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    Predefinito [CARC] Comunicato del CAP(n)PCI - Parigi

    Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
    Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454
    e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it
    Direzione Nazionale

    Riceviamo e inoltriamo il seguente comunicato del CAP(n)PCI - Parigi per informarvi sugli sviluppi della persecuzione di cui sono oggetto i tre militanti del (n)PCI G. Maj, G. Czeppel e A. D'Arcangeli. Una persecuzione orchestrata dal "Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi".
    Inoltre, per conoscenza, alleghiamo l'interpellanza presentata al Senato della Repubblica dagli onorevoli Russo Spena e Boccia.
    Preghiamo di diffonderlo ampiamente come azione di solidarietà, facendo girare l’appello al vostro indirizzario.

    Solidarietà con i tre militanti Giuseppe Maj, Giuseppe Czeppel e Angelo D'Arcangeli!
    Ora e sempre resistenza!




    NO AL MODERNO MACCARTISMO!
    SCIOGLIMENTO IMMEDIATO
    del “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi”
    creato nel 2004 per perseguitare il (nuovo)Partito comunista italiano!
    Il 31 Maggio tutti all’udienza di appello
    contro il processo farsa tenutosi il 4, 5 e 6 Aprile!

    Da qualche giorno l’avvocato dei tre militanti del (nuovo)Partito comunista italiano ha ricevuto il verdetto della condanna emessa lo scorso 6 Aprile dalla Camera 16/2 del Tribunale correzionale di Parigi (presieduta da Mme BEAUGUION) nei confronti dei compagni Giuseppe Maj, Giuseppe Czeppel e Angelo D’Arcangeli e dei due militanti della Fracciòn Octubre del PCE(r), José Antonio Ramon Teijelo e Manuela Galan.
    Lo studio del documento, che nei prossimi giorni sarà disponibile sul nostro sito
    (cap-npci.awardspace.com), mostra il carattere politico e persecutorio del procedimento. In altre parole, mostra che la condanna è sulla stessa linea dell’ordinanza di rinvio a giudizio emessa lo scorso Settembre dal giudice istruttore Gilbert THIEL. Cosa che non sorprende, dato che il 6 Aprile la Corte per decidere la condanna ha avuto bisogno di “consultarsi” per appena… dieci minuti!

