul" (Per ogni comunità c'è stato un Messaggero”) (X, 47). E il Profeta Muhammad (S) disse che gli inviati celesti vissuti prima di lui furono centoquarantaquattromila. Ciò significa che i popoli europei, nella fase della storia umana anteriore alla rivelazione coranica, non furono certi esclusi dalla dispensazione della verità e che Iddio Altissimo (Gloria a Lui) suscitò in mezzo ai nostri antenati una serie di guide da Lui ispirate (1).
    D’altronde non sarebbe difficile trovare le tracce dell’antico "Tawhid” europeo nelle pagine di molti maestri greci e latini, nei miti dei Celti, dei Germani, dei Daci, degli Slavi e, in generale, presso tutte le tradizioni che risalgono alle civiltà dell'Europa precristiana (2)
    Se gli europei si rendessero conto di ciò, scoprirebbero che lآ’Islam custodisce oggi, in una forma integra e pura e adeguata allآ’ultima fase della storia umana, l’essenza di quegli elementi di verità che in un lontano passato appartennero all’Europa stessa. Il patrimonio piu' prezioso che l’Europa abbia posseduto, cioè l'insegnamento divino trasmesso ai popoli europei attraverso i Profeti che precedettero Muhammad (S) è stato salvaguardato, nella sua essenza, dalla rivelazione piu' recente, quella coranica.
    E se agli europei di oggi i principi dell’Islam sembrano estranei o addirittura inaccessibili, ciò non è dovuto ad una presunta incomparabilità dellآ’Islam con l’autentica anima europea o al suo essere "semitica” (3); la causa di ciò, invece, sta nella decadenza e nella degradazione dellآ’Europa, la quale si è allontanata dalla sua natura originaria e dalla sua essenza piu' profonda.
    E' soprattutto per questo che molti europei tendono a vedere nellآ’Islam una religione destinata esclusivamente a popolazioni asiatiche ed africane. Ciò avviene anche perchè molto spesso si dimentica che nel corso del Medio Evo (ma anche dopo) la cultura europea si è nutrita alle fonti dellآ’Islam (pensiamo anche ai rapporti fra i Fedeli dآ’Amore ed il tassawuf o fra la Cavalleria cristiana e la futuah); ci si dimentica, ad esempio, che la lingua letteraria dell'Italia nacque alla corte di un imperatore, Federico II di Svevia, imbevuto sin dalla giovinezza di Islam (e secondo taluni studiosi divenuto segretamente musulmano); ci si dimentica che il poema di Dante contiene una considerevole quantità di elementi di origine islamica (4); non sempre ci si ricorda che il territorio dell'Islam (dar al Islam) si estese anche in Europa, dal momento che inglobò la Spagna, la parte meridionale della Francia, la Sicilia; e sia pure in maniera temporanea la Sardegna, la Corsica, la città di Bari, e piu' tardi, con gli Ottomani, arrivò fin sotto le mura di Vienna; o che l’Islam, da quattro o cinque secoli a questa parte, in Europa non è rappresentato da immigrati extraeuropei arrivati di recente, ma da comunità autoctone di lingua bosniaca, macedone, bulgara, albanese, neogreca.

    L’europeo che abbraccia l’Islam, dunque, non cessa affatto di essere europeo. Diventando musulmano, egli non diventa nè arabo, nè turco, nأè persiano, nè altro. Diventando musulmano, l'europeo ridiventa se stesso, recupera la sua identità originaria, perchè l’Islam è la sintesi finale e perfetta in cui si compiono e si compongono armonicamente le migliori potenzialità espresse dai popoli europei nel corso della loro esistenza.
    Oggi l'Europa ha piu' che mai bisogno dellآ’Islam.
    Invasa sessant'anni fa dagli eserciti americani, sottoposta fino ad oggi alla volontà politica d’oltre Atlantico, economicamente dominata dalla grande usura internazionale, costretta ad assimilare i costumi piu' volgari che siano mai apparsi sulla faccia della terra, incapace di reagire ad ogni moda culturale che provenga dagli Stati Uniti, l’Europa rischia di scomparire come realtà a sè stante, per annegare in quella melma che viene chiamata “civiltà occidentale” e che minaccia l’esistenza di tutti i popoli e di tutte le culture del nostro pianeta.
    Si, il tentativo di livellare le culture mediante l’imposizione di un unico modello, quello occidentale, è una minaccia mortale che riguarda tutti i popoli; ed è al tempo stesso una ribellione contro il piano divino. Dice infatti Dio nel Sacro Corano. “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribu' affinchè vi conosceste a vicenda. Presso Dio, il piu' nobile di voi è colui che piu' Lo teme. In verità Dio è Sapiente, ben informato" (XLIX, 13). “E fan parte sei Suoi segni, la creazione dei cieli e della terra, la varietà dei vostri idiomi e dei vostri colori. In ciò vi sono segni per coloro che sanno” (XXX, 22).
    Sono appunto questi Segni divini, questa varietà di linguaggi e di colori, di tribu' e di popoli, questa ricchezza dell'ordine naturale voluto da Dio ad essere minacciati da un progetto che mira ad imporre a tutto il genere umano un unico modello di vita: quello occidentale, garantito dallآ’egemonia politico-militare americana funzionale al dominio economico della finanza usurocratica.
    Europa ed Islam hanno dunque, in comune, il nemico principale. Se gli europei acquisissero la lucida consapevolezza di questo fatto, comincerebbero a guardare l'Islam con occhi diversi. E forse comincerebbero a prendere in considerazione questa ipotesi: che se vuole salvare la propria specificità, se vuole recuperare la propria autonomia, l’Europa deve cercare ispirazione e guida nella parola divina, così come essa si trova custodita in quel Libro di Dio nel quale tra l’altro leggiamo: “In verità Iddio non modifica la realtà di un popolo fintanto che esso non muta nel suo intimo” (XIII, II).
    E’ a questa rivoluzione interiore che noi chiamiamo gli europei.

