STORACE: "DICO Sì AL PACS NELLA SANITà"
Giustro che le coppie di omosessuali si registrino all'ASL. L'apertura del ministro di AN
domenica 04 settembre 2005 , di la Repubblica
L'intervista - Per Storace è "giusto che le coppie omossessuali possano registrarsi alle Asl" "Dico sì al Pacs nella Sanità" l'apertura del ministro di An "Si è voluta mortificare una persona e credo che questo avrà dei risvolti penali" MILANO - Raccapricciante. Discriminante. Razzista. Usa questi aggettivi il ministro per la salute Francesco Storace. "Ho l'impressione che al Policlinico si sia voluta mortificare una persona, e credo che questo comporterà dei risvolti penali". Ministro, che cosa farà per il caso di Paolo Pedote? "Ho aperto un'inchiesta proprio per capire il perché di certi comportamenti, di certe risposte da parte dei medici a chi, legittimamente, voleva donare il sangue". Com'è possibile che nel 2005, nonostante ci sia una legge precisa in materia, un ospedale rifiuti un donatore omosessuale? "è quello che mi chiedo anch'io. Per questo accerterò ogni responsabilità. In questa storia c'è uno sfondo di razzismo. Adesso i medici e i dirigenti del Policlinico dovranno rispondere a me". A Pedote, dopo avergli rivolto domande sulla sua vita privata e sessuale, hanno detto che il problema sono i rapporti sessuali tra maschi. Che secondo loro sono sempre a rischio. Le lesbiche invece vanno bene. "Fare domande sul comportamento della persona è giusto. Ma l'omosessualità non può essere una discriminante contro il donatore. Oltretutto il sangue viene poi controllato, praticamente vivisezionato. Scartare una persona sulla base dei suoi orientamenti sessuali è discriminatorio. Non lo accetto". Fa un certo effetto sentirle dire queste cose. Proprio lei che è sempre stato accusato di omofobia. "Guardi, su di me hanno praticamente scritto un romanzo. Storace ce l'ha coi gay, Storace è razzista, reazionario. Credo di aver dimostrato invece una certa sensibilità. E le dirò di più. Ho sempre detto di essere contrario ai Pacs, alle unioni civili. Lo confermo. Ma il problema del rapporto gay-sanità me lo pongo. E per questo sto seriamente pensando che dare alle coppie gay che hanno una situazione stabile la possibilità di registrarsi al servizio sanitario, sarebbe una cosa giusta". Ministro, questa è una notizia. "Questa è una notizia". Gli omosessuali sdoganeranno Storace. "Quest'estate mi sono molto documentato sui Pacs, sui diritti delle coppie gay. E ho maturato l'idea che le ho detto". Torniamo al caso del Policlinico. Il suo predecessore, Girolamo Sirchia, ha liquidato la faccenda come una tempesta in un bicchiere d'acqua. Un problema che non sussiste. "Io non voglio fare polemiche con chi mi ha preceduto al ministero. Io faccio il ministro secondo coscienza, con le mie idee e la mia sensibilità, e su fatti come quello successo a Milano sono intollerante". Crede davvero ci possano essere reati penali contro la persona? "Questo lo vedremo, poi semmai toccherà decidere ai magistrati. Credo comunque che un fascicolo la Procura di Milano dovrebbe aprirlo". De Lorenzo nel '91 aveva vietato ai gay il diritto di donare il sangue. "Eravamo in piena psicosi da Aids. Oggi stiamo facendo passi avanti nella ricerca contro la malattia. Un clima da caccia alle streghe non fa bene alla cultura del nostro Paese. La società non può negare un diritto ad un azione civile bella come la donazione". Lei dona? "Da molti anni. Siccome sono asmatico, periodicamente, su consiglio medico, sospendo. Quelle dei donatori sono storie umane straordinarie. Da presidente della Regione Lazio ho conosciuto gente che era mortificata perché dopo 180 donazioni ha dovuto smettere. A Viterbo organizzavano i Dracula party: prelievi di sangue collettivi. Una cosa eccezionale". (p.b.).
