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  1. #21
    Simply...cat!
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    Citazione Originariamente Scritto da armida Visualizza Messaggio
    La maggioranza erano meridionali, avvocati, professori, ecc. neanche una parola di inglese o francese. Lì ho conosciuto gli itagliani..prima ero un'illusa...
    Gli itagliani sono tra i + ignoranti in Europa in fatto di lingue straniere e il "bello" è che si vantano di non saperle.
    "Excuse me but I don't speak english very well" dicono ridendoci sopra.
    Pensano di fare i simpatici,mentre invece all'estero li compatiscono come mezzi deficienti.

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  2. #22
    Lumbard
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    Citazione Originariamente Scritto da Annoni Visualizza Messaggio
    Le bestie malate di AN dovrebbero solo ficcarsi il triculore su per il proprio deretano. Con tanto di asta

    Se vedùm

    quoto e

    .... complimenti per l'ottimo avatar

  3. #23
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    Grande Illy. Posso votarlo? Al riguardo delle lingue, voglio aggiungere che è VERGOGNOSO ..incredibile che onorevoli, giudici,poliziotti, giornalisti televisivi ,esscèttera, esscèttera , politici ..da cinquant'anni a Milano, parlino sempre con quegli asscèndi.
    O non sono capaci o fanno apposta..arroganti. Propendo che non siano capaci. Pensate, ho visto interviste in TV con un personaggio importante cinese..con figli di cinesi..parlavano l'italiano come noi..anche quella ragazza portavoce delle donne mussulmane..parla l'italiano come lo parliamo noi..solo gli itagliani etnici non cercano di migliorare la loro pronuncia, rispettando il principio di territorialità.

  4. #24
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    quelli di AN si rivelano per ciò che sono: postfascisti.
    Anche se i vertici hanno dato una ridipinta al partito, la base continua a essere in larghissima parte legata ai valori nazionalistici italiani del PNF prima poi MSI...
    Infatti oltre all'attacco alla lingua regionale (usando tra l'altro gli argomenti che vengono spesso usati dalle sinistre, almeno nella realtà lombarda...) c'è l'attacco contro lo sloveno.

    Gli slavi-zingari sono il loro incubo e per questo si rifiuta anche il friulano, perchè rompe la contrapposizione (tutta astratta) italiani vs slavi...

    in realtà, da autonomista, sono convinto che il riconoscimento delle lingue locali stemperi i contrasti: non più un muro contro muro tra due nazionalismi idioti (italia-jugoslavia), ma una pluralità di identità che convivono fianco a fianco (friulani, sloveni, croati, veneti ecc. ecc. )

    mi fa piacere che in friuli questo sia capito dalla sinistra e che ci sia il coraggio di dire "questa è la lingua madre del territorio" ed è per tutti... chi non vuole basta che lo dica...
    discorso che vale soprattutto per i nazionalisti italiani e per i "cittadini del mondo", mentre spero che la maggioranza degli studenti partecipi con gioia...

