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    Percorsi e ricorsi storici: il negazionismo - Adriana Chiaia

    Percorsi e ricorsi storici: il negazionismo
    Adriana Chiaia
    Laureata in matematica e fisica.
    Traduttrice dallo spagnolo e dal francese. Studiosa dei problemi del movimento operaio internazionale e della costruzione del socialismo, con particolare riferimento all’Unione Sovietica e a Cuba. Ha collaborato a varie riviste, tra cui: IL BOLLETTINO del coordinamento dei comitati contro la repressione, IL FUTURO, Nuova Unità, IL CALENDARIO del popolo e AGINFORM. Collabora con vari sitiweb, tra cui quello di “resistenze” del “Centro di documentazione e cultura popolare” di Torino e AGINFORM. Ha partecipato a numerosi convegni, sia in Italia sia all’estero, con saggi e interventi su argomenti storici e politici.
    Ha curato il libro Il proletariato non si è pentito (Edizioni Rapporti Sociali), curato e tradotto dallo spagnolo i seguenti libri: ATTUALITÀ del CHE Teti editore – Editorial José Martì, (1997); TANIA la Guerrigliera, Zambon editore e Zambon Iberoamericana, (2000); Il prezzo della vittoria, Zambon editore, (2002); curato e tradotto dal francese STALIN. Un altro punto di vista, Zambon editore (2005); curato l’edizione riveduta ed ampliata di La Rivoluzione d’Ottobre. Memorie e testimonianze dei suoi protagonisti, Zambon editore, (2006).
    È curatrice, per lo stesso editore, della collana “le radici del futuro”.
    Vive e lavora a Milano.

