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    Predefinito La strategia del Terrorismo Islamista

    dal quotidiano LIBERO di oggi, 10 luglio 2005

    " Il piano in un documento: piegare gli alleati per isolare gli Usa
    Pagina 3
    o2; Madrid, Roma, Londra. Anche invertendo l'ordine dei fattori, il risultato non cambia. Nelle previsioni delle centrali terroristiche islamiche, l'Europa è un obiettivo da colpire lontano per ottenere un effetto vicino. Mettere in ginocchio gli alleati degli Stati Uniti significa isolare gli americani in Iraq e anticiparne il ritiro. Tutto previsto perché « per non incoraggiare altre nazioni ad allearsi con gli Usa, bisogna colpire duramente quei Paesi che già sono presenti in Iraq » . Poi, con la strage dell' 11 marzo 2004 in Spagna, la teoria era diventata prassi. Qualche mese prima, nel settembre 2003, la strategia era stata delineata con un documento, " L'Iraq del Jihad, speranze e pericoli", messo a punto dal Consiglio d'informazione LA STRAGE DELL' 11 MARZO 2004 IN SPAGNA ERA STATA ANNUNCIATA DA UNA ANALISI ST R AT EG I C A DEL 2003 DOVE SI INDICAVA L' O B I E T T I VO : AT TAC C A R E L'AMICO DEGLI STATI UNITI AZNAR IN COINCIDENZA CON LE ELEZIONI, PER FAR VINCERE I S O C I A L I ST I per la vittoria del popolo iracheno. Quarantadue pagine in arabo destinate ai mujaheddin della " resistenza" irachena. Ai quali si indica l'obiettivo: ottenere un risultato a catena, a partire dalla Spagna, l'Italia e la Polonia: « In questo modo cadranno, con un effetto domino, i vari pezzi ma, tuttavia, il problema fondamentale è determinare la caduta del primo pezzo » , perché « la Spagna è, dopo la Gran Bretagna, il più stretto ed appariscente alleato europeo degli Stati Uniti. Sullo stesso piano c'è solo l'Italia con il suo Presidente del Consiglio, il ritardato mentale Silvio Berlusconi » . Che il Cavaliere non sia particolarmente amato nel mondo islamico è noto. Ma non è l'antipatia a guidare le azioni militari dei terroristi, che puntano piuttosto all'efficacia, quindi all'anello più debole, per trascinare gli altri. Così si parte con gli attentati di Madrid, anche se « per costringere il governo spagnolo a ritirarsi dall'Iraq, la resistenza dovrà colpirne le forze dislocate in quel Paese » . Invece, nel frattempo, gli spagnoli sono chiamati ad eleggere le nuove Cortes e scatta il " piano B". Che del resto era già presente nel documento del 2003, che recitava: « Dobbiamo fortemente approfittare della vicinanza delle elezioni generali che si terranno in Spagna il terzo mese dell'anno prossimo. Pensiamo che il Governo spagnolo non possa sopportare più di due o tre colpi al massimo per essere obbligato a ritirare i suoi soldati a causa della pressione popolare e, in questo modo, il Partito Socialista avrà, quasi garantita, la vittoria » . Infatti per il Psoe, « ritirare le forze spagnole sarà uno dei primi punti del suo programma elettorale » . L'effetto a catena non si è verificato. I terroristi volevano colpire il Regno Unito il 5 maggio, in occasione del rinnovo della Camera dei Comuni. Non ce l'hanno fatta. Efficacia non sempre coincide con efficienza. Inglesi e italiani sono ancora in Iraq, anche se da noi qualcuno punta al ritiro. Soprattutto a sinistra. Sebbene i terroristi non lo scrivessero, lo si deduce: " nel quinto o sesto mese del 2006" si vota anche in Italia. Il loro sogno è preparare una campagna elettorale a suon di bombe contro Berlusconi. Andrea Morigi IL DISEGNO MIRA A OTTENERE UN " E F F E T TO DOMINO" COLPENDO IN SUCCESSIONE IL REGNO UNITO E IL NOSTRO PAESE. COSÌ DA SCONFIGGERE BERLUSCONI E PROVOCARE IL RITIRO A CATENA DI TUTTE LE TRUPPE O C C I D E NTA L I DA L L' I R AQ
    "

    Shalom

  2. #2
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    Il terrorismo ha dichiarato guerra e quando c'e' una guerra ogni azione di una parte influenza quella di un'altra. Solo un imbecille, un vile o un complice dei terroristi se ne andrebbe dall'Iraq in un momento come questo. Persino Fassino, uno dei pochi ragionanti nello schieramento della sinistretta, parla di "strategia di fuoriuscita" rendendosi conto che va articolata in tappe coordinate .........con le esigenze di rafforzamento delle istituzioni irakene e ...........di una nuova azione internazionale di sostegno che viene definita: apertura di una "nuova fase". Cose elementari, alla portata di tutti.