    Già, solo dieci minuti per dare 5 anni più interdizione a vita dal territorio francese per Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, 2 anni per Angelo D’Arcangeli, 40 mesi più interdizione a vita dal territorio francese per José Antonio Ramon Teijelo, 18 mesi più interdizione a vita dal territorio francese per Manuela Galan.
    Già, solo dieci minuti per condannare a pene di gran lunga superiori rispetto a quelle normalmente date in Francia per “associazione di malfattori per la fabbricazione e utilizzo di documenti falsi”.
    Insomma, solo dieci minuti e il verdetto è chiaro: la Corte, come prima di essa il giudice istruttore Gilbert Thiel, è al servizio del “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi”!
    Per chi non ricordasse, il “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi” è stato creato nel 2004 appositamente per coordinare, tra Francia e Italia, la persecuzione del (n)PCI.
    Come mostra chiaramente l’interpellanza presentata al Senato dall’onorevole Russo Spena del PRC (il documento è disponibile sul nostro sito: cap-npci.awardspace.com), questo “gruppo di lavoro” è composto da membri della Magistratura francese (con alla testa il “super giudice” dell’anti-terrorismo Bruguière), da membri della Magistratura italiana (con alla testa il Torquemada italiano: il giudice Paolo Giovagnoli della Procura di Bologna), da esponenti del Governo francese e da esponenti del Governo italiano. Insomma, siamo davanti ad un organismo che viola la divisione del potere giudiziario da quello esecutivo, subordinando il primo al secondo e gettando alla spazzatura le Costituzioni dei due paesi e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo!
    In una situazione tale, in effetti, dieci minuti sono anche troppi… dato che il verdetto era già stato scritto in aule che non sono certo quelle del Tribunale!
    ***
    Essere comunisti è illegale? Si, no… forse?
    Scendiamo però nei particolari. Analizzando il verdetto, il disegno montato dalla Corte è il seguente:
    -Giuseppe Maj è il capo di un gruppo che fabbrica e utilizza documenti falsi;
    -Giuseppe Czeppel è lo specialista nella fabbricazione di documenti falsi;
    -Angelo D’Arcangeli dal Dicembre 2004 al Maggio 2005 è stato il tramite tra il Maj (che si trovava in clandestinità) e la legalità;
    -José Antonio Ramon Teijelo è il consulente tecnico per la fabbricazione di documenti falsi;
    -Manuela Galan è l’assistente che fornisce un aiuto in termini logistici.
    Per tenere in piedi questo disegno, la Corte presieduta da Mme BEAUGUION, è stata costretta a cercare di far dimenticare in ogni pagina del verdetto emesso quali sono i fatti, quali gli imputati, quali sono le prove e quale il capo di imputazione. Vediamo perché. Il caso di Angelo D’Arcangeli è illuminante da questo punto di vista e sintetizza bene lo spirito dell’intero verdetto.
    I motivi per cui Angelo D’Arcangeli è accusato di essere stato il tramite tra Giuseppe Maj e la legalità tra il Dicembre 2004 e il Maggio 2005 sono:
    - aver utilizzato la casella postale della Delegazione che il (nuovo)PCI ha a Parigi, intestata a Giuseppe Maj, del tutto pubblica (il recapito è presente su tutti i comunicati prodotti sia dalla Delegazione che dal Partito);
    - aver utilizzato il telefono portatile della Delegazione che il (nuovo)PCI ha a Parigi, intestato a Giuseppe Maj, del tutto pubblico (il cui numero era presente su tutti i comunicati emessi dalla Delegazione del Partito);
    - aver incontrato dieci volte Giuseppe Maj durante il suo periodo di clandestinità (emerge una domanda: dal momento che Angelo dal suo arrivo in Francia è stato seguito 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 e che Giuseppe Maj era ricercato, se Angelo l’avesse effettivamente incontrato come mai non è scattato l’arresto immediato per entrambi? La verità è che non c’è neanche una foto come prova di questi “incontri”!);
    - aver utilizzato in maniera sistematica un auto appartenente ad una compagna dei CARC;
    - aver incontrato a Parigi due membri della Commissione per un Soccorso Rosso Internazionale;
    - aver avuto contatti telefonici con alcuni membri dell’organizzazione dei CARC;
    - aver avuto dei contatti telefonici con l’avvocato Giuseppe Pelazza (primo firmatario dell’appello contro la persecuzione del (n)PCI);
    - aver avuto dei contatti con l’avvocato Gianluca Loconsole per chiedere informazioni rispetto alla procedura giudiziaria montata dal Tribunale di Trani contro Giuseppe Maj in qualità di direttore della rivista Il Bollettino (procedura per la quale era stato nominato avvocato difensore);
    - aver partecipato a un’assemblea pubblica (con tanto di giornalisti) contro la Costituzione Europea organizzata dalla sinistra indipendentista bretone, Emgann;
    - aver cercato di organizzare o di partecipare ad iniziative pubbliche in Germania, Belgio, Occitania;
    - aver realizzato un comunicato contro un articolo diffamatorio pubblicato dal Figarò ai danni del (n)PCI;
    - aver incontrato a più riprese Luigi Maj, fratello di Giuseppe (membro dell’Adeel, associazione di cui Angelo fa parte);
    - di essersi rifiutato di rispondere durante gli interrogatori a tutte le domande su questa sua “evidente attività sovversiva”, invocando il diritto di non rispondere e il diritto di fare un’attività politica;
    - di aver protestato durante l’udienza del 17 Gennaio contro la volontà della presidente Mme BEAUGUION di fare il processo in assenza degli avvocati, cosa che “ovviamente l’ha obbligata” ad espellerlo dalla sala;
    - di aver protestato durante l’udienza del 4 Aprile contro la volontà della presidente Mme BEAUGUION di fare il processo in assenza di Maj e Czeppel (che “per errore” non erano stati convocati) e in assenza dei testimoni (che non erano stati convocati a loro volta), cosa che “ovviamente l’ha obbligata” ad espellerlo nuovamente.