    Nessuna solidarietà per i negazionisti e per chi li sostiene: Riflessioni sui recenti avvenimenti di Teramo e oltre.
    Nel momento in cui s’intensifica l’offensiva mediatica di ogni sorta di rinnegati e di traditori degli ideali del movimento rivoluzionario e comunista, nel momento in cui si riabilitano le spie e i collaborazionisti fascisti e i boia diventano vittime e le vittime colpevoli, proprio non si sentiva il bisogno di un ritorno alla ribalta dei negazionisti, come è accaduto a causa degli avvenimenti occorsi all’Università di Teramo.
    I fatti
    Riassumiamo brevemente i fatti per coloro ai quali siano sfuggiti. Claudio Moffa, professore ordinario di Storia e Diritto dell’Africa e dell’Asia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, è il coordinatore del master ‘Enrico Mattei – Medio Oriente’, che si è svolto negli anni accademici 2005-2006 e 2006-2007, essendo stato inaugurato con una prolusione di Giulio Andreotti. Il sito web del professor Moffa abbonda di giudizi trionfalistici sullo svolgimento del programma del master, con molto rilievo agli apprezzamenti dei frequentanti. Non si sono detti dello stesso parere numerosi docenti universitari, storici, giornalisti, studiosi, donne e uomini di cultura e cittadini, che hanno firmato un appello, rivolto al rettore e al preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo e, per conoscenza, al ministro dell’Università e della Ricerca e ai principali organi di stampa.
    I firmatari mettono in discussione i contenuti e i metodi del master ‘Enrico Mattei’. Richiamano il precedente di un convegno dal titolo ‘La storia imbavagliata’ [svoltosi presso l’Università di Teramo dal 17 al 19 aprile 2007, nell’ambito del master], durante il quale era stato proposto l’intervento in teleconferenza del negazionista Robert Faurisson [non previsto dal programma] e il fatto che venissero consigliati ai corsisti, come sussidi didattici, le opere di Carlo Mattogno autore di testi [sui quali tornerò nel seguito di questo articolo. N.d.r.], in cui si mette in discussione l’impiego criminale delle camere a gas ad Auschwitz. Il motivo contingente della preoccupazione degli autori dell’appello riguarda la decisione del professor Moffa di invitare, nell’ambito del programma del master 2007 (e, in un secondo tempo, del suo corso), Robert Faurisson, questa volta in carne e ossa, a tenervi una conferenza.
    I firmatari, dopo aver stigmatizzato come “insostenibili e mistificatorie” le tesi sostenute e diffuse da Faurisson, dimostratesi false e pretestuose, nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche di storici specializzati di tutti i paesi, ritengono inaccettabile che queste tesi “ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un’aula universitaria”. Gli estensori dell’appello concludono chiedendo al ministro dell’Università e della Ricerca e alle autorità accademiche di esprimersi sul valore formativo del master ‘Enrico Mattei’, che essi ritengono inferiore agli standard minimi di scientificità che devono valere in una università della Repubblica, e propongono “all’Ateneo teramano e alla sua Facoltà di Scienze Politiche di rendersi disponibili ad organizzare un seminario, aperto agli studenti, che abbia al centro da un lato l’analisi dell’antisemitismo e del negazionismo e del suo uso politico, dall’altro le vicende di persecuzioni e poi di deportazione che travagliarono l’Abruzzo nel periodo 1938-1945.”(1).
    Nel giro di pochi giorni l’appello ha ricevuto un’altissima adesione (più di ottocento firme, e la raccolta prosegue) da ogni parte d’Italia, oltre a quella scontata dei circoli e delle comunità ebraiche, dell’Associazione degli ex Deportati nei campi di concentramento nazisti (ANED), di molti Istituti storici della Resistenza, di alcune sedi dell’Anpi e di sopravvissuti allo sterminio nazista, quella della stragrande maggioranza dei docenti universitari, degli storici d’indiscussa fama e, più in generale, di persone del mondo della cultura e di semplici cittadini. E’ seguito un contro-appello promosso e divulgato con carattere di urgenza dal professor Moffa, che chiamava a raccolta i democratici rispettosi dell’art. 21 della Costituzione italiana, perché si schierassero in difesa della libertà di espressione di Faurisson, di Irving e di altri ‘studiosi’, cui era stato ed è impedito questo libero esercizio con ogni tipo di vessazioni: dalle condanne penali, al carcere, all’esilio.
    Anche questo appello porta in calce numerosissime firme. Le cronache ci hanno informato sulle fasi successive della vicenda. Il rettore dell’Università di Teramo ha impedito, chiudendo la Facoltà di Scienze Politiche, che si svolgesse la conferenza di Faurisson in sede universitaria. E’ stata, quindi, organizzata da Moffa una conferenza stampa, in cui il suo ospite ha ribadito in sintesi le sue tesi: “le camere a gas dei campi di concentramento nazisti e l’Olocausto degli ebrei sono un’unica colossale menzogna”. Al termine della conferenza stampa, un gruppo di ebrei, alcuni dei quali figli o parenti di ex
    deportati nei campi di sterminio, al grido di “Siamo noi le prove!”[i negazionisti insistono sulla mancanza di prove dell’esistenza delle camere a gas. N.d.r.], hanno verbalmente e, a quanto riferito, fisicamente aggredito il professor Moffa che si era interposto a difesa di Faurisson, ‘reato’ per il quale alcuni di loro sono stati denunciati. La rissa, o la commedia grottesca, alimentata dal contributo del rappresentante di un gruppo della galassia fascista (Movimento idea sociale, legato a Rauti) nelle improbabili vesti del difensore della democrazia, è finita con qualche tafferuglio con le forze dell’ordine, con il divieto da parte del questore di svolgere la conferenza in altra sede ‘per motivi di ordine pubblico’ e con
    l’accompagnamento del protagonista principale, Faurisson, all’aeroporto più vicino.
    Questi fatti hanno avuto un lungo strascico, non ancora concluso. Tra i più recenti sviluppi, le cronache hanno dato conto di due avvenimenti di segno opposto. Una riunione del Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche (del 15 giugno u.s.) che ha deliberato: di garantire la conclusione del master per l’anno accademico in corso; di integrare il Consiglio scientifico del master con tutti i professori di ruolo della Facoltà, con funzione di garanzia e tutela; di inoltrare agli organismi centrali dell’Ateneo la documentazione acquisita in vista della sostituzione del coordinatore. Provvedimenti che avranno ovviamente un seguito di carattere sindacale. Sul fronte opposto, ha avuto luogo il 16 giugno, presso un hotel di Teramo, un convegno dal titolo: ‘La Costituzione tradita, una riflessione sulla vicenda Faurisson’, con l’intervento, tra gli altri, di Augusto Sinagra,(2) avvocato penalista e professore ordinario di diritto internazionale. Viene spontaneo chiedersi se questo personaggio, sicuramente influente, ma il cui curriculum politico è decisamente orientato verso la destra fascista più oltranzista e include una
    vocazione irredentista per le terre italiane perdute (Fiume, Dalmazia), più volte pubblicamente espressa, sia la persona più adatta a difendere la Costituzione della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza. Nell’arco di tempo, in cui si è dispiegata la polemica in questione, il sito web del master si è fatto carico di diffondere le lettere di solidarietà con Moffa e Faurisson, e gli appelli nello stesso senso firmati da un numero rilevante di persone, il cui elenco è interessante dal punto di vista sociologico e politico per la sua eterogeneità [tornerò a parlarne in seguito. N.d.r.]. Non sono mancati, da parte di Moffa e dei suoi sostenitori, colpi bassi ed attacchi personali particolarmente
    velenosi (come la requisitoria contro il collega di Università, Aldo Bernardini, il linciaggio morale del promotore dell’appello contrario al master, Brunello Mantelli, e il dileggio di un gruppo di studenti critici nei confronti delle scelte politico-didattiche di Moffa), toni che hanno portato la contesa agli infimi livelli tipici degli scontri ‘politici’ attuali tra destra e sinistra di governo e di opposizione, a cui si assiste in TV e, purtroppo, nelle aule parlamentari. Perché dunque occuparci dell’argomento? Perché i fatti di Teramo ed alcuni
    avvenimenti che li hanno preceduti, e che riguardano in senso lato la stessa problematica, mettono all’ordine del giorno molte importanti questioni.
    La prima: si può regolare per legge la ricerca storica?
    Questa domanda si è posta in occasione della presentazione del disegno di legge Mastella, che riprendeva, modificandole, alcune norme della legge Martino sui reati di ‘apologia di fascismo’, e li estendeva alla negazione della Shoah, all’incitamento all’odio razziale, ecc., stabilendo le pene relative. In merito a questo disegno di legge è stato diffuso un appello, firmato da numerosi storici e democratici, contro le limitazioni della libertà di espressione sancite da norme di legge, e per la libertà della ricerca storica.
    I firmatari si basano sul concetto che vietare l’espressione di determinate idee (per esempio dei negazionisti dell’Olocausto), creerebbe un pericoloso precedente per vietare qualsiasi espressione di verità che non sia quella di Stato. Il testo dell’appello suscita alcune critiche ed obiezioni. Salta agli occhi il passaggio in cui, per esemplificare le verità di Stato, imposte in altri tempi e in altri luoghi, si elencano: “l’‘antifascismo’ nella Ddr, il socialismo nei regimi comunisti, il negazionismo del genocidio armeno in Turchia, l’inesistenza di Tienanmem in Cina”, frase che, per essere scritta da illustri storici abituati a spaccare un capello in quattro, è incredibilmente rozza, oltre a fare, come si suol dire, di ogni erba un fascio. E’ forse riprovevole che nella ex RDT si sia proceduto all’epurazione delle persone compromesse con il nazismo e all’educazione della popolazione, particolarmente giovanile, ai valori dell’antifascismo e della solidarietà tra i popoli, che si sia condotta una lotta ideologica per estirpare la mala pianta del razzismo,
    retaggio delle infami teorie naziste? Al contrario, nella Germania Federale, vetrina della democrazia occidentale, non si è attuato alcun tipo di denazificazione, meno che mai si sono applicate le misure contro le multinazionali che avevano tratto enormi profitti dal lavoro coatto dei prigionieri di guerra e dei deportati e che, ancor peggio, si erano rese complici dello sterminio degli internati nei campi di concentramento nazisti. Misure stabilite nella dichiarazione firmata dagli Alleati e dall’Unione Sovietica a Potsdam il 2 agosto 1945. Nella RFT si reclutavano le SS nei servizi di intelligence statunitensi e si mettevano in salvo i capi nazisti e i loro beni, trasferendoli in America Latina, mediante l’operazione Odessa(3). In quanto al‘socialismo nei regimi comunisti’ [si deve ripetere fino alla noia che nessun paese socialista, cioè nella fase di transizione al comunismo, ha mai finora raggiunto la fase del comunismo? N.d.r.], il socialismo è un’ideologia imposta per legge o un sistema economico e politico che meriterebbe quanto meno di essere inserito in una categoria meno raffazzonata? In Turchia la rimozione principale dello Stato non è forse il riconoscimento dell’esistenza del popolo kurdo? I molto contraddittori rapporti economici e sociali nella Cina attuale non meriterebbero ben altre analisi di quelle incentrate soltanto sui fatti di Tienanmen? A parte ciò, gli estensori dell’appello avrebbero potuto fare ben altri e più calzanti esempi di verità assolute imposte per ordine governativo. Riferendosi al passato, non tanto remoto, avrebbero potuto citare l’Istituto Nazionale Fascista, sottoposto al diretto controllo di Mussolini, il Ministero della Cultura Popolare, creato con le ‘leggi fascistissime’, fulcro della propaganda di regime. Avrebbero potuto citare il rogo dei libri ‘sovversivi’ ad opera di studenti nazisti davanti all’Università di Berlino, il 10 maggio 1933, sotto lo sguardo compiacente del dottor Goebbels, nuovo ministro della Propaganda nazista. Ma no! Bisognava pagare il tributo all’andazzo anticomunista sempre più in voga, rendersi accetti e credibili nelle sfere di quelli che contano, entrare nel coro di coloro che hanno adottato l’abitudine di chiamare
    ‘stalinista’ e non ‘fascista’ qualsiasi misura e metodo repressivo, quasi un riflesso pavloviano interiorizzato perfino da giornali, come il manifesto e Liberazione, che recano sulla testata la qualifica di comunista. Torniamo alla sostanza dell’appello. Domenico Losurdo, uno dei firmatari, nel suo articolo comparso in un sito web (e poi pubblicato da l’ernesto), ci ricorda “la condanna nel 1925 formulata da Gramsci della legge mussoliniana contro le logge massoniche: essa in realtà mirava a spianare la strada per la repressione del movimento operaio”.
    A ben vedere, il paragone con le finalità dell’appello, di cui ci stiamo occupando, non è così pertinente. Gramsci, nel suo celebre intervento alla Camera dei deputati del 16 maggio 1925, non rivendica la libertà di associazione per tutti, incluse le logge massoniche ma, ispirandosi da marxista a criteri di classe, denuncia che la chiusura delle logge massoniche da parte del governo fascista nonè che un sintomo della lotta che quest’ultimo conduceva “contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia, per soppiantarla nell’occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari”(4). E continua: “Poiché la massoneria passerà in massa al Partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine (…) Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la merce reazionaria antiproletaria!”(5) Il ‘manifesto degli storici’ contro il d.d.l. Mastella rivendica, invece, la libertà di espressione e di ricerca storica per tutti, negazionisti compresi, illudendosi (o
    fingendo di credere) che le libertà di espressione, di associazione, ecc., in una democrazia borghese siano uniche, indivisibili e uguali per tutti, a somiglianza della giustizia, come recitano le scritte che campeggiano nelle aule dei tribunali e come ogni giorno la realtà s’incarica di smentire. Gli autori dell’appello si guardano bene dal denunciare il pericolo intrinseco nelle finalità del disegno di legge e delle leggi anti-negazioniste vigenti in altri paesi, come fa rilevare lo stesso Losurdo nell’articolo sopra citato, quando mette in evidenza la discriminazione insita nella legislazione anti-negazionista: mentre in essa si sancisce la condanna dei negazionisti anche a pene detentive, “gli storici che si fanno beffe delle vittime sovietiche della barbarie nazista (…) sono gli eroi della scena mass-mediatica occidentale.”(6)
    Ed è questo il punto. I negazionisti, che costituiscono il settore più reazionario, le truppe di complemento dell’esercito revisionista, sono il bersaglio contingente e apparente delle norme giuridiche proposte nel d.d.l. del ministro Mastella, tra l’altro successivamente annacquate in sede di Consiglio dei ministri, con le correzioni che la sempre tentennante compagine di centro-sinistra vi ha apportato, e si possono già prevedere gli emendamenti che subiranno nel corso dell’iter parlamentare. Comunque, questa legge si farà, anche allo scopo di allinearsi alla legislazione in materia già vigente e applicata in Francia, in Inghilterra e in altri paesi e che si tende ad estendere all’intera UE. Queste leggi sono, per dirla con Gramsci, “la piccola bandiera” che, in realtà, serve a colpire coloro che si oppongono alla lettura revisionista della storia del XX secolo, coloro che si
    oppongono alla falsificazione della storia del movimento operaio rivoluzionario e comunista e alla criminalizzazione del comunismo e che, con rigorose ricerche e pochi mezzi – al contrario dei revisionisti, che godono dell’appoggio governativo e delle sovvenzioni dei padroni dei maggiori mezzi di comunicazione – lavorano per ristabilire la verità storica.
