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    Predefinito Scabbia nell'ospedale lager. Prete arrestato. Arcivescovo indagato

    http://www.ansa.it/opencms/export/si...151081576.html

    2007-07-17 13:27ISTITUTO LAGER, IN MANETTE SACERDOTESERRA D'AIELLO (COSENZA) - L'ex presidente dell'Istituto di Assistenza Sociosanitaria Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello, il sacerdote Alfredo Luberto, di 49 anni, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Insieme a Luberto è stato arrestato un ex componente del Consiglio di amministrazione dell'Istituto, Fausto Arcuri, di 40 anni. I due arresti sono stati fatti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Paola Alfredo Cosenza, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Eugenio Facciolla, che da tempo conduce un'inchiesta sui presunti illeciti che sarebbero stati commessi nella gestione dell'Istituto Giovanni XXIII. L'istituto Papa Giovanni è gestito da una Fondazione di proprietà della Curia Arcivescovile di Cosenza.
    Don Alfredo Luberto, Arcuri ed altri indagati, che nell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Facciolla sono complessivamente 24, avrebbero costituito un comitato d'affari che si sarebbe appropriato di parte dei fondi destinati dalla Regione all' Istituto Papa Giovanni, determinando una grave situazione di dissesto finanziario nella gestione dell'ente. Agli arrestati viene contestata anche l'appropriazione indebita. Gli illeciti nella gestione dell'istituto sarebbero andati avanti per anni consentendo, secondo quanto hanno riferito investigatori ed inquirenti, alle persone coinvolte nell'inchiesta e in particolare, a Don Alfredo Luberto ed Arcuri, di accumulare consistenti capitali.
    SEQUESTRATO ISTITUTO ASSISTENZA La Guardia di finanza sta eseguendo il sequestro preventivo dell'Istituto di assistenza socio-sanitaria Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello. I finanzieri stanno anche eseguendo il sequestro di un appartamento, definito "di lusso" da inquirenti ed investigatori, di proprietà di don Alfredo Luberto e ritenuto provento della presunta attività illecita svolta dal sacerdote nella gestione dell'istituto di assistenza. Agli arrestati viene anche contestato il reato di abbandono di incapace in relazione alle condizioni di degrado in cui sono stati costretti a vivere le persone ospitate nell'Istituto di assistenza.
    Restano nell'istituto i 363 degenti del Papa Giovanni XXIII. Il sostituto procuratore della Repubblica Eugenio Facciolla, titolare dell'inchiesta, ha infatti disposto l'affidamento in custodia giudiziale delle struttura, che continuerà così a svolgere la propria attività. "Sperando -
    ha detto Facciolla all'Ansa - che nel frattempo Regione Calabria, Azienda sanitaria e Curia arcivescovile di Cosenza si mettano finalmente d'accordo su chi deve mettere in atto gli interventi per migliorare le condizioni strutturali dell'istituto, risolvendo una grave questione che si trascina da anni a discapito dei degenti. Interventi che sono, tra l'altro, estremamente urgenti".
    CASI DI SCABBIA TRA DEGENTI ISTITUTO Sono molti i casi di scabbia tra i 363 degenti dell'istituto di assistenza Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello, sequestrato dalla Guardia di finanza. La scabbia, secondo quanto è emerso dalle indagini, è stata provocata dalle condizioni di abbandono igienico e strutturale in cui si trova l'istituto malgrado la presenza di 900 dipendenti. La struttura versava da anni in una situazione di caos gestionale che rendeva molto precaria anche l'assistenza ai degenti, molti dei quali ospitati nell'istituto da anni.
    INDAGINI SU EX ARCIVESCOVO DI COSENZA La Procura della Repubblica di Paola sta svolgendo indagini sull'ex arcivescovo di Cosenza, mons. Giuseppe Agostino, nell'ambito dell'inchiesta sui presunti illeciti nella gestione dell'Istituto di assistenza Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello. E' quanto si è appreso da fonti giudiziarie. In particolare la Procura di Paola e la Guardia di finanza stanno verificando l'operato di mons. Agostino in relazione alla mancata rilevazione degli illeciti che sarebbero stati commessi nella gestione dell'istituto, con particolare riferimento all'appropriazione di fondi e di beni di proprietà dell'istituto. Situazione che ha determinato il dissesto finanziario dell'ente, con conseguente degrado strutturale ed igienico dell'Istituto.

