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Discussione: Per esempio...

  1. #1
    Deneb
    Ospite

    Thumbs down Per esempio...

    Così il Veneto finanzia lo Stato

    Risultati sconcertanti nel convegno “I costi del non federalismo”

    nostro inviato igor iezzi
    --------------------------------------------------------------------------------
    Ogni cittadino del Veneto paga ogni anno 13.247 euro di tasse; per lui l’amministrazione pubblica spende 10.734 euro. Quindi ogni veneto ha un credito nei confronti dello Stato di 2.513 euro.
    Dove finiscono questi soldi? In una sperequazione che discrimina le regioni virtuose, il Nord, privilegiando il solito meridione. Infatti mediamente il cittadino calabrese dovrebbe ogni anno allo Stato 3.473 euro. Il residuo fiscale del Veneto (differenza tra tutte le entrate che le amministrazioni pubbliche prelevano in un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese) è pari a 11 miliardi e mezzo di euro, più o meno il Pil della Lettonia. Prodotto interno lordo che Roma si porta via. Per darlo a chi? La Sicilia ha un saldo negativo di oltre 14 miliardi di lire.
    Queste sono le cifre fornite durante il convegno “Federalismo fiscale: i costi del non federalismo” al quale hanno partecipato i principali attori di Verona: Flavio Tosi, sindaco della città, Ferdinando Albini, presidente dell’Upa Confartigianato, Fernando Morando, presidente della Confcommercio, e Gian Angelo Bellati, direttore Unioncamere del Veneto. Durante l’incontro sono stati presentati i dati di una ricerca condotta da Unioncamere che sottolineano quanto la Lombardia e il Veneto, e in generale la competitività dell’intero Paese, siano danneggiati da una struttura centralista dello Stato. Con ricadute pesanti e dirette sui cittadini. Se il Veneto potesse tenersi tutti i propri soldi, la spesa sociale potrebbe balzare da 3.220 euro pro capite a 5.734, con un aumento del 78%.
    Perché i cittadini veneti ottengono dal complesso delle amministrazioni pubbliche (Stato ed enti locali) quantità di risorse talmente inferiori alle tasse che versano? Colpa, spiega Bellati, di Roma e del suo modo di gestire la perequazione. Infatti, dopo che i soldi vengono sottratti al Veneto e trasferiti, per una solidarietà mal gestita, alle regioni meridionali succede una cosa che fa infuriare perfino i pacati rappresentanti delle categorie: «Il Veneto esprime il 9,3% del Pil nazionale, ma per effetto dei parametri utilizzati nei trasferimenti perequativi crolla, in termini di risorse pro capite, dal terzo al dodicesimo posto» osserva Morando.
    Mentre si discute di questo, la sala si riempie, le prime file sono occupate dalla classe dirigente di Verona. Tutti, parlamentari, assessori, consiglieri comunali, rappresentanti delle categorie. Tutti, meno gli esponenti di quella sinistra che governa a Roma e da cui dipendono le scelte sul federalismo fiscale. Un’assenza vistosa ma comprensibile, in un certo senso. Perché i rappresentanti delle categorie, non hanno certo lesinato toni duri e parole forti nei confronti di Roma, imitando spesso gli slogan della Lega Nord. Roma, i dipendenti pubblici, la sinistra che tassa, la burocrazia, il centralismo, non sono concetti e idee che appassionano dentro la Sala convegni della Gran Guardia, in Piazza Brà a Verona.
    È il Veneto che rompe gli indugi e chiede federalismo. «Per forza - ha osservato Tosi - nonostante le promesse, fino ad oggi si è visto solo il falso federalismo, che ha instaurato un meccanismo che porta gli enti locali ad aumentare le tasse, trasferendo le competenze ma non le risorse. In realtà le cifre e i dati che sono stati illustrati dimostrano i danni della mancata applicazione del vero federalismo fiscale». Albini sottolinea come «da anni Confartigianato sostenga il federalismo. Siamo convinti che la capacità di rispondere alle esigenze della piccola impresa è direttamente proporzionale all’individuazione del livello più basso possibile di autorità per progettare e gestire la soluzione ai problemi». Dopo aver criticato la contrattazione nazionale, Albini ha sottolineato come «le resistenze al cambiamento siano ampiamente presenti in ogni ambiente romano, Per questo il federalismo è una conquista impegnativa che richiede coraggio, coerenza e determinazione. Non per togliere agli altri ma per valorizzare tutti i territori nel rispetto dei loro diritti».
    _________________