    Il precario equilibrio in materia di ordinamento giudiziario tra gli Stati membri, le forze politiche che compongono il Parlamento europeo e i suoi organi esecutivi– che hanno in questi giorni faticosamente approvato un compromesso al ribasso sul Trattato costituzionale – rischia di venire ulteriormente alterato dall’ingresso dei nuovi Stati ex socialisti, retti da governi reazionari, in particolare della Polonia, ove vige una caccia alle streghe contro i comunisti, e degli Stati baltici, ove si abbattono i monumenti ai soldati dell’Armata Rossa che li hanno liberati dal nazismo. Il risultato più probabile è un peggioramento in senso reazionario dei rapporti tra le tendenze politiche. In un clima, in cui sono già in voga le aberranti equazioni nazismo=comunismo e Stalin=Hitler, in cui la Commissione europea è arrivata a prendere in considerazione la proposta di due euro-deputati del Partito popolare, l’ex presidente lituano Vytautas Landsberghis ed il suo collega ungherese József Szajer, di vietare, insieme al simbolo della svastica, quello della
    falce e martello, non è azzardato prevedere che le leggi cosiddette antinegazioniste nascondano l’obiettivo sopra denunciato. Le persecuzioni paventate sono già in atto. Annie Lacroix-Riz, professoressa di storia contemporanea presso l’Università di Parigi VII e storica di rinomanza internazionale è, da anni, oggetto delle persecuzioni di un’organizzazione di nostalgici dell’Ucraina e della Russia “bianche”. Questa organizzazione, che è arrivata al punto di minacciarla fisicamente, ha esercitato pressioni politiche su deputati francesi, e si è rivolta perfino all’allora Presidente Chirac, affinché Annie Lacroix fosse sanzionata dall’amministrazione dell’Università. Ci sono voluti una
    vasta mobilitazione democratica di personalità della cultura a livello internazionale, di associazioni e di militanti antifascisti e l’intervento dei sindacati perché ciò non accadesse. Il ‘crimine’ di Annie Lacroix-Riz consiste nelle sue ricerche storiche che smantellano – su rigorose basi documentarie – il luogo comune, ormai fatto proprio anche dagli ambienti scientifici, del genocidio degli Ucraini, che sarebbe stato programmato e perpetrato da Stalin durante la carestia che colpì l’URSS negli anni 1932-33. Gli attacchi contro la professoressa Lacroix non sono, tuttavia, terminati. Essi minacciano la sua sicurezza fisica e il suo posto di lavoro e minano la serenità necessaria per le sue ricerche storiche. Grottesca l’accusa di ‘negazionismo’, mossa alla Lacroix, in un osceno capovolgimento del termine.
    La ricerca storica e le “verità” dell’anti-storico Faurisson
    La ricerca storica è una scienza e, come tutte le scienze, non è immutabile nel tempo riguardo ai suoi risultati, ma essa si arricchisce di sempre nuove scoperte, di nuovi elementi che vanno a completare il quadro degli avvenimenti del passato. La ricerca storica si avvale di fonti diverse: dalle testimonianze, ai documenti, agli archivi resi man mano disponibili, fonti che devono passare al vaglio di un controllo incrociato e di una rigorosa verifica prima di essere assunte. La sintesi così costruita è la massima approssimazione possibile alla verità storica. Questa continua rielaborazione non implica tuttavia che la ricerca storica, come ogni teoria scientifica, non abbia dei punti fermi. Dal sistema copernicano non si ritorna al sistema tolemaico.
    Il lavoro di documentazione di quel museo degli orrori che furono i campi di concentramento e di sterminio nazisti cominciò nei giorni seguenti alla loro liberazione ad opera dei Sovietici e degli Alleati: dalle prime testimonianze dei superstiti, poveri scheletri viventi, ammalati e feriti nel corpo e nello spirito, e dall’esame degli edifici e delle installazioni, sottratti alla distruzione dei nazisti in fuga nel tentativo di nascondere i loro orrendi delitti. La ricerca per ricostruire le fasi e la metodologia dell’insano disegno di annientamento degli uomini e delle cose, al fine di garantire alla razza eletta gli ‘spazi vitali’ cui essa avrebbe avuto diritto, non si è mai fermata. In un recente articolo apparso su il manifesto(7), Enzo Collotti, storico che dal dopoguerra si è dedicato allo studio del nazismo e autore di libri fondamentali sul tema, segnala quella che egli chiama “una pietra miliare della storiografia su Auschwitz”. Si tratta dell’opera della studiosa polacca, Danuta Czech, dal titolo Kalendarium. Gli avvenimenti del campo di concentramento di
    Auschwitz-Birkenau 1939-1945, nella quale si ricostruisce con un paziente lavoro di archivio (proveniente in gran parte dai documenti originali tedeschi della gestione del lager, scampati alla distruzione precedente all’arrivo dell’Armata Rossa) il processo con cui ha preso forma la tragica macchina di morte del lager. Rimando i lettori alla lettura dell’intero articolo, ma vale la pena di soffermarsi su un suo passaggio. Riferendosi alla ricostruzione cronologica, che costituisce il criterio dell’opera, Collotti scrive: “Dalle esecuzioni più primitive [cioè le fucilazioni e le impiccagioni dei prigionieri polacchi e russi, il primo trasporto di ebrei di varie nazionalità essendo arrivato il 30 marzo 1942. N.d.r.] si passa con un crescendo alla morte tecnologica (le gassazioni). La prima selezione con gas ha luogo il 4 maggio 1942.” Collotti riporta poi una citazione dal lavoro della Czech(8), che annota per la data del 2 settembre 1942: “il medico del campo SS Kremer scrive nel suo diario: ‘Presente per la prima volta ad un’azione speciale; fuori alle 3 di notte. In confronto qui l’Inferno di Dante mi sembra quasi una commedia. Non per niente Auschwitz è definito campo di sterminio!’”. E Collotti commenta:“potrebbe essere l’epigrafe dell’intero Kalendarium. Mi sono soffermata su questo punto perché, se il chiodo fisso delle farneticazioni di Faurisson (e degli altri negazionisti) è l’inesistenza delle camere a gas nei campi di concentramento, egli, come vedremo in seguito, nega anche lo stesso disegno hitleriano, che prevedeva lo sterminio non solo degli ebrei, ma di
    tutti i ‘sottouomini’, che si opponevano o semplicemente intralciavano con la loro sola esistenza il piano nazista di espansione verso Oriente. Per chi volesse, vincendo il disgusto e il disappunto per il tempo perduto, documentarsi sulle concezioni negazioniste, può, visitando l’apposito sito su Internet(9), leggersi la lunga intervista (del 1979) rilasciata al periodico Storia Illustrata da Robert Faurisson ed anche, sempre nello stesso sito web e con riferimento ad un successivo numero della rivista, le risposte di Faurisson alle argomentazioni di Enzo Collotti. Nell’ambito di questo lavoro, mi limiterò a citare alcune risposte di Faurisson al suo intervistatore confrontandole con fonti storiche d’indiscutibile valore scientifico, allo scopo di metterle a disposizione dei compagni e dei lettori (e sono la maggioranza) che, assillati dai gravi problemi di lavoro e dalle sempre peggiori condizioni di vita, non hanno il tempo per informarsi direttamente.
    “… In effetti io dico che queste famose ‘camere a gas’ omicide non sono altro che una frottola di guerra”, “…si dà prova di completa disonestà quando si presentano come delle ‘camere a gas’ omicide le autoclavi destinate in realtà alla disinfestazione degli abiti con il gas”, “un’altra forma di gassazione realmente esistita nei campi tedeschi è la gassazione degli edifici per sterminarvi i parassiti. Veniva allora impiegato quel famoso Zyklon B sul quale si è costruita una fantastica leggenda”. Faurisson ammette che i forni crematori siano realmente esistiti, “…ma la cremazione non è fatto più grave o più criminale dell’inumazione. I forni crematori costituivano un progresso dal punto di vista sanitario nel caso di rischi di epidemie. Il tifo ha imperversato in tutta l’Europa in guerra. La maggior parte di cadaveri che con tale compiacimento ci vengono mostrati in foto sono chiaramente [sic!] cadaveri di tifici.” “…Così facendo si punta sulla repulsione o sull’oscura
    inquietudine della gente abituata all’inumazione…”. Viene fatto di commentare, con amara ironia, che, per ovviare a tale inquietudine, i nazisti provvidero alla ‘inumazione’ di migliaia di cadaveri, gettati nelle fosse, in determinate circostanze (quando: “Perfino le camere a gas risultarono insufficienti e si dovette ricorrere alle fucilazioni in massa…”(10)) e nelle zone sovietiche occupate: vedi, ad esempio, il burrone di Babij Jar, nelle vicinanze di Kiev, dove per giorni e giorni funzionarono ininterrottamente le mitragliatrici, mentre venivano ammucchiati, strato su strato, i cadaveri di almeno ventimila ebrei e di persone di altre nazionalità. Sulle ditte fornitrici del gas Zyklon (o Ciclon) B (in quantità industriale) e sulle ditte specializzate nella costruzione di forni crematori e delle relative attrezzature (ascensori, carrelli trasportatori di cadaveri) esiste la documentazione incontrovertibile degli originali delle relative offerte, ordinazioni e fatture. Per non parlare della responsabilità dei banchieri, che erano a conoscenza dell’origine degli oggetti di valore sottratti ai deportati (persino le protesi dentarie d’oro strappate ai cadaveri!), vero e proprio bottino di guerra che veniva depositato nelle banche, come risultò nel processo di Norimberga.(11) Incurante di queste prove ineccepibili, il Faurisson spende pagine e pagine per dimostrare l’impossibilità ‘tecnica’ dell’uso delle camere a gas. Uno dei suoi argomenti è il pericolo mortale cui sarebbero stati esposti i guardiani dei campi nell’estrarre dalle camere a gas i cadaveri intrisi della sostanza velenosa. E qui arriva a falsificare la testimonianza di Höss, uno dei comandanti del campo di Auschwitz, quando sostiene, nella suddetta intervista, che, secondo le testimonianze dei nazisti, “la squadra incaricata di ritirare i cadaveri dalle ‘camere a gas’ penetrava nel locale sia “immediatamente” sia “poco dopo” la morte delle vittime. “Io dico – sentenzia Faurisson – che questo punto da solo costituisce la pietra di paragone delle false testimonianze, perché vi è qui impossibilità fisica”. Höss invece spiegò davanti ai giudici, con l’abituale cinismo e con teutonica precisione, che “dopo venti o trenta minuti quando il grande ammasso di carne nuda aveva cessato di contorcersi, delle pompe aspiravano l’aria avvelenata, la grossa porta veniva aperta e gli uomini del Sonderkommando intervenivano (si trattava di ebrei ai quali era stata promessa salva la vita e un vitto adeguato in cambio dei più macabri tra tutti i lavori. Immancabilmente e regolarmente costoro venivano poi eliminati e sostituiti da nuove squadre cui era riservato lo stesso destino. Le SS non volevano che sopravvivessero persone che potessero parlare). Protetti da maschere antigas e da stivali di gomma e maneggiando tubi di gomma iniziavano la loro opera. Reitlinger l’ha così descritta: ‘Il loro primo compito era togliere il sangue e gli escrementi prima di staccare, mediante lacci e uncini, i morti aggrappati gli uni agli altri, preludio alla macabra ricerca dell’oro, all’estrazione dei denti e al taglio dei capelli, gli uni e gli altri essendo considerati dai tedeschi materiali di importanza bellica. Poi il trasporto ai forni, in ascensore o in vagoncini su binari, la macina dei resti fino a ridurli in cenere fine, l’autocarro che portava queste ceneri nelle acque del fiume Sola’”.(12) Veniamo ora ad un tema più generale su cui si basa la concezione ‘teorica’ di Faurisson riguardo al ‘problema’ ebraico. Egli sostiene che: “Hitler non ha mai fatto uccidere una persona in quanto ebreo” e ancora: “Tra Hitler e gli Ebrei c’è stata una guerra senza pietà. (…) La comunità ebraica internazionale ha dichiarato guerra alla Germania il 5 settembre 1939”. “Le parole di Hitler: ‘Gli Ebrei e gli alleati vogliono annientarci, ma saranno loro ad essere annientati’ fanno parte della propaganda bellicosa abituale durante tutte le guerre da un lato e dall’altro dei belligeranti”. Per la precisione Hitler, nel discorso davanti al Reichstag del 30 gennaio 1939, disse: “…Se la finanza internazionale diretta dagli ebrei dentro e fuori dall’Europa dovesse far precipitare i popoli in una seconda guerra mondiale, il risultato finale non sarebbe la bolscevizzazione dell’universo ossia la vittoria dell’ebraismo, ma bensì lo sterminio della razza ebraica in Europa!…”(13) Come si sa, fu Hitler a scatenare la Seconda Guerra mondiale con le annessioni e le invasioni che avrebbero dovuto realizzare il suo sogno imperialista di Nuovo Ordine mondiale. In quanto agli ebrei, i nazisti avevano cominciato la loro guerra da un pezzo: con l’introduzione della categoria dell’Untermensch (sottouomo): “L’essere inferiore – quella creazione della natura apparentemente identica
    all’uomo sotto il profilo biologico, con mani, piedi ed una specie di cervello (…) è invece una creatura spaventosa del tutto diversa dall’uomo; è solo un tentativo di uomo (…) spiritualmente ed intellettualmente si trova ad un livello inferiore a quello di tutti gli animali (…) e questo sottobosco degli esseri inferiori trovò il suo Capo: l’eterno ebreo!…” (Dall’Ufficio Centrale delle SS).(14) A queste premesse ideologiche erano seguite le leggi a difesa della purezza della razza: Legge per la cittadinanza del Reich, 15 settembre 1935: “cittadino del Reich è soltanto l’appartenente allo stato di sangue tedesco o affine il quale con il suo comportamento dia prova di essere disposto ed adatto a servire fedelmente il popolo ed il Reich tedesco. Legge “per la protezione del sangue e dell’onore tedesco”, 15 settembre 1935, che proibiva i matrimoni tra ariani ed ebrei. Effetti della Legge per la protezione del sangue: a) … non può addossarsi a persona di sangue tedesco la colpa di aver rifiutato il rapporto matrimoniale o di aver ripudiato del tutto il coniuge ebreo…, b) pena di morte per offesa alla razza. Misure espiatorie antiebraiche, 12 novembre 1938: a) decreto dell’incaricato del piano quadriennale, Göring, riguardante un tributo espiatorio degli ebrei di cittadinanza tedesca; b) decreto del medesimo per l’allontanamento degli ebrei dalla vita economica; c) ordinanza del presidente della camera di cultura del Reich, Goebbels (proibiva la partecipazione degli ebrei alla vita culturale). Ordinanza di polizia riguardante la comparsa di ebrei in pubblico, 28 novembre 1938 (impediva la circolazione degli ebrei in determinati quartieri e la comparsa in pubblico in determinate ore del giorno e della notte)”(15).
    Sono del 1941 le leggi relative all’introduzione del lavoro coatto per la popolazione ebrea e l’introduzione dell’obbligo di portare la stella ebraica. Esse si riferivano, oltre che al territorio della Germania, ai Governatorati, cioè ai territori occupati dal Reich.
    È vero che alla soluzione finale si arrivò per gradi. Essa, in una prima fase, prevedeva l’emigrazione forzata degli ebrei fuori dai confini della Germania (previa confisca dei loro beni), successivamente si prese in considerazione il loro impiego nel lavoro coatto fino al loro esaurimento fisico, ma quando il Reich si trovò a gestire una popolazione di milioni di ebrei, deportati dai paesi dell’Est (Polonia, Cecoslovacchia, Russia) e dell’Ovest (Francia, Olanda, Italia), a parte l’impiego nel lavoro coatto della componente giudicata più adatta, fu scelta la strada dello sterminio, già precedentemente presa in considerazione.
    Il “processo verbale” che Faurisson descrive come segue: “testo dattilografato da autore anonimo, su carta ordinaria, senza indicazione né di luogo né di data né di provenienza: non c’è la minima firma, la minima intestazione, il minimo riferimento né di provenienza né di destinazione…” è il cosiddetto Wannsee-Protokoll che fornisce i ragguagli circa i termini della ‘soluzione finale’.“Il 20 gennaio 1942 Heydrich chiarì a un consesso di alti funzionari delle SS gli obiettivi della Endlösung nei confronti di 11 milioni di ebrei d’Europa (…):
