«Si dirà: ma perché i parlamentari non sono stati indagati? Semplice: perché l’unica eventuale prova a loro carico è proprio nelle telefonate, attualmente non utilizzabili. Potranno essere indagati soltanto se il Parlamento autorizzerà i magistrati a usarle. Altrimenti finiranno al macero, e l’indagine non potrà neppure iniziare». Nell'alluvione di commenti campati in aria sull'azione di Clementina Forleo, un articolo di Marco Travaglio utile a capire perché la magistrata ha agito in questo modo.
Il telefono la tua voce
di Marco Travaglio

A due anni esatti dallo scandalo di Bancopoli, si completa il quadro degli interventi politici nelle scalate di Bpl ad Antonveneta, di Unipol a Bnl e di Ricucci alla Rcs. Il gup Clementina Forleo ha esaminato le 73 telefonate intercettate sulle utenze di Fiorani, Ricucci e Consorte con sei uomini politici (D’Alema, Fassino e Latorre dei Ds e Grillo, Comincioli e Cicu di FI), che la Procura chiede di usare nel processo che va a incominciare. E ha deciso di trasmetterne al Parlamento, per la necessaria autorizzazione, 68 che, a suo avviso, hanno rilevanza penale, certamente per i tre furbetti, ma forse per alcuni parlamentari. Per capire qualcosa in questa jungla di procedure, occorre fare un passo indietro all’estate del 2003, quando il Parlamento varo’ all’unanimita’ la legge Boato. Da allora, per usare l’intercettazione di un inquisito che parla con un parlamentare, il giudice deve chiedere il permesso al Parlamento. Anche se il processo riguarda l’inquisito, non il parlamentare. Se le Camere rispondono picche o non rispondono affatto, il giudice deve distruggere la bobina e la trascrizione, cioe’ la prova del reato. Percio’ la gip Forleo ha fatto trascrivere le telefonate da un perito, ha depositato la perizia a disposizione delle parti perche’ i pm e gli indagati e i loro avvocati ne avessero contezza (cosi’ come i giornali e l’opinione pubblica, non essendo piu’ gli atti coperti da segreto), ha valutato la rilevanza penale delle conversazioni e ieri ha chiesto alle Camere il permesso di usarle. Ora la palla passa alla giunta per le autorizzazioni a procedere che dovra’ proporre all’aula di concedere o negare l’ok, poi l’aula votera’. Finora si era pensato che le telefonate avessero rilevanza penale solo a carico dei furbetti, gia’ da tempo imputati per vari reati finanziari (per esempio, le informazioni sul controllo occulto del 51 per cento di Bnl comunicate da Consorte a Fassino configurano un presunto insider trading a carico di Consorte). Ora la Forleo sostiene che potrebbero averne anche a carico di alcuni parlamentari. A proposito dei pacchetti azionari della Bnl controllati da Bonsignore e Caltagirone, dei quali s’interessarono D’Alema e Latorre. E - scrive la Forleo - a proposito dei berlusconiani (Cicu e Comincioli, ma anche - come ha rivelato Ricucci a verbale - Gianni Letta) che nella scalata Rcs fungevano da "supporter interessati alla buona riuscita della stessa per finalità altrettanto evidentemente comprensibili in quanto legate alla tipologia del gruppo oggetto della scalata in questione". Si dira’: ma perche’ i parlamentari non sono stati indagati? Semplice: perche’ l’unica eventuale prova a loro carico e’ proprio nelle telefonate, attualmente non utilizzabili. Potranno essere indagati soltanto se il Parlamento autorizzera’ i magistrati a usarle. Altrimenti finiranno al macero, e l’indagine non potra’ neppure iniziare. I parlamentari gia’ raggiunti da elementi di prova autonomi dalle intercettazioni, invece, sono indagati da tempo: il leghista Calderoli, i forzisti Brancher e Grillo, l’Udc Tarolli, tutti accusati di aver ricevuto denaro da Fiorani. "Sarà proprio il placet del Parlamento - scrive la Forleo - a rendere possibile la procedibilità penale nei confronti di suoi membri, inquietanti interlocutori di numerose di dette conversazioni soprattutto intervenute sull'utenza in uso al Consorte - i quali all'evidenza appaiono non passivi ricettori di informazioni pur penalmente rilevanti nè personaggi animati da sana tifoseria per opposte forze in campo, ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata". A questo punto, per dissipare qualunque sospetto di pretese impunitarie, sara’ bene che le Camere autorizzino l’ uso di tutte le telefonate. Tantopiu’ se gli interessati ritengono di non aver nulla da nascondere. Anche perche’ molto presto le Camere dovranno pronunciarsi su altre intercettazioni per fatti ancor piu’ gravi: quelle tra il faccendiere Mario Scaramella e il presidente della Mitrokhin Paolo Guzzanti; quelle tra l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu e Luciano Moggi per salvare la Torres dalla retrocessione; quelle tra Berlusconi e Cuffaro sulle notizie riservate che l’allora premier apprendeva - non si sa da chi ne’ a quale titolo - "dall’ufficio che si occupa di queste cose", cioe’ dai pm di Palermo che indagavano sul governatore per i suoi rapporti con la mafia. Se, negandone l’uso ai giudici, il Parlamento bloccasse indagini anche sulle deviazioni della Mitrokhin, sulle fughe di notizie dalla Procura di Palermo e sui complici di Calciopoli, sospetto si aggiungerebbe a sospetto.


Marco Travaglio
(21 Luglio 2007)

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