    Shalom

  3. #3
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    " 11-07-2005
    Poche illusioni: è terrorismo globale


    Rappresentanti israeliani hanno respinto, domenica, la tesi del primo ministro britannico Tony Blair secondo cui una delle causa principali del terrorismo nel mondo sarebbe il conflitto mediorientale. “E’ un atteggiamento assai diffuso in Europa – dice una fonte a Gerusalemme – Quelli credono veramente che tutti i loro problemi siano colpa nostra”. Gli attentati a Londra, secondo gli israeliani, fanno parte piuttosto di una più ampia guerra condotta dall’estremismo jihadista islamico contro l’occidente e le nazioni libere.
    I rappresentanti israeliani da tempo sottolineano la natura globale di questo terrorismo. “I terroristi all’opera a Londra – ha detto domenica il vice primo ministro israeliano Ehud Olmert – hanno agito nel quadro di una più generale aggressione terroristica contro la civiltà libera, similmente a ciò che hanno fatto in America e in Spagna”. Il ministro Matan Vilna'I ha dichiarato che le democrazie occidentali, Israele compreso, sono tutte nel mirino dei terroristi: “Ci siamo noi, e ora c’è tutto il mondo libero”, ha detto.
    Sabato Blair aveva dichiarato alla BBC che “questo tipo di terrorismo ha radici molto profonde e, mentre se ne affrontano le terribili conseguenze e cerchiamo di proteggerci come ogni società civile può fare, bisogna anche sradicarlo affrontandone le radici”. E aveva aggiunto: “Bisogna creare le circostanze in cui vi sia una appropriata comprensione tra popoli di diverse fedi, in cui alcune delle questioni più critiche in Medio Oriente vengano affrontate e risolte, in cui la gente là in Medio Oriente possa vedere che c’è una buona strada verso la democrazia, se la gente vuole imboccarla”.
    Ambienti politici israeliani esprimono la preoccupazione che dietro a queste parole si celi l’illusione di risolvere il terrorismo globale semplicemente aumentato le pressioni su Israele perché faccia maggiori e più rischiose concessioni, insomma facendo pagare a Israele gli attentati in Europa.
    Altre fonti dicono che le uscite di Blair non sono altro che un ulteriore segnale che gli europei non hanno ancora aperto gli occhi sulla reale natura del pericolo rappresentante dall’estremismo jihadista islamico. Parlando al Jerusalem Post, un diplomatico israeliano ha detto: “La minaccia alla Gran Bretagna viene dal suo interno, non da fuori. Blair cerca solo di ammansire i suoi estremisti musulmani dicendo: Non siete voi, è il conflitto mediorientale”. Downing Street, aggiunge il diplomatico, “cerca di gettare la colpa su qualcun altro, il che è anche comprensibile data la pressione e la preoccupazione che c’è oggi all’interno della Gran Bretagna”.
    Interpellati, funzionari dell’ufficio del primo ministro israeliano Ariel Sharon hanno declinato di commentare le dichiarazioni di Blair, dicendo che Sharon non intende trasformare quei commenti in una crisi diplomatica. Venerdì scorso Sharon aveva personalmente telefonato a Blair per esprimere le condoglianze e la solidarietà del governo e del popolo d’Israele verso la popolazione britannica “in questo momento di profondo dolore”. Blair aveva risposto dicendo di sapere che gli israeliani avrebbero capito bene cosa stanno provando i britannici, data la loro triste esperienza con questo genere di aggressioni.
    Un funzionario dell’ambasciata britannica in Israele ha detto che le dichiarazioni di Blair non devono essere intese come rivolte solo a israeliani e palestinesi, bensì a un gran numero di problemi che affliggono la regione.

    (Da: Jerusalem Post, YnetNews, 10.07.05)
    "

    Shalom

  4. #4
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    Interessante e se4nz'altro illuminante circa l'evoluzione dell'islamismo radicale "inglese".... l'analisi del New York Sun.....tramite la solita ottima penna di Daniel Pipes.....