    ossia il loro trasferimento in massa verso l’oriente russo e il loro impiego come manodopera per conto del Terzo Reich. Ciò significava semplicemente che erano state finalmente scelte le modalità pratiche per l’eliminazione degli ebrei, ossia l’annientamento mediante il lavoro.”(16) Per il testo integrale del Protocollo di Wannsee e per l’elenco dettagliato dei partecipanti alla seduta (resoconto indicato con timbro: ‘Affare segreto’ del Reich) rimando alla nota(17).
    Sulle leggi razziali contro gli ebrei e sul loro sterminio programmato, Faurisson dichiara, sempre nell’intervista a Storia Illustrata cui ci riferiamo: “…In certe parti d’Europa [Hitler] ha fatto portare ai suoi nemici [gli ebrei] un segno che li distinguesse: la stella ebraica (dal settembre 1941 in Germania e dal giugno 1942 nella zona nord della Francia). Coloro che portavano la stella non potevano circolare liberamente, e solo in certe ore; erano come prigionieri in libertà vigilata. Forse più che del problema ebraico Hitler si preoccupava di garantire la sicurezza del soldato tedesco, il quale era incapace di distinguere gli ebrei dai non ebrei. Questa stella glieli designava (…). Lo so che ragazzi di 15 anni non potevano costituire un pericolo e che non li si sarebbe dovuti costringer a portare la stella. Per convincersi del contrario ci sono attualmente abbastanza racconti e memorie di ebrei in cui si narra come i loro ragazzi svolgevano ogni specie di attività
    illecita o di resistenza contro i tedeschi.” Sui campi di sterminio Faurisson dice: “Un campo può essere definito di‘sterminio’ solo se vi si sterminano degli uomini. (…) La tremenda epidemia di tifo di Bergen-Belsen non ha trasformato questo campo (per la maggior parte senza reticolati) in un campo di sterminio. Quei morti non sono un crimine,
    ovvero sono solo un crimine dovuto alla guerra e alla follia degli uomini (...) migliaia di detenuti sono morti di tifo.” Ma dove Faurisson supera se stesso è nella descrizione del lager di Auschwitz:“La preoccupazione principale dei tedeschi, a partire dal 1942, era di mettere al lavoro tutti questi internati (tranne gli inabili e, sembra, gli zingari) per vincere la guerra. Ad Auschwitz esistevano persino dei corsi di formazione professionale per
    giovani dai 12 ai 15 anni, per muratori, per esempio. I responsabili tedeschi (…) insistevano per ottenere il maggior numero possibile di ‘abili al lavoro’. I governi stranieri, da parte loro, insistevano perché le famiglie non fossero smembrate e perché vecchi e bambini si aggregassero ai convogli”. E, ancora, un’altra perla su Auschwitz. Faurisson, riferendosi ad una foto [vedi seconda intervista di cui mi occuperò in seguito]: “Ciò che mi colpisce di questa foto (…) è il comportamento degli ufficiali, dei soldati e dei medici tedeschi. Non si ha l’impressione di essere in presenza di isterici in elmetto, che maneggiavano il nerbo, ma di uomini calmi che ricevevano i convogli e dividevano coloro che arrivavano in diversi gruppi…”.
    Insomma, un vero e proprio comitato di accoglienza! Faurisson esalta il coraggio di un tale Paul Rassinier che ha posto agli ‘storici ufficiali’, chiamati anche ‘sterminazionisti’, una serie di domande che li avrebbero inchiodati alle loro ‘menzogne’, tra di esse, la più inaudita: “Questo ammasso di scarpe significa che si sono gassate delle persone in questo campo oppure che molti detenuti di questo campo erano proprio impiegati a fabbricare scarpe?” Passiamo ora ad occuparci, pur brevemente, di una seconda intervista rilasciata a Storia Illustrata, intitolata: “Faurisson replica a Collotti” [reperibile nel medesimo sito web indicato nella nota 7]. “Come per la precedente intervista,
    anche per la replica – avverte prudentemente la premessa redazionale – le foto e le didascalie che la accompagnano e commentano sono di Robert Faurisson. (Le foto e il testo di Collotti non sono presenti qui).” In questo nuovo testo Faurisson, oltre a ribadire i suoi argomenti favoriti sulle camere a gas e sull’inesistenza di prove al riguardo, è perentorio nel giudizio sull’attendibilità delle foto e sulle relative didascalie: “Nessuna delle sei foto proposte con la risposta del professor Collotti apporta il minimo accenno di prova in favore della realtà delle pretese ‘camere a gas’ o del preteso ‘genocidio’” e
    allerta i lettori: “Osservate bene le sei foto…Poi leggete bene le didascalie che le accompagnano. Misurate quindi l’enorme distanza che corre tra ciò che ciascuna delle foto mostra e ciascuna delle cose che si fa loro dire.” Nella sua furia demolitrice della memoria, che una seria ricerca storica ha faticosamente e dolorosamente ricostruita, Faurisson riesce perfino ad insozzare quella che è l’immagine simbolo della deportazione: il bambino con le mani alzate davanti al mitra puntato del milite delle SS. Secondo Faurisson, non si trattava di deportazione, ma di una semplice misura di sicurezza “in occasione dell’arrivo a Varsavia di una importantissima personalità tedesca”. E non basta, secondo le assai discutibili fonti del ‘professore dell’Università di Lione’ – come indica rispettosamente la nota redazionale – il ragazzo della foto, portato in un posto di
    polizia fu in seguito rilasciato; non fu ucciso e divenne un ricchissimo banchiere londinese [!]. Aggiungiamo un esempio di deduzione che sfugge alle leggi della logica, oltre a contraddire una ormai consolidata verità storica sulla connivenza del Vaticano con i regimi fascisti. Nella suddetta intervista Faurisson afferma: “Ciò che più forse oggi mette in imbarazzo Croce Rossa e Vaticano è dover confessare che: ‘A dire il vero, noi avevamo forse sentito parlare di simili cose (camere a gas e genocidio), ma abbiamo pensato, di fronte alla mediocre qualità delle informazioni e degli informatori, che si trattasse di pura e semplice intossicazione da propaganda di guerra’. Se le autorità del Vaticano e della Croce rossa hanno pensato così – commenta il nostro negazionista – allora, a mio modo di vedere, hanno ragionato in modo giusto…”.
    Bisogna aggiungere che le ‘teorie’ di Faurisson, di cui abbiamo dato solo alcuni esempi, costituiscono un monumento alla menzogna da un lato e all’omissione dall’altro.
    Faurisson, che si fa in quattro per dimostrare l’inesistenza delle camere a gas, ignora o finge di ignorare che ci furono altre forme di gassazione: quelle con l’impiego delle esalazioni di monossido di carbonio o dei gas di scarico dei motori dei camion trasformati in furgoni a chiusura ermetica, dove venivano ammassate le vittime. Il sadico comandante del campo di Auschwitz, Höss, ne parlò diffusamente nel corso del processo di Norimberga. Con cinico orgoglio professionale disse: “La ‘soluzione finale’ del problema ebraico significava il completo sterminio di tutti gli ebrei d’Europa. Mi fu dato l’ordine, nel giugno del 1941, di creare, ad Auschwitz, installazioni per lo sterminio. A quel tempo nel
    Governatorato generale della Polonia esistevano già altri campi di sterminio: Belzec, Treblinka e Wolzek (…). Feci una visita a quello di Treblinka per vedere come si procedeva allo sterminio. Il comandante del campo di Treblinka mi disse di aver liquidato 80.000 persone nel corso di un semestre. (…) Egli usava monossido di carbonio. Ma io non ritenni che i suoi metodi fossero molto efficienti, per cui quando ad Auschwitz organizzai i locali per lo sterminio usai il ciclon B, acido prussico in cristalli che veniva fatto cadere nelle camere della morte da una piccola apertura…”(18).
    Faurisson mette in dubbio la credibilità delle confessioni dei capi nazisti che testimoniarono sui loro delitti a Norimberga e negli altri processi indetti dagli americani, inglesi, polacchi e sovietici. La sua tesi è che gli accusati furono torturati dai “guardiani stalinisti polacchi”, e dai poliziotti americani e inglesi. Accusa inoltre gli avvocati difensori che, secondo lui, avrebbero consigliato ai loro assistiti di confessare, asserendo il falso, per salvarsi dalla forca. Faurisson ignora o finge di ignorare che le tattiche difensive degli accusati furono diverse. Alcuni, come Höss, decisero di vuotare il sacco nascondendosi
    dietro la giustificazione di obbedienza agli ordini superiori. La tattica dei principali esponenti nazisti fu invece quella di dichiarare di essere stati all’oscuro di quello che avveniva nei lager e di scagionare Hitler.“Dinanzi ai giudici del processo di Norimberga, la maggior parte degli esponenti nazisti imputati di crimini di guerra e contro l’umanità protestò di non avere mai saputo nulla degli efferati delitti di cui era stato teatro l’impero
    dominato dal Terzo Reich. (…) Il governatore della Polonia, Hans Frank, il quale era stato uno dei più feroci premeditatori dello sterminio degli ebrei, nella lunga autodifesa scritta nel carcere di Norimberga protestò la sua innocenza: non soltanto egli non aveva alcuna responsabilità per quanto era accaduto ma non aveva mai sentito parlare di Maidanek o di Treblinka, di Sobibor o di Auschwitz: le buone idee di Hitler erano state tradite e guastate dai cattivi metodi di Himmler…”(19). Allo stesso criterio si attenne, tra gli altri, Alfred Rosenberg, uno dei maggiori responsabili della furia antisemita e antislava.
    Faurisson concentra i suoi sforzi nel demolire quello che chiama il ‘mito’ della Shoah, ma ignora o finge di ignorare tutte le altre vittime dello sterminio nazista a cui dedica qualche breve cenno: i politici (triangoli rossi), gli omosessuali (triangoli rosa), gli zingari, gli apolidi deportati nei campi di sterminio. In totale, i deportati furono 12 milioni (tra uomini, donne e bambini), di cui 11 milioni di sterminati (circa la metà erano ebrei)(20).
    In generale – cosa ancor più grave – ignora o finge di ignorare il piano di colonizzazione imperialista del Terzo Reich. Un piano organico, il ‘Nuovo ordine’, che prevedeva tutti gli aspetti dello sfruttamento dei territori occupati dell’Unione Sovietica e della riduzione in schiavitù dei popoli sottomessi: dal lavoro coatto all’appropriazione delle risorse, all’istruzione, alla salute, ecc. Riportiamo alcuni esempi delle idee molto chiare di Hitler al proposito:“Per dominare i popoli che abbiamo sottomessi nei territori ad est del Reich,
    dovremo di conseguenza rispondere nella misura del possibile ai desideri di libertà individuale che essi potranno manifestare, privarli dunque di qualsiasi organizzazione di Stato e mantenerli così a un livello culturale il più basso possibile. Bisogna partire dal concetto che questi popoli non hanno altro dovere che servirci sul piano economico. Il nostro sforzo deve dunque consistere nel trarre dai territori che essi occupano tutto quanto se ne può trarre…”.“In fatto di organizzazione amministrativa, il massimo che si possa loro concedere è un’amministrazione comunale (…). Ma nel creare tali comunità di
    villaggi, dovremo procedere in modo che delle comunità vicine non possano fondersi tra loro. Per esempio, avremo cura di evitare che una chiesa unica serva un ampio territorio. Insomma il nostro interesse sarebbe che ogni villaggio avesse la propria setta, che coltivasse la propria nozione di Dio. E se, come gli indiani e i negri, alcuni avessero a celebrare culti magici, non ci dispiacerebbe affatto. Dobbiamo moltiplicare, nello spazio russo, tutte le cause di divisione (…). E, soprattutto, che non si veda spuntare la ferula dei nostri pedagoghi, con la loro mania di educare i popoli inferiori e la loro mistica della scuola obbligatoria! Tutto quanto i russi, gli ucraini, i kirghisi potrebbero imparare a scuola (non fosse altro che a leggere e scrivere) finirebbe per volgersi contro di noi.(…) Meglio installare un altoparlante in ogni villaggio: dare alcune notizie alla popolazione, e
    soprattutto distrarla. (…). La radio non dovrà impicciarsi di offrire ai popoli sottomessi conversazioni sul loro passato storico. No, musica e ancora musica! La musica leggera provoca l’euforia del lavoro (…). La sola cosa da organizzare nei territori russi è una rete di comunicazioni. Ecco una condizione indispensabile al razionale sfruttamento economico del paese…”. “Circa l’igiene delle popolazioni sottomesse, è perfettamente inutile farle beneficiare delle nostre cognizioni. Il risultato principale di una tale iniziativa sarebbe un aumento enorme del numero degli abitanti. Perciò proibisco assolutamente di organizzare campagne di igiene e di pulizia in dette regioni. In tali territori la vaccinazione obbligatoria dovrà praticarsi solo ai tedeschi…”(21).
    Faurisson ignora o finge di ignorare un altro cardine dell’ideologia nazista e cioè l’identificazione del bolscevismo con l’ebraismo e la loro comune demonizzazione:
    “Ebrei furono coloro che inventarono il marxismo. Ebrei sono quanti da decenni tentano con esso di rivoluzionare il mondo, ebrei sono quelli che ancor oggi si trovano alla sua testa in tutti i paesi. Soltanto nel cervello di un nomade senza razza senza popolo e senza spazio poteva essere escogitata questa diavoleria, e soltanto grazie alla mancanza di coscienza di diavoli in carne ed ossa essa poté passare all’attacco rivoluzionario, poiché il bolscevismo non è altro che il materialismo brutale, che specula sugli istinti più bassi; esso si serve nella sua lotta contro la civiltà occidentale degli istinti più oscuri dell’uomo nell’interesse del giudaismo internazionale.”(22).
    Faurisson ignora o finge di ignorare che la guerra santa contro il bolscevismo giustificò per i capi nazisti il feroce trattamento riservato ai prigionieri di guerra sovietici:
    “… I prigionieri di guerra russi erano più numerosi di tutti gli altri messi insieme – essi ammontavano a circa cinque milioni e 250.000 (…). Due milioni di essi morirono in cattività – di fame, di freddo, di malattia…”(23).
    Faurisson ignora o finge di ignorare il terrore pianificato con il quale si sarebbe condotta l’Operazione Barbarossa. Ai primi di giugno del 1941 Hitler convocò i capi delle tre armi e dettò loro la sua volontà:“La guerra contro la Russia sarà tale da non poter venire condotta in modo cavalleresco. È una lotta fra ideologie e razze diverse e dovrà essere combattuta con una durezza, una spietatezza e una inesorabilità senza precedenti. Tutti gli ufficiali dovranno sbarazzarsi delle loro idee invecchiate (…). Io insisto assolutamente perché i miei ordini siano eseguiti senza discutere. I commissari [sovietici. N.d.r.] sono gli esponenti di ideologie del tutto opposte al nazionalsocialismo. Per cui i commissari dovranno venire eliminati. Saranno scusati… quei soldati [tedeschi. N.d.r.] che violeranno le leggi internazionali. La Russia non ha partecipato alla convenzione dell’Aja, quindi non ha nessun diritto d’appellarsi a tali leggi.”(24)
    In definitiva, con la sua ‘ricostruzione storica’ fatta di menzogne, di ridimensionamenti d el numero delle vittime e di interessati silenzi, Faurisson finisce per riabilitare il nazismo. Alla domanda in questo senso dell’intervistatore di Storia Illustrata, egli risponde evasivamente:“… Ciò che bisogna preoccuparsi di riabilitare o ristabilire è la verità storica
    (…). Se un vecchio nazista venisse a dirmi che le pretese ‘camere a gas’ e il preteso ‘genocidio’ degli ebrei sono una sola e unica menzogna storica lo approverei come se mi dicesse che due e due fanno quattro. Non andrei oltre e lo lascerei alle sue idee politiche.” Faurisson prosegue arrampicandosi sugli specchi:“… non vorrei dare l’impressione di cercare, poco o tanto, di fare l’apologia del nazismo. Credo persino di poter presentare un’analisi severa di questo genere di ideologia. Ma non proporrò questa analisi fintanto che il falso nazismo con il quale ci stancano gli ‘sterminazionisti’ non sarà stato denunciato dall’insieme degli storici ufficiali. Queste persone attaccando un nazismo che non è mai esistito, danno l’impressione di essere incapaci di aggredire la realtà di ciò che il nazismo è stato.”
