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    Predefinito Toghe lucane: perquisito giornalista del Corriere

    Perquisito giornalista del «Corriere»
    Accusa: associazione a delinquere per diffamare. Il legale: incredibile



    [i]MILANO — Perquisizioni delle forze dell'ordine a Matera, a Roma e in Puglia. La polizia entra nelle abitazioni e negli uffici di Carlo Vulpio, Emanuele e Nino Grilli, Nicola Piccenna, Gianloreto Carbone, Pasquale Zacheo. Gli agenti hanno mandati firmati da un pubblico ministero di Matera, Annunziata Cazzetta, che ha avviato un'inchiesta con ipotesi di reato gravissime: associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa e alla violazione del segreto istruttorio. E a formarla, questa associazione, sarebbero l'editore e il direttore del periodico di Matera Il resto, Nino ed Emanuele Grilli; uno dei loro cronisti, Piccenna; un collega della trasmissione televisiva «Chi l'ha visto», Carbone; un ufficiale dei carabinieri, il capitano Zacheo, che comanda la compagnia dell'Arma di Policoro (Matera). Mentre Carlo Vulpio, che è un giornalista del Corriere della Sera, è indagato per «concorso morale».

    A casa sua gli agenti si sono presentati alle 8 di ieri mattina. Carlo non c'era: era sul Gargano, al lavoro per raccontare l'emergenza incendi. Al termine della perquisizione, circa sette ore più tardi, gli investigatori hanno portato via sei computer, compresi quelli di sua moglie e dei loro figli. Il fascicolo è stato aperto in seguito alle denunce presentate da Emilio Nicola Buccico, ex membro del Csm, oggi senatore di Alleanza nazionale, e da altre persone iscritte al registro degli indagati dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris nell'inchiesta chiamata «toghe lucane». Vulpio è stato il primo a raccontare quella storia. «Ma nel capo di imputazione — spiega l'avvocato Caterina Malavenda, che tutela il cronista del Corriere — non c'è neanche uno degli articoli che lui ha dedicato alla vicenda. Quello che gli viene attribuito è una sorta di concorso morale in associazione a delinquere. In pratica, avrebbe istigato gli altri a diffamare... Io una cosa del genere non l'avevo ancora vista ».

    Sembra che secondo gli inquirenti della Procura di Matera — sulla quale indaga la magistratura di Catanzaro — lo scopo della presunta diffamazione fosse di fare in modo che Buccico ritirasse la sua candidatura a sindaco di Matera (l'esponente di An ha vinto le elezioni a giugno). Le accuse per i cinque giornalisti sono tanto gravi che la Federazione nazionale della stampa diffonde una nota preoccupata: «Appare incredibile che giornalisti impegnati nel loro lavoro professionale, per questo, possano essere considerati una banda associata per delinquere. Il diritto di svolgere inchieste giornalistiche non può essere deciso da fonti diverse da quelle dell'autonomia professionale e non può essere conculcato da operazioni che, allo stato attuale, appaiono fuori dalla realtà. Non vorremmo che l'enormità dell'ipotesi di reato formulata abbia come effetto l'azzeramento dell'informazione sulla vicenda delle "toghe lucane"».

    Reagisce anche la direzione del Corriere della Sera, che «esprime solidarietà al collega Carlo Vulpio per le modalità sconcertanti della perquisizione subita e sfociata nell'ingiustificato sequestro del computer e di altro materiale attinente al suo lavoro » e «protesta per questo nuovo atto di intimidazione e di censura ai danni di un giornalista del Corriere, e conferma la sua volontà di impegno totale nel lavoro di raccolta e di pubblicazione delle notizie, compito essenziale della libera stampa». Il Corriere del Mezzogiorno, che ha una redazione a Bari, la città di Vulpio, gli scrive una nota di solidarietà. Lui commenta amaro: «Dopo la perquisizione che ho subito l'impressione è quella di essere di fronte a un atto intimidatorio ».


    Mario Porqueddu



    27 luglio 2007

    fonte: www.corriere.it

  2. #2
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    Predefinito Comunicato del Cdr

    Ancora una volta ci troviamo di fronte al tentativo di condizionare e imbavagliare l'informazione. La polizia, su decreto della Procura di Matera, ha perquisito ieri mattina l'abitazione privata del collega Carlo Vulpio, arrivando perfino a sequestrare sei computer trovati in casa. Il Cdr torna a manifestare la fortissima preoccupazione per il metodo usato con queste perquisizioni e per l'inaccettabile sequestro di strumenti di lavoro. La redazione del Corriere e il Cdr esprimono piena solidarietà al collega Vulpio, che verrà tutelato d'intesa con la Direzione in tutte le sedi. Come già detto in passato, i giornalisti del Corriere della Sera sono abituati a respingere al mittente ogni tipo di intimidazione e proseguiranno, nella massima indipendenza e trasparenza, nel loro lavoro di inchiesta, di ricerca e pubblicazione delle notizie, nell'interesse e nel rispetto esclusivo dei lettori.






    27 luglio 2007


    fonte corriere.it
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...cato_Cdr.shtml


    Qualcuno mi sa spiegare di grazia perchè la libertà di stampa diventa associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione???

 

 

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