  2. #2
    W il Patriottismo Siciliano!
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    Citazione Originariamente Scritto da Deneb Visualizza Messaggio
    Così il Veneto finanzia lo Stato

    Risultati sconcertanti nel convegno “I costi del non federalismo”

    nostro inviato igor iezzi
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    Ogni cittadino del Veneto paga ogni anno 13.247 euro di tasse; per lui l’amministrazione pubblica spende 10.734 euro. Quindi ogni veneto ha un credito nei confronti dello Stato di 2.513 euro.
    Dove finiscono questi soldi? In una sperequazione che discrimina le regioni virtuose, il Nord, privilegiando il solito meridione. Infatti mediamente il cittadino calabrese dovrebbe ogni anno allo Stato 3.473 euro. Il residuo fiscale del Veneto (differenza tra tutte le entrate che le amministrazioni pubbliche prelevano in un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese) è pari a 11 miliardi e mezzo di euro, più o meno il Pil della Lettonia. Prodotto interno lordo che Roma si porta via. Per darlo a chi? La Sicilia ha un saldo negativo di oltre 14 miliardi di lire.
    Queste sono le cifre fornite durante il convegno “Federalismo fiscale: i costi del non federalismo” al quale hanno partecipato i principali attori di Verona: Flavio Tosi, sindaco della città, Ferdinando Albini, presidente dell’Upa Confartigianato, Fernando Morando, presidente della Confcommercio, e Gian Angelo Bellati, direttore Unioncamere del Veneto. Durante l’incontro sono stati presentati i dati di una ricerca condotta da Unioncamere che sottolineano quanto la Lombardia e il Veneto, e in generale la competitività dell’intero Paese, siano danneggiati da una struttura centralista dello Stato. Con ricadute pesanti e dirette sui cittadini. Se il Veneto potesse tenersi tutti i propri soldi, la spesa sociale potrebbe balzare da 3.220 euro pro capite a 5.734, con un aumento del 78%.
    Perché i cittadini veneti ottengono dal complesso delle amministrazioni pubbliche (Stato ed enti locali) quantità di risorse talmente inferiori alle tasse che versano? Colpa, spiega Bellati, di Roma e del suo modo di gestire la perequazione. Infatti, dopo che i soldi vengono sottratti al Veneto e trasferiti, per una solidarietà mal gestita, alle regioni meridionali succede una cosa che fa infuriare perfino i pacati rappresentanti delle categorie: «Il Veneto esprime il 9,3% del Pil nazionale, ma per effetto dei parametri utilizzati nei trasferimenti perequativi crolla, in termini di risorse pro capite, dal terzo al dodicesimo posto» osserva Morando.
    Mentre si discute di questo, la sala si riempie, le prime file sono occupate dalla classe dirigente di Verona. Tutti, parlamentari, assessori, consiglieri comunali, rappresentanti delle categorie. Tutti, meno gli esponenti di quella sinistra che governa a Roma e da cui dipendono le scelte sul federalismo fiscale. Un’assenza vistosa ma comprensibile, in un certo senso. Perché i rappresentanti delle categorie, non hanno certo lesinato toni duri e parole forti nei confronti di Roma, imitando spesso gli slogan della Lega Nord. Roma, i dipendenti pubblici, la sinistra che tassa, la burocrazia, il centralismo, non sono concetti e idee che appassionano dentro la Sala convegni della Gran Guardia, in Piazza Brà a Verona.
    È il Veneto che rompe gli indugi e chiede federalismo. «Per forza - ha osservato Tosi - nonostante le promesse, fino ad oggi si è visto solo il falso federalismo, che ha instaurato un meccanismo che porta gli enti locali ad aumentare le tasse, trasferendo le competenze ma non le risorse. In realtà le cifre e i dati che sono stati illustrati dimostrano i danni della mancata applicazione del vero federalismo fiscale». Albini sottolinea come «da anni Confartigianato sostenga il federalismo. Siamo convinti che la capacità di rispondere alle esigenze della piccola impresa è direttamente proporzionale all’individuazione del livello più basso possibile di autorità per progettare e gestire la soluzione ai problemi». Dopo aver criticato la contrattazione nazionale, Albini ha sottolineato come «le resistenze al cambiamento siano ampiamente presenti in ogni ambiente romano, Per questo il federalismo è una conquista impegnativa che richiede coraggio, coerenza e determinazione. Non per togliere agli altri ma per valorizzare tutti i territori nel rispetto dei loro diritti».
    _________________
    Ste cose le sappiamo: sono discorsi triti e ritriti. E' la solita congettura che chi ha di più paga di più, e chi ha di meno paga di meno. Allora, dico io, favoriamo questo benedetto sviluppo del Sud e della Sicilia, così che non vi possiate più lamentare di versare più tasse di altri.
    Ma vi è anche da dire che è proprio la Sicilia a pagare il prezzo più altro, sia economico che umano, dato che quello che chiami il 'solito meridione' non percepisce effettivamente alcunché (se non una misera percentuale) dei soldi di cui stai parlando, perché ciò che i Veneti spendono in più non va di certo a favorire l'incremento necessario d'infrastrutture o di altre opere necessarie al miglioramento della vivibilità siciliana, ma vengono intascati da 'chissacchì' e 'chissaccome', e tutto ciò danneggia sia voi che, soprattutto, noi, che siamo ancora costretti ad emigrare per poter vivere.