    " [i] [Terrorismo a Londra:] "Patto di Sicurezza" britannico con fini islamisti

    di Daniel Pipes

    New York Sun
    8 luglio 2005



    Il terrorismo solitamente arriva come un fulmine a ciel sereno, ma non è stato così per le quattro esplosioni di ieri, a Londra, che hanno fatto almeno 37 vittime. È da mesi che alcuni leader islamisti britannici mettono in guardia contro l'imminenza di una simile violenza.

    Un gruppo islamista britannico chiamato Al-Muhajiroun (in arabo: "gli immigranti") da un po' di tempo dichiarava pubblicamente che il Regno Unito era immune dalla violenza islamista a causa del suo accettabile comportamento nei confronti dei musulmani che vivono all'interno del paese. Nel corso di una conversazione dell'aprile 2004, il ventiquattrenne Sayful Islam, leader della sezione di Luton del gruppo Al-Muhajiroun, annunciava di appoggiare al "100%" Osama bin Laden nel suo tentativo di ottenere "il dominio dell'Islam a livello mondiale", ma si dichiarava contrario alla perpetrazione di atti terroristici in Gran Bretagna.

    Ma in senso più lato Sayful Islam ha dato il suo appoggio al terrorismo in Gran Bretagna: "Se dovesse aver luogo un attentato dinamitardo in questo paese, non mi opporrei, anche se i miei figli dovessero rimanerne vittime. (…) Ma, a mio avviso, è contrario all'Islam perpetrare atti terroristici nel Regno Unito giacché ci vivo in questo paese. Secondo l'Islam io ho stabilito con la Gran Bretagna un patto di sicurezza, che durerà finché permetteranno a noi musulmani di viverci in pace". Inoltre, egli ha spiegato: "Se desideriamo dedicarci al terrorismo, dovremo lasciare il paese. È contrario all'Islam agire diversamente".

    Patto di sicurezza? Di cosa si tratta? In un articolo pubblicato nell'agosto 2004 da New Statesman, titolato "Why terrorists love Britain" ("Perché i terroristi amano la Gran Bretagna"), Jamie Campbell citò Mohamed Sifaoui, autore di Inside Al Qaeda, dicendo: "È da tempo che gli islamisti britannici, il governo inglese e le agenzie di intelligence del Regno Unito accettano il fatto che, fino a quando la Gran Bretagna garantirà una certa libertà a gente come Hassan Butt [un islamista apertamente favorevole al terrorismo], gli attacchi terroristici continueranno ad essere organizzati all'interno dei confini britannici, ma non verranno perpetrati nel paese".

    L'articolo del New Statesman trasse da ciò la conclusione irragionevolmente ironica che "la rumorosa e attiva presenza di islamisti fautori del terrorismo in Gran Bretagna, in realtà, rende gli inglesi più sicuri, mentre è la gente che vive in altri paesi a dover subire lo sfogo dei complotti terroristici tramati nel Regno Unito".

    Omar Bakri Mohammed, un immigrante siriano che vive in Gran Bretagna, leader di Al-Muhajiroun, ha confermato il patto di sicurezza, raccontando la storia dei compagni del Profeta Maometto che ottennero la protezione del re di Etiopia. L'uomo ha raccontato al magazine che quell'esperienza portò alla nozione coranica di patto di sicurezza: i musulmani non potrebbero attaccare gli abitanti di un paese che ha dato loro ospitalità. Il che "rende improbabile che i musulmani che vivono in Gran Bretagna porteranno a termine delle azioni terroristiche nello stesso Regno Unito", ha asserito Mohammed.

    Ma nel gennaio 2005, Omar Bakri Mohammed stabilì che per i musulmani del Regno Unito il patto di sicurezza fosse stato sciolto a causa della legislazione anti-terrorismo del dopo 11 settembre 2001, il che significava che "tutta la Gran Bretagna era diventata Dar ul-Harb" ovvero territorio aperto alla conquista musulmana. Pertanto, riferendosi ai miscredenti, "i kuffar non godono dell'inviolabilità della loro vita o dei loro beni".

