La riconversione a carbone
della Centrale di Torre Valdaliga Nord
di Civitavecchia
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La centrale di Torre Valdaliga Nord e stata oggetto di “incommensurabili” investimenti di denaro pubblico per gli interventi di ambientalizzazione necessari per l’adeguamento alle restrizioni normative in termini di emissioni inquinanti nell'atmosfera, per ottenere la certificazione EMAS (per la gestione “ecologica” di impianto).
Malgrado il peso ambientale subito dal territorio, nel dicembre del 2000, l'ENEL Produzione s.p.a. propose un intervento di quasi completa demolizione dell’esistente (compresi i generatori di vapore) e la sua totale ricostruzione per l’alimentazione a carbone.
La riconversione a carbone
Un impianto “pulito” (impropriamente, poiché per tecnica del carbone pulita si intende quella della gasificazione), come lo hanno definito, andrebbe ad utilizzare carbone fossile nella misura di 5.000.000 t/a, e con una produzione di 375.000 t/a di gesso e 600.000 t/a di ceneri.
Utilizzazione di 5.000.000 t/a Carbon fossile con una produzione di:*
375.000 t/a gesso
600.000 t/a ceneri
Emissione oraria 8.400.000 MC per 17 ore al giorno per 6.000 ore l’anno di cui:
12.000 t/a d’ossidi d’azoto
24.000 t/a d’ossidi di zolfo
3.000 t/a di particolarato
Metalli pesanti (mercurio, arsenico, vanadio, nichel, cadmio, cromo,ammoniaca, etc)
incremento della produzione d’anidride carbonica di circa 2 milioni di t/a rispetto all’attuale!!!
* dati ENEL VIA.
Sostanze ritenute cancerogene e/o mutagene e i radionuclidi*
Totali Interferiscono patologicamente con lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso sostanze carcinogene dimostrate
67 di cui 55 di cui 24
che costituiscono aspetto proprio della combustione del carbone
Il flusso di materiali (dati ENEL):
• Trasporto, scarico a cielo aperto su tramogge per l’alimentazione dei nastri trasportatori chiusi, movimentazione, stoccaggio in due carbonili coperti da circa 150.000 ton. cadauno, ripresa dai carbonili e macinazione di 4.800.000 ton/anno di carbone (del quale non viene definita la precisa tipologia) per la successiva combustione.
• produzione media dell’11 % di ceneri (ovvero 528.000 tonn./anno), stoccate in otto sili per una capacità complessiva di 48.000 mc, e successivo invio graduale a smaltimento o riutilizzazione;
• uso di 200.000 tonn./ anno di calcare che dovranno essere trasportate in sito, macinate ed utilizzate negli impianti di abbattimento della anidride solforosa;
• produzione di gesso per una quantità di 250.000 tonn./anno, estratto, filtrato e stoccato in un nuovo capannone da 30.000 mc di capacità, in attesa del suo trasporto altrove;
• 5.000 tonn/anno di fanghi, 1.270.000 mc di acque di scarico da depuratore etc;
• 26.000 tonn./anno di urea granulare per la produzione di ammoniaca da usare nell’abbattimento degli NOx dai fumi di scarico;
• fabbisogno aggiuntivo di acqua industriale a bassa salinità, necessaria al lavaggio del gesso prodotto, coperto mediante un nuovo impianto di dissalazione dell’acqua di mare per 5.250.000 mc/anno, di cui 3.150.000 mc restituiti a mare come salamoia;
• 200.000 mc di calcestruzzo da mettere in opera;
• 300.000 mq circa di coibentazioni da demolire e smaltire (non è chiarito dove) ed altrettanti da rimettere in opera sui nuovi impianti;
• nuovi movimenti terra per circa 270.000 mc;
• movimenti giornalieri di automezzi, per un periodo di 5 anni: 500 auto private, 15 mezzi di trasporto collettivo, 35 autocarri.
