Cominciamo con lo sgombrare il campo da equivoci: la questione legata al mio articolo sulla destra socievole non era una questione personale. Non era, per capirci, Cimmino versus Alemanno: nelle mie intenzioni e nelle mie parole non c’era nulla di privato e moltissimo, viceversa, di pubblico. Tant’è che questo punto della faccenda si è risolto immediatamente, non appena Gianni Alemanno mi ha telefonato, qualche giorno fa, per chiarire tutta la storia. Il senso del mio articolo era, come il popolo della destra sociale ha dimostrato di comprendere molto chiaramente, quello di fare arrivare alle orecchie di Alemanno il “grido di dolore” della sua gente, e di fargli presente la gravità di una situazione in cui una base, eccezionale per fedeltà e motivazione, oltre che per chiarezza di idee e lungimiranza, veniva sistematicamente negletta da un vertice sordo a qualunque critica e impegnato esclusivamente nella conservazione del proprio privilegiatissimo status. Punto. Pertanto, visto che non è mia abitudine utilizzare la litote, l’eufemismo ed altre peculiari figure retoriche di cortesia, ho semplicemente detto a Gianni Alemanno ciò che davvero pensavo, prima che qualcuno, ritenendosi deputato ad interpretare il mio pensiero, gliene desse una versione “ad usum delphini”. E quello che pensavo e penso è lo stesso che, da anni, scrivono in tanti, tra cui il sottoscritto, sul forum di Ds.org: Alemanno è un bravo politico, è una figura dotata di carisma ed è stato un buon ministro in un governo, tutto sommato, penoso. Ma si è dimostrato un pessimo organizzatore: non potendo gestire tutto in prima persona, ha dovuto, di necessità, affidare molte attività ad altri, e questi altri, nove volte su dieci, si sono rivelati una scelta del tutto sbagliata. Così, anzichè diventare una rete efficiente, con un centro che coordinasse progetti, suggerimenti, attività, su scala nazionale, la destra sociale è stata diretta da un manipolo di cortigiani, attenti solamente a creare intorno al Capo un cordone sanitario, per evitare che qualche pericoloso concorrente portasse loro via la gallina dalle uova d’oro: insomma, Alemanno ha delegato non soltanto la vita della destra sociale, ma anche la propria immagine, ad un gruppo di persone che solo la mia particolare benevolenza mi fa definire incapaci, ma che meriterebbero aggettivi meno assolutori. Questo è stato un grave errore, sia umano che politico, di cui tutti paghiamo le conseguenze: Alemanno in primis. Ora, al telefono, Alemanno mi ha assicurato due cose, che io trovo di assoluta importanza: innanzi tutto, che sta cercando da tempo persone capaci e motivate per fare ripartire il progetto che fu dei circoli di Area (lasciati andare a remengo per i motivi di cui sopra: errore madornale!), attraverso la fondazione “Nuova Italia”. Per cui, uomini di buona volontà, fatevi sentire...Inoltre, Alemanno mi ha anche assicurato la sua assoluta volontà di tornare ad ascoltare la base, di saltare questo filtro che lo segregava, di fatto, sul Parnaso della politica politicata, lontano dalla gente (e, soprattutto, dalla sua gente) e dalle questioni reali, per dare nuova voce e nuovo spazio ai militanti. E questa, se non è un’autentica rivoluzione, è qualcosa che ci va molto vicino, perchè, per la prima volta da che esiste An, un gruppo di poveri cristi, forti solo della loro idee e della loro onestà, è riuscito a fare sentire la propria voce e a dare un’impronta così incisiva alla linea politica del partito: o, almeno, ci ha provato, perchè adesso si tratta di vedere se le cose andranno veramente così. Alemanno mi ha dato la sua parola d’onore, e io non ho alcun motivo per credere che non sia capace di mantenerla: ritengo che le persone si giudichino dalle loro azioni. Perciò, credo che questa “svolta” (o, se si preferisce, questo “ritorno, per dirla alla Veneziani) meriti fiducia e appoggio da parte di noi tutti: mi riservo, naturalmente, di incazzarmi come uno gnu, qualora queste si rivelassero soltanto parole vuote. Dunque, se questa è la guerra e se questo è l’esercito con cui la si combatterà, sto senz’altro con Alemanno: credo che sia stato in buona fede, parlando con me, anche perchè chissà quante balle gli hanno raccontato sulla mia modesta persona, su di noi, sulla situazione della gente sociale. Sta a lui, adesso, indicarci la strada. Sta a noi portare le nostre capacità e i nostri suggerimenti alla sua portata. Certamente, quella di oggi non è ancora una vittoria: ma è una grande speranza che ritorna ad aleggiare. Foriera di vittoria, voglio fortemente credere. La politica deve tornare tra la gente, dire cose semplici e piane, con la forza delle idee più che con quella dei giochi d’alleanze: forse, Gianni Alemanno ha capito che certe scelte non pagano. Forse, ha pensato che anche lui, come noi ora, una volta era un poveraccio che ci credeva e che lottava solo per la forza di ciò in cui credeva. Forse, più semplicemente, i tempi stanno finalmente cambiando. Ed è grazie alla gente di Ds.org che posso scrivere, una volta tanto, parole prive di sconforto e di rabbia: senza disfatte, non esistono nemmeno i disfattisti...Alemanno, fisicamente, ha parlato con me, ma, idealmente, ha preso questo impegno con tutto il nostro popolo: e sono sicuro che lo terrà presente. Diamogli fiducia.
Marco Cimmino




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.....adesso chiamo la mamma e gli dico di non sgridarvi più....ma fatemi il piacere....