    Da rifugio sicuro, il paese è diventato campo nemico. Per rinnovare il patto di sicurezza le autorità britanniche dovrebbero invalidare quella legislazione e rilasciare coloro che sono detenuti senza processo. Se non lo faranno, i musulmani britannici dovranno "unirsi alla fazione globale islamica contro quella crociata".

    Omar Bakri Mohammed è arrivato a minacciare apertamente il popolo britannico: "La reazione dei musulmani sarà spaventosa se il governo inglese continuerà a trattare nello stesso modo i musulmani", avanzando esplicitamente l'ipotesi di attentati suicidi sotto la leadership di Al-Qaeda. I governi occidentali devono sapere che se non cambiano rotta i musulmani "daranno loro un 11 settembre dopo l'altro!"

    Quando Sean O'Neil e Yakoov Lappin del quotidiano londinese Times hanno chiesto a Mohammed dei chiarimenti in merito alle sue asserzioni riguardo il patto, egli ha risposto dicendo che l'aver definito la Gran Bretagna come un Dar ul-Harb era un fatto "teorico" e ha fornito una nuova interpretazione bonaria:

    Ciò implica che i musulmani non possono più sentirsi al sicuro qui, pertanto devono prendere in considerazione la possibilità di lasciare questo paese e fare ritorno alle loro patrie. Altrimenti saranno sotto assedio e ovviamente noi non desideriamo vivere così.

    Ma in un istante di distrazione Omar Bakri Mohammed ha ammesso che per lui "la vita di un miscredente non ha valore".

    Le esplosioni di ieri segnano la fine del "patto di sicurezza". Speriamo che segnino altresì la fine dell'età dell'innocenza e che le autorità britanniche adesso inizino a prevenire il terrorismo piuttosto che attendere di diventarne vittime.
    "

    Shalom

  5. #5
    sacher.tonino
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    In origine postato da Pieffebi
    Il terrorismo ha dichiarato guerra e quando c'e' una guerra ogni azione di una parte influenza quella di un'altra. Solo un imbecille, un vile o un complice dei terroristi se ne andrebbe dall'Iraq in un momento come questo. Persino Fassino, uno dei pochi ragionanti nello schieramento della sinistretta, parla di "strategia di fuoriuscita" rendendosi conto che va articolata in tappe coordinate .........con le esigenze di rafforzamento delle istituzioni irakene e ...........di una nuova azione internazionale di sostegno che viene definita: apertura di una "nuova fase". Cose elementari, alla portata di tutti.

    Shalom

    il fronte mediorientale è quello più duro, in quanto confinante con l'Iran...
    purtuttavia, l'Europa si è cacciata in un cul de sac... il Corano gli è scivolato dentro, prima con le comunità islamiche francesi, poi con l'espandersi dell' invasione mussulmana mammalucca immigration politically correct, imposta da un pensiero debole ben descritto da Pera in una intervista trasmessa a radio radicale qualche giorno fà...
    la questio è molto delicata...si rischia di attorcigliarsi in un conflitto epocale cattosionista vs islamista...a me, l'idea non è molto simpatica...ma se sarò costretto a scegliere, la mia trincea sarà quella waspista con radici patristiche anticotestamentali...
    Mosè che sale al Sinai, è un punto di riferimento forte, più forte di una sbandierata mittleuropa mezzalunista...

    Ma lei, ragioniere, ora con chi si schiera? Oggi che i palestinesi fanno l'occhiolino ad un islam moderato buonista progressista...Ben Gurion avrebbe l'idee chiare...

  6. #6
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    dal sito di IDEAZIONE

    " Gli attentati di Londra: un'analisi
    di Marco Vicenzino*

    [09 lug 05]

    La brutalità degli attentati di Londra è una prosecuzione dell’attacco all’Europa occidentale iniziato con le bombe di Madrid dell’11 marzo 2004. Le circostanze del bombardamento a Londra suggeriscono chiaramente che è opera di un gruppo islamico estremista, probabilmente una cellula che operava in modo indipendente, ma affiliata ad Al Qaeda o comunque un gruppo simile che condivide la stessa ideologia jihadista.

    Qualcuno può sospettare l’Ira. Tuttavia, l’Ira, per tradizione, tenderebbe piuttosto a compiere omicidi mirati, piazzare bombe in luoghi pubblici per uccidere un numero limitato di civili o segnalare in anticipo la presenza di bombe per evitare morti e per lanciare un proclama, cioé per instillare paura nella società, dimostrare la sua determinazione e abilità di colpire quando vuole. Altri possono additare gruppi più estremisti usciti dall’Ira, quali la Real Ira, responsabile del grande attentato dinamitardo di Omagh nell’Irlanda del Nord. Tuttavia, considerando le circostanze dell’attacco a Londra, questa ipotesi è altamente improbabile.