    Si parla e si straparla di queste stramaledette tasse che ci stanno soffocando, ma nessuno si chiede realmente che fine facciano i nostri soldi. Noi stiamo vedendo solo peggiormaneti, e su più campi, e so solo che chi governa la nostra Regione, cullandosi nel dire "La Mafia fa schifo", è il primo che dimostra quotidianamente di avere più lui a che fare con la Mafia che Bernardo Provenzano... eppure è ancora lì, seduto comodamente sotto uno scudo crociato con sù scritto 'Libertas' di un partito politico per nulla siciliano...

  3. #3
    Deneb
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    Citazione Originariamente Scritto da Federico III Visualizza Messaggio
    Ste cose le sappiamo: sono discorsi triti e ritriti. E' la solita congettura che chi ha di più paga di più, e chi ha di meno paga di meno. Allora, dico io, favoriamo questo benedetto sviluppo del Sud e della Sicilia, così che non vi possiate più lamentare di versare più tasse di altri.
    Ma vi è anche da dire che è proprio la Sicilia a pagare il prezzo più altro, sia economico che umano, dato che quello che chiami il 'solito meridione' non percepisce effettivamente alcunché (se non una misera percentuale) dei soldi di cui stai parlando, perché ciò che i Veneti spendono in più non va di certo a favorire l'incremento necessario d'infrastrutture o di altre opere necessarie al miglioramento della vivibilità siciliana, ma vengono intascati da 'chissacchì' e 'chissaccome', e tutto ciò danneggia sia voi che, soprattutto, noi, che siamo ancora costretti ad emigrare per poter vivere.

    Si parla e si straparla di queste stramaledette tasse che ci stanno soffocando, ma nessuno si chiede realmente che fine facciano i nostri soldi. Noi stiamo vedendo solo peggiormaneti, e su più campi, e so solo che chi governa la nostra Regione, cullandosi nel dire "La Mafia fa schifo", è il primo che dimostra quotidianamente di avere più lui a che fare con la Mafia che Bernardo Provenzano... eppure è ancora lì, seduto comodamente sotto uno scudo crociato con sù scritto 'Libertas' di un partito politico per nulla siciliano...
    Ragionamento che non fa una grinza.

    Due domande:

    1) Dalla tua risposta, mi pare di capire che sui capitali che arrivano (poi sprecati o, peggio, spartiti) continuereste a farci conto. Tali capitali non arrivano dalla Sicilia. Non è un po' (tanto) comodo invocare l'indipendenza dell'isola su queste basi? Tanto più che lo Statuto siciliano concede alla Sicilia libertà e prerogative che per altre regioni sono pura utopia.

    2) Spesso vi lamentate, voi Siciliani, di chi (malamente) governa in Sicilia. Tali governanti chi li ha scelti?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Deneb Visualizza Messaggio
    Ragionamento che non fa una grinza.

