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Discussione: Turigliatto non c'è

  1. #1
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    Predefinito Turigliatto non c'è

    Al Senato dibattito su missioni D'Alema: «Cerco consenso largo»

    Battaglia su mozioni, Turigliatto non c'è




    Voto ad alta tensione in Senato sulle missioni italiane all'estero, lo scivoloso terreno su cui nel febbraio scorso era caduto il governo.
    Iniziata la relazione del ministro degli Esteri D'Alema. «Sono persuaso che la previsione di legge che impone al governo di informare il Parlamento sulle missioni italiane all'estero non debba essere una mera routine ma l'occasione per un confronto tra governo e Parlamento sulla politica estera», uno «scambio vitale per individuare gli interessi del Paese e cercare un consenso largo».
    Grande importanza è stata data alla questione dell'abolizione della pena di morte. «Sulla moratoria delle esecuzioni e per l'abolizione della pena di morte c'è in Europa un impegno condiviso per la presentazione di una risoluzione, di cui si stanno definendo gli ultimi dettagli in sede Ue, e registriamo importanti progressi».
    D'Alema, infatti, spiega che nel suo ultimo viaggio in Africa ha registrato un interesse «e alcuni paesi africani saranno co-sponsor di questa iniziativa». Ma, dice ancora, «il banco di prova sarà il prossimo 25 settembre quando si riunirà l'assemblea generale dell'Onu. Entro ottobre, poi, sarà presentata la risoluzione dai paesi europei e da alcuni co-sponsor».
    Un risultato che per D'Alema «premia la costanza delle organizzazioni della società civile, ma anche l'azione del parlamento, della diplomazia e del governo italiano. Il paese su questa battaglia di civiltà è unito per intenti e fini, cosa che purtroppo non è frequente».
    D'Alema ha poi richiamato la necessità di «evitare vittime civili in Afghanistan». «L'obiettivo strategico» dell'Italia è quello «di una conferenza di pace». «La vera battaglia è avere il consenso del popolo».
    Poi i problemi del Libano, «paese in cui il nostro sforzo è stato più grande».
    Rimane l'incertezza sul voto. Da quest'anno il finanziamento delle missioni viene deciso annualmente e quindi quello previsto per questa sera alle 20,30 è un voto tutto politico che si annuncia come un'ennesima strettoia per la maggioranza.
    Sono nove le risoluzioni, di cui sette presentate dall'opposizione, su cui avverrà il confronto dopo la relazione del ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
    Stringatissimo il documento della maggioranza che ha tra i primi firmatari la presidente dei senatori dell'Ulivo Anna Finocchiaro: «Udita la relazione del ministro si approva». La Cdl ha promesso battaglia in Aula per impedire, ha denunciato il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani, «un tentativo della maggioranza alquanto maldestro, quello di fare passare un principio: se passa la mozione Finocchiaro che approva la relazione del governo non si votano le altre risoluzioni dell'opposizione. Noi non ci stiamo».
    Sarà questo il fronte su cui il centrodestra promette battaglia in Aula, ovvero poter presentare delle mozioni "in corsa", su alcuni punti dell'intervento di D'Alema. Due sarebbero già pronte, ad opera di Roberto Calderoli, esperto di "trappole" per l'Unione al Senato.
    C'è poi la risoluzione presentata "dissidente" Fernando Rossi, dove si dice no all'allargamento della base statunitense a Vicenza. Un testo sul quale, in capigruppo, si è discusso per l'ammissibilità, con la questione rinviata all'Aula. Il senatore ex Pdci ha annunciato che voterà solo il suo documento uscendo poi dall'aula. E intanto, assicurano i bene informati, ha mandato il testo della risoluzione per mail ai senatori della maggioranza. L'altro "dissidente" Franco Turigliatto è all'estero: il quorum, quindi, si abbassa.
    Quattro poi le risoluzioni sempre di area centrodestra a firma di Alfredo Mantica (An), Roberto Antonione (Dca) ed Enrico Pianeta (Forza Italia), Giulio Marini (Forza Italia). E, infine, le due mozioni della Lega, una a firma Roberto Calderoli, grande esperto del regolamento di Palazzo Madama e spesso autore di pericolosi "tranelli" per la maggioranza, l'altra di Calderoli e Pirovano.
    Intanto l'opposizione ha già inveito contro «l'arrivo della cavalleria pesante, i senatori a vita chiamati per salvare il governo». E Cesare Salvi di Sinistra democratica risponde con una battuta a chi preventivamente accusa la maggioranza di non avere i 158 senatori eletti necessari all'autosufficienza politica: «Questo è tutto da vedere. È il Senato, bellezza».