  2. #2
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    Predefinito

    http://www.leggonline.it/vedinews.php?id=1634


    TRA LE ACCUSE AL MONSIGNOR LUBERTO ANCHE GRAVI VIOLAZIONI FISCALI

    COSENZA: ISTITUTO DI CURA LAGER, SACERDOTE IN MANETTE
    TRECENTO PAZIENTI ABBANDONATI, MOLTI CASI DI SCABBIA


    Gravi violazioni fiscali che vanno dall'occultamento di ricavi per 13 milioni di euro, all'esposizione di costi indeducibili per quasi 2 milioni di euro, al mancato versamento di contributi previdenziali per ben 15 milioni di euro. Sono solo alcune delle accuse che hanno portato questa mattina all'arresto dell'amministratore pro tempore dell'Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra D'Aiello (Cosenza) mons. Alfredo Luberto e del suo braccio destro, Fausto Arcuri. L'istituto 'Papa Giovanni XXIIÌ di Serra D'Aiello era balzato all'attenzione della cronaca lo scorso anno a seguito delle indagini della Procura e della Guardia di Finanza di Paola che avevano evidenziato come quella che in teoria avrebbe dovuto essere una casa di accoglienza e cura per persone disabili, anziane o affette da disturbi psichici, era in realtà una struttura in degrado dove i pazienti venivano tenuti in condizioni di abbandono in assenza delle più elementari norme igieniche. Quando, nel marzo dello scorso anno i militari della Guardia di Finanza si sono recati, insieme al sostituto procuratore Eugenio Facciolla alla struttura dell'istituto al fine di consentire al personale medico specializzato di svolgere un'ispezione sanitaria, davanti a loro si era aperto, secondo quanto riferito dalla Gdf, «uno scenario impressionante: sudiciume sui pavimenti e sulle pareti, servizi igienici non funzionanti, infiltrazioni d'acqua ed umidità dappertutto, finestre e porte rotte, pazienti abbandonati su materassi senza lenzuola».
    In realtà le indagini, coordinate dal Procuratore Capo della Repubblica Luciano d'Emmanuele e dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Paola, Eugenio Facciolla, erano state avviate per far luce su alcune operazioni finanziarie che inizialmente erano apparse poco chiare. In particolare, aveva insospettito che si prevedesse di cedere crediti per 3,5 milioni di euro a un corrispettivo di 500 mila euro. Successivamente, con l'approfondimento delle indagini, queste operazioni che inizialmente erano apparse semplicemente poco chiare, hanno svelato vere e proprie fattispecie di reato (utilizzo di fatture false, appropriazione indebita e truffa) a danno dell'Istituto. Il prosieguo delle indagini ha svelato il nesso tra le condizioni in cui venivano tenuti gli ospiti della struttura e le operazioni spregiudicate messe in atto dagli amministratori: una spiegazione semplice, i fondi destinati alle esigenze della casa di cura venivano costantemente distratti e utilizzati per gli scopi personali degli amministratori. Emergevano così fatture false per milioni di euro per merce mai arrivata all'Istituto, mobili di lusso e gioielli comprati dagli amministratori ma regolarmente pagati dall'Istituto ed addirittura spese quotidiane degli amministratori addebitate alla casa di cura. Si è scoperto che nel corso degli anni l'Istituto era stato sottoposto ad una sistematica spoliazione e che i fondi destinati ai degenti erano stati utilizzati per le esigenze personali di mons. Alfredo Liberto e del suo entourage. Vittime di questa gestione non erano soltanto i degenti ma anche gli stessi lavoratori impiegati nella casa di cura e anche l'Erario statale: i primi perchè a causa del costante stato di insolvenza dell'Istituto, per molti mesi non veniva loro corrisposto il regolare stipendio o ne veniva corrisposta solo una parte; il secondo perchè, come è emerso da una verifica fiscale effettuata dai militari della Gdf, colpito dalle gravissime violazioni fiscali evidenziate dalla contabilità dell'Istituto.

  3. #3
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    Questo scandaalo finalmente viene alla luce, dopo anni di denunce pubbliche dei dipendenti della clinica. E FINO AD ORA CHI CONTROLLAVA? La regione non ne sapeva nulla? E i dirigenti ASL? E la magistratura? E le forze dell'ordine?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Questo scandaalo finalmente viene alla luce, dopo anni di denunce pubbliche dei dipendenti della clinica. E FINO AD ORA CHI CONTROLLAVA? La regione non ne sapeva nulla? E i dirigenti ASL? E la magistratura? E le forze dell'ordine?