    Due domande:

    1) Dalla tua risposta, mi pare di capire che sui capitali che arrivano (poi sprecati o, peggio, spartiti) continuereste a farci conto. Tali capitali non arrivano dalla Sicilia. Non è un po' (tanto) comodo invocare l'indipendenza dell'isola su queste basi? Tanto più che lo Statuto siciliano concede alla Sicilia libertà e prerogative che per altre regioni sono pura utopia.

    2) Spesso vi lamentate, voi Siciliani, di chi (malamente) governa in Sicilia. Tali governanti chi li ha scelti?
    1) L'Italia non permette lo sviluppo della Sicilia, soprattutto a causa del suo isolamento rispetto al centro del mercato europeo che è indubbiamente più prossimo alla zona industriale del Nord Italia. L'industrializzazione della Sicilia imporrebbe un ingresso, nella concorrenza, non indifferente, atta a disturbare e, quindi, a destabilizzare il già precario equilibrio industriale italiano, senza contare la maggiore dispendiosità del trasporto merci da una zona geograficamente più lontana come la Sicilia verso il già citato centro di mercato europeo. In tutto ciò, la Mafia risulta un comodo alleato per tenere in qualche modo a bada una popolazione che, nel frattempo (anche grazie al tartassamento mediatico e scolastico), si è assopita, dimentica della proria storia, lingua e cultura, convintasi di essere solo un popolo di mentecatti, di fannulloni e che la Sicilia sia solo una terra buona per essere mollata al suo putrido destino, che è l'abbandono. In tutto ciò, isole come le Fær Øer o (ancor più vicina alla situazione siciliana) Malta, vivono in pace e serenità con i propri mezzi di sussistenza, dando ai commerci non la preponderanza che, invece, renderebbe l'Italia (o, almeno, la metà di essa) la VII potenza economica mondiale.
    Una volta che la Regione Siciliana non si rivolgesse più alla pseudo-sussistenza dovuta da Roma a scapito di altre zone italiane (dico 'pseudo-' perché, come detto, la Sicilia è effettivamente abbandonata a sé stessa), la Sicilia si concentrerebbe necessariamente ad un'economia diversa, che possa davvero renderla uno Stato autonomo, come l'economia odierna non riesce a fare, e ciò perché la Sicilia fa parte di un sistema economico che non le giova, poichè per essa inattuabile (dato che ogni regione geografica, date le sue particolarità territoriali, ma anche culturali, non può applicare sul proprio territorio un'economia che vada bene per altri tipi di territori con altre e specifiche caratteristiche). I commerci siciliani si rivolgerebbero nuovamente al mare; le risorse minerarie e di idrocarburi sarebbero più che sufficienti per dar sviluppo al solo territorio siciliano (contenente 5 milioni di persone); le fonti d'energia rinnovabile non mancano (sole e vento non scarseggiano di certo); senza contare il turismo (avendo, la Sicilia, la percentuale di beni culturali maggiore rispetto al resto d'Italia ed un patrimonio naturalistico unico al mondo)... Ciò per dirti che la Sicilia avrebbe come riprendersi da un taglio di questo cordone ombelicale che ci lega a Roma e che ci da il minimo non per vivere, ma per sopravvivere, consapevoli del fatto che, se solo diventassimo indipendenti, potremmo far tornare in nemmeno troppo tempo questa Isola come esiste soltanto nei nostri sogni, e come, magari, i patrioti cechi sognarono la propria Repubblica Ceca dopo il crollo del Comunismo e la secessione dalla Repubblica Slovacca, e come oggi è prossima all'ingresso in Europa.

    2) Basta guardare come è stato eletto Cammarata, il sindaco di Palermo, soli due mesi fa: i brogli elettorali sono stati e-vi-den-tis-si-mi, ma nemmeno la DIGOS ha mosso un dito, né lo sta facendo, per far chiarezza su questa vergogna infinita. Aggiungiamo, in tutto ciò, i siciliani che votano ignaramente e speranzosi di scegliere la parte meno marcia della mela (con una buona dose di clientelismo, unica speranza per poter tentare una vita in questa giungla) ed i veri e propri mafiosi che danno il loro sostegno a pesonaggi come questi, ed il quadro è completo.

 

 

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