  2. #2
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  3. #3
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    Ci sarà la s..pallata del nanetto?

  4. #4
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    Roma, 24 lug. (Apcom) - Il sì alla politica estera le cui linee saranno illustrate oggi al Senato da Massimo D'Alema deve poggiare sulla maggioranza assoluta dei senatori eletti, altrimenti il Governo deve dimettersi. E' quanto prevede una delle due risoluzioni presentate da Roberto Calderoli al Senato.

    "Il Senato - si legge - premesso che: la politica estera rappresenta un punto nodale delle politiche di Governo", e che "la nostra Costituzione prevede identici diritti e doveri per i senatori eletti, per i senatori di diritto e a vita e per i senatori a vita, impegna il Governo a valutare, in sede di Consiglio dei ministri, l'opportunità di dimissioni nel caso in cui la propria politica estera non fosse sostenuta dalla maggioranza assoluta dei senatori eletti a suffragio universale e diretto".

  5. #5
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    Spallata...rinviata

    Roma, 17:08

    GOVERNO: BERTINOTTI, NON SIAMO NEL '98

    "Non siamo nel '98 per niente". Lo dice il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, rispondendo nel corso del programma 'Otto e mezzo' che andra' in onda questa sera su La7, a chi gli chiedeva se le difficolta' dei rapporti nella maggioranza su welfare e pensioni potessero prefigurare un nuovo '98. Secondo Bertinotti il Governo in questa fase puo' essere descritto da due metafore "quella dell'ammalato con delle avvisaglie di crisi ma che mostra capacita' di durare e quella del tessuto liso che si puo' spezzare. Ma nel '98 c'erano due formazioni con due programmi diversi che avevano un accordo di desistenza, oggi abbiamo un solo programma". Gas/Rst 241656 LUG 07.

  6. #6
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    turigliatto stavolta non corre rischi.
    l'altra volta gli avevano detto che c'era la maggioranza e lui poteva sbizzarrirsi, poi andò come andò...

  7. #7
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    rossi non vota la mozione del governo (sentito al radiogiornale poco fa). se non c'e' turigliatto, ci sono al max 156 voti di csx. chi c'e' dei sen a vita?

