Alla ricerca di nuove risorse da sfruttare, in particolare idrocarburi
Mosca, 26 lug. - La Russia ha manifestato la sua intenzione di mettere le mani su una fetta di Polo Nord, conteso da Usa, Canada, Norvegia e Danimarca, per sfruttare i "tesori artici", pare almeno 10 miliardi di tonnellate di idrocarburi che uno scioglimento progressivo dei ghiacci avrebbe reso più accessibile.
La missione è affidata ad una spedizione scientifica, la più grande nella storia dell'Artico, partita ieri per toccare per la prima volta con due batiscafi i fondali del Polo Nord, a oltre 4 chilometri di profondità. Un'impresa che sembra ricordare i vecchi libri di esploratori nei grandi mari, che tende a manifestare il grande che ancora sussiste su questa zona, considerata come la continuazione della piattaforma continentale siberiana; una rivendicazione territoriale da ripresentare nel 2009 ad una speciale commissione Onu, dopo una prima bocciatura cinque anni fa con riserva di riesame.
Le enormi risorse naturali in gioco, secondo il quotidiano Izvestia, valgono "centinaia di migliaia di dollari" e, soprattutto lo sono ancora di più le fonti energetiche, sulle quali la Russia ha già una forte leadership. Per questo Washington, più di ogni altro, appare preoccupata dalle ambizioni artiche di Mosca, che vuole affermare il suo diritto su 1,2 milioni di chilometri di oceano, un territorio pari per estensione a Italia, Francia e Germania messe insieme.
Queste ambizioni erano state confermate anche da Vladimir Putin quando, lo scorso maggio, aveva promesso degli sforzi per mantenere «gli interessi strategici, economici, scientifici e di difesa della Russia» nell'Artico. Secondo il diritto marittimo in vigore, ogni Paese può chiedere un ampliamento dei confini delle acque territoriali, fissato a 200 miglia dalle coste, sempre che riesca a provare che la piattaforma continentale è più estesa di quanto riportato nelle mappe.
Ed è proprio questo che vuole dimostrare Mosca. Dapprima con una spedizione di 50 ricercatori russi che hanno lavorato un mese e mezzo al Polo Nord compiendo accurati esami di superficie e rilevamenti. Ed ora con questa eccezionale missione nelle profondità inesplorate della calotta artica. Ieri c'è stata la partenza da Murmansk, sul mare di Barents, da dove è salpato il rompighiaccio a propulsione nucleare "Russia", seguito dalla nave Akademik Fedorov con a bordo i due batiscafi "Mir 1" e "Mir 2", gli stessi usati nel film Titanic di James Cameron.
Dell'equipaggio fanno parte Artur Cilingarov, deputato russo di 67 anni e veterano di spedizioni artiche, il suo collega Vladimir Gruzdev e il responsabile scientifico delle immersioni Anatoli Sagalevic. «Abbiamo ripreso un'idea archiviata nel 1998 per la crisi economica e purtroppo, mi vergogno a dirlo, a finanziarla ora sono nostri partner stranieri», ha spiegato a Izvestia Sagalevic, che guadagna 3.000 rubli al mese (un centinaio di dollari). «Sono in programma tre immersioni sulla verticale del Polo Nord, a 4000-4300 metri di profondità, per lo studio geologico, idrologico e della fauna marina».
http://www.voceditalia.it/index.asp?...=est&ART=13224




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