    Se l’ironia prevalesse sull’indignazione, dovremmo concludere che aspettiamo ansiosamente che Faurisson finalmente ci renda edotti della sua analisi del nazismo.
    Ma se le teorie dell’eroe dei fatti di Teramo sono, come le abbiamo definite, un castello di menzogne e di omissioni, perché occuparsene? Perché il loro diffondersi, veicolato dall’irresponsabilità di taluni ‘difensori della libertà’ di divulgazione della menzogna, comporta delle gravi conseguenze.
    Conseguenze sulla formazione culturale giovanile
    Principale conseguenza di cui denunciare la pericolosità è l’approccio spesso acritico con le teorie negazioniste alle quali soprattutto i giovani accedono attraverso i siti on-line. La ‘navigazione’ in Internet, facilitata dai motori di ricerca, è un potente mezzo tecnologico per reperire un immenso bagaglio di informazioni, e per questo motivo è di grande utilità. Nello stesso tempo, tuttavia, Internet è anche una discarica di rifiuti tossici informativi.
    Per fare un esempio, restando nell’ambito del nostro argomento, ‘navigando’ in quella discarica, ci si può imbattere nel sito di un certo Carlo Mattogno, che si autodefinisce ‘l’unico negazionista italiano’ e, pertanto, senz’ombra di modestia, sostiene che il disegno di legge Mastella sia stato fatto appositamente contro di lui. Questo signore, per non essere da meno dei suoi colleghi stranieri, dei quali peraltro ripete ossessivamente le note tesi, mette in discussione le finalità e l’esistenza di un forno crematorio nella Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio sul territorio italiano (gli altri, di Fossoli e di Borgo S. Dalmazzo, furono concepiti come campi di raccolta di prigionieri da deportare nei lager nazisti). Nella Risiera di San Sabba, definita dallo storico triestino, Elio Apih, “un
    microcosmo delle forme e dei modi della politica nazista di repressione e di sterminio…”25, furono trucidati migliaia di antifascisti italiani, sloveni, croati e jugoslavi e di ebrei deportati per motivi razziali. I loro cadaveri furono bruciati nel forno crematorio appositamente costruito. È una verità incontrovertibile, tangibile per la sua ubicazione, per la possibilità di verificarne le strutture; la sua funzione è suffragata da mille prove, eppure un cosiddetto storico, in cerca di visibilità e notorietà, tenta di demolirla mediante stravaganti illazioni e ridicole motivazioni‘tecniche’. C’è da sottolineare che la maggior parte dei suoi studi è pubblicata da case editrici e da riviste d’ispirazione fascista e nazista, come: Sentinella d’Italia, Avanguardia, L’uomo libero e Orion, a riprova di quanto sia sottile la linea di confine tra negazionismo e fascismo.
    Ma il giovane, o giovanissimo ed inesperto ‘navigatore’, che spesso è ancora affetto da ribellismo generazionale, per il fascino che emanano su di lui le idee contro-corrente, è incline ad accettarle. La pericolosità – soprattutto per i giovani – del facile accesso ad informazioni di discutibile se non inesistente valore storico e scientifico consiste nel fatto che questo tipo d’informazione gode di condizioni di netta superiorità nei confronti
    della circolazione limitata delle pubblicazioni di fondata serietà scientifica, penalizzate dalla loro più difficile reperibilità. Il risultato è una fuorviante formazione intellettuale e politica di molti fruitori di Internet. In particolare per quei giovani lavoratori e studenti-lavoratori che, sollecitati da un’onnivora sete di conoscenza, passano molte ore notturne inchiodati al computer (e si tratta soltanto di una piccola parte della popolazione giovanile proletaria). Le conseguenze di questo tipo non equilibrato di apprendimento comportano, nel migliore dei casi, un ostacolo e un ritardo nella presa di coscienza della loro appartenenza di classe e quindi della conquista di una visione del mondo indipendente da quella della borghesia e, nel peggiore dei casi, l’interiorizzazione di punti di vista reazionari. Quest’ultima eventualità è quella che maggiormente ci preoccupa: ci sono fin troppi giovani proletari nelle file dei gruppi fascisti e razzisti.
    I pericoli sopra indicati si aggravano se il diffondersi di teorie senza alcuna base scientifica, che possono apparire ardite, avviene con l’avallo di sedi universitarie che, anche favorendo il confronto di tesi differenti, ne dovrebbero garantire il requisito irrinunciabile della scientificità. Le confusioni ideologiche“Ideologia: il complesso delle idee e delle mentalità proprie di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico” (Dizionario Devoto-Oli). Negli ultimi due decenni del secolo scorso, in concomitanza con la ‘caduta del muro di Berlino’, assunta a simbolo della scomparsa dei paesi socialisti europei e della dissoluzione dell’URSS, insieme alla predicazione della ‘fine della storia’ e della ‘morte del comunismo’, è stata proclamata la ‘morte delle ideologie’. Il
    diffondersi di questo concetto ha fatto sì che venisse condannata come ‘lettura ideologica’ l’analisi materialista-dialettica, ossia marxista, della realtà presente e passata. In tal modo si è data via libera, ad opera sia dei reazionari sia dei revisionisti, alla criminalizzazione della Resistenza e della lotta partigiana contro il fascismo e il nazismo, e all’esaltazione della ‘memoria condivisa’, cioè alla riabilitazione del fascismo.
    Il rifiuto a priori di servirsi di un riferimento ideologico, purtroppo, è stato interiorizzato anche da importanti settori dei movimenti di lotta anticapitalisti e antimperialisti. Essi si privano, in tal modo, dei preziosi insegnamenti dell’immenso patrimonio teorico accumulato in decenni dal movimento rivoluzionario e comunista e di conseguenza si precludono la possibilità di concorrere allo sviluppo dell’analisi teorica marxista applicata alla realtà attuale, nonché di dare prospettive strategiche alle loro lotte. Non si accorgono che, così facendo, spianano la strada al cosiddetto ‘pensiero unico’, che altro non è che l’ideologia della borghesia imperialista e degli strati più reazionari dei credi
    religiosi. I seppellitori a parole di tutte le ideologie non rinunciano alla propria, anzi pretendono di imporla con valenza universale.
    Impariamo dagli errori
    Le vicende di Teramo e dintorni offrono alla nostra riflessione un intero campionario di confusioni e di errori ideologici.
    Un’unità interclassista
    L’ondata di proteste contro ‘la parola negata’ a Faurisson e le numerose attestazioni di stima e solidarietà per il professor Moffa hanno trovato un’espressione comune in un appello che si richiama alla Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo. Colpisce l’eterogeneità dell’elenco dei firmatari che va dai responsabili di organizzazioni fasciste a rappresentanti di spicco della destra politica, tra i quali troviamo l’avvocato Carlo Taormina, deputato di Forza Italia, noto per aver difeso Erich Priebke (la cui adesione è annunciata con particolare rilievo) e, passando per tutta una galassia di
    riviste on-line, a studenti dell’Università di Teramo, fino al presidente dell’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia di Fermo. Tutti uniti nel grido finale di ‘Viva la libertà!’
    Questa fittizia unità, in nome dell’invocazione ad un’astratta libertà, si dissolverebbe come nebbia al sole davanti alla domanda: ‘libertà per chi?’. La risposta è scritta nella realtà della nostra società, nella quale un ristretto numero di persone gode (ed abusa) di molte libertà: la libertà di sfruttare il lavoro altrui, la libertà di arricchirsi illecitamente, la libertà del possesso dei mezzi di produzione e di beni immobiliari, ecc., ecc., mentre la maggioranza della popolazione è esclusa dall’esercizio delle libertà a cui aspira: la libertà dal bisogno, la libertà dal lavoro salariato, la libertà di avere un tetto per ripararsi, di curarsi e di istruirsi, ecc., ecc. Ma queste semplici considerazioni presuppongono la concezione di una società divisa in classi. Concezione che oggi, con la tabula rasa creata dalla demonizzazione delle ideologie, sembra quasi una bestemmia.
    Antisionismo e negazionismo
    L’elenco di cui sopra include le firme di alcuni redattori e collaboratori di AGINFORM, ed il suo sito web ha dato molto spazio alla solidarietà con Moffa. AGINFORM, Foglio di corrispondenza comunista, come recita la sua testata, ora soltanto on-line, ha al suo attivo un patrimonio di giuste battaglie contro l’imperialismo e a favore dei popoli oppressi, contro le guerre imperialiste e la NATO, contro la partecipazione dei governi e dei militari italiani all’occupazione dell’Iraq e a fianco della resistenza irachena, contro la politica razzista e colonialista dello Stato di Israele e di solidarietà con il popolo palestinese, in difesa del socialismo e dei paesi socialisti. Nell’ultimo periodo ha concentrato la sua attività nella pubblicazione di tre opuscoli sulla ‘questione sionista’, che analizzano la natura del sionismo, le sue origini storiche e la politica sionista dello Stato di Israele. La difesa di Moffa e Faurisson (sia pure in nome della libertà di espressione) è frutto di una grave confusione ideologica tra l’uso politico dell’Olocausto da parte del sionismo, su cui si basa la politica colonialista e razzista dello Stato di Israele, e la negazione dell’Olocausto. Questa sbandata teorica rischia di inficiare un lungo ed utile lavoro informativo.
    Ancora su antisionismo e negazionismo
    Ancor più grave è la completa adesione alla causa di Faurisson-Moffa da parte di Mauro Manno, studioso del Medio Oriente, autore di uno degli opuscoli, di cui si è detto sopra, le cui tesi, sorrette da una ricchissima documentazione, sono di grande interesse. Manno è anche uno dei docenti del master ‘Enrico Mattei’. La sua lettera intitolata: ‘Sostegno al professor Claudio Moffa e al suo impegno in difesa della verità storica’(26) implica il suo giudizio positivo su Faurisson, che sarebbe portatore di molte verità. In essa si legge: “Il professor Faurisson non nega il giudeicidio né la sofferenza ebraica…”. Questa affermazione è falsa: basta confrontarla con le citazioni dello stesso Faurisson riportate in precedenza e con le sue sintetiche conclusioni più volte sbandierate pubblicamente: “le camere a gas e l’Olocausto sono un’unica grande menzogna”. Tralascio di chiosare l’altra parte della lettera che ripete pari pari le tesi negazioniste sulla impossibilità tecnica dell’uso delle camere a gas e sulle presunte falsità e/o contraddizioni delle
    testimonianze ai processi. Tralascio anche di commentare il modo virulento di etichettare la contestazione degli ebrei che “hanno organizzato una spedizione punitiva da Roma…”, perché di questo argomento parlerò più avanti. M’interessa ora mettere in luce un’altra confusione ideologica contenuta nello stesso scritto di Manno.
    ‘Ardire’ o competizione interimperialista?
    Manno scrive: “Oggi gli Stati Uniti, più che della loro potenza militare, si fanno forti di una pretesa ‘autorità morale’ (…) per imporre una politica di guerra in Medio Oriente e reprimere ogni tentativo da parte degli europei di avere una politica estera indipendente, annullando così gli sforzi passati di un Andreotti o un Craxi che avevano l’ardire di contrapporsi allo strapotere americano e all’arroganza israeliana (…). È assolutamente vergognoso che in questo trovino l’appoggio dei rappresentanti, come l’On. Fabio Mussi, di un governo pusillanime e conservatore in politica estera. È bene invece che coloro che hanno creduto in quella politica di maggiore indipendenza, i socialisti, i democristiani, i politici di sinistra o di destra si uniscano e tornino a lottare per dare al nostro paese un futuro di dignità”(27).
    Per uno studioso come Manno dovrebbe essere ovvia la concezione della natura dell’imperialismo (‘fase suprema del capitalismo’ come la definiva Lenin. Ma si sa: le ideologie sono morte). È insito nella natura degli Stati imperialisti impegnarsi in una strenua lotta – che può portare, come ha portato, anche alle guerre interimperialiste – per la spartizione delle zone di influenza militare, politica ed economica. Nella misura in cui lo ritengano conveniente, essi si alleano con altri paesi (nel nostro caso con i paesi arabi), al fine di sottrarsi all’egemonia del paese imperialista più forte (nel nostro caso gli Stati Uniti). Non si tratta quindi di ‘ardire’ o coraggio che dir si voglia, ma di una strategia espansionistica in competizione con altri paesi imperialisti. Si veda, ad esempio nei giorni nostri, l’accanita contesa tra gli Stati Uniti e la Francia per accaparrarsi le enormi risorse
    economiche dei paesi africani. Non è certo una lotta a favore dei popoli, che anzi ne pagano le spese con l’imposizione di governi reazionari e corrotti e con sanguinose faide interne fomentate dalla rivalità tra i paesi dominanti. Manno fa appello ai socialisti, ai democristiani, ai politici di sinistra o di destra perché si uniscano allo scopo di invertire la rotta delle scelte del governo italiano in politica estera e tornino a lottare per dare al nostro paese un futuro di dignità. È proprio sicuro Manno che le persone di quest’ammucchiata abbiano i medesimi interessi in politica estera e in qualsiasi altro campo? Gli pare credibile che le‘virtù’ di Andreotti e di Craxi siano da portare come esempio da imitare per il raggiungimento di ‘un futuro di dignità del nostro paese’?
    Antisionismo e antisemitismo
    Questo è un altro esempio di confusione ideologica di grande rilevanza politica, che si ricollega alle vicende di cui ci stiamo occupando. È una confusione riscontrabile nell’atteggiamento della ‘sinistra’ revisionista, governativa e non, italiana e di altri paesi (particolarmente evidente in Germania per un malinteso senso di colpa collettivo riguardo allo sterminio degli ebrei) nei confronti del cosiddetto conflitto israeliano-palestinese, termine dal quale traspare una posizione di equidistanza tra paese occupante e paese occupato. Questa ‘sinistra’ accusa di antisemitismo ogni giusta critica ad Israele, Stato sionista e razzista, che, a partire dall’occupazione della Palestina e dall’espulsione violenta dei palestinesi dalle loro terre nel 1948, in violazione di tutte le risoluzioni dell’ONU e dei trattati di pace, e grazie all’incondizionato sostegno degli Usa di cui costituisce il bastione in Medio Oriente, si è macchiato di ogni delitto proprio di una potenza occupante: dalle stragi dei civili nei villaggi e nei campi profughi, ai bombardamenti, agli assassinii mirati, allo strangolamento economico della popolazione palestinese, alla negazione dei diritti dei palestinesi di Israele, all’imprigionamento di un’intera popolazione mediante la costruzione del muro. Allo stesso modo è tacciata di antisemitismo, se non di filo-terrorismo, ogni presa di posizione e ogni iniziativa di solidarietà e di lotta a favore del popolo palestinese. Purtroppo l’assurda identità tra antisionismo ed antisemitismo è stata avallata anche dall’autorevole parere del capo dello Stato. Queste concezioni si traducono, nella pratica politica, nella rivendicazione del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele (gli oppressi non devono reagire alle prevaricazioni quotidiane) come condizione preliminare alle trattative di pace (se si può chiamare pace un diktat basato sull’ingiustizia), allineandosi sostanzialmente a quelle
    dell’alleato-amico statunitense. Paradossalmente, ad aumentare la confusione e il disorientamento della parte della popolazione meno politicizzata, si aggiungono le posizioni dei gruppi fascisti non istituzionali (ed in Germania dei gruppi neonazisti) che mascherano il loro reale antisemitismo (gli attentati alle sinagoghe, le profanazioni delle tombe ebraiche e le scritte razziste contro gli ebrei sono opera loro) con la solidarietà per il popolo palestinese.