  8. #8
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    Un altro reduce muore di cancro
    era del reggimento San Marco
    Il capitano di fregata Stefano Cappellaro, 46 anni, comandante del Battaglione Grado e veterano di tante missioni all'estero, l'ultima della quale in Libano, è deceduto la notte scorsa a Brindisi. Un altro militare italiano reduce dal Libano, un paracadutista, è stato di recente rimpatriato dopo che gli era stato diagnosticato un tumore
    ROMA - Il capitano di fregata Stefano Cappellaro, 46 anni, comandante del Battaglione Grado del reggimento San Marco e veterano di tante missioni all’estero, l'ultima della quale in Libano, è morto la notte scorsa per un tumore.
    Cappellaro, originario di Venezia, è deceduto a Brindisi – sede del «San Marco» – in seguito a una malattia che si è manifestata dopo il suo ritorno dal Libano, dove l’ufficiale ha partecipato alla fase iniziale dell’operazione Leonte, da settembre a novembre 2006. Il battaglione comandato da Cappellaro aveva come base Marakah, la località libanese oggetto anche di una interpellanza parlamentare per i presunti rischi alla salute dei militari per la vicinanza di una ex discarica. Rischi, però, che i sopralluoghi compiuti dal personale specializzato avrebbero escluso.
    Un altro militare italiano reduce dal Libano, un paracadutista, è stato di recente rimpatriato dopo che gli era stato diagnosticato un tumore: in questo caso si è parlato di presunta contaminazione da uranio impoverito, anche se la causa della malattia non è stata accertata. Tuttavia, quello del parà (attualmente ricoverato in Italia), non sarebbe un caso isolato: anche altri militari che hanno partecipato alla missione in Libano, proprio del reggimento San Marco, sarebbero attualmente in cura per forme tumorali e problemi alla tiroide.
    Il capitano di fregata Cappellaro, che lascia la moglie e due figlie, era un ufficiale di grande esperienza (decorato anche con croce di bronzo al merito) e con all’attivo le missioni più delicate, dalla Somalia all’Albania, dal Kosovo all’Iraq. I funerali sono in programma per domani; la camera ardente è stata allestita nella caserma «Carlotto» di Brindisi.

    24/7/2007

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno....&IDCategoria=1

  9. #9
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    Oggi il voto al senato sulla politica estera
    Rossi lapidario: ''Non voterò''

    “Non voterò”. Se fossero rimasti dei dubbi sulle intenzioni di Fernando Rossi sul voto di oggi in senato in materia di politica estera, è lo stesso senatore a dipanarli: “Già l’altra volta (il 21 febbraio quando ci fu la crisi del governo, ndr) anche se io e Turigliatto avessimo votato a favore l’esecutivo sarebbe andato sotto grazie a una buona regia che cercava la crisi”. Questa volta non ci sarà una risoluzione o un decreto da approvare, ma sia l’opposizione che la maggioranza presenteranno una propria mozione. “Quella del centrosinistra – continua Rossi -, come mi ha già anticipato la Finocchiaro, sarà in tutto una riga: udita la relazione di D’Alema si approva”. Ma non sarà così facile. “Siccome D’Alema – aggiunge il senatore del gruppo misto – dirà quello che è la politica estera del Paese e parlerà della costruzione della base americana a Vicenza, io non la voterò”. E in caso di crisi? “L’altra volta – è la sua replica – non partecipai al voto per aiutare il governo a raggiungere il quorum; questa volta sono meno preoccupato, anche perché da allora si sono aggiunte nuove prove di governo non certo entusiasmanti”.

    Rossi confida comunque di sperare che non si arrivi a una nuova crisi, “anche perché temo che quello dopo di Prodi sarà un governo ancora peggiore; comunque io il mio voto non glielo do”.

    Il senatore “dissidente” però non si asterrà (per il regolamento di Palazzo Madama l’astensione equivale a un voto contrario): “non voglio votare contro la maggioranza di cui ancora faccio parte”.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Lollo87Lp Visualizza Messaggio
    Roma, 24 lug. (Apcom) - Il sì alla politica estera le cui linee saranno illustrate oggi al Senato da Massimo D'Alema deve poggiare sulla maggioranza assoluta dei senatori eletti, altrimenti il Governo deve dimettersi. E' quanto prevede una delle due risoluzioni presentate da Roberto Calderoli al Senato.

    "Il Senato - si legge - premesso che: la politica estera rappresenta un punto nodale delle politiche di Governo", e che "la nostra Costituzione prevede identici diritti e doveri per i senatori eletti, per i senatori di diritto e a vita e per i senatori a vita, impegna il Governo a valutare, in sede di Consiglio dei ministri, l'opportunità di dimissioni nel caso in cui la propria politica estera non fosse sostenuta dalla maggioranza assoluta dei senatori eletti a suffragio universale e diretto".
    che boiata

 

 
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