Buttiglione: proporzionale sul modello tedesco. Il premier: parliamone
Presidenzialismo Anzi no, cancellierato
Angela Azzaro
In attesa di aver tutti ai suoi piedi, Silvio Berlusconi non si scoraggia e fa già vedere che cosa significhi essere il padrone del paese. Intanto il controllo dei mezzi di informazione pronti a farti dire quello che vuoi quando vuoi. In pieno dibattito sul presidenzialismo e sulla Fiat, ieri il premier non pago di come era stato interpretato il suo pensiero si è fatto ospitare dal Tg4 di Fede per chiarire perbene la sua proposta. I contorni sono sempre gli stessi: il presidenzialismo non si tocca, è necessario. «Fa parte - ha spiegato - del nostro programma dal '94. E per far sì che alcune riforme vengano approvate prima della fine di questa legislatura, dobbiamo inoltrarle al Parlamento nel 2003». Nessuna accelerazione allora, né - ha voluto sottolineare Berlusconi - alcuna volontà di cacciare anzitempo Ciampi.
Che il Cavaliere sia disposto a tutto ma proprio a tutto pur di sedersi sul trono, lo si è visto con la devoluzione. Ora la palla passa al presidenzialismo, ma anche questa volta il premier deve fare i conti con l'Udc, che guarda invece con favore al proporzionale e al cancellierato alla tedesca, proposta lanciata al congresso dell'Udc da Rocco Buttiglione. Berlusconi si dice disponibile, arrivando a ipotizzare una formula mista tra presidenzialismo e sistema proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza. Strada prospettata anche da Antonio Tajani di Forza Italia, capogruppo Fi-Udc a Strasburgo, che a margine del congresso centrista ha mandato un messaggio chiaro: «Presidenzialismo e proporzionale sono compatibili». Apertura che piace a Rocco Buttiglione, anche se Pierferdinando Casini manda a dire di no, le due cose non stanno insieme. Dal punto di vista formale è vero - presidenzialismo e sistema proporzionale non sono conciliabili - ma è anche vero che dal punto di vista politico lo spazio della mediazione tra le due esigenze è ancora tutto da agire e da verificare. Lo sa bene Berlusconi, così come Casini che intanto riceve più di un segnale di attenzione, tanto da portare a casa anche la disponibilità a discutere di proporzionale da parte di Alleanza nazionale, per eccellenza partito presidenzialista.
Chi ha perso la bussola è, ancora una volta, il centrosinistra. Non pago di aver aperto la strada alla devoluzione-dissoluzione di Bossi, continua a guardare indietro, senza riuscire a far un minimo di autocritica. Davanti alla deriva plebiscitaria, la risposta dell'Ulivo - a parte alcune importanti eccezioni come parti della sinistra Ds o della Margherita come il caso del senatore Nicola Mancino - è difendere il sistema maggioritario. «Le dichiarazioni di Berlusconi sul presidenzialismo - accusa l'ex leader del centrosinistra, Francesco Rutelli - sono una controffensiva rispetto al fiasco della sua azione di governo, ma non c'è nessun contenuto e nemmeno una proposta». Salvo poi rendersi conto che neanche l'Ulivo ne ha una precisa, comune, se non quella diffusa ma non unica di dire no «al ritorno di una legge proporzionale».
Di idee sulla riforma del governo Massimo D'Alema ne ha da vendere e le presenterà a tutta la coalizione. Il nucleo della proposta, descritta venerdì dal suo giornale, Il riformista, è quello del rafforzamento dei poteri del governo. «Il premier - spiega il presidente dei Ds - è già oggi scelto dai cittadini che, sulla scheda elettorale trovano il nome del candidato. Costituzionalizziamo questa realtà di fatto e diamo al primo ministro i poteri conseguenti».
Ma che piaccia o no a D'Alema, il proporzionale rientra a pieno titolo nell'agenda politica, incrociando la battaglia politica di Rifondazione comunista per dare una risposta alla crisi di rappresentanza. «Il Prc - spiega il deputato Giovanni Russo Spena - è sicuramente a favore del cancellierato tedesco con sistema elettorale proporzionale. E' questa la nostra proposta di legge presentata anche con Cesare Salvi dei Ds e Nicola Mancino della Margherita. Del resto siamo davanti a una degrado democratico tale che il rilancio della rappresentanza pluralista non è più rinviabile».




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