(Repubblica, La del 04/09/2005)
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04/10/2004
E ORA STORACE “CORTEGGIA” IMMA, LA PASIONARIA DEL MOVIMENTO GAY
Sono passati quattro anni da quando Francesco Storace e Imma Battaglia erano nemici giurati. Quattro anni che hanno permesso di smussare gli angoli, di sopire le polemiche. Il governatore del Lazio nega la famigerata battuta sui “froci” seguita all’esortazione di dire qualcosa di “destra” («mi è stata attribuita, non mi ricordo però di averla detta», sottolinea ora con pacatezza) ma anche la fondatrice dell’associazione Di’GayProject e leader storica del movimento omosessuale non pensa più che Storace sia un «cretino e provocatore fascista», come urlava dal palco del World gay pride. E’ lontano quel luglio del 2000. Certo, ci furono i complimenti attraverso Niki Vendola - «Mi raccontò che io a Storace piacevo» - e lei ora lo trova simpaticissimo. E soprattutto gli riconosce la disponibilità al confronto e al dialogo. Anche se, sottolinea, resta sempre di sinistra. Ieri una chiacchierata di un’ora iniziata con una risata: «Ho ricordato a Storace la nostra vittoria sul Gay pride - racconta Imma Battaglia - ma mi ha risposto che il vincente è stato lui». Botta e risposta senza sconti: «La posizione di Zapatero sulle unioni omosessuali è un trauma per la cultura della Spagna», ha incalzato Storace. «Quello che si dice nella cattolica Spagna dimostra come la società corre e l’Italia è indietro», ha replicato Battaglia.
Quello di ieri però è stato un incontro, non il primo, per una collaborazione istituzionale. Certo, se qualcuno pensa che Storace tenti di far candidare la leader degli omosessuali nella sua lista, si sbaglia: «Non ne abbiamo parlato (ma il tema non appassiona Imma Battaglia, ndr). Non è una persona omosessuale che cambia la politica ma è la politica che deve farsi carico in maniera prioritaria e trasversale di questo tema». Ieri sono state portate alla Regione proposte per abbattere le discriminazioni nelle scuole e nei luoghi di lavori, ma anche un “gay help” per dare informazioni, aiutare i genitori e i figli ad affrontare l’omosessualità. «La visione che abbiamo a Roma rispetto alla periferia o alle altre province del Lazio - specifica la Battaglia - è molto diversa perché la forbice sul tema della discriminazione è ampia. A scuola c’è qualche insegnante impreparato e l’omosessualità non può essere fonte di mobbing».
Storace ha promesso che i temi saranno discussi in giunta per cercare di combattere la discriminazione e «certe scelte incivili. Non ci può essere la limitazione di un diritto solo per la diversità sessuale anche se però questo non deve diventare garanzia di un privilegio. Le proposte sono da approfondire con il dovere di ascoltare e motivare i sì e i no. Ad esempio difendere chi è licenziato solo perché è omosessuale ma dire no a un dibattito artefatto sui matrimoni gay».
Sono lontani i tempi dello Storace che dal palco del Maurizio Costanzo show diceva: «Faccio pagare le tasse per mantenere i figli dei poveri e non i vizi dei diversi». Dopo 3 anni esatti, alla vigilia della campagna elettorale, il governatore appare meno “epurator”, più riflessivo. M.Gi.
Fonte
Il Messagero
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Sono passati quattro anni da quando Francesco Storace e Imma Battaglia erano nemici giurati. Quattro anni che hanno permesso di smussare gli angoli, di sopire le polemiche. Il governatore del Lazio nega la famigerata battuta sui “froci” seguita all’esortazione di dire qualcosa di “destra” («mi è stata attribuita, non mi ricordo però di averla detta», sottolinea ora con pacatezza) ma anche la fondatrice dell’associazione Di’GayProject e leader storica del movimento omosessuale non pensa più che Storace sia un «cretino e provocatore fascista», come urlava dal palco del World gay pride. E’ lontano quel luglio del 2000. Certo, ci furono i complimenti attraverso Niki Vendola - «Mi raccontò che io a Storace piacevo» - e lei ora lo trova simpaticissimo. E soprattutto gli riconosce la disponibilità al confronto e al dialogo. Anche se, sottolinea, resta sempre di sinistra. Ieri una chiacchierata di un’ora iniziata con una risata: «Ho ricordato a Storace la nostra vittoria sul Gay pride - racconta Imma Battaglia - ma mi ha risposto che il vincente è stato lui». Botta e risposta senza sconti: «La posizione di Zapatero sulle unioni omosessuali è un trauma per la cultura della Spagna», ha incalzato Storace. «Quello che si dice nella cattolica Spagna dimostra come la società corre e l’Italia è indietro», ha replicato Battaglia.
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