Carbone, ceneri, calcare e gesso dovranno essere manipolati, stoccati e lavorati in ingresso ed in uscita dal sito energetico, si dice “per la maggior parte” via nave, con esclusiva caratterizzazione di una consistente fetta delle attività e dei piani di sviluppo del porto di Civitavecchia, con l’introduzione di una polverosità ambientale riferita a livello del suolo valutabile in circa 6000 tonnellate anno (calcolate come lo 0,1 % in peso dei materiali pulverulenti movimentati).
Da sola la riconversione di Civitavecchia farà schizzare la percentuale di carbone utilizzato per la produzione nazionale di elettricità dal 17% al 20% circa.
La Società prevede l’entrata in funzione della centrale nel 2008.
Aspetti di impatto ambientale
L’ENEL produzione s.p.a. tenta di limitare il problema della riconversione a carbone al calcolo delle emissioni dal camino della centrale in confronto a quella attuale, ma considerando quest’ultima funzionante al massimo della sua potenza.
Tutti sanno che sono anni ormai che TVN è sotto utilizzata e che, pur rispettando i valori limite i legge per quanto riguarda le emissioni specifiche, ha concesso un sollievo alla qualità dell’aria respirata dai cittadini di Civitavecchia e comprensorio.
Gli ultimi dati forniti dall’ENEL (protocollo di intesa del 20 dicembre 2002) riferiti alle sole emissioni in ciminiera, su scala annuale, non sono giudicabili inferiori a quelli attualmente emessi da TVN, fatta eccezione per l’SO2.
Occorre osservare come l’SO2, peraltro, potrebbe essere abbattuta sensibilmente dalla attuale centrale solo se vi si introducesse un olio combustibile con un più basso contenuto di zolfo (che evidentemente ha un costo maggiore), per non parlare dell’apporto in camera di combustione di una parziale quantità di metano.
Riportiamo una analisi quantitativa comparata tra le emissioni in ciminiera della centrale alimentata a carbone, con l'applicazione di tutte le tecnologie di abbattimento degli inquinanti, e quelle della attuale centrale di TVN, in riferimento al suo assetto degli ultimi cinque anni.
Per completezza viene fornito il confronto numerico effettuato con i dati ENEL riportati nel compendio delle emissioni annuali per l’esercizio 1998 nel corso del quale l’energia prodotta non è poi stata così poca, se è vero che sono state bruciate 1.836.803 tonnellate di olio combustibile.
SOSTANZA Quantità in ton.
emessa in un anno (1998) Quantità
previste a carbone (prot. Intesa)
SO2 8.491 4.200
Nox 4.049 4.600
Polveri in ciminiera 736 780
CO 956 8.400
CO2 5.752.457 17.568.000
Polveri a livello del suolo
6.000 Calcolate come 0,1 % di dispersione dei materiali polverosi
Acque di scarico
del depuratore 628.000 mc 1.270.000 mc
Fanghi da smaltire 1.400 5.000
Salamoie e acque
di raffreddamento scaricate a mare
dai dissalatori 8.028.000 mc 10.000.000 mc
Navi di trasporto 60 180
Il confronto non può, ovviamente, essere considerato esaustivo poiché non possono essere trascurate le emissioni associate alle sostanze ritenute cancerogene e/o teratogene e/o mutagene anche esse fortemente limitate dal DM 12 luglio 1990.
Stesso dicasi per i radionuclidi che costituiscono un particolare aspetto proprio della combustione del carbone. Basti dire che in un recente documento dell’Esercito degli Stati Uniti si legge che “Il radon presente nel carbone è responsabile di livelli di radiazioni, nel territorio intorno ad una centrale a carbone, superiori a quelli causati da una centrale nucleare”.
Le centrali a carbone continuano ad essere tra le principali responsabli delle emissioni di mercurio, arsenico e di polveri fini (WWF 17.10.06).