  5. #25
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    L'immancabile tricoloruto.....
    Ho letto con sconcerto e una certa preoccupazione talune affermazioni del presidente della Provincia di Udine Strassoldo nell'intervista rilasciata al "Piccolo" sulla questione della legge sul friulano in discussione al Consiglio regionale del Fvg. Emergono, infatti, dalle sue parole inaccettabili venature antinazionali che, a mio modo di vedere, rappresentano la degenerazione di un filone culturale autonomista fattosi ormai autoreferenziale e presuntuosamente totalizzante.
    Filone che non credo proprio possa interpretare i sentimenti della comunità regionale e in particolare di quel Friuli fiero sì della sua identità, del suo idioma e delle sue tradizioni, che si sente però - come è giusto - parte integrante della più vasta comunità e identità italiana.
    Secondo Strassoldo, la scuola lo ha «costretto a leggere e scrivere in italiano»; e poi «il diritto di veto di un solo alunno all'insegnamento veicolare lede la minoranza»; e ancora «farei insegnare in friulano anche l'inglese»; e per finire, l'inno alla «Nazione Friuli che deve autogovernarsi…»
    Si tratta, a mio modo di vedere di posizioni profondamente sbagliate che confermano le preoccupazioni e le previsioni che espressi - ero allora deputato al mio secondo mandato - quando svolsi la relazione di minoranza su quella che sarebbe diventata la legge 482 del 1999 sulla "tutela delle minoranze linguistiche storiche", che proprio Strassoldo richiama.
    In quella legge, voglio ricordare, è previsto all'art.1 che "la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano". Quell'articolo serve a stabilire comunque una gerarchia e a ribadire il carattere unificante della lingua nazionale. Fu introdotto (basta guardarsi gli atti parlamentari di allora) con un emendamento a firma mia e del fiorentino on. Migliori (An). Dicevo allora, e oggi lo ripeto, che «data la stretta connessione tra lingua e nazione, possiamo affermare che dove c'è unità linguistica c'è unità nazionale. Se si corrompe la prima, si frantuma la seconda. E di questi tempi, viste le velleità secessioniste e indipendentiste di alcuni, non ce n'è proprio bisogno».
    Denunciavo allora che «l'errore di questa legge sta nel fatto che essa si muova, da una parte, sulla premessa che il bilinguismo sia forma necessaria, per non dire ovvia, di tutela delle minoranze linguistiche, dall'altra promuovendo (ammesso che di promozione di tratti) a minoranze linguistiche popolazioni italiane che sono da sempre componenti della nazione italiana, come i friulani o i sardi».
    Oggi sta avvenendo proprio questo: si vuole asserire che i friulani siano una minoranza all'interno della Patria italiana e che tale minoranza sia essa stessa una nazione in sé. Ripeto e continuerò a ripetere che è una follia considerare i friulani una minoranza, perché essi sono parte integrante della comune e plurale identità italiana, una tessera peculiare dello splendido mosaico che si chiama Italia. L'Italia non sarebbe tale senza i romani o i veneti, così come senza i toscani o i friulani.
    Ad adiuvandum, vorrei far notare che, nel dibattito all'Assemblea costituente sull'art. 6 Cost., non si fece ovviamente alcuna menzione dei friulani come "minoranza linguistica" e analogamente accadde in ordine alla costituzione della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, le radici della cui specialità stanno, come è noto, in tutt'altre vicende, seguite alla conclusione della seconda guerra mondiale.
    È quindi su dati evidenti e di concretezza che si fonda la mia posizione in ordine al dibattito apertosi sul friulano: essa nasce da un atteggiamento che ritengo di legittima e responsabile preoccupazione di fronte ad accelerazioni che sembrano avere mero carattere elettoralistico per alcuni (mi riferisco a Illy) e erroneamente ideologico per altri (Strassoldo), ma entrambi capaci di creare danni più seri di quanto potrebbe apparire.
    Nessuno pensa di dimenticarsi o negare tutela alla cultura e alla tradizione friulana. Ma la conservazione di questo patrimonio culturale, storico e linguistico si realizza nella valorizzazione del costume, delle tradizioni, delle fedi, nella diffusione locale delle opere letterarie, nella diffusione più vasta di quelle che assurgano a valore dell'arte, nel sostegno pubblico ad associazioni, circoli, filodrammatiche, riviste che abbiano come fine la preservazione e la divulgazione di quel patrimonio dialettale o linguistico, non nella creazione di una sorta di ghetto privilegiato all'interno del quadro istituzionale regionale e nazionale.
    Dicevo, quasi dieci anni fa: «All'apparato pubblico non si può e non si deve chiedere di più, posto anche che il dialetto o l'idioma locale non è strumento di comunicazione nazionale né internazionale ma si esaurisce nel rapporto immediato familiare ed in quello, più vasto ma sempre limitato, della comunità locale e neppure a tutti i livelli. La rottura dell'unità linguistica è la rottura dell'unità di popolo e si realizza anche attraverso la creazione di una frazione di popolo, di una comunità intermedia artificiosa, soggetto di diritto e titolare di rapporti giuridici particolari e privilegiati».
    È questo, in tutta evidenza, ciò che accade con l'uso del friulano negli uffici pubblici, che, oltre a costituire un costo esorbitante e inutile per le istituzioni, crea corpi separati e privilegiati a detrimento della maggioranza dei comuni cittadini italiani. L'uso pubblico della lingua "minoritaria" esclude i non parlanti la stessa: non solo ad un italiano di Napoli o di Torino, ma pure di Trieste, non sarà in conclusione consentito ricoprire l'incarico, ad esempio, di segretario comunale a Udine, ma indubitabilmente la norma si presterà ad altri abusi.
    E così sarà per la scuola, ove si prevede, salvo espressa volontà di dichiarazione di volontà contraria da parte dei genitori, l'insegnamento curricolare del friulano, la stessa alfabetizzazione nello stesso idioma e pure l'insegnamento della matematica o della filosofia…
    Qui va detto, a chi spesso si riempie la bocca di Europa, che tale previsione contrasta in realtà con la "Carta Europea" sulle lingue minoritarie (siglata dall'Italia assieme a tutti gli altri Stati membri del Consiglio d'Europa) la quale prevede all'articolo 7, punto G, che "in materia di lingue regionali o minoritarie, all'interno dei territori in cui queste lingue sono praticate e secondo la situazione di ogni lingua, le Parti dovranno fondare le loro politiche, la loro legislazione e le loro pratiche secondo i seguenti obiettivi e princìpi: (g) la messa a disposizione di mezzi che permettano ai non parlanti una lingua regionale o minoritaria abitanti l'area ove quella lingua è praticata, di apprenderla, se essi lo vogliono".
    Quest'ultimo inciso è fondamentale e sta a dimostrare come, anche di fronte alle convenzioni europee, quella che viene presentato come un atto di tutela è in realtà un atto di arroganza e fuori dalle regole europee.
    Settecento anni fa, Dante scriveva, nel capo primo del De vulgari eloquentia: "Habemus simplicissima signa", "abbiamo alcuni tratti fondamentali, in quanto agiamo come italiani, tratti di costumi, di abitudini, di lingua, rispetto ai quali si soppesano e si misurano le azioni italiane".
    Di questa tradizione è parte il popolo friulano e di questa tradizione ci sentiamo figli anche come cittadini e legislatori, coerenti con un impegno civile, culturale, politico e nazionale, che non vuol vedere l'Italia ridotta a una Babele.
    Roberto Menia
    vicepresidente gruppo An alla Camera

  6. #26
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    Già, non la vuole vedere ridotta ad una Babele ma a tante Babele.
    I suoi illustrissimi italiani si sono già mangiati il paese
    ed ha ancora il coraggio di aprir bocca.
    Il bello è che in Veneto AN è il miglior alleato della Lega
    e in ambito " nazionale " i due stanno aspettando
    che succeda qualcosa di definitivo al capo di FI
    per pappargli in partito.
    Senza Berlusconi FI non esisterebbe,
    altro che politiche per il popolo
    stiamo sono assistendo ad una fase
    attendista di lungo corso.

 

 
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