    E le autorità ecclesiastiche ?
    Troppo impegnate a risarcire le vittime dei preti pedofili ?

  5. #5
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    No, loro non risarciscono quasi mai. Mica siamo in USA dove chi sbaglia paga

  6. #6
    Super Troll
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    ma se hanno tempo solo di seguire solo le loro attività spirituali perchè si mettono a gestire i business e la politica???
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  7. #7
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    http://www.giornaledicalabria.net/in...tra_primopiano

    “Papa Giovanni”: interrogato mons. Agostino



    COSENZA. È durato poco più di quattro ore l’interrogatorio dell’ex arcivescovo di Cosenza, monsignor Giuseppe Agostino, sentito dal sostituto procuratore della Repubblica di Paola, Eugenio Facciolla, nell’ambito dell’inchiesta sull’Istituto Papa Giovanni di Serra D’Aiello. Monsignor Agostino, che è indagato in relazione alla mancata rilevazione degli illeciti che sarebbero stati commessi nella gestione dell’istituto, è stato sentito nel seminario arcivescovile di Cosenza ed al termine dell’interrogatorio il verbale è stato secretato. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Paola il 17 luglio scorso ha portato all’emissione di ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico dell’ex presidente della struttura di assistenza, il sacerdote Alfredo Luberto, di 49 anni, e del commercialista Fausto Arcuri, di 40 anni, ex componente del consiglio d’amministrazione. Sul contenuto dell’interrogatorio di monsignor Agostino il sostituto procuratore Facciolla non ha voluto rilasciare dichiarazioni. “Non parlo - ha detto - non dico nulla perché non è il momento giusto. Stiamo lavorando e proseguiremo il nostro lavoro”. Facciolla ha poi aggiunto che “posso dirvi solo che una grande importanza per il prosieguo dell’attività di indagine di questa inchiesta sul Papa Giovanni è venuta dall’incontro di ieri avuto a Paola. Adesso ho le idee molto più chiare”. Mercoledì il sostituto procuratore ha sentito l’assessore regionale alla sanità, Doris Lo Moro. Alla domanda su come si sta orientando l’inchiesta, Facciolla ha detto: “si muove su due livelli”.

  8. #8
    .... .....
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    Certo..questi preti....una ne fanno e cento ne pensano....
    Pedofilia..truffa..libidine violenta..furto..minacce...atteggiamenti mafiosi..
    Sembra proprio che il Divino Marchese avesse ragione...perchè non lo leggiamo a scuola..?....
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  9. #9
    omsksib
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    e vai , ci eravamo dimenticati che i preti non sono esperti solo di pedofilia ma anche di tante altre porcate; una schifezza infinita questa gentaglia ; c'hanno troppi soldi , ricchezze e proprietà immobiliari a mano questa gentaglia; si dovrebbe espropriare almeno il 50 per cento delel ricchezze della chiesa immediatamente

  10. #10
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    Dopo l'arresto chiedono la sospensione a divinis di don Alfredo Luberto.

    Simpatici questi preti che, nel manifestare solidarietà au superiore di don Luberto, arcivescovo Giuseppe Agostino, si accorgono delle malefatte del loro collega, da anni sotto le attenzioni di stampa, politica e magistratura per la candalosa gestione dell'ospedale...


    http://www.giornaledicalabria.net/in...tra_primopiano

    La Chiesa prende le distanze da don Luberto L’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano si è riunita per discutere dell’inchiesta sull’Istituto “Papa Giovanni”