Il mercurio contenuto nel carbone è maggiore di quello contenuto nell’olio combustibile fino ad un massimo di circa 150 volte. Questa situazione espone la popolazione al rischio d’inquinamento da mercurio. Il problema del mercurio, per i gravi effetti sulla salute umana e soprattutto sul sistema nervoso in via di sviluppo (feto, neonato e bambino), viene recepito dalla Commissione Europea per l’Ambiente come un problema di estrema importanza.
La centrale sarà costruita sul mare e, poiché il pericolo per l’essere umano è l’ingestione di mercurio (metilmercurio) presente nel tessuto dei pesci, si comprende la potenziale minaccia per la popolazione del comprensorio.
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La Commissione Tecnico-Scientifica (composta da Prof. Gaetano M. Fara, Prof. Vincenzo Naso e dal Prof. Giovanni Giovanozzi Sermann) nominata dal Comune di Civitavecchia (con allora giunta di centro-destra) consiglia riconvertire la coltura del territorio per un raggio di 30 km da alimentare a “non alimentare e/o fiori”.
Polveri
Per ultimo nessun cenno è riferito alle polveri PM10 e PM2,5 che costituiscono oggetto di limitazione a partire dal 1° gennaio del 2005 in base alla direttiva CE n° 30 del 29/06/1999.
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Anidride carbonica (CO2)
Relativamente alle emissioni di anidride carbonica (CO2) a pag. 18 della V.I.A. si legge che “in seguito alla trasformazione dell’impianto è previsto un incremento delle emissioni di CO2 pari a circa 2 MT/anno.”
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E ‘solo il caso di ricordare che anche la centrale a carbone più moderna continua ad emettere CO2 in misura più che doppia rispetto a quella di una centrale a ciclo combinato a gas di pari potenza; le nuove tecnologie non riescono infatti a diminuire la quantità di anidride carbonica emessa, ma solo a ridurre le emissioni di alcuni dei gas pericolosi per la salute come gli ossidi di zolfo (WWF 17.10.06).
Infine si fa notare che la centrale termoelettrica di Torre Valdaliga Nord è ubicata nel mezzo di un SIC (Sito di Interesse Comunitario) denominato “Fondali tra Punta Sant’Agostino e Punta della Mattonara” (codice natura 2000, IT 6000005);
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Energia e democrazia – La battaglia amministrativa
Nell’ottobre 2002 si è tenuta una consultazione popolare
che ha visto
oltre 11.000 NO alla riconversione a carbone a Civitavecchia (84,7 %)
e 4800 NO a Tarquinia (96,0 %)
Inizialmente tale consultazione doveva essere un referendum ma con scontato tempismo ENEL, ASSOCARBONI e FEDERLAZIO hanno presentato, ed inizialmente perso, un ricorso al TAR contro il referendum.
Una vittoria che si sarebbe potuta ripetere nel ricorso al Consiglio di Stato se il Ministero delle Attività Produttive, in linea con le costanti violazioni della democrazia e della Costituzione poste in essere dal Governo Berlusconi, non avesse fatto pesare la propria autorità presentando un intervento ad adiuvandum al ricorso al Consiglio di stato presentato dall’ente energetico (un vero e proprio attentato alla democrazia che solo grazie alla pressione dei comitati e di sparuti esponenti politici è stato sventato, trasformando il referendum in consultazione popolare e facendo quindi sì che il parere dei cittadini potesse comunque essere espresso).
La riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord è stata autorizzata con decreto del Ministero delle Attività Produttive n°55/02/2003 del 24 dicembre 2003.
Ricorso 2003 – 1 - Contro tale decreto autorizzativo avevano presentato ricorso comuni di Ladispoli, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Tarquinia, sostenuti dalla Provincia di Roma
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Ricorso 2003 – 2 - Un secondo ricorso fu presentato da Legambiente Lazio, dal Comitato No al carbone Sì al metano e da alcuni consiglieri comunali ed esponenti del centro-sinistra
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Il ricorso fu rigettato dal TAR del Lazio nell’agosto 2005, e i 23 novembre dello stesso anno i comitati presentarono l’appello al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento della sentenza con la quale, nell’agosto precedente, il Tar del Lazio aveva respinto i ricorsi presentati nel 2003.