    Gli attacchi a Londra seguono un copione standard dello jihadismo, che comporta una pianificazione e una coordinazione metodiche e un’esecuzione simultanea contro bersagli facili per causare il più alto numero di vittime e danni. Come nel caso dell’attacco di Madrid, anche l’attacco a Londra non ha coinvolto terroristi suicidi (in base ai dati finora disponibili) ed era coordinato in modo da avvenire contemporaneamente a un evento importante. In Spagna coinvolse le elezioni nazionali, mentre in Gran Bretagna il summit del G8.

    C’è un’interpretazione fuorviante che tende a considerare Al Qaeda e altri gruppi jihadisti simili come parte di un’unica struttura di comando e controllo, come se agissero sotto un’unica gerarchia centralizzata. Affiliate e disperese, agendo come gruppi indipendenti e portando avanti da sole le loro operazioni, queste cellule continuano ad essere attive in tutta l’Europa occidentale e operano in più di 60 Paesi in tutto il mondo.

    Come nel caso degli attacchi a Madrid, in Arabia Saudita, in Turchia, in Marocco e in Indonesia, gli attacchi di Londra erano diretti contro bersagli facili caratterizzati da un’alta concentrazione di civili. Probabilmente ciò indica una notevole incapacità di colpire bersagli strategici fin dall’11 settembre, cosa che significa potenzialmente una scarsa flessibilità nelle capacità operative degli affiliati locali. Gli attacchi precedenti l’11 settembre contro la USS Cole, le bombe contro le ambasciate americane nell’Africa orientale e lo stesso attentato dell’11 settembre sono caratterizzati da un alto livello di raffinatezza operativa. L’attuale accanimento su bersagli facili è chiaramente una strategia volta a seminare terrore nella popolazione con il minimo dei mezzi e il massimo dei risultati.

    A parte queste bombe, il servizio segreto britannico ha registrato negli ultimi anni numerosi successi nel prevenire attacchi, quali lo smantellamento di una cellula islamica che stava pianificando un attacco chimico con il ricino. Inoltre, le autorità britanniche e soprattutto la popolazione sono abituate a convivere con il terrorismo dopo più di trent’anni di attentati dell’Ira. Tuttavia, a differenza dell’Ira, un movimento secolare che persegue obiettivi secolari, il terrorismo contemporaneo di marca jihadista di Al Qaeda è un movimento ideologico internazionale fondato su un’interpretazione radicale dell’Islam, per cui la morte è un grande sacrificio premiato nell’aldilà. Al Qaeda e i suoi affiliati sono in guerra con l’intero mondo occidentale e contro quegli Stati arabi e musulmani che collaborano con l’Occidente, cioè con gli Stati Uniti e con l’Europa.

    È materialmente impossibile proteggere tutti i luoghi pubblici e i terroristi sfruttano questa impossibilità per creare il massimo della paura. I modi migliori per combattere questa violenza includono l’utilizzo delle fonti e un aumento della coordinazione e della cooperazione fra i servizi nazionali e internazionali, che devono rimanere impegnati in un costante scambio di informazioni e in una costante infiltrazione ed eliminazione delle cellule.

    09 luglio 2005
    "


    Shalom

  7. #7
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    Predefinito i fratelli mussulmani

    e le diramazioni terroristiche picchiano sull'europa perchè è più facile organizzare e attuare un attentato.
    ma il loro vero intento è di destabilizzare gli stati mussulmani cosiddetti moderati per instaurare una teocrazia.
    se l'europa non puntellerà più tunisia egitto marocco eccetera i regimi moderati (dittatura a vita del presidente o del re) cadranno.

  8. #8
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    Questo è senza dubbio l'obiettivo strategico fondamentale dell'islamismo politico armato.

    Shalom

  9. #9
    Senatore e Magno Pilastro
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    ...un'italiana risulta "missing" a Londra. Una ragazza che abitava e lavorava da molto tempo nella capitale britannica, che era fidanzata con un pachistano e già aveva fissato il matrimonio per il prossimo 11 settembre.
    Ma perchè proprio l'11 settembre?
    Temo di non capire.