    Si pongono come necessarie alcune riflessioni:
    - essere accusato di aver incontrato Giuseppe Maj dieci volte senza alcuna prova, è reato?
    - dal momento che nessuno degli avvocati, dei militanti e delle organizzazioni elencate sono inserite nell’inchiesta, avere dei contatti con loro in cosa costituisce reato?
    - utilizzare il materiale logistico di cui un’organizzazione di dota per avere dei contatti con altre realtà politiche (telefono e casella postale) è reato?
    - utilizzare l’auto di una compagna è reato?
    - rifiutare di rispondere alle domande durante un interrogatorio è reato?
    - protestare per avere un processo equo è reato?

    Insomma: essere comunista è reato?
    Siamo davanti ad un vero e proprio maccartismo moderno!
    ***
    Tre grandi omissioni
    1) Nel verdetto viene fatta una biografia politica di tutti cinque gli imputati. Molte righe sono dedicate a mistificazioni, ma neanche una parola è stata utilizzate per dire che in Italia dagli ’80 fino ad oggi sono state fatte sette inchieste per “associazione sovversiva” contro il (n)PCI finite tutte con “assoluzione” o “non luogo a procedere” dopo lunghi periodi di detenzione preventiva. Omettere questo aspetto vuol dire cancellare qualsiasi possibilità di far valere per i compagni Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel “lo stato di necessità” per l’utilizzo di documenti falsi. In altre parole, la necessità di rendersi irreperibili alle Autorità Italiane data la manifesta persecuzione politica.
    2) Nel verdetto non viene riportato che le Autorità Svizzere nel 2003 rifiutarono la richiesta avanzata dalle Autorità Italiane di aprire un’inchiesta per “terrorismo” contro il (n)PCI, data l’evidente assenza di prove (il documento è presente sul nostro sito:
    cap-npci.awardspace.com), mentre le Autorità Francesi accettarono, nonostante gli elementi fossero gli stessi…

    3) Nella ricostruzione dei fatti presentata nel verdetto, come in quella presentata nell’ordinanza di rinvio a giudizio emessa dal giudice istruttore Gilbert Thiel, il “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi” non viene citato neanche una volta… Oltre che illegale, questo “gruppo di lavoro” è anche clandestino!

    ***

    Rifiutato, rifiutato, rifiutato!
    I compagni del (n)PCI si stanno muovendo in varie direzioni contro il processo farsa subito.
    - È stato fatto appello. L’udienza si terrà il 31 Maggio.
    - È stata presentata la richiesta di ricusazione della presidente della camera 16/2 del Tribunale correzionale di Parigi, Mme BEAUGUION, data l’evidente parzialità. La richiesta è stata rigettata, perché… è stato fatto appello! Notizia inedita: le due procedure sono in contrasto tra loro. Non solo: i tre compagni sono obbligati a pagare 1500 euro di multa per aver osato ricusare Mme BEAUGUION! Data l’assurdità della situazione, nei prossimi giorni verrà presentata una nuova richiesta di ricusazione, questa volta alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
    - Angelo D’Arcangeli da un mese ha fatto ricorso presso il primo presidente della Corte d’Appello contro il rifiuto del Bureau d’Aide Juridictionnelle di convocare i testimoni. Ancora non è giunta nessuna risposta. Il rifiuto però arrivò dopo appena una settimana…
    - Angelo D’Arcangeli oggi ha cercato di fare opposizione sulla condanna, poiché non ha potuto partecipare all’udienza data l’espulsione. Gli impiegati dell’apposito ufficio hanno rifiutato di accettare la sua domanda, arrogandosi un diritto che non gli appartiene! Solo il Tribunale può infatti rifiutare la domanda di opposizione.

    ***

    Quale il tuo verdetto?
    Davanti a tutta questa situazione, qual’è il tuo verdetto? Chi è che viola la legge? Chi è che utilizza denaro per condurre attività illegali?
    Dove sta il reato: nel perseguitare o nell’essere perseguitato? Nel violare i diritti politici o nel cercare di praticarli anche se si è repressi?
    Dove sta la giustizia: nel condannare delle persone perché comunisti o nel lottare contro questo moderno maccartismo? Nel resistere e rilanciare o nel cercare di impedire il diritto alla difesa?
    Partecipa all’udienza d’appello il 31 Maggio alle 130 presso la X° camera sezione B della Corte d’Appello di Parigi (metro Cité).
    Sostieni i militanti del (n)PCI!