    Alleanze pericolose
    Alcuni compagni, più che giustamente indignati e disgustati dall’atteggiamento pavido e vile fino al tradimento della causa del popolo palestinese e al sostanziale schieramento a favore dello Stato di Israele, dalle posizioni filo-imperialiste che giustificano la partecipazione italiana alle guerre e ai bombardamenti con i loro‘effetti collaterali’ di massacro delle popolazioni, posizioni che hanno caratterizzato settori sempre più ampi delle forze politiche di ‘sinistra’, non solo governative, sono tentati di stringere alleanze – essi assicurano soltanto tattiche ed in ben determinate circostanze – con i fascisti non istituzionali (quelli in giacca e cravatta, come Fini, vanno in visita in Israele) sulla base dell’occasionale coincidenza di vedute e di posizioni antimperialiste.
    Vorrei obiettare che queste alleanze sono, oltre che moralmente ripugnanti (sento arrivare l’accusa di ‘purismo’), controproducenti perché aumentano la confusione e le divisioni nello schieramento antimperialista e ledono il prestigio dei compagni che le praticano, infide per l’intreccio tra le tendenze golpiste (Forza Nuova di Roberto Fiore e Fronte Nazionale di Adriano Tilgher) e quelle istituzionali (Fiamma Tricolore di Alessandra Mussolini), che attraversano lo schieramento fascista e rendono precario ed instabile l’atteggiamento politico dei loro dirigenti e militanti.
    In queste spurie alleanze con simili forze politiche, sempre pronte a diventare massa di manovra per i burattinai delle stragi, non saremmo noi ad usarle con i nostri tatticismi volti a rimpinguare le assottigliate file del fronte antimperialista, ma sarebbero loro ad usarci per infiltrarsi nel movimento antimperialista e fare proseliti.
    Le velleità anticapitaliste e antimperialiste non sono nuove nel percorso politico dei fascismi. È superfluo ricordare la lezione della storia? Sia il fascismo italiano che il nazismo, nella loro fase ‘infantile’, hanno sbandierato idee anticapitaliste e ‘socialiste’, anche allo scopo di conquistare il favore delle classi lavoratrici, ma successivamente si sono sbarazzati politicamente e fisicamente (la sanguinosa purga contro le SA in Germania) delle loro ali ‘rivoluzionarie’. Era la condizione ‘sine qua non’ per prendere il potere con il consenso delle forze armate e con l’appoggio politico e soprattutto finanziario dei grandi capitalisti e dei proprietari terrieri che, terrorizzati dal pericolo comunista, avevano deciso di giocarsi la carta dell’ ‘uomo forte’, Mussolini in Italia e Hitler in Germania. Senza adempiere questa condizione la loro ascesa al potere sarebbe stata del tutto ‘resistibile’.
    L’ossessione del complotto sionista
    La confusione ideologica tra antisionismo e negazionismo si è presentata, nei fatti di Teramo, nella sua variante capovolta. Sono stati accusati di filo-sionismo e di asservimento alle lobby sioniste tutti coloro che hanno firmato l’appello citato nella prima parte di questo scritto che, con fondate motivazioni si sono dichiarati contrari allo svolgimento della conferenza di Faurisson in sede universitaria. Ma l’ossessione complottarda per cui ogni ebreo è un sionista si è particolarmente manifestata contro il gruppo di ebrei venuti da Roma ‘in macchina’ (è forse un’aggravante?). Abbiamo accennato all’inizio ai fatti che sono seguiti al divieto del rettore dell’Università di far svolgere la conferenza di Faurisson all’interno della sede universitaria. Al termine della conferenza stampa indetta dal professor Moffa, si sono verificati alcuni tafferugli in seguito alle proteste del gruppo di ebrei. In particolare uno di loro, Cesare Di Porto, 57 anni, che gestisce una ‘bancarella’ nei mercati romani, figlio di un ex deportato ad Auschwitz, gridando che suo padre, morto a 53 anni, aveva tatuato sul braccio il numero 180010, ha apostrofato Faurisson chiedendogli se fossero soltanto ‘balle’ gli orrori che il padre gli aveva raccontato. Secondo quanto riferito dalla stampa, la contestazione è finita in rissa e con l’intervento della polizia, come ho ricordato all’inizio. Quello che vorrei sottolineare è che gli ebrei in questione sono stati qualificati con un crescendo di termini criminalizzanti: da facinorosi a squadristi e fascisti e perfino denunciati, in una delle tante lettere di solidarietà con Moffa, come appartenenti a commandos israeliani. La lettera a firma di Daniele Scalia é scritta in inglese ed è reperibile, come tutte le altre, sul sito del master di Moffa. Il suo autore dichiara che gli ‘attaccanti’ “sono membri della Lega Ebraica di Difesa, branca italiana dell’americana ‘J.D.L.’, fondata dal rabbino Mehir Kahane. Questa organizzazione provvede all’addestramento paramilitare dei suoi membri (che sono tutti volontari nel Tsahal, l’esercito israeliano) e ‘sorvegliano’ le zone
    ebraiche di Roma. Le azioni della LED non sono soltanto ‘difensive’: spesso essi attaccano fisicamente persone il cui solo peccato è di aver criticato la politica di Israele. Per esempio nel 1992 i paramilitari della LED (armati di spranghe di ferro e pistole) assaltarono la sede di un piccolo partito politico di destra, il Movimento Politico letteralmente distruggendo sia la sede che il partito (…). Nel 1996, dopo il proscioglimento di Erich Priebke, un anziano ex ufficiale delle SS, i paramilitari ebrei circondarono il Tribunale Militare di Roma, prendendo praticamente in ostaggio i giudici e gli avvocati, finché il Ministero di Giustizia italiano, mediante un ordine incostituzionale, annullò la sentenza del Tribunale militare e ordinò che l’accusato fosse nuovamente incarcerato…”(28) [la traduzione è mia]. L’iter giudiziario del boia delle Fosse Ardeatine, Priebke, venuto alla ribalta nei giorni scorsi in occasione della concessione (successivamente revocata) di poter lasciare il dorato arresto domiciliare in casa del suo avvocato per ‘lavorare’ nello studio del medesimo, è riassunto in una scheda de il manifesto del 14 giugno u.s. e, come si evince da questa, quanto si afferma nella lettera in questione è completamente falso. Priebke fu riarrestato dopo il suo proscioglimento per una richiesta di estradizione da parte della Germania.
    Ho riportato ampi stralci della lettera di Scalia perché essa dimostra il fanatismo antiebraico del suo autore, ed anche perché è l’espressione più oltranzista dell’atteggiamento politico che ha attraversato quasi tutte le attestazioni di stima per il ‘coraggio’ del professor Moffa. I loro autori, mentre invocano la libertà di espressione per chi mette in dubbio l’esistenza della Shoah, negano la libertà di protesta di un gruppo di ebrei, non ‘armati di spranghe di ferro e pistole’, alcuni di essi colpiti direttamente dalla tragedia dello sterminio, che hanno risposto alle affermazioni provocatorie di Faurisson al più con urla e qualche schiaffo e spintone.
    Alla protesta avrebbero potuto partecipare per gli stessi motivi e con le stesse ragioni gli ex deportati nei campi nazisti (quelli rimasti in vita sono sempre meno), coloro che lavorano per conservare e onorare la memoria delle vittime del nazifascismo che, lo ricordo per l’ennesima volta, non furono soltanto gli ebrei, ma gli antifascisti, i comunisti, i partigiani, gli operai deportati per aver partecipato agli scioperi e alle lotte sociali sotto il regime fascista, i prigionieri di guerra che si rifiutarono di collaborare con i nazisti, i ‘diversi’, i non-uomini. La criminalizzazione della protesta, artatamente ingigantita, del gruppo di ebrei, è la conseguenza di atteggiamenti ideologicamente razzisti e politicamente miopi. Identificare tutti gli ebrei con la politica di Israele, così come identificare l’intero popolo americano con la politica di Bush, è un grave errore.
    Fortunatamente esistono ebrei che si oppongono alla politica di Israele, come esistono americani che si oppongono alla politica di Bush. Per ora si tratta di minoranze, tuttavia meritevoli del nostro sostegno e del nostro incoraggiamento. Che esse si allarghino e acquistino una sempre maggiore coscienza è nell’interesse del fronte internazionale delle forze antimperialiste.
    Termino questo scritto con l’invito al confronto e al dibattito su queste tematiche che considero essenziali per la sinistra di classe. Come insegna Engels, la lotta ideologica deve affiancare la lotta politica e quella economica.