  10. #10
    SENATORE di POL
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    da www.ragionepolitica.it

    " Il filo rosso del terrorismo

    di Stefano Magni - 8 luglio 2005

    C'è un filo rosso che lega gli attacchi terroristici a New York, Washington, Istanbul, Madrid e Londra. È il filo rosso della lotta contro il capitalismo e la globalizzazione. I terroristi hanno colpito per primo il World Trade Center, il cuore del capitalismo mondiale, proprio dopo che i nemici dell'Occidente, il fronte comune delle dittature terzomondiste e islamiste, aveva subito un rovescio diplomatico a Durban. Nella Conferenza di Durban, i dittatori anti-occidentali avevano cercato di ottenere una condanna internazionale contro Israele, cercando di far passare una mozione che equiparava il sionismo al razzismo. E avevano cercato di costringere i governi occidentali a chiedere formalmente scusa per il colonialismo. Non ci erano riusciti, perché gli Stati Uniti avevano abbandonato i lavori e i Paesi europei, pur solo astenendosi, non avevano sottoscritto quel documento infame.

    Subito dopo Al Qaeda aveva colpito con una violenza inaudita il simbolo del capitalismo, dell'Occidente e della globalizzazione: il World Trade Center. E colpendo anche il Pentagono avevano attaccato anche il cervello militare della più grande potenza liberale del mondo. A Istanbul, all'indomani della guerra in Iraq, avevano attaccato banche britanniche, con il preciso scopo di allontanare un Paese in bilico fra Oriente e Occidente, quale è e resta la Turchia, dalla «corruttrice» influenza finanziaria occidentale.

    A Madrid, alla vigilia delle elezioni, erano riusciti a terrorizzare una popolazione divisa, che doveva scegliere fra un leader liberale e filo-occidentale e un utopista pronto all'appeasement con le dittature anti-occidentali. Sono perfettamente riusciti nel loro intento e hanno mandato al potere una sinistra che è fra le più radicali in Europa, perfettamente conforme ai loro interessi di breve e lungo periodo, pronta a ritirar subito le truppe dall'Iraq e propensa a dividere il fronte anti-terroristico.

    E adesso è stata colpita Londra: proprio quando, nel G8, Tony Blair proponeva la sua ricetta per far rinascere l'Africa (terreno di infiltrazione e colonizzazione culturale degli islamisti iraniani e sauditi) con gli strumenti del capitalismo, del libero mercato internazionale, dell'abbattimento dei privilegi agricoli europei e delle barriere doganali. È il capitalismo che fa paura all'islamismo, che spinge alla violenza questa nuova forma di totalitarismo che, dopo il nazismo e il comunismo, si propone di travolgere le democrazie liberali. Il capitalismo fa loro paura perché è una formula che stravolge le strutture gerarchiche tradizionali, rende inutile ogni dogmatismo religioso, nega l'autoritarismo, permette agli individui di scegliere la propria vita e allo stesso tempo, proprio per questi motivi, garantisce maggior benessere e maggior potenza politica e militare. Gli islamisti considerano il capitalismo alla stregua della Jahilliya, la barbarie politeista pre-islamica. Lo odiano proprio perché, dal loro punto di vista, è un sistema che, negando il dominio della religione sulla società, dovrebbe essere barbaro e decadente, ma, contrariamente alle loro aspettative, risulta più potente del sistema politico teocratico da essi proposto e sostenuto.

    La risposta, ora, spetta a tutte le democrazie occidentali, non solo alla Gran Bretagna. Se la reazione sarà quella di ridar vigore alla lotta contro il terrorismo e contro i regimi che lo sponsorizzano, avremo fatto un passo avanti. Se ripiegheremo nei nostri sensi di colpa, se inizieremo a chiederci, come dopo l'11 marzo, «perché li abbiamo offesi», avranno vinto loro. Finora Blair ha reagito bene, così come ha reagito bene la popolazione di Londra, che non ha abbandonato gli uffici ed ha affollato i pub, secondo la stessa logica del «business as usual» che ha caratterizzato la resistenza britannica contro l'aggressione nazista dal 1940 al 1944. Finora, almeno, gli inglesi non sono scesi in piazza alzando le mani e gridando «pace» come avevano fatto gli spagnoli prima di arrendersi.

    Stefano Magni
    magni@ragionpolitica.it
    "

    Saluti liberali

 

 
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