    Comitato di Aiuto ai Prigionieri del (nuovo)PCI-Parigi
    23 Maggio 2007
    e-mail: cap-npci-paris@voila.fr
    sito: cap-npci.awardspace.com

  2. #2
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    Predefinito [Repressione] Sul processo parigino agli esponenti dell'(n)PCI: nessuna estradizione

    Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
    Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02-26306454
    e-mail: resistenza@carc.itsito: www.carc.it
    Direzione Nazionale

    Riceviamo e inoltriamo il seguente comunicato del CAP(n)PCI – Parigi.



    CONFERMATA LA VITTORIA
    CONTRO L’ESTRADIZIONE di MAJ, CZEPPEL E D’ARCANGELI
    E L’ARRESTO DI 15 SIMPATIZZANTI DEL (n)PCI !

    UN DURO COLPO PER IL
    “GRUPPO FRANCO-ITALIANO SULLE MINACCE GRAVI”
    E UNA DIMOSTRAZIONE DI COSA IL (n)PCI È CAPACE DI FARE !

    Ieri, 31 Maggio 2007, si è tenuta presso la X Camera sezione B della Corte dell’Appello di Parigi l’udienza preliminare della procedura aperta contro il processo farsa orchestrato dal “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi” il 4, 5 e 6 Aprile 2007 ai danni di Giuseppe Maj, Giuseppe Czeppel e Angelo D’Arcangeli, militanti del (nuovo)PCI, José Antonio Ramon Teijelo e Manuela Galan, militanti della Facciòn Octubre del PCE(r).
    L’aula era piena di persone venute a sostenere i compagni del (n)PCI: studenti universitari, militanti turchi del MLKP e del MKP, militanti dell’organizzazione francese Voice Proletarienne, militanti dell’associazione anti-razzista francese MRAP, membri della rivista anti-carcerale L’Envolé, militanti indipendentisti corsi e occitani, membri della CNT, militanti del COSIMAP (organizzazione che lotta per la liberazione di Mumia Abu Jamal), militanti della Lega Trotzkista di Francia. Presente anche Radio Paris Pluriel e un giornalista indipendente.
    All’inizio dell’udienza l’avvocato dei due militanti spagnoli comunica che José Antonio Ramon Teijelo ritira il suo appello.
    L’avvocato dei tre militanti del (n)PCI ha illustrato alla Corte i motivi dell’appello: Maj e Czeppel non sono stati convocati al processo tenutosi il 4, 5 e 6 Aprile 2007, il giudice madame BEAUGUION ha rifiutato di convocare i testimoni e inoltre il 6 Aprile la Corte ha avuto bisogno solo di dieci minuti per consultarsi sul verdetto da emettere. Al che il giudice della Corte d’Appello ha risposto: “evidentemente in verdetto non è stato deciso in quel momento” e ha chiesto “quanti passaggi identici c’erano tra il documento di rinvio a giudizio e il documento con il verdetto?”. La risposta che ha ricevuto dall’avvocato dai tre militanti del (n)PCI è stata “quasi tutti i passaggi erano identici”. Il giudice ha scosso la testa come per dire “vede?”.
    Dopo aver consultato i due avvocati, il giudice ha fissato l’appello per il 21 e 22 Novembre 2007.
    Inoltre, ha comunicato che Angelo D’Arcangeli non è più costretto alla libertà vigilata: obbligo di firma, interdizione di avere contatti con i suoi co-imputati, interdizione di uscire dalla Francia. E ha aggiunto: “a dire il vero la libertà vigilata è caduta con l’emissione della condanna”. Ma nessuno dal Palazzo di giustizia di Parigi glielo aveva comunicato!

    La scelta delle date delle udienze d’appello conferma che la mobilitazione ha obbligato il “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi” ad abbandonare il progetto di estradare in Italia i tre militanti del (n)PCI e arrestare in seguito 15 simpatizzanti del Partito residenti in Italia, per lo più dei militanti dei CARC.
    Se il progetto di estradizione fosse ancora in piedi, le udienze d’appello sarebbero state fissate prima dell’estate.
    Perché?
    Semplice: il giudice che il “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi” ha scelto per condurre questa sporca operazione, Paolo Giovagnoli della Procura di Bologna, ha superato da quasi due anni il limite di tempo stabilito dalla legge italiana per condurre un’inchiesta. Aver fissato le udienze d’appello in Novembre significa far trascorrere ancora del tempo e obbligare il “povero” Giovagnoli a chiudere l’inchiesta contro il (n)PCI.
    Eh si, caro Giovagnoli, non si può sempre vincere!