    COSENZA. L’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano prende definitivamente le distanze da don Alfredo Luberto, il sacerdote finito in carcere nell’inchiesta per la gestione dell’Istituto Papa Giovanni di Serra d’Aiello, e lo fa al termine di un incontro di tutti i sacerdoti che si è svolto giovedì. L’arcivescovo Salvatore Nunnari, con molta chiarezza nel suo corposo intervento, ha preso le distanze dal comportamento di don Alfredo Luberto che “sfruttando la missione specifica della Chiesa, che è il servizio ai poveri, se ne è servito per soddisfare le proprie personali passioni, offrendo uno spaccato spaventoso soprattutto alla povera gente che magari fa tanti sacrifici per aiutare la Chiesa e i suoi ministri”. Parole nette, pronunciate davanti ai 142 sacerdoti e religiosi-parroci presenti sui 157 convocati; assenti soltanto alcuni ammalati o fuori regione per attività pastorale. “Una assemblea di presbiterio numerosa, appassionata, aperta e libera - è scritto in una nota - che rispondeva ad una esigenza sentita dal clero”. Il vescovo con chiarezza ha parlato a tutto il presbiterio riunito ripercorrendo la storia dell’Istituto Papa Giovanni XXIII nato dall’intuizione di Don Giulio Sesti Osseo, “poi finito in un’orribile maglia d’interessi, divenendo finanche collettore di voti in quel bacino elettorale con la sistemazione clientelare di 1700 dipendenti, e anche per la cattiva amministrazione di cui oggi questa Chiesa piange gli effetti deleteri”. Senza mezzi termini monsignor Nunnari ha dichiarato che la Chiesa “fu maniacalmente ingannata”. Nella sua riflessione su don Luberto l’Arcivescovo ha aggiunto: “certo alle sue spalle, questo prete, non ebbe una Chiesa perché non l’ha cercata, anzi l’ha usata”. In passato don Luberto ha avuto tanti incarichi di cui si è servito e di cui ha abusato carpendo la fiducia, la stima ed ingannando i superiori. “Dai miei predecessori ha avuto tanti incarichi e tanta fiducia. Non se l’era meritata, l’ha carpita con l’inganno” ha detto con chiarezza monsignor Nunnari. Nell’intervento non sono mancati anche i riferimenti a Monsignor Giuseppe Agostino, arcivescovo emerito: “Sta vivendo un suo particolare momento di dolore, non posso da confratello vescovo, non possiamo come Chiesa che egli ha servito non essergli vicini con la preghiera e l’affetto”. Una stagione difficile quella che ha descritto il vescovo ai suoi preti ma per chiedersi, nella speranza: “cosa vuole ora il Signore da noi?” e per individuare nei percorsi di conversione, di penitenza e di santità le piste per il futuro della Chiesa cosentina. “Non siamo qui per emettere una sentenza di condanna verso chi ha sbagliato - ha aggiunto monsignore Nunnari - ma per trovare il coraggio di un esame di coscienza comunitario e personale sulla testimonianza del nostro ministero ordinato. Dobbiamo liberare il nostro presbiterio da tutto ciò che offusca la sua visibilità apostolica. Preti liberi da situazioni equivoche e ingannevoli. Aperti alla sincera fraternità per una comunione vissuta e non declamata. Non uomini rassegnati che qualche volta sembriamo essere, dinnanzi ai problemi del mondo, chiusi nella disperazione. Un presbiterio santo che faccia ripartire la nostra Chiesa arricchendola della Parola e della testimonianza della carità pastorale. Quando la notte è più fitta l’alba è vicina. Sono certo che, nonostante le nostre infermità, portiamo dentro di noi infinite ricchezze”. Il Vescovo, rivolgendosi a tutta la Chiesa cosentina attraverso i sacerdoti e i religiosi, ha invitato al coraggio della testimonianza “rifuggendo la tentazione di chiudersi nel silenzio e nel nostro privato”. A Don Franco Perrone, vicario episcopale per l’amministrazione, è stata espressa la piena solidarietà del vescovo e del presbiterio; per obbedire al suo vescovo, in un momento di transizione nell’amministrazione dell’Ipg e servire la sua Chiesa, oggi nonostante non ne abbia responsabilità, per l’ufficio svolto si trova coinvolto nella vicenda giudiziaria. In un clima di assoluta franchezza, sono seguiti i numerosi interventi dei sacerdoti. Nell’affrontare la vicenda è emersa l’esigenza di uno stile evangelico, improntato a misericordia e compassione, senza alcuna volontà di rivalsa. Il Presbiterio, pertanto, non sottovaluta o minimizza le responsabilità del confratello sacerdote e neanche di chi, avendo il compito di vigilare, per eccesso di stima e di fiducia mal riposta, ha mancato a questo compito. Per don Alfredo, in particolare, l’assemblea ha chiesto di avviare il procedimento di sanzione canonica, cioè la sospensione a divinis, e dal punto di vista giudiziario valutare la possibilità che i presbiteri si costituiscano parte civile. Questo per sottolineare, ancora più chiaramente, la presa di distanza dell’operato abnorme del confratello in una prospettiva di rinnovamento generale. Infine, tra le proposte avanzate nel corso dell’incontro, anche con la programmazione di alcune funzioni religiose, è stato deciso che i sacerdoti personalmente, e le comunità parrocchiali, in sintonia con la Caritas regionale, provvederanno, con un contributo economico, ad un gesto significativo per i degenti del Papa Giovanni XXIII.

 

 

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