Ignorato dai mass-media internazionali (particolarmente da quelli italiani) che devono convincere che “il fumo fa male”, “un rapporto della Scuola di Salute Pubblica dell’Università della California Los Angeles afferma che una rassegna degli studi finora condotti conferma che i fumatori che hanno fumato molto nel passato ed i fumatori correnti sono a minor rischio dei non fumatori [di contrarre il morbo di Parkinson]. La rassegna ha anche trovato che gli effetti benefici sembrano estendersi oltre le sigarette, sigari e pipe, e si manifestano anche per coloro che masticano tabacco, e che l’effetto persiste anche tra coloro che hanno smesso alcuni anni prima. Ciò che causa l’effetto benefico non è completamente capito, dice il rapporto dell’Archivio di Neurologia, ma studi su animali suggeriscono delle possibilità. Una è che il monossido di carbonio o altri agenti nel fumo di tabacco esercitino un effetto protettivo e promuovano la sopravvivenza dei neuroni cerebrali che producono la dopamina, che permette ai muscoli di muoversi come devono – una cosa che manca nei casi affetti dal morbo. Anche, le sigarette in qualche modo prevengono lo sviluppo di sostanze tossiche che interferiscono con le corrette funzioni neurologiche.” Perché smettere di fumare? Perché non cominciare invece? Negli Stati Uniti oltre un milione di persone sono affette dal Parkinson – e questa non è scienza rottame. Inoltre, il Parkinson causa, nel 25% dei casi, severa infermità o morte entro cinque anni dall’insorgere della malattia.
Perché gli antifumo della “salute pubblica” (che dicono di agire, appunto, per la salute pubblica) non corrono a fare dichiarazioni alla stampa su quest’ennesimo effetto benefico del fumo e sopprimono invece l'informazione? Come malattia il Parkinson costa alla società quanto il cancro polmonare se non di più. Perché allora non tassiamo i non fumatori? Non stiamo scherzando, stiamo semplicemente applicando le regole e la retorica degli antifumo.
A chi dice che questa è scienza rottame potremmo anche dare ragione: dopotutto è basata su questionari non verificabili e su autocertificazioni degli intervistati (e la “salute pubblica” ha la faccia marcia di chiamare ciò “scienza”!). Ma sono gli stessi questionari, metodologia e “scienza” usati per dire che il fumo (attivo e passivo) provoca il cancro! Non solo, ma la stessa “scienza” dice anche che simile effetto protettivo del fumo esiste per l’Alzheimer -- socialmente ancora più costoso del Parkinson perché a lunghissima decorrenza – che è anche vastamente predominante in chi non ha mai fumato o ha fumato poco.
Dobbiamo quindi fare delle decisioni. Naturalmente, la stessa epidemiologia che non può provare la causalità del “cancro da fumo” non può nemmeno provare i benefici del fumo come la tutela contro Parkinson e Alzheimer. Ma se abbiamo accettato l’elevazione di non-scienza allo stato di scienza, allora bisogna accettare i risultati della scienza (rottame) come veri anche quando vanno contrari alle frodi istituzionali della “salute pubblica”. Ne segue che leggi e tasse basate su tale “scienza” devono essere create contro i non-fumatori, nonché, si capisce, una buona dose di odio antisalutista per lubrificare il meccanismo oppressivo.
Se la “salute pubblica” (e i politici che cantano il suo ritornello) non possono trovare in se stessi l’onestà, perlomeno dovremmo aspettarci la coerenza. Ma nulla di tutto ciò, naturalmente: loro hanno il potere e lo esercitano e noi obbediamo come dei babbei. Quindi il non fumatore mezza cartuccia di natura (ed è per ciò che non può fumare) e che costa alla società miliardi di euro perché muore di malattie a lunga decorrenza è un “eroe” o una persona “forte”. Il fumatore invece è un “malato” che deve essere “aiutato” a smettere dai farabutti delle leghe antifumo e dai lecca-culo dei mass media che, senza eccezione, promuovono la cessazione del fumo come se fosse la strada alla salute.
Non è tempo di fare come stanno facendo in Inghilterra?





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