    Le condanne pesanti inflitte a Maj, Czeppel e D’Arcangeli rappresentano i “feriti” di questa battaglia. Ogni battaglia ne presenta, anche quando si conclude con la vittoria.
    Il (n)PCI con questa battaglia ha dato una lezione di solidarietà e una dimostrazione di coerenza a tutto il movimento rivoluzionario: per difendere 15 compagni ha lottato con efficacia e determinazione pur cosciente che la vittoria avrebbe portato a delle condanne pesanti in Francia per i suoi tre militanti. Allo stesso tempo, i compagni Maj, Czeppel e D’Arcangeli hanno dato prova di grande dedizione alla causa accettando di applicare la linea stabilita dal Partito.
    BISOGNA FESTEGGIARE QUESTA VITTORIA E NON VEDERE SOLO CHE CI SONO DEI FERITI !
    Forti del risultato raggiunto, bisogna rilanciare la mobilitazione contro il processo farsa tenutosi in 4, 5 e 6 Aprile 2007 e allo stesso tempo pretendere lo scioglimento del “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi”.
    Festeggiare il risultato raggiunto e sottoporlo a bilancio è necessario per porre le basi per la vittoria di questa nuova battaglia.


    NO AL NUOVO MACCARTISMO !

    SCIOGLIMENTO IMMEDIATO DEL “GRUPPO FRANCO-ITALIANO SULLE MINACCE GRAVI” !

    NON UN PASSO INDIETRO !

    HASTA LA VICTORIA SIEMPRE !


    A luta continua

  3. #3
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    Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
    Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02-26306454
    e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it
    Direzione Nazionale

    Inoltriamo, come azione di solidarietà, il comunicato del CAP(n)PCI-Parigi con aggiornamenti e approfondimenti sulla vicenda giudiziaria e persecutoria scatenata dalle Autorità Francesi, in combutta con quelle Italiane, contro i tre militanti del (n)PCI.

    Rilanciamo la lotta contro il processo mascherata orchestrato dalle Autorità Francesi
    nel mese d’aprile contro i tre militanti del (nuovo)PCI:
    Angelo D’Arcangeli (studente all’Università di Paris 8), Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel!