Questo ricorso è tuttora pendente davanti al Consiglio di Stato.
E’ aperto e tuttora pendente davanti al Tribunale di Civitavecchia il procedimento giudiziario n° 521/04 r.g.a.c intentato dal Comune di Ladispoli, cui si è accodata la Provincia di Roma, per sospetto di grave e imminente pericolo per la salute pubblica; procedimento del quale è stato investito perfino il Giudice costituzionale perché dichiari l’illegittimità della norma di legge (comma 552 dell’art. 1 della legge 30 dicembre 2004, n° 311 - finanziaria 2005) con la quale la maggioranza di centrodestra nel Parlamento - in presenza di una perizia tecnica del tribunale palesemente sfavorevole - ha tentato di togliere la competenza a pronunciarsi al giudice ordinario.
Ad oggi, nonostante le assicurazioni di vari esponenti politici dell’attuale maggioranza, non si è ancora proceduto all’abrogazione di tale comma che consentirebbe al Tribunale Civile di Civitavecchia di riprendere giurisdizione sulla causa, intentata da Comune di Ladispoli e Provincia di Roma contro ENEL e permetterebbe così agli altri EE.LL. interessati, ma anche al Ministero dell’Ambiente che ha espresso tale volontà di costituirsi ad opponendum dell’ENEL.
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Ad oggi le province di Roma e Viterbo e i Comuni d’Allumiere, Tolfa, Ladispoli, Cerveteri, Tarquinia, Tuscania, Corchiano, Roma, Santa Marinella, Canale Monterano, Blera, Monteromano hanno espresso netto rifiuto al progetto di conversione a carbone di TVN, ritenendolo gravemente lesivo del diritto alla salute dei cittadini e dannoso per l’ambiente;
La Regione Lazio si è dichiarata contraria prima inserendo nel programma a pag 72 la frase “impedire la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia” e successivamente, nell’ottobre 2005, facendo propria, con delibera di giunta, una memoria presentata dall’Assessore Bonelli che esprimeva testualmente: “la propria contrarietà all’utilizzo del carbone nella centrale di Torre Valdaliga Nord, soprattutto in considerazione del gravissimo inquinamento da polveri sottili che ne verrebbe determinato ed alla ricaduta di tale inquinamento sull’intero settore costiero e sulla stessa città di Roma, nonché del forte aumento della produzione di anidride carbonica”.. E’ comunque da notare che mai il consiglio regionale ha avuto modo di pronunciarsi in merito anche perché la discussione che era stata messa all’odg è stata rimandata sine die
In data 10 febbraio 2006 con Ordinanza n° Z001/2006-02-15 avente ad oggetto “Sospensione dei lavori di realizzazione delle opere a mare per la riconversione della centrale termoelettrica Torrevaldaliga Nord sita in Civitavecchia ex art. 10 L.R. 18/11/1991 n° 74” Il Presidente della Regione Lazio Pietro Marrazzo ha sospeso i lavori delle infrastrutture a mare a servizio della centrale.
Avverso tale ordinanza L’ENEL, sostenuta ad adiuvandum dal Ministero delle Attività Produttive, Ministero dell’Ambiente, dalla Federlazio, dall’Autorità Portuale di Civitavecchia, dalle Società “compagnia Porto di Civitavecchia Spa” e “Sales” ed altri, ha presentato ricorso rigettato in prima istanza dal Tar del Lazio e successivamente parzialmente accolto per quanto riguarda solo la prosecuzione dei lavori nei limiti di escavazione già previsti con il decreto VIA n. 680/ 6.11.2003. A fianco della Regione Lazio si sono schierati ad Adiuvandum le Province di Roma e Viterbo, i comuni di Allumiere, Monte Romano, Ladispoli, Tarquinia, Cerveteri, Santa Marinella, Blera, Legambiente Lazio, Ass. VAS, Fare Verde Onlus, Codacons, WWF, Forum Ambientalista, Puppi + 20,
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