    Wa ala awla wa la ghowwata illa billah al al-yul-adhim



    NOTE

    (1) Fu così che si potè scorgere in Platone – Sayyduna Iflitun “Imam dei filosofiآ” – un profeta elargito al mondo greco dalla Misericordia divina, si vide in Plotino uno “shaykh” che aveva insegnato l’unicità divina all'elite contemporanea o si nominò “wazir” onorario di Alessandria Aristotele; fu così che si identificò Ermete Trismegisto col profeta Idris (il biblico Enoch), Zoroastro con Sayyiduna Ibrahim (il biblico Abraham), il “Dhu آ‘l-Qarnayn” coranico (Possessore di due corna) con Alessandro il Macedone o Jamshid, senza dimenticare tutti i profeti della tradizione ebraico-cristiana come Mosè, Noè, Gesu' o Maria (la pace sia su tutti loro).
    (2) Portiamo qui di seguito due brevi esempi: “Il Dio invece è, se necessita dirlo: ed è non nel tempo, in nessun modo, bensì con l’eternità: immota, atemporale, immutabile; di Lui non c'è prima nè dopo, nè futuro, nè passato, nè vecchiaia, nè giovinezza; anzi, essendo Uno, riempie il ‘sempre’ nel suo ‘adesso’, che è uno; e solo è ciò che realmente è in Lui: ciò che non è nato, non sarà , non cominciò, non cesserà di essere. Bisogna dunque rivolgersi a Lui e salutarlo, quando Lo si adora, in questo modo: “Tu sei”; oppure, per Zeus, dicendo, come alcuni fra gli antichi: “Sei Uno”. Infatti il divino non ha pluralità, come ciascuno di noi, che è fatto di diecimila discorsi e passioni; cumulo multiforme, orgoglioso miscuglio. L’Essere invece, è necessariamente Uno, così come Uno è necessariamente Essere (…). Quindi sta bene al Dio il primo dei Suoi nomi, nonchè il secondo e il terzo. E l'“Apollo”, infatti, perchè esclude la pluralità e nega il molteplice; e “Ios” in quanto Uno ed Unicoآ (Plutarco, Sulla E di Delfi, All'insegna del Veltro).
    “Zeus, chiunque mai sia, se con questo nome gli è gradito esser chiamato, con questo lo invoco; non ho nulla da mettergli a paragone, ponendo bene tutto ciò che esiste, tranne Zeus, se il vano peso dell’angoscia bisogna realmente gettare viaآ” (Strofe II della parodo, vv. 160-166 Orestea di Eschilo). Il concetto come possiamo notare è questo: "Zeus...non ho nulla da metterGli a confronto, tranne Zeusآ”. Un concetto questo che può benissimo essere commentato con le stesse parole con cui Titus Burkhardt illustra il significato della shahada (testimonianza di accettazione dell'Islam): “Secondo questa 'testimonianza’ Dio è distinto da tutto, e nulla può esserGli a confronto, poichè fra realtà reciprocamente paragonabili vi è comunanza di natura o parità di condizione, mentre la Divinità trascende l’una e l’altra. Ora, l'incomparabilità perfetta esige che nulla possa essere confrontato con l’incomparabile, sotto nessun rapporto; e ciò equivale ad affermare che nessuna cosa esiste di fronte alla Realtà divina, di modo che ogni cosa si annulla in Essa: “Allah era e nulla con Lui; ed Egli è adesso quale Egli era (Hadih qudsi)” (Introduzione alle dottrine esoteriche dellآ’Islam, Mediterranee).
    (3) Antonio Mediano definiva la visione islamica del mondo, una visione essenzialmente “aria” (Islam ed Europa, Allآ’insegna del Veltro), a cui faceva da supporto lo stesso Guenon che sottolineava il carattere “solare” della tradizione islamica, evidenziando le analogie per esempio fra il termine arabo con cui ci si riferisce alla vita ed ai detti del Profeta Muhammad (S) (l'Uomo Universale o anche figura “avatarica”), cioè “sunna”, con il nome con cui l’antica lingua dei popoli germanici designava il sole (cfr. ted. “sonne", ing. “sun").
    (4) Cfr. il voluminoso lavoro “Dante e l'Islam” dell’orientalista e monaco spagnolo Palacios.

 

 
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