    Presto sarà disponibile sul nostro sito (cap-npci.awardspace.com) il verdetto emesso nel mese d’aprile dal giudice Mme Anne-Marie Beaugion!
    Invitiamo tutti a leggerlo e a diffonderlo ampiamente: è un chiaro esempio di persecuzione fraudolenta!
    Il 21 e il 22 novembre tutti alla X camera della Corte d’appello di Parigi in sostegno
    dei tre militanti del (nuovo)PCI!
    Creiamo un rapporto di forza per contrastare il moderno maccartismo!
    Il 6 aprile il giudice Mme Anne-Marie Beaugion (camera 16/2 del tribunale di Parigi) ha condannato i tre militanti del (nuovo)PCI a delle pene esorbitanti rispetto all’accusa mossa nei loro confronti: “associazione di malfattori per la fabbricazione e l’utilizzo di documenti falsi”. Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel sono stati condannati a cinque anni (tre di reclusione e due su libertà vigilata) più interdizione a vita dal territorio francese; nei loro confronti il giudice ha inoltre emesso il mandato di cattura immediato. Angelo D’Arcangeli (studente di Paris 8) è stato condannato a due anni (uno di detenzione e uno su libertà vigilata).
    Il verdetto sarà presto disponibile sul nostro sito: cap-npci.awardspace.com Invitiamo tutti coloro che lottano contro la repressione e per la difesa dei diritti politici a leggerlo e a diffonderlo: è un esempio da manuale di persecuzione fraudolenta!
    Questa condanna ha un chiaro carattere repressivo. Essa conferma la complicità delle Autorità Francesi nella ventennale persecuzione condotta in maniera fraudolenta dalle Autorità Italiane ai danni del (nuovo)PCI: ricordiamo infatti che in Italia dagli anni 80 fino ad oggi contro questo Partito sono già state condotte 7 inchieste per “associazione sovversiva” tutte finite con il “non luogo a procedere” o l’assoluzione… dopo numerose perquisizioni, sequestri di materiale, arresti preventivi e campagne stampa denigratorie. Il vero obiettivo di queste inchieste è ostacolare l’attività del Partito.
    La condanna emessa il 6 aprile dal giudice Mme Anne-Marie Beaugion fa parte in questa persecuzione fraudolenta.
    Perché? Semplice:
    -il giudice ha condannato al massimo della pena stabilita per “fabbricazione e utilizzo di documenti falsi” Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, quando in realtà il numero di documenti falsi trovati nelle loro abitazione era estremamente ridotto e le due persone erano incensurate!
    -il giudice ha condannato a due anni Angelo D’Arcangeli pur non avendo alcuna implicazione nella fabbricazione ed utilizzo di documenti falsi! Resta un mistero il motivo della sua condanna. Chiediamo a tutti coloro che nei prossimi giorni leggeranno il verdetto sul nostro sito, di aiutarci a risolvere questo mistero!
    Inoltre, nel suo verdetto il giudice Mme Anne-Marie Beaugion fa delle gravissime omissioni:
    -il giudice omette che l’inchiesta francese è partita attraverso una commissione rogatoria internazionale emessa dalle procure di Napoli e Bologna (giudice Castaldi e Giovagnoli).
    -il giudice omette che il 3 marzo 04 a Roma è stato creato il “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi” ossia un pool italo-francese nato per meglio coordinare il lavoro repressivo condotto ai danni del (nuovo)PCI: questo pool è composto dal giudice Bruguière e da membri del governo francese, dal giudice Paolo Giovagnoli della procura di Bologna, dai sette giudici che hanno condotto le sette inchieste contro il (nuovo)PCI su dette e da membri del governo italiano. Questo pool, in altre parole, è fondato sulla violazione della divisione dei poteri e sull’interferenza del potere esecutivo su quello giuridico. Invitiamo tutti a leggere sul nostro sito l’interpellanza parlamentare fatta su “Gruppo franco-italiano sulle minacce gravi” dal senatore Russo Spena.
    -il giudice omette che in Italia contro il (nuovo)PCI sono state condotte sette inchieste per “associazione sovversiva” tutte concluse con il “non luogo a procedere” dopo numerose perquisizioni, sequestri di materiale, arresti preventivi e campagne stampa denigratorie: sul nostro sito potete trovare molto materiale al riguardo.
    -il giudice omette che Maj e Czeppel hanno dichiarato fin dall’inizio dell’inchiesta francese lo “stato di necessità” per quanto riguarda l’utilizzo dei documenti falsi, data la persecuzione fraudolenta condotta ai danni del (nuovo)PCI in Italia.
    In sintesi, il verdetto emesso dal giudice Mme Anne-Marie Beaugion condanna a pena sproporzionate i tre militanti del (nuovo)PCI e, inoltre, mistifica la realtà. A questo si aggiunge che il verdetto è stato scritto in soli… 10 minuti! Ci sono tutti gli elementi per affermare che il processo tenutosi il 4, 5 e 6 aprile contro i tre militanti del (nuovo)PCI non è stato un processo equo!
    Il 21 e il 22 novembre si terranno le udienze d’appello, presso la X camera della corte d’appello di Parigi. Creiamo un rapporto di forza per obbligare le Autorità Francesi a rispettare la loro legalità! Difendiamo i diritti politici! Contrastiamo l’avanzata del moderno maccartismo! Lottiamo per creare un fronte unito contro la repressione che raggruppi comunisti, anarchici, autonomi, anti-imperialisti e progressisti!

    La prossima iniziativa: sabato 29 settembre il Comitato d’Aiuto ai Prigionieri del (nuovo)PCI-Parigi parteciperà alla Festa delle Associazioni di St.Denis con uno stand informativo (dalle 10 alle 18). Invitiamo tutte le persone interessate a partecipare. Lo stand è il numero 26. A sabato!

    Comitato d’Aiuto ai Prigionieri del (nuovo)PCI-Parigi
    e-mail: cap-npci-parigi@voila.fr
    sito: cap-npci.awardspace.com

    A luta continua

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    Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)

    Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02-26306454

    e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it

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    Milano, 28.9.07



    La persecuzione contro la carovana del (n)PCI continua e si allarga!

    Aperto il nono procedimento contro il Partito dei CARC e il (n)PCI!