    Adriana Chiaia
    NOTE
    1 http://switzerland.indymedia.org/dem...05/49344.shtml.
    2 Cfr. http.//espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/707069.
    3 Cfr, Filippo Gaja, Il secolo corto, Maquis Editore, Milano, 1994, pp. 298-299.
    4 Antonio Gramsci, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma, 1967.
    5 Ibidem.
    6 Domenico Losurdo, in l’ernesto, gennaio-aprile 2007.
    7 Enzo Collotti, in il manifesto, 9 febbraio 2007.
    8 Danuta Czech, Kalendarium. Gli avvenimenti del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau 1939-1945, edizione italiana Mimesis.
    9 http://www.vho.org/aaargh/ital/archi...RF7908xxi.html. Sito web da cui sono tratte tutte le citazioni di Faurisson che seguiranno.
    10 William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1962, pp. 1048-
    1049.
    11 Ibidem, pp. 1048, 1049 e seguenti.
    12 Ibidem, p. 1047.
    13 Walther Hofer, Il Nazionalsocialismo. Documenti 1933-1945, Feltrinelli editore, Milano,
    1964, p. 237.
    14 Ibidem, pp. 237-238.
    15 Op. cit. pp. 241-249.
    16 Enzo Collotti, La Germania nazista, Giulio Einaudi editore, Torino, 1962, p. 169-170.
    17 Walther Hofer, op. cit., pp. 257-258.
    18 William L. Shirer, op. cit., p. 1045.
    19 Enzo Collotti, op. cit., p.143.
    20 ANED, Associazione Nazionale ex deportati politici nei campi nazisti (a cura di), Sterminio in Europa tra due guerre mondiali, Milano, via Bagutta 12, p. 39.
    21 Enzo Collotti, op.cit. pp. 250-251.
    22 Ibidem, p. 162.
    23 William L. Shirer, op. cit., p. 1029.
    24 Ibidem, pp. 898-899.
    25Tristano Matta. “Le deportazioni nella Risiera di San Sabba”, in Atti del Convegno
    organizzato dall’ANED e dalla Fondazione Memoria della Deportazione, tenuto all’interno
    della Risiera di San Sabba, 23 settembre 2004, p. 80.
    26 Mauro Manno, Sostegno al professor Claudio Moffa e al suo impegno in difesa della verità storica ( http://www.pasti.org/manno10.html).
    27 Ibidem.
    28 In: http://www.mastermatteimedioriente.it/Site of the Master’s programme.