    Nell’Appello NO alla persecuzione dei comunisti! abbiamo denunciato che dal
    1981 a oggi sono otto i procedimenti giudiziari aperti, sovrapposti tra
    loro, a carico della carovana del (n)PCI, chiusi tutti per archiviazione,
    non luogo a procedere o assoluzione. Per l’ultimo procedimento, l’ottavo, il
    giudice Giovagnoli ha chiuso le indagini nel luglio 2006, solo nel marzo
    2007 ha inviato gli incartamenti agli uffici del GUP (Rita Zaccariello) con
    la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati. Anche se il codice di
    procedura penale prevede il termine di 30 giorni per lo svolgimento
    dell’udienza preliminare dal momento della richiesta del rinvio a giudizio,
    ancora dopo sei mesi non si sa nulla! Le possibilità sono due. O il GUP non
    vuole fra le mani questa inchiesta legalmente inconsistente e politicamente
    persecutoria oppure la Procura bolognese vuole tenere questa spada di
    Damocle sulla nostra testa! I magistrati bolognesi vogliono tenersi la
    possibilità, in qualunque momento a loro faccia comodo, di istruire un
    processo contro il Partito dei CARC e il (n)PCI per associazione sovversiva!
    Aspettano il processo di appello che si celebrerà a Parigi il 21 e 22
    novembre per convalidare le condanne, pesanti, esemplari e legalmente
    ingiustificabili, che hanno inflitto ai compagni del (n)Pci e ai loro
    simpatizzanti nell’aprile 2007 per montare un teorema giudiziario tale da
    condannare anche noi in Italia. Non solo. Mentre tiene “in caldo” l’udienza
    preliminare per l’8° procedimento, il Pm Giovagnoli, a nome del gruppo
    franco-italiano sulle minacce gravi (gruppo che viola evidentemente la
    nostra Costituzione in quanto elimina l’indipendenza del potere giudiziario
    da quello esecutivo e di cui è parte lo stesso Giovagnoli assieme a giudici
    e politici francesi e italiani), ha aperto un altro procedimento, il nono
    procedimento, (n. 1430 del 2005) per continuare a indagare, intercettare,
    pedinare; insomma per avere la “copertura legale” per continuare a
    infrangere, come fanno da anni, il nostro diritto di fare politica, per
    continuare a tenerci sotto controllo, e per avere eventualmente la
    possibilità di disporre gli arresti cautelari che non sono riusciti a
    giustificare e ratificare con l’8° procedimento, per portare avanti
    preventivamente la loro opera di repressione delle avanguardie delle masse
    popolari.

    In questo modo vorrebbero dare inoltre un colpo al Partito dei CARC in
    prossimità delle elezioni 2008, come hanno già tentato di fare durante le
    elezioni 2006!

    È più che evidente che la magistratura italiana e francese e in particolare
    la Procura bolognese, presieduta dal procuratore Di Nicola, scavalchino e
    utilizzino arbitrariamente le leggi dei tribunali borghesi.

    - In maniera illegale e fraudolenta, la Procura bolognese tiene in sospeso
    l’8° procedimento in modo di continuare la sua persecuzione assieme alla
    magistratura francese. Appena chiuso il processo d’appello francese,
    processo non equo, come più volte denunciato dai compagni del Comitato
    d’Aiuto ai Prigionieri (CAP) del (n)PCI, intendono istruire il processo qui
    in Italia, rafforzati dalle sentenze illegali francesi (sulla sentenza
    francese di primo grado vedi il comunicato del CAP (n)PCI del 25.9.07).

    - La procura bolognese ha già preparato, in alternativa, la possibilità di
    ulteriori sequestri, perquisizioni e arresti cautelari con l’apertura, nel
    2005, del nono procedimento. Un’alternativa altrettanto illegale e
    fraudolenta.

    È evidente come tutto ciò sia antidemocratico e illegale.

    Denunciamo la persecuzione giudiziaria e politica ai danni del Partito dei
    CARC e del (n)PCI che la Procura di Bologna, nella persona del giudice
    Giovagnoli, sta portando avanti violando la sua stessa legalità e rinnegando
    i diritti democratici, diritti di cui i giudici e i politici borghesi si
    riempiono quotidianamente la bocca!


    A luta continua

 

 

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