  2. #2
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    la sig Chiaia degna comare del clan Bernardini(oni)!
    spero che questo post, non sia altro attacco da parte dei CN!

  3. #3
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    Su questo Forum si postano tutti gli articoli che possono suscitare un dibattito e di certo non sono espressione di una linea politica..quindi?Ognuno posta a livello personale.

  4. #4
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    Pietro! Vera diplomazia la tua!
    cmq, quale altro dibattito si può intavolare in materia dopo i noti fatti e scazzi... interessante sapere cosa "significa" questa proposta!

  5. #5
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    Non capisco di quale" proposta" parli..La mia non è diplomazia ...ma queste sono questioni complesse e non si risolvono con prese di posizione manichee.

  6. #6
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    ho capito! meglio lasciar perdere!
    può essere che ogni volta che vi si chiede una semplice spiegazione, nel caso non credo che Outis non ha riflettuto sul post?
    chiedevo semplicemente, se dietro questa nuova apertura sul dato tema, voleva avere una particolare valenza politica dei CN...cmq chiudo qui!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Sanculotto Visualizza Messaggio
    ho capito! meglio lasciar perdere!
    può essere che ogni volta che vi si chiede una semplice spiegazione, nel caso non credo che Outis non ha riflettuto sul post?
    chiedevo semplicemente, se dietro questa nuova apertura sul dato tema, voleva avere una particolare valenza politica dei CN...cmq chiudo qui!
    Possibile che tu debba sempre vedere il marcio dietro alle questioni?

    Io ho postato l'articolo della Chiaia per mostrare fino a dove può arrivare certo stalinismo italiano...in compagnia, come hai detto tu, del Bernardini, con il quale prima era in rotta... Il bello è che ora si ritrovano dalla stessa parte della barricata contro Moffa.

    Fammi un piacere, Sanculotto: non pensare che tutto quello che si posta sia condiviso o condivisibile da chi lo posta, chiaro?

    La prossima volta, invece di trovare dietrologie (difficili) e buttare in mezzo tutto il gruppo, gradirei che facessi domande e ricevessi risposte. Non si può attaccare ogni volta in questo modo. Poi ti chiedi perché mi incazzo e perché scazziamo...basterebbe solo non vedere il marcio dove non ce n'è. Ovvio, io non sono di altre riviste che ospitano volentieri interventi antiebraici, ma credo che qui il discorso sul Comitato per la libertà avrebbe comunque trovato uno spazio adeguato se tali questioni fossero state affrontate con più pacatezza, precisione e lungimiranza.

    Cari saluti

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Possibile che tu debba sempre vedere il marcio dietro alle questioni?

    Io ho postato l'articolo della Chiaia per mostrare fino a dove può arrivare certo stalinismo italiano...in compagnia, come hai detto tu, del Bernardini, con il quale prima era in rotta... Il bello è che ora si ritrovano dalla stessa parte della barricata contro Moffa.

    Fammi un piacere, Sanculotto: non pensare che tutto quello che si posta sia condiviso o condivisibile da chi lo posta, chiaro?

    La prossima volta, invece di trovare dietrologie (difficili) e buttare in mezzo tutto il gruppo, gradirei che facessi domande e ricevessi risposte. Non si può attaccare ogni volta in questo modo. Poi ti chiedi perché mi incazzo e perché scazziamo...basterebbe solo non vedere il marcio dove non ce n'è. Ovvio, io non sono di altre riviste che ospitano volentieri interventi antiebraici, ma credo che qui il discorso sul Comitato per la libertà avrebbe comunque trovato uno spazio adeguato se tali questioni fossero state affrontate con più pacatezza, precisione e lungimiranza.

    Cari saluti
    Potresti spiegare cosa intendi con più "pacatezza, precisione e lungimiranza"?
    Giampaolo Cufino

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da cornelio Visualizza Messaggio
    Potresti spiegare cosa intendi con più "pacatezza, precisione e lungimiranza"?
    Mi sembrava strano che tu non fossi ancora intervenuto...

    Sì, è molto semplice. Se rileggi il modo in cui fu affrontata la questione legata a Moffa, Faurisson e i fatti di Teramo, ti accorgi che i toni furono immediatamente esasperati, togliendo la possibilità di analizzare e discutere per bene la questione. Ciò comportò la chiusura del thread e di tutti quelli ad esso succedutisi e la totale assenza dal web delle tematiche trattate, se non sui siti di Moffa e su quelli di estrema destra, consegnando, di fatto, una sacrosanta battaglia di libertà in mani sbagliate. Tutto qui.

    Io sono e continuerò ad essere per la libertà di pensiero, di parola e d'espressione e continuerò a combattere per questo, ma non cadrò di nuovo negli errori del passato, che inficiano la lotta sostenuta, come quello del "complotto ebraico" e via dicendo.

    Ciao

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Sanculotto Visualizza Messaggio
    Pietro! Vera diplomazia la tua!
    cmq, quale altro dibattito si può intavolare in materia dopo i noti fatti e scazzi... interessante sapere cosa "significa" questa proposta!

    Veramente qui dentro si sono aperte durante la tua "assenza" decine e decine di discussioni in cui non sei intervenuto. Si apre questa discussione e zac ecco che compari. Dunque? Che debbo pensare. A quanto pare sei tu che non sei interessato ad intavolare nessun altro dibattito che non sia questo. Forse dovrei chiamare la tua "assenza" disinteresse.

    A luta continua

 

 
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